Patty Schneider – La riscrittura del finale (Neobar eBooks)

Paolo Bazzani-sfilata Antonio Marras
Paolo Bazzani-sfilata Antonio Marras

“Questo mondo nuovo è un limes, un’area di confine, un guscio d’uovo (o una pelle di banana) accoccolato in un angolo, delimita  uno spazio ai margini del cosmo. La poesia contempla l’interno dell’uovo come se fosse l’esterno, e mette in relazione il fantasma del suo corpo (anche linguistico) disgregato con una sequenza di immagini vitali vissute nel tempo, come un film continuamente rimontato, “un film che si racconta nel film”.
Giancarlo Locarno

cliccare sul titolo qui di seguito: patty-schneider-la-riscrittura-del-finale

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Giancarlo Locarno: il Liquimofono… inflessioni tuffate nell’ Idromegafono di Arrigo Lora Totino e Piero Fogliati

il Liquimofono
congegno generatore di musica liquida
e la poesia liquida
inflessioni tuffate nell’ Idromegafono
di Arrigo Lora Totino e Piero Fogliati

arrigo-lora-totino-con-lidromegafono-1968
arrigo-lora-totino-con-l’idromegafono-1968

Se c’è qualcuno che la poesia se l’è a goduta in tutte le sue declinazioni, e ancora continua a farlo, questo è Arrigo Lora Totino.

Torinese, classe 1928, performer, poeta visivo e sonoro, concreto, liquido e ginnico, è noto anche per aver raccolto nell’antologia “Futura” le incisioni di poesia sonora dagli anni venti agli anni 70, poi pubblicate nel 1975, e che purtroppo non sono ancora riuscito a recuperare.

Ho trovato questo volumetto in una libreria antiquaria di Torino, è stato stampato nel 1968 in 1000 copie autografate dai due autori, per le edizioni Scheiwiller di Milano, contiene un disco 33 giri, sul lato A c’è una composizione per liquimofono, sul lato B ci sono declamazioni di  poesia liquida all’idromegafono.

Liquimofono
Liquimofono

Il liquimofono e l’idromegafono sono stati progettato da Piero Fogliati per le serate neofuturiste tenute dai due negli anni sessanta. Piero Fogliati è stato un  artista e un raffinato sperimentatore, nelle sue opere  si è dedicato principalmente a sondare le possibilità espressive dell’interazione della luce con le macchine in movimento.

E’ scomparso nel marzo di quest’anno, e la sua opera tenacemente perseguita in disparte è stata pressoché ignorata dalla critica (con alcune eccezioni in verità).

Piero Fogliati
Piero Fogliati

 

I due artisti descrivono la poesia liquida e i loro strumenti con questi testi “da affogare”:

borbottii brusii fruscii di oceani in bonaccia
gocciolii di rubinetti
gorgoglii di ruscelli
clacquii di vasche
frlggii di pentole
bollori di caldaie
sbuffi di fontane
tonfi di stagni
singhiozzi di acquai
crepitii di grondaie
scrosci di piogge
rombi di cascate
rimbombi di centrali idroelettriche
strepiti scoppi fischi sibili ululati di tempeste di uragani
stillicidi di grotte
Il liquimofono
uno strumento da camera
può intonare e orchestrare armonicamente e ritmicamente
il liquimofono
congegno nuovissimo di alpacca
generatore di rumore liquido artificiale
e pertanto di musica liquida
mediante l’uso d’acqua o pure d’olio glicerina
o qualsivoglia altro liquore
il liquimofono
da suonar scherzando e cantar suonando
per tutti coloro che sono disposti a sondare
le risorse del temperamento umido
in modo enarmonico e poliritmico
per effervescenze o inazioni di accenti e cadenze
per trasparenze o spessezze cromatiche
vuoi negli assoli come nei concertanti delle 4 canne:
acuta medioacuta mediograve grave
Il llquimofono si (suona) manovra
modulando l’afflusso d’aria compressa entro il liquido
e pretendendo – senza ottenerlo – un assoluto silenzio
da parte di persone e cose

si ha poesia liquida tuffando parole nell’idromegafono,
strumento di alpacca appositamente progettato e costruito
con sifone contenente una piccola quantità d’acqua.
se vince l’inerzia del liquido, l’accentuazione della inflessione
della dizione si apre un canale instabile per emergere,
deviata e compressa, in bolle sonore
ove fonemi parole frammenti di frase si sovrappongono
e si miscelano più o meno parzialmente,
frammisti al rigurgito acquoso.
se perde, è per difetto di forza lirica,
con conseguente automatica condanna all’opacità espressiva.
la poesia liquida è spettacolo
perchè si attua inondando il pubblico
di spruzzi e schizzi di sperma poetico.
poesia liquida è flatus vocis bollente in acqua
fiato grosso tutto d’un fiato fiatata fiata a fiata.

 

Sul sito della Fondazione Bonotto c’è una lunga e splendida performance di “Poesia Ginnica“, che a volte raggiunge degli esiti geniali, come “Essere-esistere-resistere”, il passo del “Robot” e “Il critico” .

Fondazione Bonotto – Concrete Visual & Sound Poetry Collection – Poesia Ginnica

http://www.fondazionebonotto.org/poetry/

 

Questa invece è una performance di Lora Totino all’Idromegafono:

Per ultimo un prezioso video dove Fogliati parla della sua arte.

Giancarlo Locarno: Pantoum

by-g-locarno_schizzo
by-g-locarno_schizzo

La telemachia sull’aereo: una cartelletta slabbrata con dentro i disegni
lascia la vanitas vanitatum dietro la tenda e diventa l’amante del cantico dei cantici
come una lastra che scende dai cieli e ci schiaccia e ci accorcia per esplorare
il rossetto acceso fatto di squilli colorati e blues scuri di un Qoelet primaverile

lascia la vanitas vanitatum dietro la tenda e diventa l’amante del cantico dei cantici
sei sempre un planth nel cantare la cassa integrazione delle simplegadi
quasi un rossetto acceso fatto di squilli colorati e blues scuri di un Qoelet primaverile
rimario per cicale, cigolii di bicicletta e rose di plastica al nido dove nacque

c’è sempre un planth nel cantare la cassa integrazione, tra le simplegadi
le sussistenze soprannumerarie sono disposte a reticolo di rosa
nel rimario per cicale, cigolii di bicicletta e nebbie di plastica, al nido dove nacque
un funferal, a volte per furare o per offerere il mormorio di un padre

le sussistenze soprannumerarie disposte a reticolo di rosa
hanno la salacità di quella parola che non deve mai essere pronunciata:
un funferal a volte per furare o per offerere il mormorio di un padre
dopo ogni convocazione quando ci si sente più soli

si ha la salacità di quella parola che non deve mai essere mai pronunciata
perché i vecchi sanno che l’ ἐναντίον ha i suoi sotterfugi
generati dopo ogni convocazione quando ci si sente più soli
e quando all’ambio fosti la scorta che impara dall’ombra

da bravo vecchio so che l’ ἐναντίον ha i suoi sotterfugi
scendono e salgono come corimbi che spandono l’aria che ride
fu allora che all’ambio mi fosti la scorta che impara dall’ombra
ad amagar libro per libro il dulcimer della via Tiburtina.

si scende e si sale come corimbi che spandono l’aria che ride
si popola lo spazio di solidi irregolari: uccelli e rami di ciliegio
ad amagar libro per libro il dulcimer della via Tiburtina
che la notte ci nasconde nel preterito

si popola l’aria di solidi irregolari: uccelli e rami di ciliegio
e noi fuggiamo all’Espero coi soldi e le donne del senhor
tanto la notte ci nasconde nel preterito
Oh mondo – questo blizzard ci immergerà nel tuo conundrum

ce ne fuggiamo all’Espero coi soldi e le donne del senhor
tra le pompette da ufficio scorre la quinta e compare un bar
questo blizzard ci immergerà nel suo conundrum
e sopra lo strega si poserà un rosinhol

abbeveriamoci alle pompette da ufficio se scorre la quinta e compare un bar
ci piangiamo sopra su tonalità diverse che non s’incontreranno più
e sopra lo strega si poserà un rosinhol
nel suo immenso armonico risuoneranno le lingue

piangiamoci sopra su tonalità diverse che non incontreranno più
il gallettino d’adampomato col manuale del bravo manager
nel nostro immenso armonico fa risuonar le lingue
e il ronzinante si trasformerà in ippogrifo

il gallettino d’adampomato c’ha il manuale che fiorisce da solo
tacito coram me perché ciascuno tacque? Forse per gratular?
e il ronzinante si trasformerà in ippogrifo
intra le moenia turrite l’è burlò giò durante il break & fix

tacito coram me perché ciascuno tacque? Forse per gratulare?
Non aver fretta di entrare in quella bocca-abisso ala di bacio
intra le moenia turrite l’è burlò giò durante il break & fix
tra stormi di impiegati per rendere questo spazio a questi cieli

Non aver fretta di entrare in quella bocca-abisso ala di bacio
lo zero dalla doppia natura sarà l’occhio del giorno giostrando in ferendo al senhal
gli stormi di confessionali che renderanno questo spazio a questi cieli
anche lo scattering dei congegni in qualche rivelazione avrà una linea al suo respiro

lo zero dalla doppia natura sarà l’occhio del giorno giostrando in ferendo al senhal
come una lastra che scende dai cieli e ci schiaccia per esplorare
lo scattering dei congegni, che in qualche rivelazione daranno una linea di respiro
alla telemachia sull’aereo: una cartelletta slabbrata con dentro i disegni.

Sitor Situmorang – Salita alla chiesa di montagna (Giancarlo Locarno)

Sitor Situmorang
Sitor Situmorang

Sitor Situmorang (1923-2015) ha attraversato tutta la storia della giovane letteratura indonesiana, è stato un giornalista e ha viaggiato per tutta l’Europa, della quale conosce le lingue principali e le letterature, è forse il più “occidentale” tra i poeti indonesiani. Per me la sua opera costituisce una presenza amica, quasi intima per la sua capacità di avere parole d’ amore e di affetto in ogni circostanza, e per la meraviglia che manifesta sempre di fronte a tutto il creato, è un’opera alla quale ritorno periodicamente, ma costantemente, e che mi dispiace di non avere ancora il tempo di approfondirla. Per le simpatie comuniste subì anche otto anni di prigione durante il regime di Suharto. E’ un cristiano, le sue poesie religiose sono intrise di solitudine, ma non perché avverte l’isolamento in un paese a maggioranza musulmana, ma per motivi intrinseci alla sua fede, che ricerca Dio nella sua mancanza, e che a me ricorda tanto Meister Eckart.
Come in questa salita alla chiesa di montagna, ziarah indica un viaggio individuale intrapreso per motivi spirituali, ma non così impegnativo come un pellegrinaggio, io lo traduco con salita perché non trovo il corrispondente in italiano concentrato in una parola, e la salita mi dà l’idea dell’ascensione e della fatica.

 

Salita alla chiesa di montagna

Ho sempre semplicemente pensato
che ovunque io vada tu ci sei
come mia unica ombra.
Davvero sei in questo silenzio
nel freddo spazio della chiesa solitaria?

Da fuori
mi ferisce il canto degli uccelli che adorano il mattino
io sono qui, proprio tutto solo
solo con me stesso, nell’aria fredda
e con un sole che non la riscalda.

*

Ziarah dalam Gereja gunung

Di mana aku berada kau ada
Bayangan satu-satunya, demikian kurasa.
Bernarkab kau ada di sunyi begini
Di kedinginan ruang gereja sendiri?

Di luar sampai ke ruangan ini
Siut burung yang memuja pagi.
Jika aku ada di sini, hanjalah aku sendiri
Serta dingin udara tak dipanasi matahari.

 

Altri contributi di Giancarlo sulla poesia indonesiana:

https://neobar.wordpress.com/2014/05/04/un-giorno-in-indonesia-dorothea-rosa-herliany-giancarlo-locarno/

https://neobar.wordpress.com/2013/09/22/giancarlo-locarno-in-memoria-di-kriapur/

https://neobar.wordpress.com/2013/05/18/amir-hamzah-la-fatica-della-lingua-giancarlo-locarno/

https://neobar.wordpress.com/2013/03/29/toeti-heraty-nostalgia-trascendenza-giancarlo-locarno/

https://neobar.wordpress.com/2011/04/08/giancarlo-locarno-sulju-neve-centhini-tre-poesie/

 

 

 

 

 

Giancarlo Locarno: “Capitalismo senza futuro” di Emanuele Severino

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E’ bello, ed è anche una piacevole sorpresa il fatto che un filosofo difficile, il cui pensiero percorre strade che possono sembrare di una rarefazione astratta e ardua come quelle di pochi altri contemporanei, si occupi anche di problemi politico-economici, e dica la sua opinione sui fatti più concreti, anche su quelli di cronaca.

L’attenzione del filosofo nel leggere la realtà è comunque congruente con il suo pensiero e viene ricondotta alla sua usuale linea razionale. Infatti, Severino avverte subito il lettore che questi scritti si muovono all’interno della “follia dell’occidente”, cioè il loro orizzonte presuppone ancora il divenire, non si preoccupano ancora di considerare che l’ente non può venire dal nulla per poi ritornarci a conclusione del suo ciclo di apparizione, per lui il pensiero politico ed economico si muove ancora nell’ambito del nichilismo.

Il divenire del mondo è regolato, secondo Severino, da un’interazione tra forze  che tendono a conquistarsi l’egemonia. La forza vincente dà e rappresenta lo “scopo” che ha il mondo in quel momento, e si serve delle altre forze minori come mezzi per raggiungere appunto lo “scopo”. Nel tempo gli equilibri variano, e le forze si scambiano i ruoli, questo avviene quando una di loro, incrementando la propria potenza, cessa di essere la forza di un mero “mezzo” e scalza dal suo ruolo lo “scopo” precedente.

All’inizio (del mondo occidentale) lo “scopo” era quello della Politica, inteso come “regolazione del vivere comune secondo un principio di verità” , si estrinsecava nella polis greca, e nelle sue evoluzioni che via via si sono affacciate nel mondo. La politica per raggiungere il suo scopo ha cominciato ad utilizzare il ” mezzo” dell’economia.

Lo scopo dell’economia è quello di accumulare più beni possibili a qualsiasi costo. Ad un certo punto la forza dell’economia ha superato in intensità quella della politica, anche per la morte della verità,  o della volontà di verità. E’ avvenuta l’inversione dei ruoli: ora lo “scopo” del mondo è quello dell’economia, “accumulare più beni possibili”, e la politica è stata retrocessa  ad essere solo un mezzo per raggiungere questo scopo.

Tanto più lo “scopo”  è realizzato, tanto più la forza del “mezzo” è indebolita, perché si piega allo “scopo”.

Severino è molto concreto e diretto, come esempio della fine della politica cita il direttore della CIA William Colby, al quale  durante un’intervista venne chiesto se fosse stato proprio necessario “far indossare la camicia di forza anticomunista all’ Italia”, la risposta fu : “Sì, meglio i ladri dei dittatori”. I ladri in Italia sono riuniti nella mafia, se servono per combattere il comunismo possono anche fungere da alleati. Da questo modo di pensare nasce l’accordo mafia stato, e la fine della politica che si distacca così dalla verità.

Si avvicina ora, per Severino, una nuova inversione tra “mezzi” e “scopi”. Il capitalismo si avvicina al tramonto, non per le contraddizioni che vi ha scoperto il marxismo o per una residua lotta di classe,  ma perché la “tecnica” sta cominciando lentamente a sostituire con i suoi scopi quello unico del capitalismo (la cui contraddizione principale è il fatto che per raggiungere il suo scopo l’ “accumulo di beni”, deve distruggere la Terra, e quindi sé stesso, il massimo del raggiungimento dei suoi scopi rappresenterebbe quindi  anche la sua fine per suicidio).

L’economia ha bisogno della scarsità dei prodotti, per aumentarne il valore. La “tecnica” aumenta sempre di più la propria forza, e lentamente comincia ad imporre il proprio scopo, che è quello di incrementare la propria potenza per risolvere i problemi, ovvero di incrementare indefinitamente la capacità di creare degli scopi, e di eliminare la scarsità.

Un segno di questo futuro della tecnica Severino lo vede nella fine della guerra fredda e nel crollo dell’Unione Sovietica. Le due potenze hanno avuto la necessità di incrementare indefinitamente la capacità di distruggere chi voleva indebolire il proprio apparato.  Con lo scudo stellare gli Stati Uniti hanno raggiunto una meta tecnologica impossibile per l’URSS, cosa che ha portato a una repentina inversione del suo scopo.

Il suo modello economico è crollato per poter mantenere alto il proprio livello tecnologico. E’ un’immagine ancora acerba e limitata di una pax technica, ma un primo segno timido del prevalere della “tecnica” sul capitalismo. In questa sua capacità di eliminare la scarsità Severino vede la “tecnica” come una possibilità in grado di aiutare l’uomo a vivere meglio e più a lungo, ma ancora sorge una contraddizione, che potrebbe indebolire lo scopo della tecnica: “come si può aiutare l’uomo a vivere e a morire se il fondamento è la fede angosciante che con la morte sia atteso dal nulla”.

Il passo successivo, squisitamente  Severiniano, è quello di prospettare l’ultima inversione, l’uscita dalla follia dell’occidente, lo sperimentare che ogni essente sia, e dunque sia eterno, e il divenire del mondo non sia che l’apparire e lo scomparire degli eterni.

Giancarlo Locarno: Tramontare dentro lo screensaver orange e yellow di Mark Rothko

TRAMONTARE DENTRO LO SCREENSAVER ORANGE E YELLOW

DI MARK ROTHKO – 18 Poeti dal web a cura di Patti Schneider

Edizioni lampi di stampa –  2015

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Questa è un’antologia poetica squisitamente amatoriale, nata dall’iniziativa e dall’impegno di Patti Schneider che ha selezionato 18 autori tra i frequentatori del sito “Club dei Poeti”,  alla quale ho partecipato anch’io.

C’è un elemento che accomuna questi testi  oltre ogni diversità, ed è la sperimentazione sul linguaggio, l’ossessione speleologica nel sondare questa struttura che caratterizza l’umano,  e che spinge a fare i conti con le sue concretezze e astrazioni. Ciascuno da bravo carpentiere ha cercato di costruire la sua casa nel linguaggio.

Nell’introduzione Davide Castiglione acutamente suggerisce una classificazione dei testi per raggruppamenti stilistici, che vanno  dall’orfismo musicale alla tensione narrativa, da un neosurrealismo espressionista  all’intreccio polifonico di gioco e mito. Accenna poi anche all’annoso problema del rapporto tra professionisti e dilettanti, e del sottobosco poetico:

“Farebbero presto i professionisti del settore poesia a parlare di dilettantismo, di sottobosco poetico; intanto, però, e parlo per esperienza diretta, Il Club dei Poeti è una vetrina e palestra molto più onesta, e per certi aspetti più gratificante, di molti siti poetici “di rappresentanza”, che selezionano dall’alto e che non formano comunità interagenti. E poi i poeti di valore esistono anche qui, basta pazientare e tenersi vigili”.

Su questo tema ho un mio pensiero specifico:

Ci sono gli autori patrimonio dell’umanità, come Dante o Joyce, ci sono poi le glorie nazionali (e uno ci metta i venti o trenta che vuole), quello che viene dopo è tutto sottobosco, che non è un termine dall’accezione negativa, individua delle persone che si organizzano e orientano i loro sforzi allo scopo di diventare parte del bosco, sono quindi ancora cespugli ma organici al bosco.

Il sottobosco è enorme ed estremamente articolato, per usare un paragone calcistico si struttura dalla seria c alla serie z.  A me ispira molta simpatia,  i pochi autori che passeranno al secolo successivo diventando querce secolari saranno selezionati da lì.

A latere ci sono gli amatori, sono quelli che fanno le gite nel bosco, nel paragone calcistico sono quelli che non fanno parte di una squadra che vuole scalare i campionati, ma una volta all’anno, al massimo, fanno la partita “scapoli-ammogliati”. A questa categoria mi sembra facciano parte gli autori dell’antologia, e ne faccio parte anch’io.

Ci distinguiamo perché il sottobosco è più impegnato a scrivere, noi invece siamo più impegnati a leggere. Anche a noi piacerebbe scrivere qualcosa für ewig, e  apparentemente, passiamo dall’altra parte, come in questo caso pubblicando qualcosa, ma in modo disorganico, non organizzato e teso verso un fine.

L’interesse per la poesia ha i suoi sentieri tortuosi e strani.

Anche da ragazzo sono sempre stato appassionato di poesia, un giorno mi sono detto che sarebbe bello intraprendere un giro del mondo poetico, adesso che ho sessant’anni sono ancora impegnato a compierlo, e non c’è nulla che possa sostituire il piacere e la gioia che questo mi dà e mi ha dato.

Concludo con questa poesia di Patti  che mi sembra possa ben rappresentare il senso dell’antologia.

 

L’art de la conversation

 

Sono andati gli uomini-

niente segni, niente ombre.

Sono pietra parole

e quelle, nello sbadiglio del quaderno

hanno lasciato l’impronta

del dente inghiottito dal mondo

e la bocca di un bacio violento

forse non è –

che si renda così greve

quasi memoria recuperata

ferrigna fiaba immobile.

Da dove arriva

questo sogno esausto

perfettamente orizzontale

eppure il cielo non fa paura:

le sue nubi dense, viscide, oleose.

Non è indispensabile la nostra presenza , sia chiaro.

 

Patti Schneider è nata nella Svizzera centrale. Ancora piccola si trasferisce con la famiglia nel Canton Ticino dove frequenta le scuole e attualmente vive. Lavora in un istituto bancario. Suoi scritti sono apparsi su alcune riviste ticinesi. La sua poesia affronta il tema della complessità delle barriere culturali, nazionali, linguistiche ed emotivo-comunicative.