Abele Longo: Trent’anni marinaio

Il Malladrone (Chiesa S.Francesco d’Assisi, Gallipoli)

Trent’anni marinaio

ad Augusto Benemeglio

“dentro di noi c’è di tutto, le radici del gemito e la violenza delle tempeste”

Augusto Benemeglio

 

I

 

Trent’anni marinaio

Trent’anni come Drogo nel deserto

e niente più mi attende

se non lo sguardo perso dei pensieri

 

 II

 

sale il mare di Gallipoli

stringe i polsi del malladrone

sangue languido di melagrana

 

sale sulla colonna lo stilita

il prete bello lampara

in mezzo al mare

 

sale sulla quercia Totò Toma

è morto e non se n’è accorto

borracho de madrugada

 

sale a bocca aperta Giuseppe Desa

di un fazzoletto di terra

l’azzurro più intenso

 

III

 

(so che a mia figlia lascerò un sorriso)

 

Il vento vola via il cappello

l’immagine seppia con la barba

dissolve nel campo totale

 

La gru cattura

un raggio di luna

sudore che riga la fronte

 

Sospeso all’amo

l’occhio di pesce

trabocca di sabbia e catrame

attraversa e sfilaccia la vita

sguscia vuoto nel vuoto

 

Sarà il padreterno a cercarci

tra nuvole di mosche

là dove l’anima si addensa

sprofonda nel limo del mare

34 pensieri su “Abele Longo: Trent’anni marinaio

  1. Caro Abele, che dirti? Miracoloso, proprio così, perchè la tua ode riassume davvero tutta la mia vita di marinaio a forza di sale e mare greco, e i riferimenti che hai fatto al Salento ne fanno una sorta di melagrana ferita, ancora aperta, che mi preme sul cuore, ma anche sul viso , con i grani che insanguinano la faccia, soprattutto il naso e la bocca. Tutti perfettamente azzeccati , i riferimenti topici , fatti di memoria storica e poetica , dal Malladrone al poeta che s’arrampicava sugli alberi e amava i cani , dal Santo a boccaperta, il Santo che vola, alle nuvole di mosche. Grazie, amico mio. Sono commosso.
    Un grande e fraterno abbraccio.
    Augusto

    1. Caro Augusto, la poesia ha il dono di riassumere e per questo ho finito per prediligerla, oltre al fatto che dà la possibilità di dire ciò di cui non sapevamo. Ho pensato in questi giorni di scrivere una recensione del tuo libro ma ho capito fin da subito che mi ci sarebbe voluto un altro libro. Mi è successo poche volte di essere scosso così in quella parte di me più “cara”, l’infanzia, il Salento. Per darti un’idea, ho sentito la stessa cosa leggendo le poesie di Bodini. Qualcosa del genere ho provato la prima volta che ho visto Nostra Signora dei Turchi… e un pomeriggio di pioggia a Londra, quando mi sono trovato tra le mani una delle prime biografie di Giuseppe da Copertino. A tutto questo (tanto!) si aggiungono le tue riflessioni sul cancro, ovvero sulla vita, il nostro deserto dei Tartari.
      Un abbraccione e a prestissimo.
      Abele

  2. Come il deserto anche il mare dei tartari…
    Suggestioni che si snodano, nei versi di Abele, incisivi ma anche carezzevoli, narrando della vita di Augusto, di un poeta, di un uomo che appare in tutta la sua grandezza.
    Che si tratti di ricordi comuni ad entrambi, la poesia si apre oltre il fortino del luogo-terra d’attesa senza scadenza, fino a toccare nuvole comunque di speranza.
    La voce che che mi pare sentire, è una voce di mare lontano, di voli che persistono nei cieli, ha note di tristezza celate e reca tracce di sentimenti antichi, di pensieri che da secoli gli uomini affidano alle nuvole.
    Vi sono grata per essere esattamente come siete, due anime che esprimono il senso dell’esistenza, testimoni entrambi di un mondo in attesa di…
    La tua poesia, Abele, me la porto nel cuore.
    Anche la vita e il valore di Augusto.
    Grazie.

    cristina

    1. Cara Cristina, ci portiamo nel cuore i luoghi dell’infanzia (il mio Salento) e i luoghi che scopriamo da giovani nei nostri anni più belli (il Salento di Augusto). Per quanto riguarda il mare e il cielo, rappresentano da sempre vie di fuga per una striscia di terra piatta e divisa da un’infinità di muri a secco. Il mare è l’altrove, ma anche l’origine, la paura (gli ottocento martiri di Otranto con i teschi custoditi nelle teche della cattedrale). Il cielo è il volo, liberarsi del peso,il sussulto verso il divino, la sfida impossibile(ad ispirare il barocco leccese sono state le nuvole di un cielo azzurrissimo).
      Ti porto nel cuore.
      Abele

  3. Non riesco a cogliere i riferimenti realistici e biografici: troppe cose mi sfuggono, restano per me ignote! Mi perdo nella dimensione surreale delle immagini e nei versi che narrano quacosa di antico in un linguaggio moderno, con frammenti pittorici vivissimi. L’uomo e il mare sono i protagonisti dal primo all’ultimo verso, solo che gli uomini sono due (Augusto e Abele) o forse più e il mare è la vita: “gemito e tempesta”.

    Un caro saluto,

    Rosaria

  4. un fermo immagine che coglie della vita qualcosa che la attraversa anche dopo lei.

    mi piace come in brevi fotogrammi definisci la forza – e la fragilità – dell’uomo scavata per mezzo del mare.

    ciao abele!

    1. Grazie, Iole. A proposito della forza e della fragilità di cui parli, riporto un passaggio del libro di Augusto:
      “Mi feci marinaio per una delusione d’amore, e ci ho passato trent’anni della mia vita, in mare, o davanti al mare. E quel mare è ancora lì, sotto i miei piedi, ancora pieno di desideri di addestrare il corpo la mente e lo spirito di giovani marinai, ma in trent’anni nessun enigma si è sciolto, nessun mistero svelato. Quel mare è solitudine, scoglio e pensiero, quel mare è il tutto e il nulla, è il giro della mia prigione che non riuscirò mai a finire di esplorare.”
      Un abbraccio
      Abele

  5. Che belle Abele!,
    la II , in particolare, è stupenda
    e come (ci) chiama!, facendo i nomi: “il prete bello lampara” “Totò Toma” “Giuseppe Desa”…
    per chiamarci e riconoscerci fra di noi,
    che il Padreeterno, quando e dove sarà mai, semmai..:”Sarà il padreterno a cercarci” “tra nuvole di mosche”

    bellissimo (e struggente) quel sapere, come epigrafe,: “so che a mia figlia lascerò un sorriso”

    un caro saluto.

  6. “….Sospeso all’amo
    l’occhio di pesce
    trabocca di sabbia e catrame
    attraversa e sfilaccia la vita
    sguscia vuoto nel vuoto….”

    Versi davvero intensi che privilegiano l’esperienza come spazio della coscienza, due elementi giustapposti che però rendono visibili differenti livelli della realtà che coesistono …………… Grazie

  7. In questi giorni, ogni tanto, sono tornata su questa pagina web a rileggerti, Abele, per capire che cosa mi catturava di questa scrittura, oltre ai riferimenti alla mia terra, oltre alla dedica, delicatissima, ad Augusto Benemeglio, che qui è vissuto.
    Oggi mi è sembrato di scoprire il segreto di questa lirica nel suo impianto stilistico. Ecco, mi sono detta, è come se fossero tanti haiku che ad ogni terzina successiva aggiungono senso al senso e così dicono del luogo le cose molteplici che gli appartengono. Ma è solo un aspetto. Un altro è che il territorio viene nominato attraverso i suoi simboli o riconosciuto dal nome e cognome delle persone che qui hanno vissuto, o ancora, per quel tanto di evocativo che mi riporta all’infanzia.
    La scrittura ha segreti insondabili, cercare di capirli è una sfida, appartenere ai suoi segreti, certo, ma svelarli mai, le buone scritture ci strizzano l’occhio anche da lontano.
    Un caro saluto.
    Marilena

    1. Cara Marilena, ho pensato a te mentre leggevo il libro di Augusto. Quelle poche volte che ci siamo incontrati non abbiamo avuto modo di parlare di Gallipoli. Come dicevo tempo fa a proposito delle poesie di Vincenzo, non conosco bene Gallipoli. Mi sembrava da bambino irrangiungibile, si faceva prima ad arrivare a Lecce. Il mare per me era Porto Tricase, Marina Serra, Castro e soprattutto Otranto. Quelle poche volte che ci sono venuto ultimamente mi sono sentito quasi un turista e ho trovato rifugio nella chiesa del Malladrone, e con il Malladrone associo il Salento di una volta.
      Bona sorta
      Abele

  8. Poesia-tessitura, porta allo scoperto trame che indoviniamo solide e sappiamo insondabili. Mi giunge come conferma leggere, in un commento di Abele, che la poesia di Augusto Benemeglio ha suscitato in lui moti simili a quelli suscitati dalla poesia di Bodini: è terra di Puglia questa, sì, ma “Pugliamondo”. Si levano dai versi suoni, immagini e aromi che vengono da e tornano a terre anche lontane per latitudine, ma vicine per sentire.

    1. Cara Anna Maria, ti saluto con una poesia di Bodini:

      Estate. I grandi piatti

      Estate. I grandi piatti di conserva
      sulle terrazze
      e il fumo che dai camini
      nella luce s’invetria.

      Ritrovano le cose nel sonno umano
      il silenzio ch’è la loro forma.
      Rivive così la vuota
      carcassa d’un grillo
      in una morte o delicata speranza.

      Le formiche avanzano. Brilla
      il coperchio come un re,
      d’una scatola di latta.
      E si ode il fiato sottile delle costellazioni,
      quello dei santi nelle campane di vetro
      sui freddi marmi dei comò.

      Arcieri nelle grotte
      saettano tori
      e amori senza labbra,
      occhi dalle palpebre lievemente arrossate
      da un’intima congiuntivite.

  9. Una bella poesia che sintetizza una vita nel suo evaporare dal mare verso l’alto.
    E’ un’ascensione universale verso il malladrone, (che interpreto come il cattivo ladrone, curioso e significativo che una chiesa gli dedichi una statua), vi sale il mare fino a raggiungerlo, sale Toma sulla pianta,lo stilita sulla sua colonna, e Giuseppe da Copertino sale in volo, sale anche l’occhio di pesce appeso all’amo.
    Allora se il Padreterno scende a cercarci nel limo del mare,e tutto sale, forse non non è che non ci trova?.

    1. Bella domanda la tua, Giancarlo :-)Invito anche te a leggere i link che avevo consigliato a Rosaria, il primo riguarda proprio la stranezza che hai notato tu a proposito della statua del cattivo ladrone.
      grazie.
      Abele

  10. Mi ha colpito molto questa poesia per il senso di verticalità espresso, nell’ascesa/discesa di uno spazio, e per la nitidezza così efficace e suggestiva con cui descrivi immagini che si susseguono come in un caleidoscopio di colori: azzurro su azzurro, cielo su mare, nuvole su cielo, sabbia su terra, “.. tra nuvole di mosche/ là dove l’anima si addensa/ sprofonda nel limo del mare”.
    Grazie Abele per questi bei versi e per i suggerimenti sui testi di Augusto che andrò a leggere con piacere.
    ciao
    Monica

  11. Ciao Monica, a proposito della verticalità, un bellissimo esempio lo si trova nella poesia di Bodini che ho proposto sotto al commento di Anna Maria: una gru che parte dal funo e finisce nei meandri della terra, nelle grotte degli arcieri…
    grazie!
    Abele

  12. Bellissimi versi. Dotati di un certo equilibrio in cui le parole lunghe, che in altri testi sarebbero giudicati sgraziati, trovano una loro perfetta collocazione. Poesie che lasciano il segno grazie alla densità degli interrogativi che le citazioni provocano nel lettore non iniziato, facendo immaginare tanti mondi possibili, con la possibilità del ripensamento e della ricerca. Costruzione di mondi e vite possibile grazie alle immagini sfumate che richiamano il mare, i porti e le cose tipiche delle piccole cittadine.

    Complimenti Abele e complimenti ad Augusto!

    Ciao, con stima! :-)

    Fernando

  13. Caro Abele ci sono tornata un paio di volte su queste tue poesie dedicate ad Augusto ma anche a quel luogo magico e insostituibile che è l’azzurro interiore fatto di vento e di bianco che ha a che vedere con il ricordo, le suggestioni, i paesaggi interiori della tua e poi vostra terra, dove il mare è una linea di confine tra la speranza e l’incertezza. Ognuno di noi ha un polo interiore e se è fortunato riesce a riconoscerlo in un’identificazione. Ne avete una in comune. Intuitivamente attraverso le vostre parole, un po’ vi conosco entrambi, per me essere spettatrice di questo intreccio di significati, di sentieri emotivi imboccati istintivamente è molto bello. Nell’omaggio a un’appartenenza, a una vita, issando le vele poetiche hai reso il volto sovrapposto di entrambi. La tua Abele è una poesia dal taglio geometrico, una visuale di sbieco, che si proietta in piccoli settori, che usa la modernità acquisita di una tempistica visiva del mondo di oggi, per svilupparne a ritroso un rallenty che sa di cose solide, inossidabili e semplici, come un sorriso, anche d’antico futuro.

    Un abbraccio. Doris

  14. Cosa dirti, Doris? Cosa potrei dirti per non sembrare banale dopo un commento come il tuo? Che di certo non sei spettatrice, ma l’architetto di tutto ciò; che con grazia e acume muovi i fili; che per sensibilità e intuizione sai leggere nei segni. Sei tu che hai proposto il libro di Augusto su Neobar, che avevi già letto il nostro scambio su La Poesia e lo spirito e che avevi già mandato in dono ad Augusto Pugliamondo. Trovo tutto ciò straordinario e non finirò mai di ringraziarti.
    Abele

  15. Augusto!!! Grande, Grandissimo Augusto!!! Rifulgi come un Re Nettuno attraverso la magistrale penna e poesia del tuo Abele!!!
    Auguri di Buon Anno 2012, il crocevia della Civiltà Immortale!!!
    Augurissimi anche ad Abele e complimenti per la poesia!!!
    Gli Dei del Cosmo vi salutano e vi rendono omaggio in occasione di questa millenaria rinascita!!!

  16. Carissimo beautiful/41 ,(ricordo benissimo il tuo nome e cognome, ma ovviamente conserverò per me la tua identità, il tuo segreto), a distanza di quasi cinquant’anni ( era il 1965, se non ricordo male), mi sembra di continuare a sognare , a camminare sull’acque come facevamo a quel tempo , in cui la vita ci appariva ancora come un festino e una grande strada azzurra, tutta da percorrere, tutta da scoprire, tutta da godere. Ti ricordi l’inseguimento un po’ ridicolo ad una nave russa, un agile incrociatore , che ci condusse in affanno fino a Creta, con quella nostra enorme,Nave Etna , un regalo degli americani , che aveva visto le coste della Normandia, e vi aveva sbarcato i marines pieni di wiskey e di terrore ( oh, la pena di veder morire così giovani di diciotto diciannove anni , sotto le creste dell’onde falciate dalle scariche delle mitagliatrici tedesche, due o tre ettogrammi di piombo piene di tensione tragica , – direbbe Gadda -, di consecuzione operante , di mistero senza fine , di ragioni , o , meglio , “irragioni” del fatto della nostra esistenza . E la nave , immensa ferraglia , che per la prima volta aveva preso a ballare come una vecchia baldracca , o una Moby Dick asfittica , in quelle acque del Mediterraneo che videro nascere la prima grande civiltà. Sarebbe stato tutto un po’ assurdo , e anche comico , se non fosse stato per noi il morto corpo della realtà, il residuo fecale della storia che ora ci veniva incontro ..altro che strada azzurra , altro che festini ! .Io ero ai telegrafi ( quello era il mio posto di manovra) a raccare senza pietà e cominciai a raccare in modo penoso . Mentre tu, – tu sì, vecchio lupo di mare,Sindbad , tu sì , Nettuno che scuote il tridente e non può temere beccheggio o rollìo ,- tu te ne stavi – imperiale – a governare e dirigere quei mezzi da sbarco su cui salivano una masnada di invasati in divisa da soldati ( i nostri marines d’allora, tra cui – lo ricordi? – quel giovane esaltato sergente maddalenino, che poi divenne – anche lui come me – ufficiale?)
    Noi, amico mio carissimo, siamo ancora e sempre lì, tra le onde , a far corpo , a far quadrato, , con la memoria , la magia dei nostri ricordi , ma anche con il nostro intatto spirito , che si libera sopra tutte le ondulazione serpentine delle maree . Noi siamo raccolti , o ravvolti , come il nastro di Krupp , nel nostro enigma , nudi , ma non inermi , non domi . Siamo pezzi di un’Italia che era più povera ma sicuramente più bella , e che adesso è ridotta …a pezzi e basta.
    Un grandissimo e fraterno abbraccio

    Augusto

  17. Carissimo Augusto,
    che emozioni!! e che contentezza dell’anima nel ricevere i tuoi pensieri di compagno di avventure di mezzo secolo fa!! E’ proprio vero che lo spirito dell’uomo è immortale e tu ne sei una prova vivente perchè la tua verve poetica, il tuo umorismo sottile, la tua ironia ed il piacere di tuffarti e navigare in un mare di locuzioni, frasi e pensieri fantasiosi e fantastici da grande re fiabesco da mille e una notte attirano le anime e le menti degli astanti rendendoli partecipi della tua magia, le loro menti ipnotizzate e spinte in mondi vaghi di sogni e memorie sfuggenti di esperienze vissute nei sogni e nella realtà, confondendo l’una con gli altri!!
    E, magia delle magie, tutto questo dopo mezzo secolo!! Niente è cambiato nel tuo spirito e tu sei sempre lo stesso mago che eri a Taranto quando intrattenevi ed ammaliavi i tuoi serpenti a sonagli dall’alto della tua superiore passione poetica e letteraria!!
    Vedo che hai continuato su questa strada, la tua strada. Ti contorni di belle signore colte e raffinate dai pensieri sublimi che hanno sostituito la vecchia combriccola di sognatori degli anni 60. Ti pasci in queste delizie della vita, per usare un verbo con cui a quei tempi amavi spesso infiocchettare i tuoi discorsi, da gran viveur di neobar e salotti letterari. Tutto intorno a te, mago del Colosseo. Non posso che felicitarmi con te e farti i miei complimenti.
    La mia memoria però, rispetto alla tua, fa un pò cilecca. Non sapevo che avevi continuato la carriera militare da ufficiale e nè, per la verità, ricordo l’avventura di Creta con la nave russa e nè l’avventura di Capri, se non molto ma molto vagamente. Ricordo solo le splendide uniformi da sergente “D”, gli spiriti e le aspettative aperti verso il futuro con fanciullesca curiosità e ingenuità, e le nostre visite nei magnifici ristoranti di Taranto, Martina Franca, Alberobello ed altri rinomati posti. Però penso che l’anno interessato era forse il 1966 perchè io rimasi sull’Etna dall’Ottobre 65 ad Agosto 66, allorchè cessai il servizio di leva che intrapresi comunque in ritardo di circa 4 anni perchè ero inscritto all’università.
    Fu certamente una coincidenza, un caso dell’evoluzione che quegli anni furono gli anni d’oro dell’Italia e delle nostre vite. Ma forse fu proprio quella improvvisa ascesa delle anime, dei corpi e delle menti che, come due onde di risacca che si scontrano dando luogo ad una onda “anomala” eccessivamente alta, diede luogo in seguito ad una specie di involuzione che continua tuttora.
    E, guardando indietro, sembra tutto senza ragione, o pieno di “irragioni”, come dici tu. Che senso hanno le nostre esistenze in tutto ciò??? Mistero del Divino!! Tutto quello che sappiamo è che siamo polvere di stelle e soggetti alle stesse leggi evolutive di tutte le polveri di stelle. Noi conosciamo queste leggi ma non siamo riusciti ancora ad indovinarne il senso.
    Auguri particolari e speciali al caro Socrate del Salento
    Un forte abbraccio
    Beautiful

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