Maria Allo: Sui contorni sfumati

Oksana Gnatyuk

*
Vivrò l’inverno

in questi giorni di pioggia e di schegge
amalgamati al respiro
di cieli incapaci
su mute promesse e flebili voli
in quest’inferno che geme
per ogni soffio di vento
non teneri accordi
su grovigli audaci
di afflati ribelli
in questi giorni di pioggia
amalgamati a brume e olivi
su cime fluttuanti
strabica l’Etna erutta
tra gabbiani sperduti
in questo inferno che geme
incendiata dai tuoi congedi
ascolto soltanto marosi
in notti senza luci
accovacciata e spenta
come foglio reticente

non saprò raggiungerti
vivrò l’inverno
come muro grigio dietro casa

*

In nessun luogo
.
Sono fiume che straripa
da margini tumefatti al vento
abbagliata dal sole
spumeggiante di colori stridenti
sono flusso di gramaglie
smagrite da un destino inesploso
fascio di lettere mai scritte
chiasmo di suoni che scandiscono
il mio istinto di ribellione
su sentieri mai calpestati
in nessun luogo
ma in ogni dove

*

Notte insonne.

Nel silenzio di una notte insonne
a inseguire orme
squarci affinità segni
scavo un campo di sterpaglie
che prosciughi tutti i respiri
una notte insonne ostinata
a sciogliermi nel peso di lava
l’Etna schiuma e s’inabissa
come anima persa
non s’illumina al primo chiaro
nel silenzio della notte sospesa
anche il vento ha nascosto
il tiepido di scirocco
e non versa una parola d’indulgenza
nel confuso starnazzare
di convenienza che ci giustizia
nel sisma devastante presente
di notte senza luci

*
M’infrango come questa rivolta
di azzurro
sotto una cupola di nubi solidali
ai moti delle onde.
Ecco s’increspano al vento
come mare fluisco
in un gioco di rifrazioni
luce irradiante che sfugge
all’inestricabile niente.

*

Sui contorni sfumati
.

Dammi un confine
che non sia limbo
utero dell’Etna dal fiato caldo
inchiodato alla roccia
dove Empedocle seguì
“vertute e canoscenza ”
che non sia eco
dei profondi abissi
parvenza che illude
anche le corolle
sibilo di vento che distrugge
Dammi grandi ali di neve
e un ramo d’ulivo
perchè la lingua non sa oggi
articolare parole
sciogliere enigmi
liberare profezie
strappare l’ombra in cui viviamo
ma nella parola che sale
cantami colori d’azzurri fremiti
ne sentirò il silenzio
sui litorali d’ulisse
che ricerco da sempre

9 pensieri su “Maria Allo: Sui contorni sfumati

  1. un flusso questa poesia, se possibile (per un flusso) la definirei frusciante nel suo discendere nei versi, così che cogli le immagini come foglie che per un attimo trattieni nel volteggio e già sono altre (foglie)…

  2. Margherita, hai dato risalto allo scorrere del tempo nella natura e nella vita umana e al malinconico errare che ho inteso rendere nelle note coloristiche dei miei versi……
    ” immagini come foglie che per un attimo trattieni nel volteggio e già sono altre (foglie)…”
    Grazie

  3. Mi sembra che l’Etna sia il simbolo stesso della poesia, la metafora del vivere e del sentire condensati nella forza indomita della natura che sola, come il verso, sfida il tempo.

    Rosaria Di Donato

  4. solo ai poeti è data la possibilità di tornare nei pressi di quei suoni e smisurati confini , con il fluire ritmico con flussi e lave di parole ,che il vulcano della poesia disgela le barriere razionali della verità ibrida e in sensibili dei cuori

  5. Un grande grazie a te, Maria. Mi trovo d’accordo anch’io con quanto dice Margherita, poesia “magmatica” che incede come un flusso.
    un caro saluto
    Abele

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