Scritte sugli angoli: Vincenzo Errico – Figurine

E poi non venne la neve

a sfarinare mie spigolature,

tue nere levità.

Jean Fouquet - Madonna con bambino, 1450


cliccare sul titolo qui di seguito:

Vincenzo Errico – FIGURINE

da Scritte sugli angoli – un’antologia di poesie di autori gay a cura di Vincenzo Errico

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23 pensieri su “Scritte sugli angoli: Vincenzo Errico – Figurine

  1. Ultima raccolta dell’antologia “Scritte sugli angoli”, la mia.
    Un grazie ad Abele Longo per aver sollecitato il progetto e un grazie ai poeti che lo hanno condiviso e realizzato:
    Gae Spes
    Antonella Montagna
    Alessandro Marconetti
    Filippo Nigro
    Gandolfo Cascio
    Gianluca Polastri
    Luca Limongelli
    Paolo Cecchini.
    E’ stata un’avventura che mi ha convinto sempre più, strada facendo, con e nonostante le varie opinioni critiche su: “un’antologia di poesie di autori gay”.
    Le definizioni aiutano a conoscere, ma non sono dogmi, così è per me!

  2. Abbiamo avuto l’opportunità, Vincenzo, di leggere della grande poesia, complimenti a te per la scelta che hai operato e a tutti gli autori, che invito a mandarci altre poesie e a tenerci al corrente delle loro pubblicazioni e iniziative varie.
    Un grazie di cuore a voi tutti e a presto per i commenti a Figurine :-)
    Abele

  3. Ringrazio anch’io Vincenzo per questo progetto ricco di voci (e di voci ricche).

    Per quanto riguarda “Figurine” (bel titolo!), trovo nelle poesie il senso di quello che, in una di esse, viene chiamato “attaccamento”,che io direi involto, bozzolo del sé, che ogni tanto guarda tasta se c’è un fuori la cornice, ma che anche sente, tale cornice, parte integrante del proprio essere, e che si è fuori anche quando si presume di essere dentro, attaccati (come la valva che è piena di mare da filtrare, anche se è dentro un guscio).
    Riporto da diverse poesie i versi che mi hanno colpita e che secondo me tracciano un percorso di lettura…(sono versi tralaltro che mi sono piaciuti molto)

    “Persi quindi bussola e vedute
    quando intrapresi la discesa dell’attaccamento.”

    “Gomitolai la strada del ritorno”

    “faccio esattamente ciò che farebbe
    un eremita.”

    “come una suora / avvinta dall’estasi”

    “Sfumo sulla vita come dentro una scala chiocciola”

    “Cambierò inquilini, non potendo cambiare casa,
    caro mio Censore.”

    un caro saluto e grazie!

  4. “e tutto scrivevo sulla faccia
    per i miei lettori attenti.”

    sentirsi, un non essere. è terribile.
    e sento. e mi fa male.
    che bel sogno, che sei.
    grazie.
    simy

  5. “Così mi aggiro” (anch’io) “con scarpe da stalliere
    in stanze adorne d’arte” (e tendo l’orecchio
    a) “una solitaria durezza da svelare.”
    (L’attesa trova ricompensa).

  6. Poesia piacevolmente intimista quella di Enrico, che prende linfa vitale dal suo vissuto fiorendo delicatamente agli occhi del lettore, non senza punte di rivoltosa scabrosità. Complimenti Enrico.

    Ciao

    Fernando

  7. … Ti sta bene anche il nome Enrico…

    Siamo giunti qui, insieme a te. Con già il desiderio di continuare, così come siamo giunti uno appresso all’altro con parole, immagini, suoni, concetti, emozioni e la scelta di manifestare un aspetto dell’identità che ci accomuna. Un girotondo di parole che si scrivono sugli angoli e hanno il dono in sé della circolarità.
    Leggere la tua silloge è stato come subire il fascino di una sintesi perfetta delle sfumature di tutti noi.
    Percorrendo il sentiero del tuo dire, ho salutato con grande tenerezza le parole che avevo già incontrato, condiviso, amato: “chi se non tu amore, manchi a questa bocca sognate?” Su quelle “ancora senza titolo” ho agganciato il filo e ho avuto la visione della lotta, della sacra lotta che ci fa usare tutto lo strumentabile per rimanere vivi, liberi e sensibili al lume interiore. Vampe di poesia, si accendono con prudenza, si gonfiano e diventano una mongolfiera che docile all’apparenza ti atterra sul corpo dell’attaccamento. Lì ti sento muovere con movenze d’animale, elegante mentre ti nutri di nostalgie meretrici, nel nobile intento di scandalizzare te stesso.
    Grazie di cuore per questa luminosa esperienza.
    Antonella

  8. Poesia che si nutre degli spezzoni di realtà che si coglie correndo con un’occhiata, figurine estroverse in corsa, un via vai infinito di pensieri e sensazioni e parole amorose , che alla fine della giornata lasciano come suore in estasi.

  9. La poesia di Vincenzo Errico si condensa in “Figurine” o “Fritti”, anche se i lettori di Neobar hanno avuto l’opportunità di gustare anche altri testi “estemporanei”, diciamo così, di questo poeta. Direi che al di là dei titoli essenziali e minimalisti c’è una forte sensibilità poetica che si esprime in un linguaggio ricco di sinestesie e di incanto che suscita emozioni vivissime. Un grande senso di nostalgia per qualcosa che non c’è, che non è presente, ma di cui avvertiamo la mancanza o il ricordo.

    Un saluto,

    Rosaria Di Donato

  10. Sono spezzoni di vita, sono attimi, sono emozioni appena accennate e sentimenti robusti, sono il frutto del pensato che lo strumento della poesia fa propri e piega alle sue necessità.
    In queste scritture ho trovato rigore, delicata passione, un’accennata invadenza della parola, tenuta sotto osservazione, studiata quel tanto che non trabocchi oltre il senso.
    Percepisco un lavoro di limatura dolce e appassionato, ma anche il senso di libertà nel dire ciò che altrimenti rimarrebbe muto e indistinto. Caratteristiche queste che riconosco nell’uomo, nell’amico che apprezzo, perchè la sua scrittura fa tutt’uno con le sue braccia, con i suoi sguardi, con la sua testa e le sue unghie e non c’è frattura fra la persona e la sua poesia. Bene amico mio, il piacere di leggerti è davvero grande.
    Marilena

  11. Ringrazio uno ad uno tutti voi che avete lasciato un commento a queste Figurine, troppo buoni siete stati.
    Fa bene il vostro riconoscimento.
    Vi confesso una cosa: ho avuto un pò di imbarazzo nell’espormi attraverso questi versi, un imbarazzo non conflittuale, ma legato al processo di paternità/maternità delle parole.
    Le parole hanno la mia faccia o le mie unghie e, a volte mi preoccupo che possano non trovare accoglienza. Forse il mio processo creativo non ha ancora applicato la distanza metallica che pure qualche volta pratico. Le parole vissuto e intimista sono mie fotografie e come accade con le proprie foto, certe volte, le vorresti strappare. Mi piace però metterci la faccia nelle cose.
    Diffido della timidezza che mi accompagna, che a volte diventa coraggio sfrontato o distanza geometricamente misurata, ma voglio che il ritmo non abbia ostacoli e mi scandalizzo nello scandaglio.
    Un abbraccio caro a tutti, amici poeti di Neobar.

    1. Ops, scusami Vincenzo, ti ho chiamato Enrico. A forza di stare sempre davanti al pc mi sto rimbambendo. Perdonami! Ancora complimenti per le cose che hai scritto. :-)

  12. Molto piaciute queste figurine, diversi momenti inseriti nell’album della vita. È uno sguardo speciale questo di Vincenzo che decolla dagli oggetti, da certe luci, per atterrare sulle geografie dell’anima. Belle tutte ma “Sospettavo” mi ha letteralmente incantata.

    Complimentissimi. Doris

  13. Non posso farne a meno, questo suo autocommento è splendido: “Diffido della timidezza che mi accompagna, che a volte diventa coraggio sfrontato o distanza geometricamente misurata, ma voglio che il ritmo non abbia ostacoli e mi scandalizzo nello scandaglio.” (Vincenzo Errico)

  14. “Novanta minuti sull’orlo sinistro
    dell’occhio
    poi sei caduta sul cuscino
    fino a sparire,
    lacrima ultima della serie.”

    Questi versi, Vincenzo, racchiudono, secondo me, la tua poetica. C’è sempre il dolore, di fondo, scolpito nelle sue pieghe, ma che viene sublimato, si fa “oltre”, luogo poetico caro e irrinunciabile. Il distacco dell’estasi che coincide con l’ironia (“l’orlo sinistro” e la conta delle lacrime). Di certo non ti piangi addosso, anzi ci trovo un passo felino, sornione, di un grande flâneur dell’anima. La lacrima è quella di Pierrot dipinta sul viso, così vera da diventare carta d’identità. Un grande conquista, credo, visto che alla fine i tuoi versi aprono il cuore.
    Di nuovo grazie e a presto
    abele

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