Incipit (Flavia Schiavo) – Tropico del Cancro

Henry Miller (1891-1980)

Tropico del Cancro
Abito a villa Borghese. Non un granello di polvere, non una sedia fuori posto. Siamo soli, e siamo morti.
Ieri sera Boris si è accorto di avere i pidocchi. Gli ho dovuto radere le ascelle, ma il prurito non ha smesso. Come si fa a prendere i pidocchi in un posto bello come questo? Ma non pensiamoci. Non ci si sarebbe mai conosciuti cosí intimamente, Boris ed io, se non fosse stato per i pidocchi.
Boris mi ha fornito poco fa un compendio di come la vede. È un profeta del tempo. Farà brutto ancora, dice. Ci saranno ancora calamità, ancora morte, disperazione. Non c’è il minimo indizio di cambiamento. Il cancro del tempo ci divora. I nostri eroi si sono uccisi, o s’uccidono. Protagonista, dunque, non è il Tempo, ma l’Atemporalità. Dobbiamo metterci al passo, passo serrato, verso la prigione della morte, Non c’è scampo. Non cambierà stagione.

*
**
Tropic of Cancer
I am living at the Villa Borghese. There is not a crumb of dirt anywhere, nor a chair misplaced. We are all alone here and we are dead.
Last night Boris discovered that he was lousy. I had to shave his armpits and even then the itching did not stop. How can one get lousy in a beautiful place like this? But no matter. We might never have known each other so intimately, Boris and I, had it not been for the lice.
Boris has just given me a summary of his views. He is a weather prophet. The weather will continue bad, he says. There will be more calamities, more death, more despair. Not the slightest indication of a change anywhere. The cancer of time is eating us away. Our heroes have killed themselves, or are killing themselves. The hero, then, is not Time, but Timelessness. We must get in step, a lock step, toward the prison of death. There is no escape. The weather will not change.

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5 pensieri su “Incipit (Flavia Schiavo) – Tropico del Cancro

  1. Parigi e l’inciampo nel suo ventre…e grande innovazione…sono arrivato a Miller, da ragazzo, dopo aver letto quasi tutti i libri di Kerouac; uno di questi con la prefazione di Miller, mi sembra I sotterranei, e potete immaginare lo stupore inverso nel leggerlo, dopo che Miller nella prefazione scriveva: “Jack Kerouac ha violentato a tal punto la nostra immacolata prosa che non potrà più rifarsi una verginità.”
    mm

  2. Grandissimo Miller! Ho finito di leggere “Tropico del Cancro” pochi giorni fa e mi ha stupito felicemente molto più di Kerouac. Forse perché il romanzo mi è parso molto più “lucido” e strutturato di “Sulla Strada”. Sicuramente molto più bravo e profondo Miller.

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