Biagio Cepollaro, da Le Qualità (2008-2011)

L’Intuizione del propizio

 

1.

 

talvolta nella doccia l’acqua

scorre con una piccola

promessa di rinnovamento.

l’occhiata verso il corpo

in verticale

a scorgere il trattamento

del tempo sui muscoli sulle giunture

in verticale

una veloce ricognizione

dell’usura

non devo più fare

niente. è piuttosto richiesto

un leggero aggiustamento

per la stagione

un potare di pensieri fino

all’arte del profumo

acuendo

in unica nota una musica

troppo discorde

finché con chiarezza risuoni

dalla parte che non si vede

2.

il freddo che persiste oltre

i cappotti ha della bestia

che non si sfama

l’agio sarebbe dimenticare

le mani per la maniglia

che afferra e che apre

tutto questo spazio che si sforma

intorno chiama

la luce e cresce

al ruotare del pianeta

mentre da ogni età

come affacciati alla finestra

viene un nugolo di atti

pensati in un continuo

sporgersi di desideri

l’agio sarebbe stare in equilibrio

al centro di un vuoto

che sostiene

che sta sotto o dietro

questa luce senza sole

più dentro dei cappotti

e delle mani

nei gesti che ora hanno preso

a muoversi come fanno

ogni mattina anche d’inverno

ad ogni risveglio

3.

così debole che di per sé

la pioggia non farebbe rumore

se non fosse per le auto

che la pressano e la moltiplicano

in microscopiche cascate

all’incontrario

tra il primo suono indistinto

e il chiaro clamore che subito

torna all’indistinto ricade

una calda coperta

di silenzio

questo ritmo feroce di metallo

e acqua che sembra non finire mai

sta diventando una nenia una ninna-nanna:

il corpo si stende e si ferma

non sa che fare: attendere

qualcosa oppure tagliar

corto ed uscire

                       (o se visto

dalla parte della pioggia

entrare)

4.

in alto il vortice dell’aria avrà improvvisamente

cambiato direzione e stabilito come nessuno

aveva previsto una nuova differenza di pressione

non si lamenta quello per strada che andava

tranquillo nella sua abitudine media

di presunzione e cattiveria e che ora si ripara

soltanto con le mani dal peso acuto della grandine

anzi muto e scomposto cerca un riparo per stare

a vedere: considera gli occhiali bagnati il tutto

appannato il brivido che gli sale dalla schiena

per le ferite invisibili dell’acqua

5.

le paure si spostano più in là ogni volta

come se fossero prolungamenti invisibili

dei piedi

e ogni passo che aggira pesante o felpato

rimanda di un poco con l’urto del sasso il vero

inciampo

le paure che avanzano sono tutte rivolte

all’indietro: l’importante per loro è sempre

negare alla via

la sua uscita

6.

ho voluto il caldo. evitando

il rincasare alla luce gialla

gocciolante dai lampioni. evitando

sin dall’inizio

la casa vuota la maglia

lasciata e ritrovata col pericolo

costante del conato, del troppo

da tollerare, della goccia in più

proprio sul bordo del vaso.

ho voluto muovermi dentro una luce

calda che sorga da dietro

dai fianchi che accarezzi radente

la testa  fino a non sentire più

di avere braccia e testa ma di stare

nelle volute della casa come un anello

nel fumo che si espanda senza sparire.

ho voluto – o anche: questa vita

di me ha voluto così ora che si raccoglie

che mi sembra di non aver più nulla

da fare e non può essere vero: il freddo

è ancora là, uguale, della stessa

misura degli anni trascorsi al caldo.

è ancora là che fa segni dalla finestra

con l’umidità col giallo dei lampioni

con la minaccia di entrare dentro

in ogni momento perché ogni momento

è buono per essere cattivo

7.

un’altra volta forse si prenderà

le mosse da un punto più

alto

fin qui è stato risalire a colpi

d’orgoglio confuso con l’idea

da proporre

quella volta non ci sarà bisogno

di voltarsi indietro e nemmeno

di guardare troppo avanti

ciò che ci sarà –la cura

nel fare, l’intuizione

del propizio, l’abbraccio

o la parola secca- basteranno

e basterà la pioggia se pioverà

e il sole se farà caldo

la strada deserta o il rombo

della gomma sull’asfalto

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2 pensieri su “Biagio Cepollaro, da Le Qualità (2008-2011)

  1. del caldo al freddo e viceversa, dell’esistenza e delle sue con-giunture, del materiale nel passaggio o nei passaggi di stato e anche nel permanere, in stato inerziale, di quiete o di moto, per parole,
    così queste poesie, e poi la condensa delle “paure” in quella bellissima 5.

    per me questa bella “L’Intuizione del propizio” che è anche stare sulla soglia del verso
    (rivolo di sotto, in diverse poesie qui dal verso breve)

    grazie della proposta

    un caro saluto

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