Alfredo De Palchi/Plinio Perilli/Poesia

IL CUORE ANIMALE – Lettera di Plinio Perilli ad Alfredo De Palchi

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Alfredo De Palchi

 

La lettera di Plinio Perilli ad Alfredo De Palchi sulla presentazione de “Il Cuore Animale”, il saggio di Perilli dedicato alla poesia di De Palchi

Alfredo carissimo,

è andata: bella presentazione, sentita,

a tratti struggente, a tratti rigorosa, poi anche frantumata

d’interrogativi, curiosità, reminiscenze, meditazioni a voce alta

e soprattutto, Io ipertrofici in libera uscita…

Tutto in linea e perfettamente in tema, del resto, con la tua poesia

di taglio, libertaria, abrasa e cadenzata d’impertinenza, id est di

estrema, denudata saggezza…

 

La voce di Stefano Amorese ha dato pieni polmoni e un basso

continuo, come uno sliricato tarlo elucubrante alla performance restituita

dei tuoi versi – presi dalle tue raccolte più significative.

Non eri tu ma c’eri davvero tu che gettavi, insinuavi quelle parole

arrese o irose, spesso dolcissime, tornate a bagnarsi nelle acque

dell’Adige come in un Letè/Eunoè salvifico e anabattista…

 

Luigi Fontanella ha aperto le danze, con un emozionante (ed emozionato, anche) discorso “racconto” del vostro incontro. L’aneddoto esistenziale, poi, è presto diventati gnosi, esegesi, cifra stilistica e magico, sospeso densissimo raffronto – anzi bilancio – epocale. Esulati entrambi come inviati speciali in una

rutilante, già consumistica “America Amara” (Cecchi docet, prima d’ogni

neogenerazionale, vittoriniano sogno d'”Americana”) che vi ha accolti e

a suo modo temprati, trasmutati con mille “Viziose avversioni”…

Momenti belli, un “Come eravamo” che era insieme domanda e risposta,

all’eterno “Chi siamo?, dove andiamo?, da dove veniamo?” – che assieme

all’altra famosa formula ideologico-espressiva del “Che fare?”, intride e corrobora mezza Storia Moderna…

Momenti belli, Alfredo: ri-conoscimenti. Incroci d’amicizia, stazioni d’esistenza, un’intermittente, visitata e corteggiata Festa mobile… Nessuna generazione è realmente “perduta” come temeva o forse si sapeva anche Hemingway… Ma il dramma in gioia dell’Amore è sempre, per fortuna, ora e sempre, un Addio alle armi. Lo sa, se lo ricorda anche oggi il nostro povero mondo? Che svenderebbe tutta l’etica per un marketing digitale?

Luigi fraterno e a te filiale nello stesso modo.

La voce che anche un po’ gli si rompeva – come quando si parla agli altri di ciò che più conta per noi: di viaggi che sono sempre ripartenze interiori dell’ennesimo, direbbe Luigi, Round trip.

Riconoscimenti e agnizioni (ancora Montale: perché “ognuno riconosce i suoi”)…

Valerio Magrelli è stato bravissimo a riassumere il mio libro (cioè la “tua” monografia) in una sapiente cadenza, risultanza espressiva, per vivido duale  di forma e contenuto… I capitoli (il vissuto?) in sequenza con quei titoli secchi, gnomici: Refuso stesso della Storia, L’Apocalisse è pronta, “Il ricchissimo nihil”… E fa lo stesso se i titoli erano miei o citazioni magari altrui, che so?, zanzottiane (l’ultimo prima citato, quello del Nihil – che poi è divenuto, è rigemmato come tuo)… Valerio ne ha segnato e ripercorso, solfeggiato/respirato il ritmo, il destino e la cadenza, i ganglii stessi espressivi… Come il riferimento alla camusiana “estraneità”, o il famoso parallelo che a me è caro con la poesia di Amelia Rosselli. Ed anche qui, Valerio mi ha non poco confortato: il lessico stesso (contorto, slegato, rimbaudianamente slegato in e con tutti i sensi) si fa mappa e forse perfino “admonitio”. Il quotidiano Condominio di carne s’è adempiuto, suffragato anche in spirito. Quello nebuloso e troppo spesso fumigante, asfissiante della Storia.

Sì, il Novecento è finito ma ricomincia sempre, è ancora forse tutto da scrivere: ma per far questo esige nuovi ri-conoscimenti; e discese “ad umbras”. Tanti, fin troppi battiti del CUORE ANIMALE.

Ieri la maggior parte dei presenti, oltre noi tre, calcistico tridente d’attacco –

perfino quelli che ti conoscono: Antonella Zagaroli, Luigi Manzi, Giorgio Linguaglossa, nuovi estimatori come Marco Palladini, Sabino Caronia, etc. – hanno vissuto la presentazione come una riproposizione, la proiezione di un film storicistico (parole per immagini: e fitta trama di ordito esegetico) di cui forse ignoravano ancora la fumosità dell’inizio, la genesi interiore, il raccapriccio della tua nascita alla poesia, insomma i graffiti sui muri, la reclusione indomita della tua stessa umiliata giovinezza: La buia danza di scorpione… Cioè a dire, e a seguire: la ridda degli archetipi, gli sconvolgimenti propizi e meno della egualmente maldestra fortuna e sfortuna critica.

Quando rileggevo le parole di Sereni per vergare in bandella le “Sessioni con l’analista”, a me stesso tremava la voce…L’anello che non tiene… Eccolo scoperto, ritrovato nella nostra stessa casa; quasi lì per terra, in un angolo buio e trascurato, tra Nemesi e Destino. Poi, nei terreni messi a coltura del nostro miglior  ‘900 – fra guerre e intemperie – ecco che i girasoli impazziti di luce montaliani, diventano col giovin Luzi “gelidi” come fiori dell’Ade; mentre Sereni li scopre, quei girasoli del verso, insieme insonni e assonnati; e

finalmente tu ne invochi una semina di neri fiori bruciati, neri semi della Storia.

Versi e poi solo parole – quelle nostre – e infine tanti simpatici brindisi in letizia.

Brio fin troppo denso, e fervide danze d’amicizia, con l’eleganza che sempre Empirìa (cioè Marisa Di Iorio) garantisce e ridona, per antica fedeltà all’eccellenza stessa della Scrittura e delle sue Muse, arte con arte, arte dopo arte (c’erano in sala artisti importanti, come Bruno Conte, e figure e talenti vari, in gioia sinestetica).

Tutto bene, Old King Lion, emozionante per noi e per tutti.

Brillava, il pavimento di grès d’Empirìa: qualcuno, per entusiasmo felicemente maldestro, aveva fatto cadere lo spumante per terra… Mai luccichìo fu più caramente propiziatorio, per buffa lievissima ebbrezza proprio dell’anima…

Brillava, la sala, la serata tutta, la solidarietà aggregata e frammentata degli astanti…

Brillava la tua Storia, la tua Stella veronese e oltreoceano… La tua Poesia

che anche se abbraccia il Nihil, torna a dirci e includerci tutto, tutti.

Ti ricordo e ti abbraccio.

Ringrazio ancora Marisa, Luigi e Valerius, amici carissimi.

E la voce tua evocata da Stefano! Una voce bassa e vorticosa, ti faccio un po’ sorridere, ne avrei il desiderio e l’estro amicale, che “doppiava”, incarnava già in se stessa un’intera, intima (infima) e poi amplificata Sessione con l’Analista…

Ogni bene al tuo dolce e caparbio CUORE ANIMALE.

Credimi, tuo

One thought on “IL CUORE ANIMALE – Lettera di Plinio Perilli ad Alfredo De Palchi

  1. Presentazione intensa e partecipata, anche dagli interventi da parte del pubblico. La sala della libreria Empirìa gremita e i relatori sono stati molto chiari ed esaustivi. Non conoscevo la poesia di Alfredo De Palchi ed è stata una bella occasione.
    Piaciuta molto la copertina del libro che leggerò con interesse, considerata la bravura del critico e poeta Plinio Perilli.
    saluti
    Monica

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