Simone Balbi: Cities (Neobar eBooks)

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CITIES_di_Simone_Balbi (Neobar eBooks)

Cities. Inizia così il viaggio all’interno della silloge di Simone Balbi, dove l’autore fissa, distinguendo in un rewind conclusivo, i punti salienti del percorso intrapreso. Cities come isole, come zone di demarcazione concettuale, come tappa/soggiorno una dopo l’altra nella propria soggettività, all’interno della propria vita. L’immagine correlante viene poi a confermare la sensazione che pervade dalla prima all’ultima pagina di questa generosa selezione di testi. Si tratta dell’inquadratura di uno scompartimento di metropolitana osservato da fuori, ove si scorge una scena di ordinaria quotidianità, su tutto a spiccare un riflesso che rimbalza sul finestrino e suggerisce la parte opposta:  luci del display della stazione, che indicano “ultima fermata”.

La coscienza del rovesciamento, della doppia possibilità di – visuale -, la contrapposizione di due chiavi di lettura che si fronteggiano, si manifesta già dalle prime poesie:

 

“e dall’oblò della lavatrice cerco di vedere bene che cosa rimane fuori

e nell’oblò della lavatrice cerco di girare il più possibile

per rimanere fermo”… (Caracalla – pag.8)

 

“sto ancora fermo lì, dentro la tua foto
con te ferma dentro i miei occhi
”… (Foligno – pag.47)

 

Simone Balbi adotta la visitazione lirica per indagare se stesso e la realtà che lo circonda. In un colloquio diretto, senza metafore forzate, l’autore porta alla luce le proprie inquietudini non risparmiando accenni biografici e note personali, capaci tuttavia di farsi  voce generazionale in una contemporaneità che tiene in scacco con le difficoltà di tutti i giorni e quelle di adattamento, all’esserci -dentro- quasi in caduta libera (perso il centro di gravità). Le costellazioni del suo universo poetico sono fatte di riferimenti chiave alle figure che investono ruoli tradizionalmente importanti, come la famiglia, gli amici, l’amico/a, l’amore. Si analizzano le sfumature dei rapporti interpersonali, vengono osservati gli stati d’animo complessi come la rabbia per l’insensatezza dei fatti, la scarsa sopportazione delle convenzioni, l’incertezza sul futuro, le distonie dettate dall’impotenza sugli eventi, anche il rapporto con l’arte e  la parola. Il dolore (che emerge sovente) per la perdita di una persona cara, sa farsi strumento di progressione verso un modo di – sapersi – più consapevole. I grandi temi come la vita, la morte, le separazioni, il qui e l’altrove (e tutto quello che c’è in mezzo compreso il lavoro), nel territorio immaginativo dell’autore “vocalizzano” in una lotta senza cedimento alcuno. Diversi i termini mutuati all’assuefazione degli stereotipi imposti (vedi prodotti di consumo, detti, pubblicità) che vanno a incastonarsi perfettamente negli scritti, così come gli inserti ironici e dissacranti, sottolineando i paradossi.  C’è ritmo e slancio tra i versi del poeta, si avverte la tensione snodarsi tra le parole eppure, allo stesso tempo, la conduzione dell’opera è sicura, ferma, cosciente nel rappresentare/presentare mozione a quella che appare come l’ultima risorsa (anche combattuta) di risposta certa: la Poesia.

 

Doris Emilia Bragagnini

***

“Ho iniziato a scrivere sui diari delle medie. Ora scrivo sulle agende di lavoro o sui pc portatili. Qualcuno ha detto di me che risulto sfacciatamente contemporaneo senza fare nulla per cercare di esserlo. Penso sia vero, in fondo. In stretto ordine cronologico posso dire di essere un mancato bambino, un mancato ballerino, un mancato architetto, un mancato pubblicitario, un mancato bancario, un mancato poeta, un mancato pittore, un mancato adulto. Questa raccolta di poesie, pertanto, elenca inevitabilmente le mie mancanze, nel tentativo di trovare una soluzione, di far uscire fuori un po’ di senso, di capirci almeno qualcosa. Talvolta piangendomi addosso, talvolta ridendoci sopra”. Simone Balbi

7 pensieri su “Simone Balbi: Cities (Neobar eBooks)

  1. L’immagine di copertina è significativa di queste poesie di vita colta, rubata al volo, “sezionata” in tanti schermi. Osservata, come dice Doris, da un “fuori” e dal di dentro. Radiografia dei tempi, disamina lucida di come la vita imiti il vuoto catodico: comparse d’aria corvina,/ orde di zombie in fuga dalla mattina,/ rombi di moto, proiettili sparati contro la notte,/ ad ogni incrocio, fiori di loto/.
    Grazie a Simone Balbi e a Doris che continua nella sua proposta di poeti che lasciano il segno.

  2. Poesia dell’eterno viaggio in un mondo precario, con le cose che scadono, come plastiche usa e getta. Zigzagare in un mondo senza struttura contemporaneamente bello e brutto.

  3. riemergo dal letargo. era un po’ che non leggevo qualcosa in versi che andasse oltre la fine del “già letto”. notevolissimi universi tascabili, qui, che (ri)cominciano dove di solito finisce (sfinisce?) il solipsismo della parola scritta. se è vero (com’è vero) che probabilmente esiste “una tecnica per far sparire la tecnica e lasciare spazio al pugno che hai scagliato contro la mia faccia” allora ho un occhio nero: difficile parare il colpo della disperazione (sia essa un fine o una fine) quando ti colpisce alla sprovvista, mimetizzandosi in “una goccia che cade”, nell’ironia del quotidiano, in un divenire “semplice e incoerente”. questo siamo. e forse il solo dire *siamo* “è già catarsi” (automi umani?).
    sono convinto che accade proprio così: a volte ci si infila “le mani in gola per estrarre un ombrello” di parole (piovono ricordi come gocce di pioggia) e mentre fuori piove dentro coviamo “taniche di benzina”. eh… sarà in ossequio a qualche normativa antincendio che “il corpo umano è composto all’80% di acqua?”
    : ))
    vabbè, ricapitolando: goccia, acqua, “invecchiare è un po’ evaporare” e i allora conti tornano sia prima che dopo la fine, difatti mentre la pioggia fa rumore, l’evaporazione non fa nessun rumore (“invecchiare vuol dire imparare nuovi silenzi”).
    cheddire poi? che se è vero che l’arte essenzialmente non esiste (esistono i bisogni) la cosa che più ci si avvicina sono questi “pensieri buttati alla rinfusa” perché pure a me “sembra chiaro che solo così ci sia un senso”, e che, per contro, a prediligere ordine e metodo si svela in modo troppo doloroso tutto il *non-senso* (del “cane cieco”).
    no, non scrivi “racconti troppo brevi”: non esistono racconti troppo brevi (semmai esistono poesie troppo lunghe, poeti troppo poeti, nonché vuoti troppo vuoti). ordunque, non mi resta che sperare un giorno di leggerti anche in prosa!
    : )))
    complimenti e grazie a te e ad abele per lo splendido e-book che ci hai/avete regalato.

  4. Non mi sorprende che ti piacciano le poesie di Simone Balbi e mi trovi d’accordo sui “poeti troppo poeti”. Ci tengo tuttavia a precisare che i meriti dell’ebook vanno, oltre a Simone naturalmente, alla nostra Doris, che conferma il suo fiuto. Un abbraccio e a presto

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