Santoro vs Paxman: giornalismo e/o spettacolo

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Ho seguito, grazie alla diretta di Repubblica, la trasmissione di Servizio Pubblico del 10 gennaio, il confronto, se così si può definire, tra Santoro e i suoi fidi da una parte e Berlusconi, con i suoi segugi sparpagliati nello studio, dall’altra. La domanda che si sono fatti in tanti è chi ha vinto, domanda che implica cosa ci si attendeva dal confronto: una specie di incontro di boxe. Abituato a interviste di giornalisti della BBC come Jeremy Paxman, sono rimasto deluso da Santoro, che aveva l’occasione per svergognare, come meriterebbe, Berlusconi, e l’ha sprecata. Santoro non ha capito che non bisogna permettere a Berlusconi di fare quello che gli viene meglio, lo showman. E Berlusconi, infatti, è ricorso a tutto il suo repertorio d’intrattenitore, riuscendo a non rispondere a delle domande cruciali e a condurre il discorso dove e come gli faceva comodo; per niente “vecchio”, meno “sveglio” semmai ho trovato Santoro che gli girava attorno senza riuscire a metterlo alle corde. Ho trovato su youtube un video di Jeremy Paxman che, niente affatto intimorito dall’interlocutore che volta per volta affronta, riporta costantemente la palla al centro, riproponendo imperterrito la stessa domanda. Spettacolare anche Paxman, naturalmente, ma con una differenza: mira all’essenza, non parte dalla sicumera di essere nel giusto ma vuole dimostrarlo, detta i tempi e non ha pietà dell’avversario.
A.L.

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6 pensieri su “Santoro vs Paxman: giornalismo e/o spettacolo

  1. C’è una traccia lasciata anche in un film di come il dovere del giornalista sia la ricerca della verità. Frost vs Nixon. C’era la verità da una parte, il potere dall’altra (e sicuramente l’Usa è il potere per eccellenza) e c’era il giornalista.
    Le arene, con i supporter da una parte e dall’altra, sono altro appunto.
    Il giornalismo ha regole precise, e perfino un codice etico.
    Il giornalismo lo paragono meglio alla Gabanelli, puntuale e precisa. Questo era uno show, con frasi fatti, colpi di scena, luci, trucco etc etc. E allora lo si paragonasse a questo tipo di intrattenimento.

  2. Grazie, Meth. “Fa finta di litigare con quell’altro solo quando la telecamera è sul rosso”, dice una canzone di Gianfranco Manfredi.

  3. il punto resta ben altro: nessuno dei protagonisti dell’attuale scenario da risposte concrete a quanto ci aspetta nel nostro futuro e in questo (ex) belpaese, in altri termini dal populismo di berlusca, grillo e ingroia, al più o meno tecno montismo, passando al cerchiobottismo di bersani, nessuno di questi signori della politica fornisce risposte adeguate a problematiche che pesano come macigni! che desolazione dover votare per il meno peggio e non per il migliore! mi scuso per l’aver ridotto ai minimi termini la complessità delle argomentazioni ma, all’osso, è ciò che mi appare di questo momento storico; nel merito della trasmissione: berlusca è u gran venditore di strombolate ma santoro&travaglio leggono, in lui, un riferimento mortifero di cui si autoalimentano.. desolante, molto desolante.. qui, caro abele, manca la scuola anglosassone, forse densa di pragmatismo ma meglio un sano pragmatismo che una insulsa, sterile sofisticheria post barocca che impregna gli scenari dei poteri.. con amarezza
    r.m.

  4. D’accordo su ogni punto, Roberto. La situazione è veramente deprimente e me ne accorgo guardandola da lontano (mi mancheranno un po’ di referenti ma credo anche che la distanza allarghi la prospettiva). Qui in Inghilterra non si sta bene, anche i conservatori sono una banda di cialtroni e i laburisti appartengono alla stessa casta, quella dei banchieri e delle scuole private. Neanche i giornalisti fanno una bella figura (lunga la lista degli scribacchini di Murdoch), devo però ammettere che l’equivalente dei Santoro e compagnia sono qui di tutt’altra pasta, ho portato l’esempio di Paxman ma ce n’è un altro, altrettanto spietato e “pragmatico”, John Humphrys, che conduce ogni mattina il giornale radio e non risparmia niente a nessuno; eccolo qui in un’intervista al direttore generale della BBC, ovvero il suo datore di lavoro:

  5. Anch’io condivido il commento di Roberto. Santoro cercava il botto è l’ha ottenuto…poi si possono fare gli accordi di cosa non chiedere e di cosa parlare, ma non si può lasciare berlusconi mentire come fosse seduto da vespa a porta a porta…ti dici cazzo!, ha davanti santoro, travaglio, la costamaglia, l’iinnocenzi…non possono fargli dire le cazzate che vuole…non possono…l’hanno fatto!
    Credo che il governo tecnico, al di là dei danni o benefici portati, ha dimostrato che non esiste più una classe politica su cui credere, riversare le proprie aspettative…
    qualche anno fa, quando santoro era ancora in rai, provai a scrivere alla redazione per chiedere di dare visibilità al problema di noi videotecari: pirateria internet, e pubblicità scorretta di mediaset premium nei confronti delle videoteche, calcando la mano sull’allora presidente del consiglio berlusconi che ci faceva concorrenza sleale…mi rispose giulia innocenzi dicendosi interessata ad accogliere la nostra protesta per dare visibilità al nostro caso…si vede che però ci hanno ragionato sopra e hanno finito col lasciarci cagare nel nostro anonimato…darci voce voleva dire andare contro il popolo della rete che spesso confonde la libertà di rete con l’appropriazione indebita, e sono tanti, voleva dire parlare bene dell’Ag com che stava, in quel tempo, mettendo a punto delle leggi per tutelare il copyright, e santoro ce l’aveva a morte con l’ag com…quindi così come ci hanno lasciato cagare li ho mandati a cagare con due lettere sia l’innocenzi che santoro…come se noi non eravamo una categoria lavorativa che stava andando in malora, con mutui, famiglie, affitti…ma non faceva abbastanza estrema sinistra…quella che hanno dimostrato giovedì scorso…
    mi scuso per la divagazione…ma questi che guevara de sta mazza hanno rotto un po’ le balle!
    mm

  6. Grazie, Maurizio, per questo approfondimento basato sulla tua esperienza. Capisco come possano girarti…
    Ecco intanto una giornalista che riesce a tenere a bada Berlusconi:

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