Fernanda Cataldo: rovescio del decoro

Andy Warhol

le piace Bach?

è sempre di luglio la partenza
dove vanno a finire le estati
di quelli che amo

momenti che passano lasciano delle tracce
impregnate dagli esseri, dai luoghi percorsi

non ho mai trascurato la mia esistenza
datavo nella perdita un nuovo flusso
avventura insensata, così va l’arte

si danza, si freme, ci si dondola
color prato, strada parcheggio
intorno alla veste dipinta di rosa

prodigiosa leggerezza
un nome illusorio
porto sul mio cuore, sì.

*
rovescio del decoro

no, la parola amore non è la sola
ad aver fatto una brutta fine
c’è un carico merci che attende
impaziente la signora morte
strangolatrice dell’evidenza,
sarà lei l’ultima a ridere

trasmissione di rumore
salta ogni possibile preambolo,
la perdita del silenzio
un danno ecologico smisurato

vorrei ti ricordassi almeno della danza
quella che tirava la sua lunga rete di pesca
ne usciva fuori la schiuma degli oceani
trainava l’indomani verso altri orizzonti.

*
non è così semplice

trasportare la borsa, l’accendino, il trucco
imitazione del profilo originale dai colori
leggermente sottili

la primavera ritorna armata di lance verdi,
sale da sotto la terra fino all’opacità del mondo
nei buchi neri delle foreste

per ridare vita agli elefanti e ai sogni
dove ci si può ancora baciare sulla nuca
appassionatamente

la tendenza segue una moda disanimata
sindrome omeopatica
a strati sulla pelle.

*
segno particolare

sapevo certe cose vagamente
nell’armadio delle mie antenate
colmo di lenzuola ricamate, splendidi
fazzoletti di macramé accostati
a ricorrenze afose

nonostante una vibrante vitalità
la notte seleziona un’impressione fugace;
il flusso si distanzia nello spazio
unica sequenza e curva assente
nelle pieghe di raso rosso

l’indolenza di ambienti sospesi
celebrati nei giorni defilati
apparentemente così poco rivoluzionari
nello strabismo da venere sensuale,
coniato con dolci fantasmi
che l’iride scompone.

http://intarsiodiversi.wordpress.com/

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5 pensieri su “Fernanda Cataldo: rovescio del decoro

  1. Poesia che disegna geometrie di uno spaziotempo dilatato, cerca segni sparsi in un inventario esistenziale. Esistone le cose e i contrari, la maschera e il volto, un posto dove la notte conia dolci fantasmi e la primavera torna “armata di lance verdi”
    Grazie, Fernanda.
    Abele

  2. “è sempre di luglio la partenza/dove vanno a finire le estati/di quelli che amo”

    Bello questo incipit e la domanda nel titolo (già poesia) riceve il mio sì.
    Sono versi, questi di Fernanda, dove l’eleganza non imbavaglia e non altera la realtà che presenta, ma la sostiene nel suo racconto e poi:

    “così va l’arte/si danza, si freme, ci si dondola/color prato, strada parcheggio/intorno alla veste dipinta di rosa”.

    Bella anche l’immagine delle parole che finiscono in qualche modo, in qualche dove:

    “c’è un carico merci che attende/impaziente la signora morte/strangolatrice dell’evidenza,/sarà lei l’ultima a ridere”.

    Sì, mi piace Bach!

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