Narda Fattori: Mattutini

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Mattutini

Ricordo a quale sogno apparteneva
il Titan gigantesco trattore americano
arenatosi nel cortile delle corse e delle parole
lo spaventagalline lo chiamavano
per le bianche strade di brecciolino

e accanto a lato dell’ippocastano stavano
i barili di nafta così più tardi già
adulta ha compreso il costo al barile

allora avevo le ginocchia sbucciate
i capelli a treccia i piedi scalzi e la gonna corta
piangevo spesso e ridevo con il viso tutto
e non capivo che cosa fosse più bello

se ridere o piangere o correre fino a perdere il fiato.

Il cielo lassù azzurro alto col gregge chiaro.

*

E cadendo dalla bici sanguinavo
il ghiaietto mi mordeva l’ulna e il radio
ma là dove vendevano l’ultima puntata
dell’ultimo feuilleton non sono mai mancata

mancava l’arancia il limone mancava
alcool rosa denaturato sulla ferita ahimè

il dolore era lontano era un ricordo
non come ora che bussa senza tregua
si sono spaccate le ossa fino al midollo
ma resto a intingermi di malasorte
fino alla svolta dove ho nascosto le ali

il volo sarà come di un falco verso il topo preda.

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6 pensieri su “Narda Fattori: Mattutini

  1. Sono atmosfere così rese che pare di toccarle. Momenti di limpido sentire la vita, nel ricordo o anche nell’immaginarsi proiettati in un futuro che come simbolismo appartiene a quell’imprinting primissimo, originario; come un cerchio luce/ombra, libertà/costrizione e viceversa, l’avvicendarsi delle stagioni…

    Doris

  2. Davvero bella e toccante, questa poesia che è, sì, della memoria, ma che ci parla comunque della sofferenza di oggi mantenendo vivissima la speranza. Non a caso scrivi: “ma resto a intingermi di malasorte / fino alla svolta dove ho nascosto le ali // il volo sarà come di un falco verso il topo preda”.

    Devo dire che questi ultimi versi danno al ricordo un grado di contemporaneità che si fa luogo dell’anima ma anche destino e irrinunciabile meta.

    Un grande grazie per questo, Narda.

  3. mi sono molto piaciute, mi piace molto quel “non capivo che cosa fosse più bello/se ridere o piangere o correre fino a perdere il fiato”
    che è il non capire a qualunque età si sia,
    e comunque prendersi il dolore”che bussa senza tregua”.
    Ha ragione Antonino: una poesia”che ci parla comunque della sofferenza di oggi mantenendo vivissima la speranza”
    speranza che ha ali di pena e penna.
    Grazie Narda. ciao

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