Augusto Benemeglio: Don Tonino vent’anni dopo

Augusto Benemeglio – Don Tonino vent’anni dopo pdf

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7 pensieri su “Augusto Benemeglio: Don Tonino vent’anni dopo

  1. Il 20 aprile di vent’anni fa moriva don Tonino Bello. Un “santo”, come lo definisce Augusto, anche per chi credente non è. Santo per la sua bontà, la generosità, e per il suo essere se stesso, e quindi scomodo; perché chi non rinuncia ai propri principi è destinato ad avere vita dura. E ad ostacolarlo furono anche i preti, quei preti che poco sopportavano la sua cultura, la capacità di capire e stare con la gente, la passione e l’impegno con cui rispondeva alla sua vocazione.
    Il ricordo di Augusto è il primo dei contributi che dedichiamo a don Tonino, per festeggiare quest’anniversario che ci vede, come collettivo Poeti per don Tonino Bello, impegnati nella scrittura di un oratorio ispirato al personaggio biblico di Rut.
    Un grande grazie ad Augusto, fatto anche lui, salentino d’adozione, della stessa fibra del prete di Alessano.
    Abele

  2. un ricordo intenso e umanissimo, questo di Augusto. non ho conosciuto purtroppo don Tonino, ma attraverso quel che ho letto della sua scrittura semplice ed efficace, e pure ora attraverso questo struggente ricordo, lo sento più che mai vicino. e più che mai necessario, oggi, in questa nostra collettività in declino, sempre fragilissima negli incontri, avara nella solidarietà. grazie!

  3. E’ bello che le parole e l’opera di di Don Tonino siano diffuse: esse sono come un buon seme che può germogliare nel cuore di chi le accoglie.

    Rosaria

  4. da laico non credente e che mai ha conosciuto, di persona, don tonino resto cmq affascinato da questa figura a cui vorrei dedicare un mio omaggio colorato..

  5. Un bel ricordo, da chi ha una conoscenza e una partecipazione diretta alle “cose” di don Tonino.
    La sua lontanaza dalle teorie per privilegiare l’azione pratica, mi sembra sia ciò che più lo caratterizza.
    Mi ricordo un programma televisivo nel quale partecipava e sosteneva che un pilota, che si dice cristiano, dovrebbe rifiutarsi di sganciare la bomba. Sembrava un’ingenuità che tutti gli altri interlocutori contestavano. Però stabiliva il primato della pratica, delle cose da fare piuttosto che di quelle da dire.

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