Marina Minet: La quiete non conforme

La quiete non conforme

Di quale pensare m’avvolgo
arginando le virtù senza fiatare,
ricolmando i vasi che ai deserti verseranno
la medesima pietà di ieri

È la quiete non conforme che mi darà l’addio.
Le crepe dei silenzi
conterranno le lacrime del cielo
per innaffiare in lode i fiori in pietra
e se l’anima s’avventasse a replicare
esibendo lo scompenso dello sguardo
sarò sorda fra le ortiche, buio e sangue,
accogliendo l’impronta dell’inferno
come se abitasse la mia pelle

sarà così che chiuderò il mio canto,
rinsecchendo le pianure sotto il passo
quasi a grazia d’altri luoghi,
per vivere in ginocchio
l’esultanza degli uccelli

*

Con le viscere intaccate

Alice sazia gli uccellini con le viscere intaccate
e li nutre
e li sorregge
fra piccole ferite inopportune
sconta gli uccellini tutti in fila
e li rallegra
con beatitudine imprecisa
silente ne invidia i dolori e le più gioie

Alice, irremovibile costanza
debutta tutti i giorni grandi gesta
sudando l’inventiva più intonata
come se il respiro fosse nulla

Guardate Alice, il corpo che entusiasma senza festa
le mani segregate strette in tasca
e il suo cantare
il suo ridire e protestare sotto i sassi
morente ad apparire tutta intera.
Scopritene le forme
il lutto dei capelli senza posa
sprecati in mezzo al vento

*

Come quando, senza latte, piangevamo

E se a volte c’inoltriamo
dove gli occhi non hanno mai stancato l’iride
è perché le ossa cominciano a vestirsi di ribrezzo
oltre la vacuità dell’essere che è simile all’assenza

Il niente è il veleno che annoda la coscienza.
Cos’è la pace, qual digiuno delle cose,
il silenzio senza tregua è un’altra morte
una fra le tante che i malori giurano del cielo
prosciugandoci agli specchi

Di quali sbagli potremo privarci, soccorrendoci la fede
se la strada dell’inferno ridisegna uguale il volto
ritornandolo al suo nome

E se stiamo fra le stanze di santi sfaccendati
la speranza è questo dubbio sofferente
che anzitempo non perdona
conciliando il colore dei capelli
sulla neve
quasi a cedere la gloria del maltempo

Adoratevi nel vizio, spezzate questo rimestare di campane
comprendetevi i difetti senza spettri
finché il buio toccherà la luce
di noi quasi all’infinito somiglianza
e il niente patirà chi siamo – liberandoci a rilento
dalla gratitudine dei servi

Al conservare del sole
congederemo le ali e le bestemmie, valutando le preghiere.
Saranno ancora nostre le piaghe e le parole,
giusto il tempo di condurci veri
come quando, senza latte, piangevamo

*

Paesaggi

Lo sguardo uccide, di tanto in tanto
guarda e incolpa
il paesaggio menzognero che s’inoltra fra le ossa
come un gatto dietro a due budella

Sviscera a frammenti anche l’asfalto
questa luce sofferente.
Dovresti morire per offrire sorrisi,
assentare le idee,
cancellare la memoria del principio
d’ogni piccola allegria
e piantarla dentro a un vaso
traboccante di veleno

Ché di nascosto limano fra i denti la bellezza
per scalfirla sopra e sotto,
nell’immobile pigrizia della resa
allestita per dovere

Cosa dire delle strade e dell’orgoglio
siamo inciampi ripetuti e volontà
quasi a farci carne e sangue
mentre il fiato addenta gli anni, nonostante

La parola perde il vizio, stagionando insieme ai rami
e di supplica si forma accanto al fiume
giorno e notte
annegando il cielo e la sua fede

*

Ora e mai

Io confermo la vita, il tepore della brace
e l’indole per contenere il cielo fra le gambe,
qualche parola immane, il rantolo del cuore
sotto il ramo del cipresso
mio fratello ottenebrante

Vera è la mia pelle, e in alto, ad ascoltarmi gli angeli
raccontano immorali le mie ossa
e il tributo che ogni istante disprezzo
quando il gergo minimizza la chiarezza

Che sia la mente sciocca, il prossimo offertorio
o un mare d’acqua incerta
come la sete dei briganti frustati
prima della forca

E se riuscissi, domani, a contestare il vento
lo scavalcherei
per rinforzarmi il passo
e negherei stanchezze
strappandomi dal ventre la menzogna

Durevole coraggio d’alte guerre
l’amore per l’essenza guida il caos
sgorgando verità da incoronare.
Nel gorgo del giudizio
le lacrime addensate
trasudano ostinate la mia colpa

Ora e mai

*

Nel ritorno (a mio padre)
Se non c’ero, l’orgoglio è del seno
dell’ultimo labbro ammansito
che apprese di te.
Di un polso clessidra
sgorgato ai silenzi

*

Ricordo di mio padre l’orazione
la felce unita verde al muschio
nei presepi ai margini sfibrati
essenza d’alghe forti
*
Sbarcava verso il basso
un misto di nebbia moderata
e niente riferiva diradando
solamente gesti da stracciare
per fiori di tenuta
*
D’inverno appena arava il vento
le siepi sterravano dal volto l’espressione
e spina era il mio nome
a maggio conficcata
sangue abbandonato
*

Ricordo le braccia naufragate nel ritorno
il cerchio di una spira sentenziante
come la guerra odiata senza pace,
come un andare ostile
dolce al buio
*
Ed era
distratto se ci penso
chiamandomi per nome:
io non c’ero.
Non c’ero, viva al nome
non c’ero a rispecchiarlo
non c’ero al nome che mi diede
non c’ero,
Al mio nome io non c’ero.
E ora ho perso un nome
che non c’era
*
Non c’ero a dirti che la morte
è solo un passo d’oltre.
Un viaggio indenne al buio
di ceneri a sbocciare
deserti nati fonte
*
Ricordo di mio padre un bacio freddo
seccato fra le labbra contrariate
d’assumersi la cruda negazione
inclusa all’ombra persa.
E al sole io non c’ero

Marina Minet, il cui vero nome è Teresa Anna Biccai, nasce a Sorso nel 1967.
La sua scrittura rivolge un’attenzione particolare ai tomenti dell’esistenza. Ha pubblicato monografie poetiche: “Le frontiere dell’anima” (Liberodiscrivere® edizioni, 2006), “Il pasto di legno” (Poetilandia, 2009) disponibile su Lulu e la recente pubblicazione in ebook “So di mio padre, me” (Clepsydra Edizioni, 2010) scaricabile on line. Fra le altre pubblicazioni ricordiamo i romanzi collettivi al femminile “EStemporanea” (Liberodiscrivere® edizioni, 2005) e Malta Femmina (Ed. Zona, 2009), il poemetto in prosa-poetica “Perdono in supplica d’impronta esangue in monologo d’augurio al pasto” (da Amantidi – Vittime, Magnum Edizioni, 2006). Un suo racconto per bambini è stato pubblicato nella raccolta antologica “A mezz’aria” (Liberodiscrivere® edizioni, 2006). Il racconto “Metamorfosi nascoste” recentemente è stato pubblicato nell’antologia “Unanimemente” a cura di Gabriella Gianfelici e Loretta Sebastianelli. (Ed. Zona 2011) L’ultima pubblicazione del 2012 “Onorano il castigo” fa parte della collana scritture clandestine a cura dell’associazione LucaniArt. Da anni si occupa, inoltre, di divulgare la sua passione per la poesia, attraverso l’ideazione e la realizzazione di interessanti “video poetry” che è possibile visionare sul canale http://www.youtube.com/user/movenza
sito personale: http://www.marinaminet.it

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