Silvia Molesini: come possono sono fiori e se li portano

by ab (abelelongo)
by ab (abelelongo)

*
Che avrei avuto paura non sapevo
manco a crederci parlaci
e un veleno, su per le vene indivertite
a vedere quello non riapparire ma
– racconta spulciata, come hai fatto
trovato la strada che cosa ti è costa-
toh! una piccina dissepolta vaga
due lire se piangerà pianta –
non mi ricordo che vedevo vero
che un grande sonno sia passato bianco
ma il pericolo così primario si è dato
mentre scomparivo a fondo
grande come la grande come dura
non sapevo che avrei avuto la paura
tutto scorreva dentro una bara d’oro
e l’acqua pulita che resta a galla
i tratti erano quelli in tutto
vaga la notte che mi dipinge un cono
e alla puntuta scorre sabbiella esce:
abbiamo perso tutte le ore.
Io non mi muovo.
Io non mi muovo.

Sportina onnipotente.
Un di sacrario, un spostati.
Uno crisi uno lunghissimo sdormire. Io
mi rifiuto di agire per agire
ho in parto più motivi precisi
li conduco domani come un fiore
un diesel il mio legno, faccio
i tratti intorno alla figura quella
di un cadavere squisito
di una candelina se c’era blu
di, e, un ferro che stira exon
mai dimenticato più
in un orco in un garage.

*

Non s’integrava

Non si integrava, a distanza
immigratizia ma sociale ma
non integrata non quella
mascherina, la fata, non rosa e
non quel giornale, rosso, quel
saluto non quella musica figa
l’appartenenza-mistero
(possesso disambigua), non
si faceva vedere qualcosa in mezzo.

Col piccolo cucù cuore a passeggio
sui ponti più lunghi del quartiere inserato
col vento dentro passava Cucù,
la silenziosa bombardata specialmente:

che non s’integrava
alla notte spennellata in
corpo maturo o a
venti bambini seduti a rovescio
nella sala impagliata e
beati saperne ridere cantando:
esce preoccupata dalla porta, a foga,
non ha il tocco armonizzato ora
nuota scorrente e inciampa disintegra.

*

ab
ab

*

Fantasie su Elisabeth

Mascouche!
Medichessa mia accoucheuse
con la foto del 90 piccolissima
intabarrata dal bac
e la foto del 2000 in copertina
larga, luminosa in Mendelssohn
che suoni lui in piano e forte
pelle brunita in occhio nero
biondissima in sole bimba cello.
E-li-sa-beth!
L’elegante amica del cercatore di luce
parla stasera al Club (e lo vedo
che non ti sei strafatta di molte
che i passi erano piani convinti
che non hai mai perso più niente):
lineare filante bellissima e
austera contro il lungo orecchino
la stoffa buona per i tuoi pantaloni
ed il mezzo pompelmo delle colazioni
nel mattino classico (tu l’entends, Sylvia?)
dopo la notte jazz.

(sola sveglia io a sentirti respirare nel profumo fumoso di tua sorella più grande)

*
A Sylvia (in morte di Nicholas)

Ciao Sylvia nella tua pietrificata
esistenza sul
mondo ricamato dagli altri oggi
è il giorno che ti rileggo, frastornata
e mi sovviene l’eterno ch’ abbaia
alle porte alle tombe cane abbaia
penso alla statura di una statua
e ad una cosa troppo vasta per
amarci che niente basta a amarla
la tua camera buia seppellita
l’isola sfolgorante degli insonni
la sciarpa di Isadora strozzata.
Ciao tristeforte potente parola
tutti innamorammo davvero
tutti ci uccidemmo per te scritta
nel deserto mai abbastanza vero
e a descrizione attenta e a
veleno non letterale ma scolpito
a miele d’occhio d’uva e a occhio
di ragno, una visione austera
visto tutto: l’esilità del luogo portante
la maschera obbligata dell’incontro
i desideri che si catafrattano
e un gesto monco sulla pelle delle ossa.

*

Lasha e sua sorella.

la stellina si precipita sull’editing del video, lasha, ha gli occhi in brillio
vede torno la luccicanza un’uniforme e la danza, pensa che costruirà un luogo vestito
che del lungo salto possa seguire le braccia e condurre le gambe dove farebbe una sirena
che è sua sorella georgia, un largo sonno a tbilisi

allora prepara la roba, le forbici, la carta, un’app
e per tutto il tempo fa i conti col sogno ondina, una bellissima del colore della viola.
Non sapremo mai cosa le dice all’orecchio nel momento in cui il cantante cantava
con quella voce fioca sarebbero impallidite le cose più feroci figurati se poi

finiva di raccontare metodica e aggiungeva le foto, la città davanti si chiude arretrando
nel movimento che hanno le gelsomine quando parte il chiaro di febbraio, fretta per marzo,
e che vedi nelle bambine che detestano che le si fotografi in favore ottico, che
serve al riccio e manda le cose che restano in una zona d’ombre morbida finché lo cercano

lasha e sua sorella, fuori dal centro di produzione di qualunque luogo di nascondimento

*

ab
ab

*

La madre piccolina

La madre piccolina
gira attorno e porta
la sporta ambigua.

Ha da sé scelto le magliette
e le trasporta fina:
la madre piccola

e le sua scorie schiette:
fili di suono dove
potrebbe l’opera, mai

un mondo ha traspirato
tante bretelle
sottili per il seno

e sottili per altro, per
dio, per il miracolo
che la vede piccina

ma colma ed esperta
lei s’inventa che sale
e come sale lei non diventa

altro che lei che sale,
svelta invisibile mordace
sale diretta, dio la saluta

e spare.

*

E quando si precisa un volto lì
e diventa lo sguardo terreo pare
in concreta sentenza soffrire fa
chiudere tutta la voce

e me in vado balorda
che mi è sparito non certo canto
che non ho portato l’acqua piova
che cari temporali, han desertato.

*

come possono sono fiori e se li portano
per la festa immacolata e hanno
un ossido sotto che sorpassa
e spaventerà
il rito, come può, è un fiore
e lo portano con lo stelo lungo la camicia
mentre domanda dove
con quelle corone attorte
per chiudere il dolore
va
che mentre si fa una voce è un fiore
è nella sagra dell’inverno
come può nel fossato e poi secco
– lei lo teneva fermo –
come può fermo un fiore
come può fermo

Annunci

9 pensieri su “Silvia Molesini: come possono sono fiori e se li portano

  1. Silvia – Sylvia, scarto minimo, lascito riconosciuto, omaggio dovuto. Ma con uno stile originale, altrettanto rigoroso, nello spezzare il verso e il quotidiano arricchendolo di senso, aggiungendo dimensioni altre, ritmo, richiami, invenzioni della lingua. Sempre per scarti minimi, con l’orecchio alla partitura. Nessun gioco pirotecnico ma un soffermarsi sulle sfaccettature. Una tavolozza di colori che scrosta tinte solite, vita e morte come tema unico ma di infinite variazioni.

  2. “tristeforte potente parola”: è sempre un’esplorazione ricca di richiami e invenzioni; lettura e scrittura e vita e riflessione dando luogo a combinazioni insieme inattese e rigorosamente motivate. Grazie a Silvia Molesini per i suoi testi e ad Abele Longo per averli pubblicati qui su Neobar.

  3. Silvia ha sempre avuto un suo linguaggio poetico (tra letture, frequentazioni del/nel suo ambiente professionale , probabilmente – affaccio un’ipotesi – anche quel suo mondo linguistico dell’alta Italia – parlo da sarda, con un non meno ricco e diversissimo e remotissimo linguaggio dialettico, anzi, lingua ! . E mi ha sempre affascinato la grazia della dua diversità e la grazia del raccontare le sue figurine femminili.

  4. Felicissima di essere qui, ringrazio ancora Abele per la proposta ed il bel commento introduttivo, e voi per l’attenzione e il tempo dedicato. Mai avuto dubbi sul valore dei blog svincolati dall’assillo delle correnti.

  5. L’elegante amica del cercatore di luce
    parla stasera al Club (e lo vedo
    che non ti sei strafatta di molte
    che i passi erano piani convinti
    che non hai mai perso più niente)..
    Silvia, mi piace la tua scrittura, complimenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...