Anna Maria Curci: da “Rut e le lettere migranti”

William Blake
 
 

Sto spigolando in terra straniera
come Rut, la moabita, a Betlemme
(a.m.c.)

cliccare sul titolo qui di seguito:

Da “Rut e le lettere migranti” di Anna Maria Curci

7 pensieri su “Anna Maria Curci: da “Rut e le lettere migranti”

  1. Ringrazio Anna Maria per questo testo frutto del suo lavoro di studiosa, traduttrice e poetessa, su una delle figure più straordinarie della Bibbia, Rut la moabita, continua fonte di ispirazione per artisti e scrittori. Non ho proposto la versione integrale del testo che vede una parte finale dedicata alla lettera a Rut di don Tonino https://neobar.wordpress.com/2011/08/13/don-tonino-bello-non-passa-lo-straniero/, e che include una poesia di Anna Maria, “Clandestino”, pubblicata recentemente su http://rebstein.wordpress.com/2011/10/17/nuove-nomenclature/ . Ritorneremo più in là a parlare della Rut di don Tonino secondo Anna Maria. Qui invece, oltre alle riflessioni sulla traduzione del libro di Rut curata da Erri De Luca, ci concentremo su uno dei poeti più amati da Anna Maria e uno dei più grandi in assoluto, Celan.
    Abele

  2. Trovo interessante questo studio sulla figura di Rut che si confronta anche con le suggestioni di altri autori. Personalmente, la poesia di Celan mi ha fatto pensare alla donna migrante ospitata dalla protagonista di “Terraferma” di Crialese. Nelle antiche civiltà mediterranee l’ospitalità era sacra. Nel nostro Sud lo è ancora. “Spigolare in terra straniera” oggi è una condizione di molti: c’è da augurarsi che la raccolta sia feconda, ricca di valori umani.

    Un saluto,

    Rosaria Di Donato

  3. molto ampio questo lavoro! Che seguo, in particolare facendo tesoro delle indicazioni di Abele, dunque: “ci concentremo su uno dei poeti più amati da Anna Maria e uno dei più grandi in assoluto, Celan”

    Grazie!

  4. Molto interessante il post, con le suggestioni a ruota libera che mi suggerisce, la poesia di Celan sembra cercare con lo sguardo, con l’intuizione, non con la ragione, leggendo nell’acqua degli occhi cosa rende Straniero lo straniero, cos’ha di strano lo straniero per riconoscerlo come tale, con lo straniero c’è tanto in comune che con lui ci si può giacere pur continuando a chiamarlo straniero.
    La cosa più diversa che ha lo straniere è che è povero, arriva perché subisce una pressione che lo spinge non ha scelta, se Lampedusa fossa assalita da yacht di miliardari tunisini , questi non sarebbero considerati stranieri. E poi sono una risorsa, lavorano per noi per pochissimo, si possono sfruttare, se non ci fossero si cercherebbe il modo di produrli tanto servono, chissà cosa succederebbe se improvvisamente tutti i poveri del mondo decidessero di non moltiplicarsi più.
    E poi, uno straniero desta curiosità e interesse per quello che ha di diverso, tanti stranieri invece destano paura, come se nel campo a spigolare ci fossero non una ma cento Ruth.

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