(Calling Orson) Augusto Benemeglio

*
Da Augusto Benemeglio, A spasso con Bobino (2005)

“Il mondo è di chi non sente. La condizione essenziale per un uomo pratico è la mancanza di sensibilità.”
Pessoa

XX

sto con la brezza marina sul viso
sugli occhi insonni
ruvida carezza di nulla
                                  una leccata di mano
e una bevuta nella tazza
(ma non è vero,
è solo ricordo)
                                     un giorno ti portai
a fare il bagno dai marinai
dove stanno morti e vivi
ti lasciai sullo scoglio all’ombra
e mi tuffai
onda su onda (tremavo)
mi schiaccerà
e non tornerò più a riva
quel pezzo di mare
mi sembrò di una lunghezza
sconfinata
ma tornai a riva
fra i ricci i gridi gli spruzzi gli specchi
e te che mi facevi le feste
                                                ero come risorto

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12 pensieri su “(Calling Orson) Augusto Benemeglio

  1. anteponendo il terzo verso al peso dell’assenza di soggetto (un mare/male indefinito, *onde* per cui ben più gravoso) evocato dal “mi schiaccerà” – “ruvida carezza di nulla / mi schiaccerà” – abbocca all’amo il pesce spettro della depressione. sotto il pelo dell’acqua, il vuoto della tazza bevuta, ovvero d’una vita passata di cui non resta che il ricordo (il brusco scarto temporale tra il presente dei primi cinque versi e il passato remoto che segue disarciona l’intimità emotiva del soggetto insonne al bar del porto). ne seguono la caduta all’indietro nel tempo e l’allegorico smarrimento (cosa non è vero? il presente o il passato? e qual è il ricordo e quale la riva a cui si torna?) che non può avere soluzione/dissoluzione se non nel verso finale in cui l’esorcismo della risata (il *riso*), volente o nolente, s’annida nel “risorto”.
    : )
    ergo, affetti morti o perduti e tempi andati, rivivono grazie alla potenza salvifica del ricordo che increspa (onda su onda) la rima labiale facendone concavità di sensi e sensibilità.
    degna di nota, poi, la percussione sensoriale tattile della prima parte (brezza, carezza, leccata, bevuta), che nel riecheggiare del ricordo vira coerentemente in uditiva, dove l’ottima onomatopea sciabordante del verso “fra i ricci i gridi gli spruzzi gli specchi” fa da volano alle feste.
    ficcante pure il senso di fredda lontananza che sottende il “mi tuffai” (“ombra”, “tremavo”) che parrebbe incarnare un intento suicidario ideato nel punto più profondo e sconfinato del “mare di vivere”. eppure (con particolare compiacimento di schopenhauer, direi, eh eh), il gesto estremo stesso pare fin da subito contaminato dalla forza subliminale della “volontà di vita” se è vero (com’è vero) che invece di abbandonarsi ai flutti, l’io poetico “t-remava onda su onda” fino a tornare suo malgrado a riva.
    insomma, poesia nuda e ricca di spunti. grazie del viaggio (e scusa i deliri).

  2. Andare a spasso con Bobino (chiamando Orson…) una poesia capace di trattenermi su ogni parola, emozionante e tenera, vivida, burrascosa e piena di quel brivido che dice la vita quando ci respira da vicinissimo. Me la terrò cara.
    Adorabile l’immagine scelta, l’insieme scalda il cuore come una bella favola vera.

    D.

  3. il mio si chiama gigi ed è un signor cane, oltre che uno spasso di cane
    (ve lo dovevo dire :))

    questa poesia è bella!, mi viene da chiosarla con il titolo di un libro di Grossman “Qualcuno con cui correre”

    qui “qualcuno” attende sulla riva il vivo morto nelle lenzuola di schiuma e lo vede, lo riconosce (è pur sempre uscito dalla concavità sepolcrare dell’onda, rimuovendone il coperchio di peso), dunque il morto è vivo… (lo vede infatti “qualcuno”…)

    un caro saluto

  4. “Un uomo e il suo cane” potrebbe essere il sottotilo di “A spasso con Bobino”: delizioso il cane dell’immagine e il testo che è piccola storia conclusa di tale rapporto. Un legame unico, esclusivo in cui l’inquietudine-insoddisfazione-disamore-amarezza del padrone è arginata dall’immediata-affettuosa-vitalità del cagnolino.

    Rosaria Di Donato

  5. è stupendo il tuo accostamento con ” qualcuno con cui correre ” Margherita. La poesia ( bellissima ) unita alla prima riga di Pessoa, mi fa pensare a Bodico come una ragione, una ragione per prodigarsi a tornare a riva, niente altro ( la sensibilità ) solo il senso pratico di tornare da lui. Lui che è il senso pratico per eccellenza, l’amore incondizionato senza domande, goduto momento per momento aspettandosi sempre un’altro momento.
    Stupenda, mi viene da dire: perfetta per stare qui.
    Un caro saluto.

  6. tutto qui trema di completezza: il calling Orson, questi versi di Augusto strepitosi di chiarezza nel lambire l’abisso, i vostri commenti palpitanti, questo aprirsi di casa (l’ amicizia di umani al pari? di quella dei cani, può salvare). felice di leggervi, di essere insieme a voi per sopravvivere,
    annamaria

  7. Rimango incantato dei vostri commenti, da quello dottissimo , per introspezione , di Malosmannaja all’ultimo ( per ora), giustamente “comunitario”, direi ecumenico, di Annamaria.
    Che dirvi, amici?
    Grazie dal profondo del cuore.
    E…naturalmente, caffè pagato!

    Un abbraccio

    Augusto

  8. Una raccolta molto bella, “A spasso con Bobino”, la tenerezza del ricordo, di stralci di vita legati indissolubilmente allo smarrimento di un piccolo compagno tremante “come un bambino in cerca d’affetto/ e di tutto”. Ma che allo stesso tempo diventa anche punto di riferimento per i nostri smarrimenti, l’uomo che sfida il mare sa che deve tornare a riva. Proporrò altre poesie di questa raccolta.
    Grazie ad Augusto e a tutti voi
    Abele

  9. La leggo oggi, quasi per caso. Oggi che da poco ho perso Susanna, improvvisamente. Lei rincorreva gli aerei correndo per tutto il giardino, e io la rimproveravo di non essere capace di acchiapparli. Ma lei mi scodinzolava lo stesso.
    E’ splendido questo ricordo che ci lasci di Bobino.
    “una leccata di mano
    e una bevuta nella tazza
    (ma non è vero,
    è solo ricordo)”

    Trovo molto delicata questa strofa, racchiusa in una poesia perfetta, che ci fa partecipi di quel giorno che sei andato a fare il bagno dai marinai.
    Serenella

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