Incipit (Flavia Schiavo)

Heinrich Böll (1917-1985)
Ansischten eines Clowns (Opinioni di un clown)

Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere le scale della stazione, risalire altre scale, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito, consegnare il biglietto, dirigersi verso l’edicola dei giornali, comprare le edizioni della sera, uscire, fare un cenno a un tassì. Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo e sono arrivato in qualche luogo, la mattina ho disceso e salito scale di stazioni, ho chiamato un tassì, ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comperato giornali della sera alle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Opinioni_di_un_clown

riduzione radiofonica

4 pensieri su “Incipit (Flavia Schiavo)

  1. “in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo”, trovo estremamente significativa e psicologicamente perfetta la contraddittorietà di questa formulazione.

  2. Ciao Luciana, piace molto anche a me, pendolare da una vita. E’ forse anche quella sicurezza ostentata nello spazio che abbiamo fatto nostro, conquistato, quel senso (bisogno) di appartenenza…

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