Copyleft o Copyright? MaMa vs MaMa

La seconda parte del romanzo a puntate Fronte armato per le immagini  ha generato una serie di commenti molto interessanti sulla questione della proprietà intellettuale nei tempi di internet. I commenti sono in gran parte opera di Maurizio Manzo e Malos Mannaja. Sarebbe semplicistico vedere il primo come difensore del copyright e il secondo del copyleft, i distinguo che fanno sono infatti tanti e la problematica attraversa tutta una zona grigia che ci si chiede se alla fine non abbiano  ragione tutti e due.

Qualche utile chiarimento:  Prima dell’avvento di internet, un’opera come un film e un libro non veniva separata dal suo supporto fisico. Grazie alla tecnologia digitale, un libro  e un film si trovano ad essere indipendenti dalla “fisicità”. Conseguenza di ciò è l’inadeguatezza di tutto un ordine giuridico e di convenzioni secolari.  Una risposta a questo stato di cose viene da un “modello alternativo di gestione dei diritti d’autore” chiamato “copyleft”, “grazie al quale il detentore dei diritti, attraverso l’applicazione di specifiche licenze, concede una serie di libertà agli utenti dell’opera. Questo modello alternativo è nato e si è sviluppato principalmente nell’ambito informatico (con i movimenti Software libero e Open Source), ma negli ultimi anni si è esteso a tutto il mondo delle opere dell’ingegno (con i movimenti Creative Commons, OpenAccess, Opencontent etc.).”

http://it.wikipedia.org/wiki/Propriet%C3%A0_intellettuale

http://www.youtube.com/watch?v=O8_kxaWJlR8

http://www.gnu.org/home.it.html

 http://www.creativecommons.it/

 

***

ma basta copyright! Si al download/sharing per uso PERSONALE e non per lucro!

  • Questo racconto invece, è ad uso di TUTTI. Per comprendere l’altro, ci vuole fatica ed impegno, e c’è sempre un prezzo da pagare per questo.

  • Caro Antonio, noi ti lasciamo scaricare così come tu ci lasci morire,
    ma non toglierci anche la possibilità di far finta di recriminare,
    vale a dire di sognare.
    Avresti fatto meglio a chiedere direttamente: fa male? – Solo quando rido!

    L’uso personale e non per lucro che intendi è questo?
    http://www.clustermagazine.it/?p=4356

  • Questione controversa quella del copyright vs copyleft. Di certo la situazione e’ drammatica e va affrontata, il link di Maurizio e’ utile per capire cosa si puo’ nascondere dietro presunti robin hood del copyleft. Visto che qualcuno metteva in dubbio l’articolo nei commenti al blog linkato, ho fatto una ricerca su google per rendermi conto che il tipo esiste: http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jan/27/kim-dotcom-model-yacht-fat-bloke

  • ho atteso la parte due per farmi un’idea complessiva più complessa e articolata di ciò che mi lasciava perplesso in questo stimolante amplesso di menti per le immagini, acciocché la mia comprensione delle problematicità vissute dal coraggioso manipolo di autori e dai loro alter ego narrativi non restasse troppo superficiale.
    ecco, l’impressione è che, un po’ come scritto a corpo testo, il senso guardi “solo le immagini peggiori, pescando nei vari porcili, finendo per ragionare come fa il bambino col panino con la nutella, che lecca la nutella e
    getta via il pane”.
    allora se “l’antidoto per sfuggire allo scanner è pensare”, proviamo a farlo. un conto è la *condivisione* di materiale artistico (immagini, parole, musica o altro), ovvero il dare gratuitamente la possibilità a chiunque di condividere l’arte (senza scopo di lucro), un conto è lo *sfruttamento* di tale materiale, mettendolo a disposizione per ricavarne un profitto (diretto o indiretto, i.e. sfruttando inserzioni pubblicitarie e/o canoni d’iscrizione).
    il secondo modo di operare è solo apparentemente diverso da quello di major, negozi o videonoleggi: in realtà la filosofia di base è la stessa (io ti do qualcosa e in cambio ne traggo un guadagno, *money*).
    ergo, per quanto tutti si sia poco più di scimmie nude (il che rende pacchianamente buffo e utopico il nostro filosofare), il problema si colloca ben più a monte della videoteca costretta a chiudere o delle major che piangono miseria millantando perdite miliardarie ad opera della “pirateria”. a volte ho l’impressione che questo diffuso tentare di coinvolgere l’opinione pubblica in una crociata contro la “pirateria”, non sia altro che un ben orchestrato lavaggio del cervello gestito proprio dalle major del sistema mercato globale. difatti, i più colpiti dalla *condivisione* e/o dallo *sfruttamento* dei materiali artistici non sono certo coloro che amano davvero l’arte (come ad esempio registi indipendenti, musicisti indipendenti, scrittori indipendenti, piccola editoria o comunque operatori minori del settore artistico, che da sempre e in ogni epoca storica fanno la fame con passione), ma proprio le major che producono con l’unico obiettivo di *vendere* un prodotto.
    è qui che non ci sto.
    l’arte non è un prodotto, non è una confezione di pannoloni da scaffalare nell’ipermercato globale.
    quella di “artista” non è e non deve essere una professione: ogni volta che ciò accade scadiamo ne “la professione” per eccellenza, ovvero ci troviamo in condizioni del tutto simili a quelle della prostituzione (in un caso si vende il corpo, nell’altro i pensieri, cosa che a mio modo di sentire è anche più ignobile). l’artista di professione *deve vendere* se vuole mangiare e sopravvivere, il che impone di sottostare alle leggi di mercato, ovvero produrre/comunicare ciò che il consumatore desidera acquistare. sarà un caso che i più grandi artisti sono tutti morti in miseria o incompresi?
    : )
    tutto ciò per dire che se volete allegoricamente far fuori markur, dotcom schmitz e similia fate pure, ma non è questo il nucleo polposo del problema. tutto ciò per dire che la criminalizzazione dei piccoli “spacciatori” di file fino a cavargli gli occhi è collaborazionismo più o meno inconsapevole con il sistema mercato. tutto ciò per dire che il racconto corale è scritto bene e si legge volentieri e ha tutto il mio plauso.
    : )
    sono curioso di vedere cosa combinerà witt (che sembra il più riflessivo del lotto, eppoi riguarda videodrome ogni tanto, come il sottoscritto).
    : ))
    lunga vita alla nuova carne, che è più retrovirale di quanto si “immagini”.

    • Caro Malos, ti aspettavo al varco! :))
      “far fuori markur, dotcom schmitz e similia” è possibile ma inutile. Il meccanismo innestato è andato troppo avanti, per cui potremmo anche far fuori cotanto rifiuto solido che per noi ormai non cambia quasi più niente. La mente della gente ha preso un’altra piega, le nuove generazioni quasi non sanno cosa siano le videoteche e tutto è divenuto così fruibile e friabile. Però si può discutere di questo nostro lasciarci andare a un’ipotetica lotta armata di cui rimane solo il romanticismo, un po’ come la tua visione dell’artista e dell’opera che lo stesso realizza. Quello secondo cui l’arte non è un prodotto da scaffalare è un pensiero romanticamente idealista ma profondamente lontano da noi fruitori e soprattutto dagli artisti.
      Penso piuttosto a l’artista come a una specie in evoluzione che anziché morire di fame cerca di vivere del proprio talento e non vuole dire necessariamente fare cose che il mercato richiede quale merce da triturare e gettare via, fare l’artista di professione. Anche gli artisti indipendenti hanno comunque un loro canale, di nicchia, ma pur sempre un loro “mercato”. Voglio dire, Carmelo Bene, tanto per non dimenticare i dieci anni dalla scomparsa, riempiva i teatri e aveva un seguito da rock star pur facendo quello che voleva e non strizzava di certo l’occhio ai gusti del pubblico, senza sottostare alle leggi di mercato, probabilmente il contrario…esistono tanti casi, specialmente nel cinema di autori che fanno quello che “vogliono”, vale dire opere di alto livello e hanno un grande mercato. Il problema è che per mettere in piedi dei “prodotti” che rischiano d’essere delle opere d’arte, si muovono una serie di maestranze e s’attiva una filiera a cui non posso dire: a seconda della tua purezza d’intenti ti tutelo altrimenti no.
      La distinzione che fai sulla mercificazione dell’arte, paradossalmente ricorda lo stesso discorso che usano fare le attrici porno, non ultimo quello fatto da una ragazzina alla trasmissione Robinson qualche sera fa, secondo cui fare l’attrice porno non equivale a prostituzione almeno non meno di chi usa le mani per lavoro o chi scrive i libri insomma chi offre qualsiasi prestazione e che riceve un pagamento in cambio, ma tutti sappiamo che è un discorso che tenta di convincere prima di tutto se stesso, di giustificarsi, autoassolversi.
      Anche la precisazione tra scopo di lucro e senza scopo di lucro è ambigua, perché comunque tu che fruisci di un film libro disco solo a titolo personale senza rivendere, stai in ogni caso risparmiando e quindi guadagnando quanto avresti dovuto spendere per usare il “prodotto”.
      Alla fin fine campeggiano le major e il loro dominio mondiale e chi con loro può competere e “pattare”, vera larva “retrovirale”.

      Grazie per il tuo commento, come sempre pregnante e pungente e schietto!

      Buona Pasqua, Malos a te e a tutti!

  • “sono curioso di vedere cosa combinerà witt (che sembra il più riflessivo del lotto, eppoi riguarda videodrome ogni tanto, come il sottoscritto).”

    Witt ha rinunciato, e ha terminato da molto la sua battaglia personale contro i mulini a vento…e francamente non ha più neppure la voglia di parlare ancora dell’argomento… ;-)

    ps:un saluto particolare a Maurizio

  • you wrote:
    “La distinzione che fai sulla mercificazione dell’arte, paradossalmente ricorda lo stesso discorso che usano fare le attrici porno, non ultimo quello fatto da una ragazzina alla trasmissione Robinson qualche sera fa, secondo cui fare l’attrice porno non equivale a prostituzione almeno non meno di chi usa le mani per lavoro o chi scrive i libri insomma chi offre qualsiasi prestazione e che riceve un pagamento in cambio, ma tutti sappiamo che è un discorso che tenta di convincere prima di tutto se stesso, di giustificarsi, autoassolversi.”

    però, Maurizio, argomentare una tesi con la frase “tutti sappiamo che” equivale a non argomentarla affatto.
    e constatare che una giovane attrice porno, a tuo giudizio, ha un’opinione uguale alla mia, non rende per questo il mio pensiero meno valido. vieppiù non ho bisogno di convincermi: è da parecchi decenni che mi *ho con-vinto* e pur sapendo bene di essere perdente, finché il mio elettroencefalogramma non sarà piatto, non smetterò certo di lottare contro i mulini a vento. sappi che il mio soprannome è maloser.
    : )))
    in ogni caso, per quanto non condivida il suo modo di interpretare il mondo, concedimi la libertà di avere più rispetto per una pornodiva che per una megan fox qualunque.
    : )
    e tieni conto che mi piace pensare all’arte come all’aria: ossigeno vitale per i nostri cervelli. bisogno primario fondamentale, tanto quanto l’accesso all’acqua o il diritto alla salute.

    you wrote:
    “Anche la precisazione tra scopo di lucro e senza scopo di lucro è ambigua, perché comunque tu che fruisci di un film libro disco solo a titolo personale senza rivendere, stai in ogni caso risparmiando e quindi guadagnando quanto avresti dovuto spendere per usare il “prodotto”.

    questo ragionamento è errato perché presume che io comunque “comprerei” l’ipotetico prodotto, assunzione priva di fondamento come puoi facilmente verificare provando a *regalare* oppure a *vendere* qualsiasi cosa all’angolo di una strada o tra le maglie della rete: nel primo caso la “qualsiasi cosa” andrà *a ruba*, nell’altro ciccia.
    inoltre, il ragionamento che proponi, dovrebbe estendersi verso “qualsiasi cosa” che io decida di *condividere* liberamente con altri (un libro, un cd, un kleenex, un trapano, un ombrello), in quanto chi ne fruisce sta “risparmiando”, poiché non compra il prodotto, e quindi guadagnando. il che non fa una piega, nel sistema di riferimento PILlogico del mercato globale, difatti chi condivide il tagliaerba col vicino di casa è un pericoloso terrorista…
    :))

    sai cosa? questa discussione mi ha fatto tornare in mente un articolo su nick drake letto su rumore qualche giorno fa. l’autore dell’articolo si domanda come sia stato possibile che nessuno si sia accorto di drake (la gente gli girò la schiena durante il suo unico concerto, non comprò i suoi dischi, non si accorse della sua morte). e partendo da questa premessa si domanda: c’è in giro, adesso, qualche nick drake? mi sto perdendo qualcuno? onde per cui poi racconta la sua incessante ricerca (principalmente in rete) in cui ascolta migliaia di brani musicali di gruppi in larga parte sconosciuti, trovando, qua e là, forme d’arte che lo soddisfano quanto e forse più dei radiohead di turno.
    mi dirai: e che c’entra? è che mi è “scattato il neurone” e collegando il tutto con quanto stiamo dicendo qui, mi è venuto da allucinare che milioni di artisti non professionisti potrebbero anche vincere, in un prossimo futuro (già accade, ora, in casi non più tanto sporadici), la loro battaglia di comunicazione contro una manciata di artisti sponsorizzati dal mercato delle major. quella grande livella multimediale che è il uèb, infatti, ha portato ad una parcellizzazione della realtà che consente non solo una circolazione retrovirale di “qualsiasi cosa”, ma anche che la pulce spaventi l’elefante.
    milioni di non professionisti *gratuiti* versus migliaia di professionisti *a pagamento*…. mmmm, non è mica scontato quale sia l’opzione che prevarrà in futuro.
    vado a letto contento.
    : )))
    bacioni e grazie degli ottimi spunti di riflessione.

  • Eh Maloser :))…ho detto che la tua argomentazione “ricordava” quella a cui solitamente ricorrono le attrici porno per prendere le distanze dall’accusa di prostituzione e il mio in-argomentato “sappiamo tutti che” era semplicemente la constatazione che ognuno di noi vuole discostarsi dalla prostituzione, sollevare un muro, quando in fondo la nostra vita è una prostituzione inarrestabile.
    Anche l’arte di cui giustamente hai bisogno al pari dell’aria a cui accedi perché divulgata da artisti non “professionisti,” si prostituisce per un mi piace o una condivisione, per una moneta diversa ma che in qualche modo ap-paga.
    Quindi a questo punto sto con le prostitute che non hanno vergogna a dire che sudano con la vulva il loro vivere e che ci mettono la “faccia” e qualche volta rasentano l’opera d’arte.
    Nel commento precedente mi sono dimenticato di contestare il tuo: “il secondo modo di operare è solo apparentemente diverso da quello di major, negozi o videonoleggi: in realtà la filosofia di base è la stessa (io ti do qualcosa e in cambio ne traggo un guadagno, *money*). Dimentichi il nostro metterci la “faccia”, cioè il corpo, l’investitura e l’investimento, i debiti, le difficoltà e l’insonnia con in più, in molti casi, la passione; gli altri ci mettono un sito, dei link e una moltitudine di gente che si nasconde, spesso, dietro l’assunto: l’arte dev’essere accessibile a tutti niente bavagli in rete!.
    Il ragionamento che fai lo condivido in quanto concettualmente offre una visione “alta” di come dovrebbe essere la divulgazione culturale ma è utopica e comunque non dev’essere “forzata”. Se tu scarichi un cortometraggio da me realizzato e condiviso in rete free per tutti è un conto, ma se io chiedo 2 euro per lo stesso cortometraggio, perché ho dei costi di realizzazione, perché devo mangiare o che so io, non puoi calpestare questo mio diritto rivendicando che tutto dev’essere condiviso e condivisibile gratis. La condivisione è meravigliosa ma richiede che entrambi siano d’accordo.
    Fantastica la tua allucinazione: “mi è venuto da allucinare che milioni di artisti non professionisti potrebbero anche vincere, in un prossimo futuro (già accade, ora, in casi non più tanto sporadici), la loro battaglia di comunicazione contro una manciata di artisti sponsorizzati dal mercato delle major. quella grande livella multimediale che è il uèb, infatti, ha portato ad una parcellizzazione della realtà che consente non solo una circolazione retrovirale di “qualsiasi cosa”, ma anche che la pulce spaventi l’elefante. milioni di non professionisti *gratuiti* versus migliaia di professionisti *a pagamento*….
    Non vorrei però che questa livella rivoluzionaria che attua il uèb sia per molti di questi artisti non “professionisti” un canale usato per farsi conoscere, per fare il “salto” e poi recriminare in un secondo tempo sulla mancanza assoluta di tutela del proprio “diritto d’autore!” :)))
    Buona domenica caro Maloser! :)

  • Le disquisizioni sul download illegale, sul “libero scambio”, sulla “libertà (di rubare i film) della rete”, ormai lasciano il tempo che trovano e fanno ridere anche i sassi. Ci vogliono solamente le bastonate (intese come sanzioni e sequestro dei beni ai titolari dei siti illegali). Tutto il resto sono balle. Viva l’FBI, forza FBI!

  • ci tengo a precisare che il racconto prende spunto da una lotta verso la pirateria,(la maggior parte dei film piratati sono cose per celebrolesi,se gli scariconi,si guardassero Bergman farebbero bene,ma scaricano iron man)che si tramuterà ben presto in uno scontro con un sistema,che ci vuole tutti fruitori di orride tv via cavo,di svaghi per dementi e ambisce all’annientamento del pensiero…credo sia una realtà non molto lontana…

  • piuttosto che fare il tifo per questo o per quello (il cervello umano è più incline a credere fideisticamente al bianco o al nero che a ragionare per scale di grigi), trovo interessante riflettere e cercare di capire come e dove finiscano per saldarsi gli interessi delle major e quelli dei comuni utenti della rete (siano essi artisti semi-professionisti che chiedono 2 euro, semplici fruitori o estemporanee essenze immateriali *intercomunikkanti*).
    è chiaro che la partita si gioca tutta lì: se le major riusciranno a fare in modo che l’opinione pubblica percepisca il file-sharing come un pericoloso nemico, avranno vinto.
    già l’essere riusciti ad etichettare il tutto come “pirateria”, come “crociata” dei giusti contro l’illegalità segna un punto a favore delle major e del sistema mercato (lo stesso giochino è stato messo in atto con profitto utilizzando il termine “generici” invece che “equivalenti” per indicare i farmaci con brevetto scaduto).
    già l’aver fatto assurgere dotcom schmitz a simbolo del “libero scambio” è un’altra efficacissima trovata (essendo l’uomo un marpione ributtante, sia fisicamente che moralmente).
    già cercare di impedire a priori qualsiasi tentativo di riflessione che muova in senso contrario sbottando “ah, la vecchia storia o favola o utopia della libertà di qualcosa” sfrutta una tecnica dialettica banale, ma efficacissima specie se l’interlocutore è anestetizzato da decenni di salotti brunovespiani.
    : ))
    vediamo. con ordine.
    torniamo indietro, alla preistoria, al tempo, dei vinili e delle videoteche: io c’ero (sono piuttosto vecchio). cosa facevamo noi ragazzi al tempo? ci scambiavamo la musica e i film: uno della compagnia, a turno, comprava l’amato scricchiolante vinile (e poi si condividevano le copie su cassetta); compravamo o noleggiavamo video, guardandoli spesso insieme a casa di pinco o di pallino (orrore, uno solo pagava e a volte si vedeva il film anche in 10! terroristiii), vieppiù, talvolta, quando il film meritava (c’era l’amstrad double-deck), lo si duplicava per rivederlo all’occasione. al colmo del terrorismo sovversivo, facevamo pure book-crossing, passandoci di mano in mano libri meritevoli (la mia copia di uomini e topi, attualmente dispersa, ebbe almeno 20 lettori diversi).
    ecco.
    questo amarcòrd, secondo me, è utile per comprendere che criminalizzare il file-sharing ha davvero poco senso logico. delle mie copie di uomini e topi, di brazil, di new day rising, faccio ciò che voglio, compreso metterle gratuitamente a disposizione di amici o di altri individui che siano interessati a leggere/ascoltare/vedere e nessuna legge può permettersi di limitare in tal senso la libertà di un singolo individuo.
    l’impero creato da dotcom schmitz, invece, era tutt’altra cosa: il suo meccanismo di interazione con i *clienti* ricorda in larga parte quello delle major, ergo, altro non è che una major “abusiva” (senza copertura politica, peraltro, ergo destinata a finire bastonata dall’FBI a differenza, chessò, del traffico internazionale di armi).
    la situazione attuale, nella rete, è molto più articolata: diversi studi di psicosociobiologia dimostrano che su quasi tutte le piattaforme (feisbùc, forums, siti a contenuto artistico etc) gli utenti tendono comunque a seguire dinamiche simili, finendo per raccogliersi in gruppi di interesse di 100-150 unità, ovvero riproducendo numericamente le stesse cerchie amicali/relazionali che siamo in grado di gestire nella vita reale. all’interno di questi gruppi moltiplicati alla enne lo scambio di materiale coperto da copyright non lo fermerà mai nessuno e le major lo sanno benissimo…
    il problema è che mentre prima internet non c’era, ora le potenzialità di scambio e interazione tra i singoli individui sono incommensurabili: ciò fa moooolta paura a chi gestisce la baracca, soprattutto dal punto di vista economico, poiché il cliente confinato e disciplinato viene sempre più soppiantato da un libero fruitore scattante-scaricone.
    quindi, magari mi sbaglio, ma la mia impressione è che si stia giocando una partita molto più grande di quei 2 euro di cui parlavi prima, Maurizio, una partita tra i pastori del sistema e le pecore che ballando ballando stanno diventando *pecoreiche* sfuggendo allo steccato del commercio e del neuromarketing predicato negli ultimi decenni per indirizzarne abilmente i bisogni (un gruppo punk degli anni settanta cantava “the people get what the people want, but the people want what the people get”).
    quindi torniamo al punto: come fare a convincere le pecore a fare gli interessi del pastore?
    qual è il terreno fertile su cui sperano di fare presa le major e i loro media per portare i comuni mortali come noi a sposare la tesi dei loro guadagni multimiliardari e a darci la zappa sui piedi?
    facendo *somatizzare* alla pecora l’idea che essa stessa potrebbe subire un danno economico ad opera di temibili concittadini che condividono sue opere in rete. non importa se tale danno è puramente immaginifico, se quasi sempre non si realizzerà mai e se, nella remota eventualità, sarà di entità talmente risibile da risultare infinitamente inferiore a quanto l’utente ics spende, chessò, in sigarette (en passant, la spesa media annuale in sigarette di un discreto fumatore è di circa 1200-1500 euro…).
    il fatto è che l’operazione terrore potrebbe anche riuscire, perché colpisce nel vivo i nostri sogni: guardandoci intorno scopriamo subito che siamo tutti creativi, siamo tutti artisti e siamo tutti convinti di essere molto bravi, ergo di avere luminose prospettive di guadagno nel futuro più o meno prossimo (tu stesso hai citato nel tuo precedente post l’idea di “fare il salto e poi recriminare in un secondo tempo sulla mancanza assoluta di tutela del proprio diritto d’autore!”)
    insomma, il mercato “indipendente”, “alternativo”, “minore” (chiamalo come vuoi) non solo subisce danni molto marginali dal file-sharing, ma l’eventuale difficoltà delle major nel tenere a bada il sistema, con conseguente forte ridimensionamento delle major stesse, determinerebbe (sia in termini di risorse che di spazi che di pubblico) una ridistribuzione verso il basso, con benefici enormi per i più “piccoli”, di gran lunga maggiori rispetto ai marginalissimi danni.
    eniuei, stimolantissimo questo confronto, con ricco corollario di idea-sharing…
    : ))
    bacioni
    : )
    malos
    (circa i bisogni e i compensi degli autori: vedi che il problema non sussiste, Maurizio? tu stesso suggerisci che sia possibile appagarli gratuitamente!)
    : )))

      • Vedo che hai passato una pasquetta riflessiva.:)))
        Per “posizionarci” io persona e poi videotecaro e i videotecari in genere, odiamo le major, che sono state la nostra dannazione nel tempo e tutt’ora lo sono. Abbiamo persino scritto all’Antitrust per fare ravvisare il comportamento scorretto delle major tenuto nei nostri riguardi a favore di Blockbuster. Pensa che lo stesso film che noi paghiamo 60 euro Blockbuster lo paga 10\12 euro in virtù del fatto che BB acquistava grandi quantità di pezzi di ogni titolo e il paradosso che ad aiutare BB a rispettare i numeri da comprare erano le videoteche che non riuscendo ad acquistare i titoli in day one perché troppo costosi in un mercato che andava scemando, ritiravano i titoli presso i negozi BB dopo due o tre settimane dall’uscita a 15\20 euro, creando così un sistema malato, dove la vittima permetteva al suo carnefice di stare in vita. Ora abbiamo visto la fine che ha fatto Blockbuster. L’Antitrust rispose che non esisteva nessuna concorrenza sleale da parte delle major ma solo accordi finanziari in un libero mercato, dimenticando che io posso acquistare un film Universal o Buena vista solo da quelle ditte che detengono i diritti, quindi io non mi muovo in un mercato libero, non godo della stessa libertà di una major di poter andare a comprare lo stesso titolo da un’altra major che magari me lo fa pagare meno. Per non parlare dei titoli forti che passano a Panorama a soli dieci giorni dall’uscita o dell’annullamento della window tra noi e le pay tv, concedendo la contemporanea dell’uscita sia a sky che a Pigsconi. Siamo costretti a subire questo e altro dalle major da sempre e ora più che mai che ci vendono un prodotto che non ha più alcun valore commerciale, grazie al tuo amato file-sharing, sempre allo stesso prezzo, hanno ridimensionato qualcosa ma sono sempre altissimi e per molte videoteche ormai inarrivabili.
        Questo era per mettere in chiaro che siamo, tu da una parte e noi nel mezzo, ma piegati dallo stesso vento.
        Per tornare alla preistoria assieme a te, io forse sono anche più vecchio, facevo di più con il mio carrarmato Video 2000, sistema sconfitto dal vhs, registravo tutti i film che passavano in tv, degni, e stavo lì attento ai passaggi pubblicitari per mettere in pausa il vcr e farlo ripartire dopo la pausa pubblicitaria…non esistevano ancora le videoteche, ricordo d’aver fatto i primi noleggi per posta dalla Domovideo passando a più persone i film prima di rispedirli. I double deck Amstrad li vendevo e per renderli allettanti prefiguravo al cliente la possibilità di duplicare film e cassette private. Quindi come vedi non ero meno “terrorista” di te! :)))
        Caro Malos sai meglio di me che il tizio del gruppo che noleggiava per altri cinque, creava punti in percentuale mentre la rete ha azzerato ogni possibilità di statistica; la massa, e intendo tutti i ceti sociali, si è riversata a riversare fregandosene altamente fino a morirne come ne La Grande Abbuffata. Forse il futuro di questo tipo d’arte è destinato a scomparire e, cosa che potrebbe anche piacere, si ritornerà ai film in super 8fatto con gli amici, a Ecce Bombo a El Mariachi, e non sarebbe male se poi non si deve comunque cercare di riconquistare i canali dove poter far “sfilare” il nostro lavoro.
        Il messaggio che passa non è quello che dici: etichettato tutto come pirateria crociata contro l’illegalità, ma è per buona parte colmo di pregiudizi e principalmente dalla tua parte; non è sbottando “ah, la vecchia storia o favola o utopia della libertà di qualcosa” ma questo è il passaparola in rete come la minaccia più grande. Una volta ho scritto una lettera a Giulia Innocenzi denunciando che il mio presidente del consiglio, Berlusconi, anziché tutelarmi mi faceva concorrenza sleale e falsa, quando pubblicizzava una videoteca che spariva all’interno di un DDT, lei come ha sentito peste e corna sull’immondo mi ha risposto pronta ad ospitare due under 35 nella trasmissione Anno zero per dar voce alla nostra denuncia…ma quando hanno capito che forse si doveva parlar bene dell’ Ag Com, che forse si andava contro l’immensità del popolo della rete, non ci hanno più cagato, come se il nostro fallimento sia diverso dagli imprenditori del nord o le nostre esigenze di far fronte ai mutui mandare avanti la famiglia sia diversa da qualsiasi altra realtà. È ho miei dubbi sul servizio pubblico di Servizio Pubblico.
        Nessuno di noi ha mai parlato male del libero scambio né perché inarrestabile ma perché necessario nelle buone cose del vivere, il dramma avviene quando rendi sistematica e totale l’uso di opere e che questo uso danneggi altre persone. Tu credi ancora che noi ci si sta a lamentare e ad andare tutti in malora perché tu lasci uomini e topi o lo splendido brazil? Il problema è diventato capillare ed è vero che nessuno ti può proibire di lasciare la tua copia agli amici ma devi avere una copia originale e se non c’è ancora sul mercato devi aspettare i suoi passaggi di cinema dvd rental dvd sell, invece tu passi al tuo amico una copia all’origine piratata, questa la differenza fondamentale con il tuo, nostro amarcord.
        A mio avviso fai troppo “furbi” le major e non lo sono affatto. Si sono lasciati distruggere il mercato della musica e hanno fatto lo stesso con il mercato video. Sarebbero potuti intervenire in tanti modi per frenare, ma hanno sempre preferito non fare niente e succhiare il sangue fino alla fine ai suoi polli, cioè noi. Quindi tutto questo complotto non ce lo vedo per niente, anzi è un tipico allarmismo iper libertario…mi ricorda Beppe Grillo che lancia anatemi contro il diritto d’autore e auspica libertà totale e poi s’incazza se gli vendi gli spettacoli su ebay…:))))
        http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2005/09_Settembre/15/il_punto.shtml

        Un caro saluto Malos!

    1. La pirateria on line non aiuterà i piccoli autori, a danno delle major. La pirateria on line crea danno a tutta l’economia di un paese: perdita di posti di lavoro, perdita di entrate per lo Stato, perdita di valore sociale legato alla Cultura.
      Immaginate questo: ogni volta che scaricate o guardate film sui siti pirata state alimentando l’economia delle mafie.
      Il Web va controllato, come le strade di una città. Se siete testimoni di un reato cosa fate? – Non lo denuciate?
      Se non lo denuciate siete omertosi e cattivi cittadini. Se parlate di libertà del Web, siete in cattiva fede.

    2. ordunque, compatibilmente al tempo disponile (che spesso è poco), proseguo in notturna nella speranza che riflettere sulle tonalità di grigio sia più utile che fare il tifo per sandokan o per james brooke.
      l’affermazione tout court che la *pirateria* rappresenti un danno per “tutta l’economia di un paese” è estremamente semplicistica per svariati motivi e fa parte del meccanismo di disinformazione proprio di una lettura superficiale degli eventi *grancassata* dai media (major) con la complicità di chi non si ferma un attimo a pensare.
      in primis dubitate di chi afferma di sapere con certezza ciò che è bene e ciò che è male per “tutta l’economia di un paese”: ascoltate con attenzione o leggete i pareri dei più valenti esperti economisti-economistici su un qualsiasi argomento e vi accorgerete che è difficile trovarne due che la pensino allo stesso modo. il che non è sorprendente vista la complessità del sistema mercato e il numero delle variabili in oggetto.
      poi non dimentichiamo che chi scarica gratuitamente non è vero che “non spende” in senso *assoluto*. non spende per i diritti d’autore, ergo ciò che “risparmia” gli rimane in tasca e verrà speso per acquistare altro (servizi, connessioni iperveloci, videofonini, pane e salame etc). ergo in economia, come nei vasi comunicanti, ciò che si perde da un lato si acquista dall’altro e sarà altamente improbabile che *tutta l’economia di un paese* sia danneggiata e perda punti pil per il file-sharing…
      poi, visto che il volume di scambi del mercato non è astrattamente infinito, ma dipende dalla domanda, oltre che dall’offerta, è chiaro che quando un sistema è saturo (ad esempio, i posti a sedere ad un tavolata da 20 sono tutti occupati) nessun altro potrà sedersi a mangiare. la fine di blockbuster, che Maurizio ha citato, è una prova a favore delle mie riflessioni nei precedenti interventi. difatti, se la numerosa famiglia di franco blocbàste, che occupava 15 dei 20 posti a sedere è costretta ad alzarsi da tavola, rimarranno dei posti liberi per i singoli videotecari. il che implica non solo che una parte di quei 15 posti di lavoro persi, in realtà tornano sul mercato (cosa che difficilmente sarebbe accaduta senza il file-sharing), ma anche che i videotecari “minori” superstiti non dovranno subire più le angherie e la concorrenza dell’invadente famiglia blocbàste.
      infine, mi spiace dirlo, ma nel 2012 il videotecaro è ormai una figura storica da modernariato, come il calzolaio, l’ebanista o il liutaio. e questo perché il mondo, non certo a causa del file-sharing, è cambiato radicalmente assieme al nostro modo di accedere ai sistemi di comunicazione: internet impegna ogni giorno ore di vita dei potenziali clienti (su chat, forum, social network, email, youtube, youporn, streaming etc), le pay tv hanno un’offerta ampia e a “pacchetti”, i numerosi canali digitali in chiaro offrono maggiore scelta, le sale cinematografiche puntano sul 3D, i servizi video on demand, etc etc.
      quindi, mi sembra inutile invocare l’aiuto di sistemi di polizia che non potranno mai riportare indietro il tempo (per ragioni crono-logiche) né bloccare lo scambio di materiale tra singoli utenti del web: se è abbastanza facile e condivisibile colpire chi guadagna di *frodotcom*, ben altra improponibile e insormontabile complessità scaturisce dall’ipotesi di entrare in miliardi di case in tutto il mondo per colpire i singoli utenti che si scambiano files *per uso personale*… suvvia, neanche la droga è perseguibile per uso personale! (eh… questo sì che è un bello spunto per il racconto del fronte armato: un tossicodipendente viene fermato, ma poi rilasciato in quanto ha solo sette copie di “l’atalante” e quindi ciò rientra nella “modica quantità” : ))))
      insomma, nel mercato ormai globale e digitalizzato, anche il videotecaro (ahinoi, per quanto io gli volessi romanticamente bene), deve sottomettersi alle spietate leggi della domanda e dell’offerta.
      il clima terroristico di caccia alle streghe, poi, in cui si invita a denunciare l’uomo della porta accanto “perché chi scarica rovina anche te” mi sembra parimenti poco praticabile per due motivi: primo, non ho né doti paranormali né sono un hacker in grado di accedere al computer del mio vicino per sapere se scarica, secondo le liste di proscrizione generano sempre delatori e ricattatori (altri spunti godibilissimi per il racconto del fronte armato: tizio denuncia l’odiato caio, il vicino di casa che gli ha fregato la donna; sempronio minaccia asdrubale, dicendo che lo denuncerà se non gli dà subito 100 euroloni sonanti; gigio, rancoroso e vendicativo, sporge controdenunce a raffica a casaccio e taglia le gomme della macchina di luigi, a suo giudizio artefice della delazione…. ma che goduria!!!).
      quindi, torno a invitare chi vuole usare la testa a non accomunare sotto la parola “pirateria” comportamenti diversi da un punto di vista pratico e legale, ma anche etico. ancora oggi, come trent’anni fa, scambio film, libri, comix e musica con amici e fan incontrati in rete, ovvero faccio la stessa cosa che facevo trent’anni fa… e se non era un *grave reato* a quel tempo, come mai lo è diventa adesso? un reato è tale non certo in funzione di quanti lo compiono (pochi o tanti), ma certo diventa *grave* quando va a colpire in qualche modo gli interessi dei “grandi” e gli incassi delle major…
      : )
      anche attaccarsi al fatto che fare una copia è lecito se hai l’originale mentre altrimenti non lo è mi sembra una argomentazione debole, in quanto, se gira una copia, l’originale qualcuno lo ha per forza e allora dovresti porre un limite al numero di copie massimo (tipo il drogato di prima) o pretendere che l’utente ics che riceve il file dall’utente ippisilonne verifichi che l’uetente ics possieda in effetti la copia originale… eccome fa???
      la mia impressione è che – se esistono – sono altri i modi per combattere efficacemente la *pirateria* (più che il file-sharing).
      ad esempio, la warner potrebbe seguire l’esempio di dotcom e distribuire *gratuitamente* copie di bassa qualità mediante suoi siti ufficiali, incamerando comunque ingenti introiti mediante pubblicità e canoni “premium” (se ha funzionato con megaupload…) e spingere su un mercato di alta qualità a pagamento, ricco di gadget (dal pelo di fica di avril lavigne, al cappellino e maglia autografati di spielberg), curiosità e contenuti aggiuntivi etc, pensato per gli appassionati e per quel 10% della popolazione che possiede il 50% delle ricchezze globali…
      il file-sharing è uno strumento dalle grandi potenzialità (sia culturali che, più genericamente, informative), è patrimonio di tutti e come tale forse è lo “stato virtuale” più vicino a una “democrazia reale”. ergo, com’è logico, dà e darà soprattutto fastidio a chi ha bisogno di accentrare per gestire/implementare/tutelare colossali interessi economici (e ciò, guarda tu la casualità, sembra valere anche per altri aspetti della realtà economica contemporanea, tipo quando, multinazionali e poteri forti – strettamente connessi alla politica – “sponsorizzano” accentramenti di money in mega-opere e mega-appalti…)
      Maurizio wrote: “Forse il futuro di questo tipo d’arte è destinato a scomparire e, cosa che potrebbe anche piacere, si ritornerà ai film in super 8fatto con gli amici, a Ecce Bombo a El Mariachi, e non sarebbe male se poi non si deve comunque cercare di riconquistare i canali dove poter far “sfilare” il nostro lavoro”.
      pur essendo estremizzato (le major sopravvivranno sempre e comunque, seppure un po’ ridimensionate) il concetto è questo. se diminuiranno i moccia, i cinepanettoni-kolossal, o i lady gaga a vantaggio dei maurizi manzo, dei ciprì e maresco, o dei ramona falls non solo non mi strappo le vesti, ma il mondo potrebbe financo essere migliore. pensa anche ai cinema: è chiaro che se il 95% della programmazione delle sale è imposto dalle major, non c’è spazio per altro, ma se, come accaduto per blockbuster, i budget delle major si riducono, l’esito della competizione tra il film di case minori/indipendenti e il maistream potrebbe essere meno scontato.
      insomma, come avrai capito, in qualità di autore no-profit e copy-left, tutta questa storia del file sharing più che preoccuparmi mi diverte e mi stimola assai…
      : )))
      Maurizio wrote:“A mio avviso fai troppo “furbi” le major e non lo sono affatto. Si sono lasciati distruggere il mercato della musica e hanno fatto lo stesso con il mercato video. Sarebbero potuti intervenire in tanti modi per frenare”
      qui invece resto perplesso: la lettura che le major si siano “lasciate distruggere” non mi convince. piuttosto, le posizioni di predominanza, le leggi di mercato e gli appoggi politici che le avevano sempre favorite, si sono rivelate inutili contro miliardi di nemici “microscopici”. miliardi di fionde di piccoli davide che colpiscono golia rabbiosi e giganteggianti… che bella immagine
      : )))
      vieppiù non vedo i “tanti modi per frenare” che sarebbero rimasti intentati (qualche esempio?). a me sembra che sia prima che ora le abbiano tentate tutte: il blocco di winmx, di piratebay, di megaupload sono soltanto le punte di un iceberg fatto di continui oscuramenti di siti, cancellazioni di threads in forums, cancellazioni di contenuti sui diversi file-hosting, campagne di sensibilizzazione, alcune con famosi testimonial (foraggiati e pubblicanti con le major stesse), tonnellate di contenuti “fake” caricati sui file-sharing, etc…
      ok, prima di addormentarmi sulla tastiera vado a letto.
      bacioni
      : )
      malos
      ps: delle incoerenze di grillo e santoro, ammesso che esse ci siano e non saprei, risponderanno loro di fronte ai loro sostenitori e alle loro coscienze. io rispondo di me e non solo non ho mai preso un centesimo per una mia opera, ma in vent’anni non ho mai preso neanche un centesimo da un paziente… sarò fatto male, anzi, malos?
      : )

    3. Caspita, quanto scrivi malos.
      In uno stato di diritto i reati vanno perseguiti, sempre.
      Dietro alla pirateria on line ci sono grosse organizzazioni criminali, che non si occupano solo di hosting o file sharing ma anche di altre attività on line come la pedopornografia, il gioco d’azzardo illegale, falsificazioni di documenti, sfruttamento della prostituzione, vendita di organi, vendita di bambini dai paesi poveri e tante “belle cosette” che si possono fare solo quando si dispone di tanti capitali. La mafia non è solo per strada, la mafia oggi è anche in rete.
      Ciao

    4. Le incoerenze di Grillo e Santoro te le ho mostrate! :) e premetto che seguo Santoro da quasi sempre…ti fa onore non aver mai preso un centesimo da un tuo paziente, ma non avevo dubbi…:)) purtroppo io dai miei “pazienti” devo esigere…;)
      Prima che mi dimentichi, siccome ricordo che avevi gradito il racconto Il Mutamento ti comunico che è risultato finalista al premio Smasher e che verrà pubblicato nell’antologia del premio, chiaramente senza alcun agio…
      Sull’anacronismo della videoteca su cui tutti si im-battono, vi è un sostanziale equivoco…intanto recupero l’elenco mandato a Vieni via con me, per vedere se la videoteca era tra le cose andate con il secolo scorso, ma anche lì, Saviano e Fazio non hanno ritenuto le videoteche tra le cose che avevano fatto parte della nostra vita, tra quelle degne di nota: magari siamo qualche cosca mafiofilmica:

      ELENCO DELLE COSE BELLE CHE RICORDO DELLE VIDEOTECHE
      Quando non facevo in tempo ad andare al cinema e la videoteca mi offriva una seconda possibilità
      Quando il tempo era infinito e indefinito scrutando e assaporando le custodie esposte dei film
      Quando trovavo i film che nessun cinema aveva osato proiettare
      Quando i film erano proiettati da una luce che era un alone, e veniva trasferito poi su nastro con la delicatezza e il rispetto con cui si tocca la nitroglicerina
      Quando mi dicevano è arrivato un film che sicuramente ti piace
      Quando si discuteva sul finale dubbio di qualche film
      Quando la gente si ritrovava il sabato sera in videoteca e socializzava e si raccontava dei film come parte della loro vita
      Quando nessuno avrebbe mai pensato che i film diventassero usa e getta
      Quando i vampiri si sbriciolavano al sole e gli horror facevano paura e la videoteca era il loro regno
      Vado via per non vedere questo scempio
      Resto perché sogno che il mio lavoro mi faccia ancora sognare.
      Un videotecaro o dell’estinta memoria filmica
      23 novembre 2010

      Dicevo del comune pensare che la videoteca ormai ha fatto il suo tempo, un po’ come la diligenza rispetto al treno, Ombre rosse rispetto a Avatar…ma questo è quello che fa comodo dire alla propria coscienza: tutto sommato non tirate più, quindi posso sciacallare tranquillo. L’offerta è talmente ampia che non c’è storia.
      Il discorso che la videoteca è divenuta ormai preistorica è suffragato dallo scarico gratis, ogni cosa diventerebbe obsoleta e senza alcuna importanza davanti a una cosa del genere. Mi verrebbe da pensare che le migliaia di operai che ogni giorno vengono scaricati dalle fabbriche implose, per vari motivi, accade perché nel 2012 non hanno più posto in un mondo dove la tecnologia richiede sempre meno mano d’opera e l’efficienza di pochi o perché i furbi stanno trasferendo le aziende dove l’operaio costa due delle vecchie lire.
      Tu stesso, probabilmente servirai sempre meno, anche se il servizio da te fornito verrà riservato solo a pochi che se lo potranno permettere, mentre tu lo davi o cercavi di offrirlo a tutti.
      Sui social network e la loro funzione spugnosa sono con te!
      Nessuno poi ha detto, Malos, che tutta l’economia di un paese è danneggiata dal file-sharing, ma la parte che ruota attorno al cinema e filiera la danneggia eccome!, e non è poca.
      Sono poi d’accordo con te sul fatto che il mercato non offre una possibilità infinita di scambio, vedi anche il mercato auto e le offerte che fanno sui pagamenti, perché ormai abbiamo un mercato intasato, abbiamo un benessere che ci ottura le orecchie e cosa più grave le arterie, ma siamo comunque in recessione, e in questo paradosso è racchiuso il seme del male!
      Quello che noi chiediamo è un minimo di tutela. Non chiediamo assistenzialismo, ammortizzatori sociali, né sommozzatori , solo di attuare le leggi che ci sono. Se tu passi col rosso vieni multato perché la legge lo vieta, non capisco perché esistendo una legge che vieta di scaricare o vedere i film in streaming, tutti se ne debbano fregare a partire da chi dovrebbe intervenire per reprimere questa pratica e poi addirittura coloriamo tutto questo con: sì ma l’arte si deve condividere e dunque me la prendo!
      Le major potevano e possono fare molto, azzerare le window tra cinema e dvd, evitando così di creare interesse a vuoto…custodire meglio i film in digitale che escono dai loro laboratori di distribuzione è in quei passaggi che “fuggono”, abbassare i costi, come si parlava un tempo per i cd musicali…anche le videoteche se hanno un costo minore d’acquisto possono riversarlo ai clienti rendendo più conveniente il noleggio e quasi inutile lo scarico illegale…
      Ma è una guerra persa…per quello ho scritto il Fronte…e più ancora Il Mutamento…;)
      Ciao Malos, buona domenica!

    5. @Giovanni. you wrote: “Caspita, quanto scrivi malos.” – è che non sono un poeta, ma un prosatore : )))
      you wrote: “In uno stato di diritto i reati vanno perseguiti, sempre.” – in quale stato si colloca o risiede il web (o la finanza)?
      you wrote “Dietro alla pirateria on line ci sono grosse organizzazioni criminali (…) vendita di organi, vendita di bambini.” – mmm… mancano solo i *cannibali marziani* e abbiamo fatto il pieno : )))). e d’altro canto, Giovanni, perdonami il crudo realismo, ma dietro qualunque grossa attività commerciale in giro per il mondo si muovono capitali sporchi, mafie e riciclaggio: è il sottotraccia del sistema mercato della finanza globale.
      peraltro, io scrivo molto, ma tu mi leggi oltre a invocare le (leggi)? è così difficile cogliere la differenza tra la “pirateria” dei vari signor dotcom (più o meno mafiosi), che proprio come le major cercano unicamente di trarre profitto dal commercio (legale o illegale) di film, libri, musica etc, e le community o i gruppi di utenti che condividono o scambiano film, libri, musica etc mediante il file-sharing per passione o interessi comuni come abbiamo sempre fatto da una vita?
      inoltre, *proprio il proibizionismo*, ovvero la legislazione attuale che vieta lo scambio (spaccio) di files (droghe), della quale tu auspichi una ferrea e maggiore applicazione, è la causa del proliferare e del prosperare delle attività mafiose e delle criminalità. difatti, non solo le scienze mediche e l’etologia umana hanno ampiamente dimostrato l’inutilità della politica del divieto/guerra globale nel contrastare la diffusione delle droghe (files), ma organismi internazionali quali la Global Commission on Drug Policy hanno emanato raccomandazioni del tipo “i paesi del mondo dovrebbero valutare l’ipotesi di legalizzare le droghe (il file-sharing), anche per INDEBOLIRE la criminalità organizzata”. ma guarda tu!?! non ti viene il dubbio che dovremmo imparare dalla storia, invece di continuare a ripetere pedissequamente gli stessi errori? possibile che nel 2012 si immagini di risolvere il problema della pirateria, nonché di bloccare il file-sharing, con approcci legislativi preistorici e fallimentari che scimmiottano le leggi americane sugli alcolici degli **anni ’20?**!?
      a supporto di quanto sopra argomentato e di quanto scrivevo in post precedenti sul giusto modo di combattere la “pirateria” (non il file-sharing) leggiti anche questo recente articolo http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/01/news/boom_musica_legale_download_streaming_calo_pirateria-29146051/

      @Maurizio. you wrote “Le incoerenze di Grillo e Santoro te le ho mostrate!” – ma io non ho potuto ascoltare la loro versione o il loro pensiero in proposito! quindi recepisco e accetto ciò che mi hai riferito, epperò essendo io un noto asinano, coltivo dubbio e zone grigie e solo di rado emetto verdetti so(m)mari : ))))
      you wrote: “Il Mutamento ti comunico che è risultato finalista” evviva!!! in effetti il racconto molto mi piacque (e ciò mi riconcilia non poco con l’ottusità del lettore di mercato).
      you wrote: “Il discorso che la videoteca è divenuta ormai preistorica è suffragato dallo scarico gratis” – in realtà, come già detto nel post precedente, esistono ormai tante modalità di diffusione di videocontenuti e film legali (o a pagamento) alternative alla “videoteca” (youtube, streaming legale, pay tv con un’offerta ampia e a “pacchetti”, numerosi canali digitali in chiaro con maggiore scelta, sale cinematografiche che puntano sul 3D, i servizi video on demand, etc etc… tutte cose che prima non esistevano) e che inevitabilmente relegano (ahinoi) tale attività commerciale in una nicchia per appassionati. quindi, ribadisco, occhio che forse il vero nemico non è il file-sharing, ma sono la tecnologia (ecchessifà? mettiamo l’orologio indietro?) e le major che continuano a strangolarvi facendovi vedere solo le briciole.
      you wrote “ma la parte che ruota attorno al cinema e filiera la danneggia eccome!, e non è poca” – anche qui, come già detto il danno riguarda soprattutto major e sistemi d’interesse miliardari, mentre, anche grazie al danni subiti dalle major, risulta ininfluente per il cinema indipendente/minore, che anzi recupera spazi, sale e pubblicità.
      vado oltre, facciamo un esempio pratico, nella speranza di capirsi meglio. tempo fa ho scaricato da itunes, pagando il dovuto, l’album dei ramona falls “intuit” e trovandolo notevolissimo l’ho passato a tutti i miei amici reali, nonché agli “amici” virtuali appassionati di musica in vari forums. stesso discorso, più in generale, vale se scarico legalmente (pagando) un video da un qualsiasi sito porno specializzato e poi lo condivido e/o scambio all’interno di una community. vieppiù, se un materiale (più o meno artistico) circola all’interno di una community quasi sempre almeno un utente l’ha acquistato legalmente. il danno economico, peraltro viene sempre e sistematicamente sovrastimato, in quanto, in una community di 100 persone, solo 4 o 5 comprerebbero effettivamente il contenuto ics se non potessero condividerlo gratuitamente, e il danno subito dalla perdita dei 4-5 acquirenti è ampiamente ripagato dalla “pubblicità” ottenuta mediante una maggiore penetrazione nella rete, ovvero raggiungendo più singoli utenti che altrimenti non conoscerebbero né quel musicista, né quel sito porno specializzato, né quello scrittore, di modo che la ricaduta in acquisti presenti e futuri (album e libri successivi e precedenti, altri video) supera la perdita iniziale.
      you wrote “ma siamo comunque in recessione, e in questo paradosso è racchiuso il seme del male” – non so se sia astrattamente “la recessione” il seme del male o un sistema di economia di mercato globale quello sì, privo di qualsiasi regolamentazione (specie in ambito finanziario) che per reggersi abbisogna di un costante aumento dei consumi e del PIL. ormai la favola può continuare solo a patto di *creare* ciclicamente *nuovi spazi* di mercato demolendo a turno un paese (vedi argentina e grecia), per poi riempirli di nuovo (con l’argentina ha funzionato, se funzionerà anche con la grecia ci passeremo tutti il testimone, azzerandoci a turno, uno alla volta).
      you wrote: “Quello che noi chiediamo è un minimo di tutela”. – qui sono d’accordo: eliminiamo i vampiri dotcom e bastoniamo le major…
      you wrote: “non capisco perché esistendo una legge che vieta di scaricare o vedere i film in streaming, tutti se ne debbano fregare” – per i motivi che abbiamo analizzato nei precedenti post: che senso può avere una legge se poi è impraticabile il colpire i singoli cittadini (almeno per il file-sharing, visto che il signor dotcom l’hanno arrestato). una legge inattuabile non è una buona legge… pertanto potremmo domandarci con quale intento sia stata fatta e la risposta è la solita: per cercare di tutelare gli enormi interessi economici delle major, non certo dei singoli utenti, degli artisti o dell’economia del paese…
      you worte: “Le major potevano e possono fare molto” – d’accordissimo. solo che non lo fanno e non l’hanno mai fatto, in quanto non gli frega nulla di te, di me, del buon cinema, della letteratura o della buona musica. gli interessano i miliardi. ergo, se mai dovessero fare qualcosa di buono per l’umanità, sarà per il verificarsi una mera coincidenza… col loro tornaconto!!
      per cui hai ragione: tutte le *nostre* guerre sono perse in partenza, ma il maloser se ne frega (e anche tu, direi).
      quindi avanti, avanti guerrieri inca(zzati): conseguiremo mirabolanti vittorie al fianco di atahualpa!!!!
      atahualpa??! ehm…
      : )))

7 pensieri su “Copyleft o Copyright? MaMa vs MaMa

  1. bella fesseria , si condivideva con tizio e caio al massimo 4/5 persone che Pagavano 1a visione , adesso 1 file torrent uguale a 100.000 download e nessuno paga nulla …………..

  2. cara ursula, il problema del numero come elemento di maggiore o minore legalità è già stato affrontato nello scambio di idee in oggetto, che, peraltro, qui si ferma al nove aprile, mentre di là continua fino al sedici di aprile
    https://neobar.wordpress.com/2012/03/30/fronte-armato-per-le-immagini-2/
    quindi, se oltre a dire la tua, ti venisse voglia anche di leggere, troverai colà una possibile risposta.
    bacioni
    : )
    malos

    ps1: qualora a qualcuno venisse voglia di ascoltare i ramona falls – visto che qui sono stati citati più volte – non ha che da mandare una mail a malosmannaja@libero.it

    ps2: qualora qualcuno leggendo il post dovesse accorgersi di avere la mia copia di uomini e topi, è pregato di restituirmi il libro o di continuare a farlo girare

    ps3: malos mannaja è piccolo e minuscolo (essendonano), ergo andrebbe scritto mama
    : )))

  3. Caro Malos – ho aggiunto i commenti mancanti, scusami per la svista. MaMa e MaMa non li cambio – vi trovo in sintonia, e mi piace la simmetria, anche se dite cose diverse :) fenomenali i ramona falls (la mia mail ce l’hai :-) cosa dovrei fare con questo video, bellissimo, che ho trovato su youtube, in caso fosse, come credo, l’originale?

  4. Riporto un commento lasciato da poco nel post dedicato a Fronte armato per le Immagini 2:
    lavos
    maggio 6, 2012 alle 9:24 am (Modifica)

    Il discorso di far *somatizzare* alla pecora l’idea che essa stessa potrebbe subire un danno economico ad opera di temibili concittadini che condividono sue opere in rete, ha un punto debole: cosa accade se la “pecora” NON INTENDE GUADAGNARCI?
    Cosa accade se la pecora rilascia i suoi lavori in copyleft?

    Tu puoi dirmi che, se io scarico un film gratis, tu scaricherai i miei lavori senza pagarmi: io ti rispondo: accomodati, li ho messi online apposta. A questo punto che fai?

  5. credo si il caso di ricordare che ogni epoca ha avuto questa stessa evoluzione, sempre ovviamente relativamente ai mezzi del periodo in cui la soluzione si trova ad agire. Dagli affreschi parietali la pittura è diventata esportabile e commerciabile, nasce da lì il grande commercio delle tele. Anche la parola, manoscritta e miniata, diventa parola diffusa attraverso la conoscenza enciclopedica e poi con la stampa scopre la diffusione che ora è sostituita dal digitale. Trove che il diritto di proprietà è l’unica cosa che guasta il bene di ogni opera. La condivisione gratuita su larga scala mette fuori gioco una marea di interessi affatto sommersi e di reti in cui il giorco non è di speculazione intellettuale ma semplicemnete economica. Ma il bene, ripeto, non è il mezzo ma la sostanza. ferni

  6. credo sia il caso di ricordare che ogni epoca ha avuto questa stessa evoluzione, sempre ovviamente relativamente ai mezzi del periodo in cui la soluzione si trova ad agire. Dagli affreschi parietali la pittura è diventata esportabile e commerciabile, nasce da lì il grande commercio delle tele. Anche la parola, manoscritta e miniata, diventa parola diffusa attraverso la conoscenza enciclopedica e poi con la stampa scopre la diffusione che ora è sostituita dal digitale. Trovo che il diritto di proprietà sia l’unica cosa che guasta il bene di ogni opera. La condivisione gratuita su larga scala mette fuori gioco una marea di interessi affatto sommersi e di reti in cui il gioco sporco non è di speculazione intellettuale ma semplicemente economica e sytrettamente individualistica. Ma il bene, ripeto, non è il mezzo ma la sostanza. ferni

  7. Cara Ferni, dell’evoluzione dei sistemi o dell’anacronismo della videoteca si è già discusso, lo trovi nei commenti…il mezzo è, come suol dirsi, circondato e parrebbe senza scampo…ma non è esattamente così e quando sussiste qualche problema nei siti linkanti le videoteca si riempono nuovamente…diciamo che il piacere e la comodità del gratis, sta rendendo supersonico questo passaggio…ribadisco però, il gratis…probabilmente il mestiere che ognuno di voi regolarmente compie per vivere, diventerebbe obsoleto, avendo una possibilità corrispendente in internet di cui usufruire gratis…

    buona domenica a tutti

    mm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...