Doris Emilia Bragagnini/Giacomo Maria Leoni/Poesia

gramuglio (Giacomo Maria Leoni) – Il vangelo secondo Pilato

Lo avevamo letto in “Fotocronaca di un riscontro d’aria” (… trovarsi, esserci, dove, con quale risposta emotiva rispetto al contesto, è uno stato di continua possibile metamorfosi, stabilito non è nulla se non quell’unico segno tracciato idealmente sul foglio come – nodo – sul quale scorrere la fune dei flash ideativi con cui l’autore “sorveglia” che il centro venga sempre a mancare. È nella tensione che sfiora i limiti della dicibilità delle cose che si annida la ricerca e la valenza di questo poeta nel superarli). Inviando anche alla precedente, qui una nuova pubblicazione.

 

gramuglio - giacomo maria leoni

 

 

di gramuglio (G. M. Leoni)

.

Il vangelo secondo Pilato

Mi hai detto
costruiamo un altare a Dioniso e Afrodite
fatto di ghiaccio, bicchieri da shot
fette di pizza secca, candele rosa giganti
e copie manoscritte della Teogonia

le candele, però, le farei rosse
e ci mettiamo anche quel dinosauro
quel tuo amico che ti porti appresso
così non ci sposeremo mai ma parleremo
in greco o latino
e guarderemo foto di animali brutti

in latino, certo
come se non dovessi aprire Gugol
mentre reclami una conversazione scomoda
così chiedi
quid enim ratione timemus aut cupimus?
Giovenale, il tuo prediletto, a me piace Gogol
in verità

in verità ti dico
non so come sedurti, non sono capace
ma so che in bici, il vento, è sempre contro
che è bello lavarsi le mani
prima di un’ultima cena, che in fondo
è una gara a chi arriva prima.

Male di Livorno

Bestemmiare pallido e assorto
presso un punto di non Livorno
non le regole provinciali,
i sovrapensiero infiniti,
le baracchine e il controviale.
Idealizzare, fissare riflessi
sull’interno delle lenti da sole
due occhi, una vita senza zanzare,
una ragazza che faccia le scale.
Mescolare gli indirizzi in cui sbiadisco
e nel sole che anabbaglia
scoprire con poca meraviglia
che timbrare il cartellino
è la fine di ogni poesia.

Male di Brema

ho visto un uomo tremare alla fermata
dell’autobus e bere birra alle nove
meno qualcosa stamattina. ho pensato
a gesuccristo, quante ne scolerebbe
se nascesse a brema un 17 aprile
aspettando un 22 che fa ritardo.

Male di Roma

Roma piscia in cassonetti indifferenti
tra tutte le zanzare, sul codice
a barre dell’avvolgibile del bar
Costarica ancora chiuso, le fontane
in gloria ad ogni incrocio e le bestemmie
di fondo dei camion dell’immondizia.
Guardo il terrazzo a strisce
calcolo le gocce sprecate
penso ai referendum
non capisco il resto della storia.

Male delle 01:55

rimango le mie ceneri sul comodino,
già fumate, il mozzicone di me umido
delle tue labbra, con la tua rivelazione
digitale sopra il filtro, la ricreazione
dell’uomo e dell’universo, l’ultimo casqué
nel posacenere, le una e cinquantacinque.



Canzone d’amorte di Brema

la gente coi cappelli
che vive in altre lingue
#lamorteovunque
Maggio di Brema.
Se il tempo scongela le cose
un maggio è il suo maggiatore

Male dei rimpianti

[nome cognome 1]
[nome cognome 2]
[nome cognome 3]
[nome cognome n+1]
[nome cognome ad lib.]
alla mostra dei Sarei
sarei fatto di rimpianti.

Male di Pietro

Buttando il cucchiaio di legno
durante la salsa di pomodoro
un po’ schizzando
sono in maglietta maglione e piumino
e l’americana di turno in gonna
senza calze, carne fuori, ha il colore
del petto di pollo nel supermercato
e il cuore di Pietro.

Canzone d’amorte di Carlo

Sono una spiaggia senza plettro
sulla riva nord del fiume Weser
l’indifferenza di Carlo
il rallenty di un contropiede mai partito
laurea in mediocritas
l’indifferenza di Carlo è un poeta
per cui non sono niente
ma tutto fa rima con morte.

Male dell’emiro

Di fronte al Carlton, una dietro l’altra
[M5
Bentley
Lamborghini
Maybeach
Lamborghini
Ferrari
Porsche
C63 AMG
SLR argentata
Lamborghini
Lamborghini]
principesse arabe bellissime, interrotte
solo da un mendicante storpio
[e un porcdieu]

Canzone d’amorte dei morti

I padri che muoiono
i figli che muoiono
i cosi che muoiono
gli anni che buò?
sono sempre morti.

Male del tombino

spqr, sip, smat, nicola romeo
littoria, fonderie de santis
mario cirino pomicino
luce foro, esterno telaio
ghisa lamellare o sferoidale
ogni tombino è una lapide

Male delle aiuole

questo mercoledì
l’umido, nei cassonetti
nei sonetti tumidi
tornando a caso
non si capisce bene
queste aiuole di pietra
cosa esprimano.

.

gramuglio (Giacomo Maria Leoni) è un soppalco.

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