Augusto Benemeglio: Pasolini l’implacabile


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PASOLINI L’IMPLACABILE
DI AUGUSTO BENEMEGLIO

1. La voce malata
Pasolini ha una voce malata , la voce fievole di chi veglia da tempo, la voce di chi protrae un lavoro al di là della sopportazione. A vederlo come lo vedo io non è il Pasolini cupo, corrosivo, violento, denunciatore , polemista ; anzi appare mite, umile. E in lui mitezza e umiltà sembrano quasi il presagio di una sconfitta. M’avevano detto che era definito-indefinito, come il suo nodo di passione e di visceralità , la sua ideologia di profeta del seicento, tutto libidine e santità, servilismo e rifiuto radicale , il suo essere “barocco che ridiscende a dare irrealtà agli uomini, e la sola realtà è la solitudine”. Quel nodo di sofferenza voluta, implacabile, e di esasperazione inutile , di ribellione, di accettazione, di consolazione, di forza oscura e di illuminazione; quell’insieme di sentimenti opposti o diversi e compresenti ch’egli riconduce tutti alla matrice comune “dell’amor di vita” che forma la sua vitalità , ma che a noi si rivelano solo quando è provocato e soffre, e geme, e cerca ancora e sempre implacabilmente , un nuovo amore , un nuovo corpo d’amare ( “Solo l’amare, solo il conoscere/ conta, non l’aver amato/non l’aver conosciuto. Dà angoscia/ vivere di un consumato /amore. L’anima non cresce più”)

2. Il diavolo di Casarsa

Tutto cominciò a Casarsa della Delizia, nel Friuli, dov’era la casa natìa della madre , la mitissima insegnante elementare Susanna Colussi, e dove la famiglia Pasolini , originaria del ravennate , si rifugia durante la guerra. Pier Paolo ha diciassette anni , ma fin dalla più tenera età aveva dimostrato di avere un talento non comune per le lettere – scrive le sue prime poesie a sette anni – e subito s’immerge in quel paesaggio friulano , in quel vivere umile e cristiano dei contadini, coi loro vespri e le loro campane. Il Friuli diventa per lui un mondo edenico , la sua patria elettiva , un’isola linguistica e morale già pronta per la poesia , lanciata verso l’avvenire, tant’è che partecipa vivamente alle manifestazioni culturali e sociali, alle lotte dei braccianti friulani contro i latifondisti , ai convegni, ecc., e fonda , insieme ad altri studenti universitari, “l’Accademiuta de lenga furlana”, un centro di studi filologici sulla lingua e la cultura friulane; pubblica un libro di poesie in dialetto friulano ( Poesie a Casarsa) in cui manifesta già uno stile sicuro , che non sfuggì all’attenzione di un critico sottile come Gianfranco Contini , che recensì il libro sul Corriere di Lugano. Questo periodo friulano , che si concluderà drammaticamente con un fuga a Roma (Un ragazzo confessa al Parroco di Casarsa di aver avuto rapporti sessuali con Pasolini , e la vita per lui diventa subito impossibile) , sarà basilare e incancellabile .

3. Il disperato di Roma

A Roma , a Ponte Mammolo , vicino al carcere di Rebibbia vive anni terribili, in un mondo degradato e atroce ( “ero un disoccupato disperato, di quelli che finiscono suicidi”) . Intanto il padre , tirannico e temuto tenente di fanteria , era tornato dalla prigionia, e ciò aumentava i suoi problemi: “Passionale, violento di carattere, – scrive di lui il figlio – era finito in Libia senza un soldo e così aveva cominciato la carriera militare , da cui sarebbe stato deformato e represso fino al conformismo più definitivo…Aveva puntato tutto su di me, sulla mia carriera letteraria, aveva intuito, pover’uomo, ma non aveva previsto, con le soddisfazioni , le umiliazioni. ” Col padre ci saranno sempre scontri, dissensi, incomprensioni. Mentre verso la madre , a cui dedicherà alcuni dei versi più sconvolgenti della letteratura italiana, il suo stato d’animo fu sempre quello di un “disperato amore”, qualcosa di implacabile e di tragico. “…Ho un’infinita fame /d’amore, dell’amore di corpi senz’anima/ Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu / sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù” .

4. Omosessuale “fallico”

Dirà Dario Bellezza, omosessuale come lui , che Pasolini è morto per colpa della madre. Perché non è concepibile che un uomo di 53 anni ( l’età in cui fu assassinato, ad Ostia , nel 1975), non abbia una casa dove far l’amore, e sia costretto a seguire “i ragazzi di vita” nei più sordidi luoghi . “C’è qualcosa che non funziona” – continua Bellezza -, “ha una psicologia regredita , è ancora mammista. Aveva ragione Arbasino quando lo accostava al Pascoli , che aveva il culto della mamma e delle sorelle. Ci sono omosessuali che crescono e fanno una vita autonoma , che magari si sposano, naturalmente con un uomo, anziché una donna, e poi ci sono quelli che continuano a vivere con la madre, perché sono sposati con la madre. Io vivo la mia quotidianità normalmente, essendo libero. Lui non era libero. Per sua scelta, era feroce e implacabile verso se stesso.” “Forse era questa non-libertà” – ribatte Camon “- che gli dava continuamente una carica di tensione, di all’erta, di aggressività, di violenza, di ricerca, di iniziativa, che si riflette anche nella sua scrittura, una scrittura che ho definito “fallica”, a differenza di quella di Arbasino e Penna che è una scrittura “afallica”.
“ Pasolini “– continua Dario Bellezza – “faceva troppe cose, film, romanzi, saggi, testi teatrali, e questo mi dava fastidio. Ha finito col non trovare soddisfazione in nessuna delle cose che faceva. Perciò credo che di lui resterà soprattutto il personaggio. Dirò di più, Pasolini barava: i maestri li vogliamo puri e innocenti, diceva, mentre lui era impuro e non innocente , “perfetto e cieco” come diceva Fortini. Il senso profondo di rimpianto per l’autenticità di un mondo preindustriale e contadino perduto , la sua filippica contro i nuovi italiani e l’era del consumismo nasceva da ragioni molto basse, perché i “ragazzi di vita” non andavano più a letto con lui. L’opera di Pasolini è troppo legata all’attualità , perciò va butttata presto. Quella morte violenta non è a caso, è la conclusione legittima e unica . Lui ha voluto quella morte lì. L’ha cercata, l’ha prefigurata , l’ha individuata, l’ha anticipata, l’ha raccontata, e alla fine è avvenuta. L’ipotesi della morte politica ( lui ucciso da un gruppo di fascisti) è del tutto artificiosa.”

5. L’implacabile

E tuttavia c’è qualcosa di implacabile e di estremo nel pensiero e nella scrittura di Pier Paolo Pasolini, – scrive Antonio Audino – una continua tensione intellettuale che non lascia angoli bui, che traccia radiografie di spazi interiori e esteriori, politici , storici, sociali, ma anche psicologici e comportamentali . Questo ha reso Pasolini ostico e indigeribile, antipatico e molesto persino a quell’intellettualità di sinistra che ora lo santifica, esaltandone la visione profetica , ormai innocua , ma spostando in secondo piano la durezza delle lettere luterane in cui – nell’ultimo periodo della sua esistenza , il giornalista –scrittore scandalizza con i suoi articoli d’assalto , le sue proposte e le sue analisi , argomenti scottanti come l’aborto , il nuovo fascismo, la civiltà contadina morente , il potere dello sviluppo , tutti argomenti che risuonano come orribili sintomi entro un perfetto silenzio. Gli appelli disperati e utopici echeggiano, ma nessuno li intende e i loro stessi provocatori suggerimenti , le loro tremende nostalgie , i loro paradossi, sono tutti per definizione impraticabili. Questi scritti chiudono la carriera pasoliniana con una parola impossibile, con un’enunciazione che non crede neppure più in se stessa , con un affannarsi attivistico che nasconde dentro di sé la coscienza della propria inutilità.

9 pensieri su “Augusto Benemeglio: Pasolini l’implacabile

  1. Augusto è autore di diversi ritratti dedicati ad artisti e intellettuali, in parte pubblicati in due volumi, e altri invece sparsi in giornali e riviste. Una scrittura la sua che nasce da uno spirito per natura indomito, che ha navigato per anni le nostre lettere. Sono quindi molto contento di proporre su Neobar alcuni dei suoi ritratti, cominciando proprio da Pasolini, per ricollegarci anche all’omaggio di Roberto. Per chi ne avesse voglia invito a leggere un mio scritto sul Nostro in cui chiarisco, spero, le mie posizioni: https://neobar.wordpress.com/2009/10/29/dacci-oggi-il-nostro-pa%e2%80%99-pasolini-e-il-corpo-come-scandalo/
    Mi rendo conto, tuttavia, quanto Pasolini continui a “dividere”, a stimolare discussioni sia per quanto riguarda la sua opera che la sua persona (è stata proprio grazie a una di queste discussioni che è nata la mia amicizia con Pasquale). Tanto è stato detto sulla sua vita e sulla sua morte e con grandi punti di divergenza anche tra chi gli è stato più vicino. Alla fine, credo, che ognuno abbia un suo Pasolini, e ciò non può non prescindere anche dal modo in cui si è venuti in contatto con la sua opera e la sua persona (sia pure indirettamente). Ciò che vorrei sottolineare è che Pasolini non fu amato. Oggetto di attacchi a causa della sua omosessualità (Sanguineti in una sua poesia non può non sottolineare la voce in “falsetto”), e come emerge dal ritratto di Augusto anche per le caratteristiche della sua omosessualità. Forse al di là di tutte le speculazioni psicoanalitiche, tipo quelle di Bellezza che molto deve a Pasolini, la verità rimane che la maggior parte dei nostri intellettuali hanno sempre avuto un ego sconfinato, poco hanno sopportato la popolarità di quel “sacerdote” dell’Italia che cambiava, ruolo a cui un po’ tutti aspiravano.
    Grazie Augusto
    Abele

  2. Le tue osservazioni mi sembrano, come dire, più che pertinenti, geometricamente esatte, nel senso che i condizionamenti relativi alla sua omosessualità esplicita, esibita, sofferta, hanno dato fastidi a molti intellettuali
    che magari hanno praticato le stesse cose, ( è risaputo che una buona percentuale di scrittori e poeti italiani
    della sua generazione era omosessuale) , ma ben celati, protetti, non mettendo mai a repentaglio la propria rispettabilità. E’ vero anche che uno che “dice la verità” , avvalendosi di una vasta cassa di risonanza ( cinema, teatro, libri di narrativa, poesia, saggistica, giornali, televisioni, ect) non può che provocare altro che invidie e gelosie, anche perchè effettivamente Pasolini era un anomalo, un isolato, un individualista, un non allineato sia politicamente che ideologicamente. Sotto questo aspetto potremmo dire che era un’ecologista della mente e delle idee “antelitteram” . “Come interagiscono le idee? Esiste una sorta di selezione naturale che detemrina la sopravvivenza di certe idee e l’estinzione e la morte di certe altre? Che tipo di legge economica limita il moltiplicarsi delle idee in una data regione della mente? quali sono sle condizioni necessarie per la stabilità ( o la sopravvivenza) di sistemi o di sottosistemi siffatti?” Queste domande che si poneva G. Bateson negli anni ’70, gli stessi anni in cui la voce di Pasolini era una delle più ascoltate, ma non amate, come giustamente osserva Abele, magari sono quelli a cui cerca di rispondere oggi lo stesso Monti.Chissà!

  3. è più probabile trovare pasolini nelle parole dei suoi scritti piuttosto che in quelle di critici, amici, colleghi e conoscenti.
    parimenti, è più probabile trovare pasolini nelle parole dei suoi scritti piuttosto che nelle sue abitudini di vita.
    saggi e biografie non sono fanno altro che applicare gli stilemi propri del gossip a quei personaggi famosi che non possono più essere fotografati a montecarlo con la nuova fiamma.
    : ))
    detto questo, tutto è lecito quando viene incontro ai nostri bisogni antropologici…
    : )
    eniuei, tanto per chiarire che non ho la soluzione (“io non la sooooo la veritàààà!!!” – da leggersi gridando in flebile falsetto isterico) il fatto che m’appaia “più probabile” non vuol certo dire che risulti facile. pasolini scrisse “la morte non è nel non poter più comunicare, ma nel non poter più essere compresi”. ed accostando alla precedente citazione la seguente “bisogna essere molto forti / per amare la solitudine” si coglie, forse, una presa di coscienza dell’annegarsi ricorsivo nel mare della conoscenza.
    intendo, è chiaro che la vita è solo un’illusione ottica ben congegnata dalla chimica del carbonio e che nasciamo già morti.
    “questa è la radice del problema: usiamo contro la solitudine armi che in realtà portano il suo marchio di fabbrica, e sono quindi destinate soltanto a rafforzare il suo dominio. crediamo di spezzare il cerchio, e invece non facciamo altro che rinsaldare l’egemonia dell’incomunicabilità”
    pertanto, in fondo in fondo, forse son d’accordo sia con pasolini che con abele e con augusto: chissà!
    : )

  4. ottimo “ritratto” questo che il A. Bentivoglio offre di P.P.Pasolini, eppure constato che manca, ora in italia, una coscienza critica atta al “saper percepire” il tumultuoso evolversi delle cose.. i miei complimenti ..
    r.m.

  5. Questa recensione chiarisce molti aspetti di PPP.
    Ne ho apprezzato la contestualità rivelatrice dell’uomo, dello scrittore e della sua eclettica arte.
    Credo che un artista riesca a esprimere comunque la sua tensione ideale, qualunque sia il suo stile di vita e le scelte che lo determinano.
    Esposizione interessante e completa, benché sintetica. Tutta la mia ammirazione ad Augusto.
    e un grazie anche ad Abele.

    cb

  6. Anch’io da vecchio lettore di Pasolini preferisco ascoltare le opere, meno per gli aspetti biografici, con l’eccezione della morte oscura e non chiarita. E dalle opere mi sembra di osservare un fatto importante, Pasolini descrive l’ambiente dello strato più basso della popolazione e quello più alto. In una poesia raccconta il lunghissimo viaggio in tram come pendolare all’alba, rispetto agli altri sventurati dice di ritenersi fortunato perchè almeno lui ha il fatto di pensare ai versi, gli altri attorno nemmeno quello, la casa di Teorema è quella del padrone, Edipo passa dall’accattonaggio al regno e viceversa. E’ come se per una sorta di disturbo visivo non vede “il ceto medio” che riempie lo spazio sociale tra questi due regni “marginali”. Non è un disturbo in effetti, è tutto voluto il considerare “la piccola borghesia” un eccipiente , una materia oscura ricettacolo passivo di ogni sorta di conformismo e pregiudizio, un volano storico. E questo ai miei occhi rende interessante la dinamica di scambio tra questi due mondi ,quello superno intellettuale e della cultura e quello infero, come la scoperta del motore della storia.

  7. Mi piacerà ritrovare su neobar i – ritratti – di Augusto Benemeglio, ne amo la volontà d’opinione senza giudizio, il modo di dare spazio all’uomo più che all’artista o intellettuale, un modo libero di avvicinare le personalità che hanno saputo stagliarsi, spesso riportando delle testimonianze in modo da profilare un raffronto tacito tra le varie correnti di pensiero.

    Doris

  8. Grazie a tutti gli amici di Neobar, un blog che si conferma – qualora ce ne fosse stato bisogno – un agorà antiaccademico , aconfessionale , senza frontiere, senza bandiere , senza l’assillo delle correnti, come recita il sottotitolo, ma anche senza vetrine, narcisismi, egotismi, sempre ed è sempre più somigliante al suo ideatore,
    cantore lucido della disperazione dell’uomo , ma anche pieno di aperture e spazi dell’animo che fanno intravvedere ancora una speranza, una fede nell’uomo, nonostante le atrocità e le brutture che compie ogni giorno.
    Vi anticipo che il prossimo autore che proporrò ad Abele ( per rimanere in tema di disperata lucidità, di assenza di dio) è un grande poeta , Giorgio Caproni, che ho intravisto più volte mentre passeggiava lungo le mura di Villa Pamphili.
    Un abbraccio
    Augusto .

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