Alfredo De Palchi/Plinio Perilli/Poesia/Saggistica/Stefano Amorese

PLINIO PERILLI – IL CUORE ANIMALE saggio dedicato ad Alfredo de Palchi

Edizioni Empiria

Libreria  – via Baccina 79 – 00184  Roma

Tel. fax 06 69940850 – www.empiria.com – info@empiria.com

 

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martedì 31 maggio alle ore 18

Luigi  Fontanella

presenta

PLINIO PERILLI – IL CUORE ANIMALE   

saggio dedicato ad Alfredo de Palchi

Empiria 2016

Stefano Amorese leggerà alcune liriche di Alfredo De Palchi

 

 

Amici cari,

a volte non è vero che la presentazione di un nuovo libro sia solo e semplicemente la presentazione di un nuovo libro… Nel senso che viene anche il momento in cui in un libro si getta, si condensa, si rischia qualcosa che riguarda in toto la propria idea di esito letterario, di metodo – e perfino, fra le righe, di etica intellettuale (comunque di deontologia). Gli si affida insieme la propria gioia, scommessa nella scrittura, e il turbato travaglio che ne consegue, ci convive. Eliot lo scrisse, lo sancì fra anima e Storia com’altri mai: “… E l’azione giusta / È pur libertà dal passato / E futuro.”…

Nella storia di Alfredo de Palchi ho intravisto a un certo punto l’enigma, le ombre lunghe, trame o ferite: l’eccesso e il difetto stesso del Novecento. Un Novecento che spesso ha occultato sé medesimo, si è nascosto, rimosso, ha avuto paura – razionalmente, strategicamente – del proprio Cuore Animale.

Leggere, postillare, recuperare le opere, i travagli, perfino le intemperanze di questo grande poeta sconosciuto ai più, mi ha dunque consentito di romanzare l’esegesi stessa del nostro secolo – che è insieme trascorso, archiviato, e perfettamente in atto, per linfa profonda di radici, l’eterno sospeso in progress di tempo perduto e ritrovato.

 

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In perfetta e vitale controtendenza, Alfredo de Palchi, classe 1926, veronese esulato negli USA dopo una balda, scapestrata giovinezza, ha risalito e scontato la Storia come il personaggio di un romanzo che non sapeva o voleva essere. Schieratosi diciassettenne dalla parte sbagliata, si è ritrovato repubblichino nelle Brigate nere, arrestato e torturato, accusato di un delitto mai commesso.

La sua Isola di Arturo dolentemente fantastica è stato il penitenziario di Procida dove tracciò sui muri i suoi primi versi, lesse e amò Cardarelli quando era in voga l’ermetismo, poi anelò il simbolo quando vinceva il neorealismo, o corteggiò seducenti brume esistenzialiste quando tutto e tutti dovevano essere sperimentali… Surrealista, Alfredo lo è stato dopo, uscito di prigione, affrancato di libertà, a Parigi o in Spagna, quando in un incontro hemingwayano si unì a Sonia. Insieme vissero vent’anni a Manhattan, en artiste, traducendo dalle rive dell’Hudson il nostro ’900 poetico, e dirigendo “Chelsea”, una rivista che divenne un altro, trasparente Ponte di Brooklyn…

Uomo del suo tempo, De Palchi non lo è stato insomma coi versi auratici di Quasimodo, ma coi ruvidi Strumenti umani di Sereni. Lo conobbe anni dopo, nei suoi brevi, fervidi ritorni in Italia, assieme ad Erba, Cattafi, Ferrata e altri felici pochi. Pubblicò nel ’67 da Mondadori un libro, Sessioni con l’analista, che fu scambiato per un frutto “informale” della voga psicanalitica, genere Male Oscuro & dintorni. La critica non lo capì, non riusciva ad accettarlo. Morto Sereni e arenatesi le vecchie amicizie, dovette aspettare trent’anni nel dimenticatoio.

Ebbe un nuovo, definitivo amore in Rita, una giovane italoamericana uscita forse da un racconto struggente di Soldati: e che gli diede in dono una bimba cui tributarono un nome futurista, Luce… Ma nell’autunno del 1999 nella loro casa di Manhattan a Union Square, si ritrovarono tre, quattro generazioni di poeti a stringergli la mano, e brindare insieme.

Animoso e dolcissimo, ho subito stimato di Alfredo, in pari grado, l’umiltà e la fierezza, l’estro leale, naturale – quest’impennato, istintivo Cuore Animale che lo ha sempre spinto a mettersi controcorrente, di taglio, libero come il volo d’un gabbiano che taglia d’ali il suo cielo, taglia d’aria l’azzurro, e poi l’azzurro sempre gli s’imporpora, perché quel cuore vero, pulsa e trema, svanisce o si ferisce di sogno.

 

Roma, 29 Maggio 2016

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