Bruno Clocchiatti: I residenti

Vladimir Kush

Sono pochi, anche perché a vivere in un postaccio del genere ci vuole fegato. Per dire, l’acqua sgorga dai lavandini smaltati come una slavina fangosa. Acqua marrone dal sapore terrigno, però i bambini ci si sono abituati. Ad alcuni stanno spuntando degli arbusti sotto le ascelle, ma si tratta di episodi minori: l’amministratore condominiale ha detto che la cosa non ha la minima importanza. “La minima. I problemi nella vita sono ben altri”. Ai bambini dell’interno 5 sono spuntati degli ananas sotto la pianta dei piedi. La madre, che aveva ravvisato in loro una certa difficoltà nel camminare, ha scoperto i frutti tropicali sfilando i calzini del più piccolo. Lui, sentendosi in qualche modo in colpa, si è messo a piangere.

A chi sarà venuta l’idea di costruire un condominio in una radura della foresta? La signorina Piotti raccoglie la biancheria stesa sul tetto. Ruba le lenzuola dalle grinfie di lumache e aracnidi screziati. Sbatte gli insetti giù dal palazzo, facendoli schiantare sui cofani delle auto parcheggiate di sotto.
C’è un parcheggio e ci sono delle auto, questo è inevitabile. Il problema è la totale assenza di strade. Un sentiero sterrato, per lo più pedonale, collega il condominio ad un orrido spettrale; un malfermo ponte di corda conduce all’altra sponda della foresta; l’altra sponda della foresta è così intricata che il sentiero si arresta in prossimità di una fonte. Poi c’è solo il mistero.
Ai bambini è severamente vietato di attraversare il ponte.

L’amministratore scende in cantina. Le liane ed il muschio hanno invaso anche le fondamenta: lui lo constata senza prendere alcun provvedimento, come al solito. Risale con una bottiglia di vino verde che sa di clorofilla: lo sputa nel lavandino e si rade la barba. Dei ciuffi d’erba cipollina gli spuntano dalle guance, ma lui li recide con le cesoie arrugginite e lascia che il cesso se li ingoi. E’ così stanco di mangiare vegetali che certe volte cattura i lombrichi, li scalda sul termosifone e, spalmatili di burro, se li pappa. Il canarino smagrito lo invidia, per lui solo verdura e becchime.

Alla riunione di condominio, la signorina Piotti comunica che il ponte di corda, sospeso ad un’altitudine approssimativa di tremila metri, ha ceduto ed è crollato nell’orrido. I Papetti si infuriano con l’amministratore, i Monticelli sferrano calci contro le pareti e le famiglie del primo piano, saccheggiate ogni notte dai macachi, si limitano a maledirsi a vicenda per la scriteriata ubicazione degli alloggi. Quando l’amministratore prende la parola, come sempre solenne, è già tutta una sinfonia di pernacchie e improperi. Poi parla indisturbato: la sala si è svuotata, la gente si è riversata nel bosco.

(Tredici anni dopo) Questo è ciò che il Corpo Forestale ha rinvenuto: molte bottiglie di vino svuotate; fossili d’ananas; una Simca color verde smeraldo (opacizzata); una Ford Capri abitata dalle vespe muratore; bombolette di lacca spray coperte dall’edera; l’amministratore condominale avvinto alla signorina Piotti (entrambi in ottimo stato di conservazione); un tavolo imbandito con biscotti, stoviglie di porcellana, vasi di conserva e mappe del circondario; la carta d’identità di un bambino molto brutto, vittima d’acne aggressiva; la malinconia di un inquilino; i pensieri segreti dei Monticelli; la testardaggine dell’architetto, che viveva al ventesimo piano con la moglie sordomuta;

la tristezza dei ragazzini del primo piano (impressa nelle pupille fotografiche dei macachi deceduti);
la solitudine della moglie dell’architetto, che ha fatto venir giù il ponte affinché lui non la potesse più lasciar sola; i residui delle urla, infine, del bambino coi piedi d’ananas. I residui delle urla, molto leggeri e poco ingombranti, li hanno gettati nel cassone del camion.
Così hanno bonificato l’area.

5 pensieri su “Bruno Clocchiatti: I residenti

  1. Mi è piaciuto molto questo racconto surreale e visionario. Vi vedo ritratti i mali della solitudine di chi non si apre al mondo e non vuole conoscere, accettare e interagire con tutto ciò egli considera diverso da sé … Impaurito dall’ “orrido spettrale” appunto.

    Complimenti Bruno e bentornato! :-)

    Fernando

  2. Ah ecco dove era finito Clocchiatti, in Neobar! Estroso ed allegorico, mi agevola il compito, data l’immagine scelta, di dargli una definizione: il Kush della narrativa. A parte la scorrevolezza, la forma curatissima ed indovinata del periodo breve, c’è da apprezzarne l’inventiva dell’immagine, l’estro dell’aggettivazione e delle similitudini. Surreal-amaro questo suo ultimo, risulta ancor più ficcante proprio per questo. Un autore che sempre mi piace, sì.

  3. sai che eco mostruosa, però, le urla nel cassone (…one, …one) del camion?
    : )
    un bozzetto intrigante, godibilmente surreale e ironico. e c’è pure la morale (“una simca è per sempre”).
    : ))))
    segnalo come nota di perplessità (sennò il commento è inutile) l’approccio a tratti elencativo (la sezione spesa in tal senso è forse eccessiva nell’economia del racconto)

  4. Grazie a tutti, gentilissimi. La vostra presenza consente alla mia scrittura di esistere.
    Un inchino agli imprescindibili Doris e Abele.
    Giusta la segnalazione di malos; a mia discolpa, sottolineo che il racconto fa parte di una raccolta piuttosto estesa.
    Non potendo contestualizzarlo, alcuni tratti suonano effettivamente “strani” ed elencativi. Ma il resto è anche peggio : )

    Bruno Clocchiatti

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