Eugenio Montale – Cronaca di un Nobel annunciato (Augusto Benemeglio)


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Eugenio Montale – Cronaca di un Nobel annunciato (Augusto Benemeglio)

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7 pensieri su “Eugenio Montale – Cronaca di un Nobel annunciato (Augusto Benemeglio)

  1. Il 23 ottobre del 1975 viene resa pubblica l’assegnazione del Nobel a Eugenio Montale, che gli verrà poi conferito il 12 dicembre. Augusto ci dona un “racconto” ispirato a quei giorni. Il testo va infatti oltre quello che potrebbe essere un reportage, resoconto degli eventi. Si nutre della sottile e partecipe ironia di Augusto sulle vicende umane. Ci offre un Montale figura fragile e delicata che oscilla tra distacco/attaccamento alla vanità delle cose e ci impartisce una lezione su ciò che è la poesia , la bellezza, “qualcosa di inutile che non ha mai fatto male a nessuno.”

  2. …un bell’articolo, non c’è di che, commosso e partecipe per un grande poeta che ha segnato i rivolgimenti dell’Italia. Montale è il più importante poeta italiano del Novecento, Il più poeta e il più acuto, quello che aveva un talento vero per la parola poetica. Ma è anche il poeta con il quale dobbiamo fare i conti, con il quale la poesia italiana deve fare i conti, proprio perché ha toccato il punto più alto della poesia del Novecento. Montale è un poeta della “crisi” che si è nutrito della crisi, l’ha inalata, la ha assorbita e ne ha tratto le conseguenze sul piano artistico, senza ricorrere a scorciatoie o a mezze misure. Tuttavia, oggi, di fronte all’imperversare della CRISI mi domando che cosa debba fare la poesia per assorbirla e mutarla in altro. La prima cosa che mi viene in mente è la “negatività” della poesia di Montale. Ecco, ritengo che oggi occorra ritornare a quella impostazione di fondo: assorbire e tradurre il “negativo” in positivo, fare un’opera che sia capace di questo. Ritengo il “negativo” l’aspetto assolutamente centrale, il caviale di cui si deve cibare la poesia; in tal senso reputo la poesia un manufatto del tutto particolare: non “inutile” come diceva Montale, ma qualcosa di assolutamente fuori luogo, che non è suscettibile di stare in alcun luogo. Ecco, questo ritengo che sia il suo compito.

  3. Sono d’accordo in linea di massima con Giorgio e la sua disamina sulla figura centrale di Montale e sul ruolo della poesia di “oggi”, ma va posto l’accento sull’ironia montaliana; quell’ “inutile” , caro Giorgio, voleva sottintendere esattamente il contrario, cioè il tutto, l’essenza stessa della vita, anzi dell’esistenza del cosmo è legata indissolubilmente alla poesia, al mistero della poesia. Per un vero poeta tutto è poesia, diceva il suo amico argentino Borges. Ma Montale anche oggi rimane ostico, criptico, difficile. Del resto – scrive Montanelli che tutto era difficile con lui..: “E’ difficile sorridere a Montale. Sul suo volto chiuso la cordialità scivola via come acqua su una lastra di marmo. Il suo sguardo cupo e astratto non tradisce emozioni, sentimenti di sorta. Può fissarti per un’ora di seguito, e non riuscirai mai a capire se sta cercando sul tuo volto una liscia superficie per accarezzarla o l’incavo più adatto per appoggiarvi la canna della rivoltella”. Montale non è poeta solo italiano (e ligure), ma europeo, e quindi mondiale. E hai perfettamente ragione quando dici che ancora oggi dobbiamo fare i conti con la sua poesia. E’ andata avanti di diversi anni rispetto al suo periodo storico , da quando fu pensata e scritta…è stata profetica come spesso accade con l’arte ( vds. Svevo che era trenta o quarant’anni avanti alla narrativa italiana) . Il vecchio Eusebio della poesia-fogna , o della poesia cronaca di conversazione, ha intuito e “visto” nella sua “negatività” cose che devono ancora avvenire.

  4. Profondamente colpito dalla figura umana tratteggiata in queste pagine del poeta, la cui opera non nascondo essere stata quella che più di tutte mi ha avvicinato all’interesse per la scrittura. Appassionata, minuziosa e ricca come sempre la cronaca di Augusto.

    Ciao a tutti
    Fernando

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