Bagnanti, poesie di Renata Morresi (Perrone, 2013)

BA

essere molti e saline

vive e più mobili

del mare, abitanti

confusi a risalire

all’indietro, ad uno

stile nobile, le antiche

genealogie anfibie

*

in estinzione ma all’alba

risaliti gli ultimi stolidi

esemplari

sulle sabbie non passi

ma strusci di calli nudi

graffiati dallo stesso verso

come pelli –

partoriranno tutti

anche i vecchi

*

fuori l’anno agosto,

preceduto dal lavorio di un secolo

di settimane

la cronaca ufficiale lo annuncia

fino a che non cade, resta

la bouganvilla rossa

intreccia

la stagione totale

*

dalle rocce dai picchi sulle acque gli iddii

vedrebbero popoli morbidi lentissimi

fondersi agli anemoni polipi i tanti

piedi avvinghiati agli scogli

staccarsi, larve sbocciare

in azzurri

dagli astri, gli stessi

continuamente fossili

*

le nostre vite dicembre

sulle isole Pelagie

furono dei pirati

dei Tomasi

feste lente

lingue di lava

pause lunghe un Pleistocene

ciascun erede della casata

sparso alla sua longitudine

se allarga le braccia, se abbraccia

è una cala

entrata naturale

ma come, cosa, chi altri

che l’aria

*

è che a forza di pensare all’Italia

siamo diventati un po’ Italia anche noi

mugola da scorza vecchissima

mugola mucosa

ulcerata dalla plastica

c’hanno visti con le altre nelle vasche

a Linosa all’ospedale

cinquanta chili o dieci o due di carapace

(le bambine più bruciate) in cura dalle piaghe

prega per dio non dal mare

*

tutto questo succede

e in gran rispetto

del sembrare tutti brutti

tutti grigi extraterrestri

bracci lunghi come gambe

scivolando stupefatti lungo

gli altri non sfiorando

che gli spazi

*

tutto questo accade insieme

tutti insieme tutto in una

volta sola mai decisa

sempre uguale ripetuta

posa ciclica di scheletri silice

le metafore specifiche

fatte al tempo delle visite.

E alle sette: si chiude –

tornano le tartarughe.

*

Renata Morresi
Renata Morresi

   

Dichiarazione di poetica. E’ un libro diviso in quattro parti, quattro movimenti per una sonatina sulla fragilità, con un timbro che ricorre su diversi tempi: quelli liberi ed ermetici di “Bagnanti”, ambientato a Lampedusa e Linosa (che non parla dei migranti, ma semmai di noi davanti ai migranti e alla nostra nulla nudità); quelli (quasi) metrici di “Aeroporto” e delle case sfitte di “Vendesi”, nel tentativo, forse vacuo, di tenere insieme lo sfaldarsi di identità o di riversarle in forme di comunità transitorie, quasi insulse, eppure, in un qualche ultrasuono parallelo, ancora vibranti; e, infine, quelli liberi e aperti di “Trenitalia”, rubati a campione dalle conversazioni che origliavo e trascrivevo sulle Frecce che mi portavano da Ancona a Padova e ritorno. Erano parole semplici, fuggevoli, eppure ci sentivo vibrare una speranza. O forse, come ricorda Adelelmo Ruggieri in postfazione, era “un monito”.

Renata Morresi

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Un pensiero su “Bagnanti, poesie di Renata Morresi (Perrone, 2013)

  1. Ricordo una foto di anni fa: una coppia di turisti in una spiaggia della Spagna che continua a prendere il sole nonostante la presenza di un cadavere. Mi è successo anche, soprattutto in agosto, di sentirmi della specie descritta da Renata Morresi. Alla tragedia di chi, disperato, attraversa il mare, abbiamo dedicato diversi post in questo blog, ma di questi versi ne siamo particolarmente contenti. Non è facile fare poesia su questi temi senza sfiorare retorica e moralismo, l’autrice ci riesce invece magistralmente rivoltando la prospettiva e grazie a uno stile tanto incisivo e controllato quanto ironico e lapidario.

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