Antonio Sagredo – A Emilio Villa e Dino Campana

Jake Baddeley

è una lama d’assenza che ci unisce

 

                                     Emilio Villa

 

 

Consegna alla Sibylla il tuo oracolo non scritto,

fa che l’Enigma resti inattuale e inappagato,

procedi inesistente lungo la demarcazione orale

perché dell’Uno non resti il Tutto, ma un Responso.

 

 

E se di frenesia s’è nutrito il Labirinto avido

dopo il pasto di specchi e d’onniscienze, immacolata

è la  rivolta d’un oggetto che nega alla bianca pagina

d’essere simile alla sua distruzione inascoltata.

 

 

Il mio Testamento fu ed è un Dedalo dove  Pizie e Arpie

reclamano dagli Ordini la mia dissipazione, e il Canto

d’una  parola che crocefissa manca un fine non spiegato

o assenta il Fondamento che la genera e la nega sussistente.

 

 

                                                           antonio sagredo

Vermicino, 07-10/03/2005 

 ——————————————————————————

                                                                            

 

                                                                                         a    Dino  Campana

 

                                                                                                  

 

La pàtina di pietra che mi copre il sesso    

s’è  levata dallo specchio in ammirazione

e col trucco di una oscura riflessione

i serafini uccisi sono in lagrime.                

 

 

Gli uccelli  del parco discutono sul concerto:

dite, è possibile espellere un fagotto?

I violini hanno le note ferite sulle corde,

le cicatrici dell’armonia non sono fortunate.

 

 

Che il gatto lecchi il pelo nella notte

a me poco importa della mia lirica:

Berna orfica io amo

e l’urlo rosato della mia città.

 

 

Cartapesta antica, sapore di colla,

giravolte, crocicchi i miei pensieri.

Nelle nicchie sogno Madonne e Puttane,

occhi turchini, rossastri sudori, cariatidi sdentate.

 

 

Gli applausi della pietra sono eterni

come me e il mio destino innamorato…

e sono ottuso, e non amo che i tarocchi,

nemmeno l’epica salverà la mia vita!

 

antonio sagredo

 

Černošice,   27 maggio 1979

 

 

 

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3 pensieri su “Antonio Sagredo – A Emilio Villa e Dino Campana

  1. gentile redazione di Neobar

    sono molto grato a codesta redazione per la valorizzazione di un poeta come Antonio Sagredo la poesia del quale è indiscutibilmente di caratura superiore rispetto a quella che si è fatta in questi ultimi decenni in Italia. Anch’io in La presenza di Erato e anche Ennio Abate su moltinpoesia, ci siamo impegnati per la valorizzazione della poesia di Sagredo, ma a questo punto tutto ciò non è sufficiente, anche se altamente apprezzabile, quello che occorre è una nota critica di codesta redazione che ufficializzi l’importanza della poesia di Antonio Sagredo. In tal senso mi muoverò anch’io all’interno della reazione di Erato.

    Cordiali saluti

    giorgio linguaglossa

  2. Caro Giorgio, non sono mancati e non mancheranno di certo apprezzamenti e commenti critici sulla poesia di Antonio Sagredo. Come del resto su altri autori altrettanto validi che proponiamo su neobar. Che tu ritenga necessaria una nota critica, dimostra il tuo impegno nel diffondere e sostenere poesia di spessore. Per quanto riguarda la poesia di Antonio, abbiamo proposto ben sei post a partire da fine novembre, incluso un ebook, a conferma della stima nei confronti di una poesia tra l’altro cara a chi scrive anche per comunanza di luoghi dell’anima (Il Salento, Carmelo Bene…). La grandezza della poesia di Antonio Sagredo è indubbia, ma francamente non mi chiedo quanto sia superiore alla media della poesia fatta in Italia negli ultimi decenni, né tanto meno sento l’esigenza di “ufficializzarne” il valore.
    Forse non basta, come sostieni tu, ma rientra in quello che è lo spirito di questo blog che non si propone come luogo di critica militante ma soprattutto come agorà, momento d’incontro, rivista-laboratorio. E in tal senso sicuramente e inevitabilmente seguiranno degli approfondimenti critici, ma anche pubblicazioni, organizzazione e partecipazione a eventi artistici.
    Grazie per gli stimoli che sai offrire e per il lavoro che porti avanti.
    Abele

  3. Abele Longo si dimostra più equilibrato di G. Limguaglossa. (nel Longo vi è una prudenza “inglese” direi disincantata, forse… che non vuol significare uno sminuire il suo giudizio più che lusinghiero sui miei versi); mentre Giorgio L. va allo scoperto coi suoi giudizi passionalmente sprezzanti verso altri poeti (che sarei stupido a non condivedere “quasi” del tutto), che sono provocatori e dissacranti… insomma se il mio cristallino è lucido ambedue sono distinti e non opachi e mi sono cari poi che (mi) hanno compreso.Certamente non chiedo che analizzino verso per verso le mie composizioni (impresa eroica, se non impossibile! ma non perché siano carenti: è che non sanno la mia eredità culturale in assoluto; voglio dire: mentre Longo individua significati/-nti in alcuni versi per le mie origini salentine con certa facilità, e lo sottolinea più volte giustamente; Linguaglossa, avendo molto più di me una conoscenza profonda della poesia italiana più o meno recente, riesce a stabilire gerarchie/anarchie tra me e il resto, ripetendo – con parole più dirette e coraggiose, perché pubbliche, ciò che già mi disse lo Squarotti privatamente, non avendo il coraggio pubblico; e dunque il non volere rischiare su di me la sua carriera: questa la motivazione che mi son dato.
    (e perciò stufo dei suoi encomi davvero sinceri e certissimi io non gli ho più scritto!).
    antonio sagredo

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