Malos Mannaja e Margherita Ealla: Habitat naturali e antroPC

Robert Rauschenberg

 

***

Dopo tre giorni di navigazione, raggiunsero le coste di Gitali a mezzogiorno: la chiatta s’inclinò di lato scricchiolando sulla secca, emise un breve latrato metallico e si scrollò la ruggine di poppa.
Poi fu il silenzio.
Intorno, il mare era uno schermo levigato di cristalli liquidi, appena increspato dalla brezza madida di sudore e pesce rancido. Alcuni raggi di sole oltrepassarono l’ascella d’una nuvola, perpendicolando giù dal cielo verso il fianco nudo della spiaggia, lasciva e promettente.
Aldo scostò i capelli bianchi con tutta l’agilità dei suoi sessant’anni e si calò sul basso fondale sabbioso. L’acqua si fece paglierina e una brusca fluttuazione entrò nella risacca, spingendolo innanzi.

– Ci siamo. Questo è un processo irreversibile.

La freccia del tempo puntò sull’icona del poi, aprendosi al futuro: ciò che era stato esisteva ormai soltanto nella sua fragile memoria. Un istintivo moto di dissenso lo spinse a guardarsi indietro: alle sue spalle gli altri immigrati autosufficienti avanzavano sani e salvi in due file.

*

Coi piedi puntualmente formattati al suolo d’oggi, Rospo Bit-Orsoluto sbriciola cookies sulla scrivania, spanza tags a cascata e osserva la schermata verde pigolante della chat, larga quanto una radura di Gitali sul limitare d’un intricato sottobosco di cavi. Mima un saluto al collega e, senza ulteriori sciali vocali, l’apostrofa direttamente a video.

> benarrivato. la bolla del sogno quando evapora fa scattare un’apertura d’aria che dà la sveglia. perciò non si capisce come tu possa essere sempre in ritardo.
> forse non lo sogno. in ritardo, intendo.
> non dire cazzate, secondo me hai trovato un modo per inserirti sulla rete neuronale e bypassare la caduta di sogno, comunque non è per questo che ti ho mandato a chiamare. guarda: ne sono sbarcati altri, eh… sparano certe cantonate questi, peggio degli yankees!

E in effetti, dal canto loro, i sensori ai quattro cantoni del layout attività segnalano con precisione svizzera la marea di sbarchi mediante una serie d’increspature accese. Processore Tonante controlla spaziatura e posizione, cominciando ad attivare i protocolli di riconoscimento: subito le onde led*ono in picchi, gettandosi contro i firewall corallini dell’ultima frontiera programmata.

> whoa… come al solito non sanno nemmeno rispondere inventandosi un qualche codice autocorrettore o replicante
> e quel che è peggio, tròjano di un sacco di virus: il mio sistema di incubazione è già stato seriamente disconnesso più volte. e possono scatenare instabilità anche senza volerlo!
> tipo la butterfly
> già. quando li peschiamo nella rete sono stati appena infettati dall’aidiesse-elle
> occorrerebbe un periodo di isolamento digitale su qualche s.atollo di rete, magari gestito con sw di paradiso fiscalesistenziale, o altro.
> sarebbe meglio un casino a mo’ di confino virtuale, tipo u-porn, almeno si conterrebbe il contagio
> beh, se è per quello il partito-attachment degli alleghisti sostiene da tempo di equipaggiare i centri di raccolta col tasto eject dei masterizzatori dvd per l’espulsione istantanea.
> e killarli dai processi direttamente?
> ohi, sei proprio un nerd! gli yahoonisti pretendono le pari opportunità virtuali, con annesso inserimento in gruppi nella rete sociale. eppoi non è politically correct! i cattodigitali e clericoastrattisti vietano di staccare la spina al terminale.
> quelli fanno finta di mettersi la mano sul dual core… so io dove la tengono però. dai, almeno fanne fuori qualcuno…
> mmm, occhei, ma con cautela, che la soprintendenza alle parti ha le mappe degli accessi e potrebbe accorgersi che operiamo una scrematura.
> ehehehe… vedrei bene i centri di raccolta attrezzati con *forni scrematori*
> già, eheheheheheheh.
> orsù! togliamoci l’auschwìtzio! questo… questo che bussa alla porta come “aldo martini”, questo è un immigrato senz’altro. chi altro userebbe quello che ha tutta l’aria di essere un nome e cognome? solo un poveraccio analogico senza nick d’arte né parte. su alza il fuoco: fire!
> eh, accesso bruciato e arresto di sistema cardiocircolatorio… ora gli facciamo il culo!

*

Aldo strinse il sogno di sabbia tra le mani. Sorrise. La spiaggia si estendeva in ogni direzione, come un gioco si specchi, abbracciandolo nell’utero d’una scheda madre di tutte le genti. Ripercorse mentalmente le indicazioni basic ricevute prima di salpare per Gitali.
10 print Aldo
20 goto 10
30 run
Così mentre lo schermo gli vomitava addosso tsunami d’identità prive di volto, Aldo s’inclinò corsivo e corse senza voltarsi indietro verso l’entroterra, mentre, nel contempo, il correttore automatico di word provava ad emendare i bachi alle speranze d’una vita degna d’essere vissuta. Quando un dolore a barra delle applicazioni iniziò a strozzargli il petto, rallentò appena, continuando a scaricarsi oltre con l’ostinazione di un emule.
Qualche attimo dopo, senza che Aldo potesse abbozzare la benché minima reazione, un vigilante incappucciato si materializzò alle sue spalle, stampandogli una randellata sulla nuca. Il vecchio lanciò un grido soffocato, crollando frastornato sul margine destro del layout. Altri due agenti, sbucati dal nulla del sottobosco di Gitali, s’affrettarono a legargli le braccia dietro la schiena, dando man forte al primo, intento a pestare l’immigrato. Sputi, calci, un pugno in pieno volto.

– Uugh! Pweitàà…

Aldo frignò impotente, osservando il sangue sgorgare dal naso, copioso quanto un font grassetto. Prima che potesse digitare un abbozzo di pensiero, uno dei vigilantes gli serrò le mani attorno al collo.
Mentre il mondo già s’appannava in fame d’arial, il vecchio rigurgitò tra i denti brandelli d’inutili preghiere in “bookman old style”, volte al suo dio analogico. Un preciso calcio anfibio, sferrato di punta al torace, spezzò in più punti l’orizzonte, piegandone la costa in dentro.

*

Cio-cio-san Dinista è in febbrile attività. Sono alcuni giorni che naviga il sito della Guardia Costiera con l’intenzione d’infettarlo: ha dato vita a un trojansessuale brasiliano capace di far sballare la samba a tutto il sistema di ricerca. Chissà se agitando le acque, oltre alle chiappe, riuscirà a offrire maggiori possibilità al padre e agli altri reietti di mescolarsi coi nativi sfuggendo ai controlli.
Pronti: un’ammiccante finestra pop-up a bocca aperta, a mo’ di trabocchetto, in attesa che i vasi deferenti sempre pieni trabocchino…

> ok ob, fli? (ok occhi belli, flirtiamo?)

Coraggio. Si scopre a pensare al proprio simulacro trojansessuale come all’arca della salvezza… già una Pertrarca di Noè, e come disse il poeta: “O belle ed alte e lucide finestre / onde colei che molta gente attizza / trovò la via d’entrare in sì bel corpo!”
Dopo qualche ora d’attesa appesa all’amo, ecco che il maresciallo pullula di pesci propensi ad abboccare. Strizzandosi l’un l’altro la membrana nittitante, il capodoglio dà di gomito al branzino:

– Se risponde, significa che è abbastanza giovane e allora ci divertiamo un po’, chiedigli come si chiama.

> cta, ctc (ciao ti amo, come ti chiami?)
> cio-cio-san daniele, x le cosce, prosciuttose. parlami d t!

– Ha risposto!
– Cazzo ‘ste femmine esotiche, *parlare*, non sono ancora evolute. Però tùmidano… chiedile se te la dà.

> sn t sogno ero, x tulano… fk? (sono il tuo sogno erotico, per tutta la notte… scopiamo?)

Cio-cio-san esita qualche secondo, ma il dado ut des è tratto.

> d6? misto spando (dove sei? mi sto spogliando / sono già bagnata)
> tct… néc mi nascondi q? (tòccati… non è che mi nascondi qualcosa?)
> crtm qui… sul cav (certamente, qui… sul cavallo)

Cio-cio-san se la ride, pensando al cavallo dei pantaloni del suo trojansessuale, che come vuole la leggenda, in effetti nasconde qualcosa al suo interno…

> piccin, vdc… (piccol*, vuoi dire che…)
> mh mh.

Il cervello rettiliano dei pesci è scosso da un ulteriore sussulto inguinale.

– Minchia! Hai capito?
– Fai digitare anche me…

E’ fatta: Cio-cio-san sente nitido lo strappo sulla canna e s’appresta a riavvolgere il rocchetto, ma un’ombra di memoria l’incupisce. Non può fare a meno di sentire il “piccol*” rimbalzare tra le rocce della teca cranica, franandole a valle pezzi di memoria, assieme all’importanza vitale di tutta l’impostura. Così canticchia l’aria di “Un bel dì vedremo”: un bel dì vedremo / levarsi un fil di fumo sull’estremo / confin del mare. / E poi la nave appare. / E poi la nave è bianca…”
Una valanga. Deve stare attenta: niente passi falsi, anche se il retaggio di suo padre pesca forte in lei.
Già suo padre.

*

Sandro arrancava a fatica, lungo un altro tornante di tempo. Seppure qualcuno avesse già tentato la fuga solitaria sparendo nella giungla di cavi, decise che, per il momento, la strategia migliore fosse quella di continuare a marciare in file adiacenti, evitando comunque d’ammassarsi tutti in un’unica banda larga. Una specie di divide et impera e chissà perché, pur essendo il barbaro del contesto, si sentì di affermarlo in latino.
Guardò i compagni: erano sudici, provati, ma tranquilli. Prima o poi però, la fame e la sete degli scrapers avrebbe scatenato i bachi… Altro che starsene alla periferia del mondo a disegnare i soliti graffiti (ti amo, un nome, un cazzo, oggi addì del signore)! Qui con un minimo scambio di consonante si rischiava di fare la fine di Archimede, reo d’aver contaminato il mare magnum della rete coi suoi “specchi untori” e Sandro, seppur vecchio e disperato, non era né monatto né mona. Così si guardò i piedi lividi, sanguinolenti, e pian piano immaginò d’essere incorporeo, con tanto di parole trasparenti, frasi ariose e capitoli remissivi. S’ingobbì artigliando una manciata di sabbia: mutismo e rassegnazione, ché di lasciarci la pelle per un verba volant, non ne valeva proprio la rena.
Nel dubbio che l’invisibilità non fosse sufficiente, si fece ancor più piccolo. Dal pulpito di un polpastrello a montagnola di sbarco s’incuneò tra i dermatoglifi, lasciando dietro di sé ad ogni passo solo minuscole impronte digitali sull’arenile di Gitali. I pensieri s’addensarono quanto le sue orme a capocchia di spixel.
Eppure.
Eppure l’odore pungente delle viscere di parole tronche, vivisezionate, suggeriva un’opulenza cui era difficile resistere. Il vecchio era un cultore di lemmi, sempre che qualsivoglia culto avesse ancora senso, tanto che, tutto sommato, era da prima dello sbarco che studiava i telegrafemi dei nativi: mugugni senz’anima, senza trama né piaceri oltre l’ossobuco della carne… quattro suoni messi in croce e nessuna speranza di resurrezione.
A volte, aveva addirittura la sensazione che l’avanti implicasse piuttosto un ritorno al trapassato, veloce e indolore, e si chiese se il lucido linguaggio binario dei primitivi, dopo ere ed ere di evoluzioni, non stesse inumandosi in un galleria a fondo cieco, ovvero in una caverna del paleolitico. Niente in contrario, ai corsi e ricorsi storici vichiani, tuttavia tale dipendere dal medium tecnologico per oracolare ciò che le nuove scritture velavano all’occhio nudo, seguitava ad apparirgli una forma subliminale di cecità, un velo di conciMaya steso a celare il trogolo abitato dai suini.
Digitò “coglione” e s’aggrottò “ciglione”, piuttosto inquieto: poteva davvero essere sicuro che il pc non leggesse direttamente ciò che voleva nei suoi pensieri?
Ma soprattutto, chi era il soggetto volente, soggiogato in schiavitù da lunghe catene di bit? Era alle porte un nuovo medium-evo, con tanto di signorotti, vassalli, valvassori, nonché server della gleba??
Si grattò un’ascella, scoprendola tangibilmente sudaticcia.
Una sensazione gradevole.

*

Il mouse zampettava allegramente, sfrecciando agile da una finestra all’altra.

– Con “click” vai direttamente alla radice *madre*, con “clock” risali di un solo ramo nel tempo, lungo l’albero delle direttrici.
– Eh, tua madre è morta trentun anni fa. E io son diventato vecchio.

Così le aveva detto, rimuginando stranito sul fatto che nei suoi pensieri la moglie avesse ancora le sembianze d’una giovane donna, mentre egli era prossimo ai settant’anni. Comunque per RAMmentarselo in maiuscolo, si era messo in testa questa storia di root associandola a quella biblica di Ruth e sorrideva al peso della cultura che sulla spiaggia lo avrebbe ancorato alla speranza di trovare le direttrici giuste, magari usandole come solchi per saggiare le fertilità di Gitali.
D’altra parte Cio-cio-san nel darle il Picotux pirata era stata categorica.

– In questi fran_genti non occorre avere geni_tali diversi dalla scimmia o che tu abbia la memoria di Pico della Mirandola. Nella shell devi risalire in modo gerarchico, tentando il punto per punto. Ok?
– Ok.
– E così via fino a scovare i punti G-italy, cornucopia d’ogni bene e piacere, quindi ararli e seminarli.

Ed era proprio quello che non vedeva l’ora di fare, anche se al momento, la priorità assoluta era seminare i vigilanti. Al riparo d’uno schermo improvvisato di foglie di fico, mentre il battito di waves marine lo invitava all’immersione, respirò a fondo. Respirò il fondo. Quindi chiosò, prudentemente: c’è un tempo per ogni cosa sotto il sole del “Let It Bit”… non devo farmi condizionare da connessioni ultraveloci, anche se lo stand by m’instilla ansia.
Saggezza e schiavitù… strano binomio.
Pensò di nuovo a sua figlia: una vera fortuna poter contare su di lei. E comunque Cio-cio-san era stata chiara: distrai fondi convessi, tenta il niente per tutto e cerca d’indietreggiare avanti.
*

Nell’acquario dei pesci, Rospo Bit-Orsoluto e Processore Tonante pigiano rapiti sui tasti componendo sinfonie per organo, mentre il layout del riquadro attività continua a sbarcare il lunario in automatico, del tutto obliato.

– Secondo me non può essere quella della foto. Quella è una donna.
– Quanta ingenuità. Sembri un nerd smarritosi nella foresta vergine, Rospo. Eh, dovrò ribattezzarti Rospo Bit-Orsolino…
– Prova ad aprirle la farfalla sul profilo di navigazione, così la draghiamo col ru-spyware
– Come vuoi.

Cio-cio-san finge di porgere le terga e prosegue nella transcodifica dell’HTML del server, cogliendo il supervisore in contropiede.

> è ntl che O di apr la farfalla (è inutile che cerchi di aprire la farfalla)
> xé? (perché?)
> xé, lo vd? qui nn c’è. cnd del farfallo? (perché, lo vedi? qui non c’è. che ne dici del farfallo?)

Processore sgomita con piglio saputo il petto di Rospo, il quale ammutolisce a pesce, la coda da girino tra le gambe.

– Ih, tu e la tua farfalla… cazzo, eppure hai sempre in testa l’uccello!
– E va bene, m’arrendo questa è davvero *un* pettirosso.
– Già… e ha pure un pet grosso: guarda la foto!

> s tue le tt? (sono tue le tette?)
> cn! le pascolo da qsn! (come no! le pascolo da quando sono nata!)
> s un gbp di transu manza… (sei un gran bel pezzo di transumanza…)

– Stavolta sei tu a fare la figura da nerd, Processore. Magari questa che credi sia una specie di Supereva, invece è un baldracchia siphilitica in phishing.
– Guarda è inutile, schermo quel tuo sorriso di scherno. Me lo sento: ‘sta transumanza è proprio excel, non so come dire, m’attizza la liturgia amorosa dei corpi cavernosi, cavernicoli e oltre.
– Allora ‘mo ti sfotto pure io: augh, Processione Tornante… all’età della pietra.

*

Cio-cio-san Dinista è pronta per sferrare l’attacco finale al sistema. Nel frattempo si gratta la fronte di liberazione e assapora la freschezza di Linux Mint in touch screen, facendo suo il motto “from freedom came elegance”: è tempo di cambiare le carte di Gitali in tavola. Prima però di sollevare il coperchio del software a scudo, controlla che tutto stia ribollendo in pentola secondo il piano.
Chissà se il padre avrà già trovato le rette generatrici giuste? Tra breve, a cose fatte, avrebbe digitato il segnale concordato < “Fiat Lux!” >, ottenuto dalle contrazioni di fiato e Linux.
Cio-cio-san non ne era convinta, inizialmente: le sembrava un codice troppo semplice da decifrare, ma il padre confidava nell’ignoranza dei nativi di Gitali e soprattutto sosteneva che la semplicità fosse più disarmante della complessità.
“Un rutto io (Root to I/O)” avrebbe dovuto rispondere il padre, qualora fosse risalito fino alla radice madre e avesse trovato la porta d’I/O. Eh, nemmeno il troiano IlO avrebbe fondato meglio la propria città… e tutto nel lampo d’un media flash-player di tempo surreale.

Gli uomini, le rammentava spesso il padre rifacendosi a Platone, reputano vere le ombre proiettate sulle pareti d’una caverna e a Cio-cio-san non dispiace affatto l’idea di starsene lì nascosta, assieme a quelle cinesi: “ Un uomo / chiamerà Butterfly dalla lontana / io senza dar risposta / me ne starò nascosta un po’ per celia / un po’ per non morire”.
Ma ora, al ritmo di “From Freedom Came Elegance”, è giunta l’ora di librarsi sulle ali della libertà.

*

Quando Aldo aprì gli occhi, enormi avvoltoi olografici s’avvitavano sopra di lui in strette spire, pigolando isterici *chip* *chiiip* *chiiiiiip*.
Il Dio analogico, sotto i digit degli aggressori e gli zenith del sole, non si era fatto vedere. In scompenso l’orizzonte fratturato era stato ricomposto in un frattale che Goodle Earth poteva zoomare e modificare a proprio goodimento. D’altra parte l’occhio del satellite più alto garantiva che la perturbazione umana non sconfinasse l’atmosfera: “il vuoto intergalattico ci conosce e ci teme”, amava dire spesso, il vecchio.
Continuando a crogiolarsi in un tepore di nulla nostrano, Aldo si stupì di non provare alcun dolore. Era passato a miglior vita? Cullando tale convinzione, si concesse un ulteriore giro a vuoto, figurandosi un bel bicchiere di Barbera imbottigliato all’origine, per poi scolarselo virtualmente.
L’aroma di tannino lo catapultò indietro nel tempo, fino a oltre trent’annino prima, risucchiandolo nel baco nero delle sue memorie coperte di polvere di stelle.
Era davanti a lui.
E lo chiamava.
Giovane come era sempre rimasta prima di morire di parto, ammiccante di calore nudo: tentazione fra le più oscure, il suo passato remoto tornava a donarsi “presente” dalla notte dei tempi.

– Aldò… Aldò… Aldò…
– Irma!
– Shhht, pensa sottovoce, amore. Vuoi fare la fine del generale *Cluster*?

Aldo rabbrividì, immaginandosi bad Cluster a Little Big Porn, stretto in una carneficina senza via di scampo dalle frecce dei puntatori mouse degli indiani nativi.

– Irma… sei davvero tu?
– Cos’è più tangibile di ciò che è veramente falso? E quale realtà è più nuda di questa?

Torpidamente, gli si stese accanto, intrecciando un sensuale collegamento d’arti con l’inkredulo Aldo. Vampata d’arsura vellutata: il vecchio rideva e piangeva, fremendo le mani sul corpo di lei, saziando l’agonia d’assenza tattile che per tanti lustri gli aveva raggelato ogni bisogno d’esistenza.

– Irma…

L’ampolla cranica del vecchio s’incrinò e l’odore di vaniglia della moglie, riemerso vivo dalla tomba, gli si raggomitolò accanto, permeando ogni vano della coscienza. Irma gli sorrise con tutto l’amore dell’altro mondo, carezzandogli i capelli bianchi, ormai radi.
Si baciarono e blandirono, finché con un labile simulacro d’erezione, Aldo s’accinse a immergersi dentro di lei. Palpando la vulva, sospinse il pene nella direzione giusta.
Ebbe solo un moto d’esitazione.
Quando percepì nella vagina della moglie la scanalatura d’una porta usb.

*

Non appena Cio-cio-san capta una vibrazione luminosa nel riflesso del sistema, si convince che è il momento: zzzziip!
Mediante l’uso combinato di Clit (Content and Language Integrated Touch) e Dick (Direct Internal Cumming Kit), la ragazza calibra l’obiettivo sul triangolo e affonda l’unghia smaltata del suo trojansessuale nell’occhio di Dio in esso inscritto: il rosso del sangue e quello laccato delle unghie si mescolano in una nuance a papilla gustativa, codice HTML #cc0033, capace di soddisfare pienamente le aspettative… ma Cio-cio-san Dinista l’ambisce risultati assai più devastanti ed umettati.
Così farfalla e farfallo, come da copione, s’accoppiano in un’auto-penetrazione ricorsiva, attaccando un refrain che coniuga preliminari e covalori crescenti fino al centro dell’universo, per poi scatenare un’entrata a gamba tesa sulla goduria della funzione armonica.
Subito il programma si pone alla testa del frattale che gestisce il cambio dinamico di configurazione della costa (usato per impedire o viceversa per favorire gli sbarchi) e con semplici spostamenti a caso delle barriere architettoniche binarie deflagra il caos in tutta la sua potenza.
A suggello del definitivo trionfo dell’entropia, Cio-cio-san attiva il podcasting per le onde sonore complementari e un terremoto di nanovibrazioni si precipita giù dai Tremonti del Tirolo, disboscando in coro la foresta di cavi al grido di “We pod, we pod, we pod a laurà, e pota pota pota pota ink, we pod, we pod, ehi-o, ehi-o…”

*

Aldo iniziò a riemergere dal cul de sac dove l’avevano infilato.
Sull’orlo dell’osso sacro era ancora troppo inconscio e metafisico, per accorgersi che un *know-out* sconosciuto l’aveva imballato sullo screenshot di Second Life.
Come c’era finito?

– Irma?? Irmaaaa!?

Perché questo calvario? Non aveva alzato il dito medium contro nessuno, e men che meno verso Dio. Al massimo, ricordava d’averlo nominato invano.

– Sì, mi hai nominato, invano. Ciò trasgredisce il *secondo* comandamento.
– C-Chi ha parlato?
– Dio.
– Io… io… chiedo umilmente scusa, non-non…
– Oh, nessun problema, fratello.
– Fratello?
– Già. In fondo siamo sulla stessa barca, qui. Essendo infinito, son solo un pivellino analogico nell’universo di Gitale.
– Non capisco.
– Lascia perdere il capire: un atto di fede non è più pratico?
– Ma-ma io… ti prego, Dio!

Improvvisamente, un’altra voce stizzisce in tutte le lingue.

– Ufff…

Aldo strabuzza gli occhi, dubbioso.

– C-chi era?
– Sempre io, solo con l’altro nick. Mi sono registrato anche come SpiritoSanto. E pure come Figlio6.
– E… e perché Figlio6?
– C’erano già altri 5 utenti registrati con lo username Figlio.
– Oh… mmm, continuo a non capire.
– Non c’è un cazzo da capire-ee!
– Chi ha parlato adesso??
– Sempre io, ma con l’identità di Figlio6. Perdonami il linguaggio colorito, ah, i giovani…
– Ok, ma almeno tu, voi… insomma, qualcuno mi spiega qualcosa?
– La rappresentazione numerica di una divinità *infinita* è necessariamente una grandezza analogica data da un numero reale aperiodico, al limite di una serie di potenze.
– E io che avevo sempre pensato che non esistessi o fossi intangibile: ohi, invece sei reale!
– Già. I valori etici che mi rappresentano non possono che essere continui ed infiniti.
– Mentre un segnale digitale può assumere solo un numero finito di stati.
– Bravo, vedo che hai capito. Il digitale è *discreto*, invece Io sono sia eccelso che ficcanaso. Vieppiù, com’è noto, il digitale è terreste ed-io, per contro, sto nell’empireo.

*

Processore Tonante alza il volume della sua cassa toracica: c’è una strana melodia nell’aria e un’instabilità paraplegica fiacca i punti fissi d’osservazione, come se le barriere strutturali degli orizzonti di ave et gloria mediatica, stessero precipitando nella sbobba refrigerante dei circuiti perduti.

> cos’è questa cantilena di sottofondo
> radio maria?

– Non fare il coglione, Rospo. C’è qualcosa che non va. Cazzo!

*Driiiin, driiiin*.

– Suonano.
– Vado io.

Rospo Bit-Orsoluto schiude bruscamente l’uscio della Centrale Operativa della Guardia.

– Ok. Allora? Chiccazzo è che suona?

Di fronte a lui, un buffo tubo di mucosa agita un ciuffo di *fimbrie* ottiche, mentre replica.

– Le trombe di Falloppio del giudizio universale.
– Le??

Un rapido sfarfallio. Dopodiché il sistema implode.

*

Sandro fece appena in tempo a cogliere uno scarto al margine del campo visivo, che i vigilanti l’avevano già completamente infagottato nella rilegatura. Provò a cambiare l’orientamento da verticale a orizzontale. Brandì il cassetto predefinito a selezione automatica, cercando di colpire gli assalitori incappucciati. Niente.
Un poliziotto gli schiantò il tacco sul dorso della mano destra, mentre altri due tentavano di sodomizzarlo con lo sfallogente.

– Aiutoo… pietààààààrgh…

Sandro capì che ormai lo stavano trombando, probabilmente tramite un sistema di rivelamento della realtà intrapsichica, embedded nella vecchia versione di Windows XProctolog. Strinse disperatamente il filtro perianalogico, scoppiando in lacrime. Un vigilante gli assestò un calcio in pieno volto, spegnendogli la voce in un grumo di dolore.
Semi-incosciente, Sandro ebbe l’impressione d’intuire un gaio brulichio venir fuori dalle spiagge di Gitali.
E il coito interruptus pian piano si mutò in fermento, quindi in allegro carosello.
Da un lembo confinante del litorale dorato, un lungo corteo composto da migliaia di Mickey Mouse avanzava deciso verso l’entroterra.

“Topolino Topolino, viva Topolin
Rassomigli a tutti noi, se furbo e birichin
Topolino Topolino, viva Topolin…”

*

– Rospoooo! Blocca tutto! Siamo sotto attaccooo!
– Occazzo!!!
– Le trombe! Erano le trombe dell’apocalisse!!
– Quelle che hanno suonato?
– Già.

> ma se hanno fatto driiin, mica perepè, eh…

– Cerca di individuare l’epicentro del maremoto.
– Dev’essere stato quel tuo gran bel pezzo di transumanzaaa!
– I vasi comunicanti della rete testis sono intasati!!
– Siamo fottuti!

> fot-tu-tu-tu-tu-tu, tubiamo…

– E la linea d’accesso satellitare è occupata!
– Catzunami!!
– Maròòò… i reflussi binari sono oltre il livello di guardia!

> pota, pota, ciu-ciuufff… pota, pota, ciu-ciuufff… pota, pota, ciu-ciuufff

Un treno di impulsi lascivamente abbandonati stagna su un binario morto. Cio-cio-san gongola assaporando le scosse sussultorie dell’orgasmo finale.

> e intanto pompa su, pompa giù. trallallero, trallallà

– Cerca un fallo a far falla. Muovi il culo, Bitorzolo!
– Cazzo… qui ci inkchiavano ben bene e poi gettano la chiave

> la sapete quella del transessuale che era così dotato, da poter tappare il buco dell’ozono?

*

I vigilantes si fecero prima più molli, quindi fumosi e spumeggianti.
Sandrò si tirò a sedere. Un messicano con la barba di due settimane gli fece l’occhiolino.

– Ehi, gringo… la macchina, vavavuma!

*

Cio-cio-san si riveste e si *sistema*: certo, avrebbe preferito un ruolo di casta diva, ma visti i risultati è valsa la pena di farfallare assieme a cani e porci. Mmmm… e Aldo? Già. Dov’è Aldo?

*

Dio stava ballando la macarena sulla maca-sabbia.
Aldo lo studiò perplesso, trovandolo simpatico, quindi sorrise malinconico finché un dolore trafittivo non gli fraintese il volto in una smorfia di dolore: una dolina vulvare si stava aprendo nel torace del vecchio, all’altezza dell’ottava costa. In breve, l’orizzonte sprofondò nel canyon e l’ottava meraviglia del mondo prese vita, aprendosi a tendina con pattern color mucosa velvet rosa.
Come in un vertiginoso loop biblico, il vecchio si ritrovò non solo a generare, ma anche a possedere fisicamente in sé la virtù di Irma.

– Mioddio… sono un *Irmafrodito*!

E fu l’ultima favola che Aldo si raccontò, prima di rassettarsi a dimenticare, colpito da una tromboembolia.
Sull’off shore dello screensaver, nasceva bello che stampato il sol dell’avvenire. Partita patta?

*

– Cazzo, qui il VIR.T.US ha innescato una reazione a catena!
– Ma non era progettato per noi, per essere a cavallo su qualsiasi misura d’uomo?

> giro giro tondo, casca il mondo, casca la …

– Aaaarg! Qui qualcuno ha dissotterrato l’ascia da guerra, guarda la cache!

Cio-cio-san infatti, con un casquet alle terga, sta enucleando sottosopra l’imprinting della cache e, senza l’asciare nulla d’intentato, continua a randomizzarla, tra l’underscore e l’overhead di sistema. Ciononostante, sa bene che il bandolo deve far leva sul triangolo per sollevare il mondo ondoso sufficiente. Così prende le misure a chiglia, fianchi e parallasse, sperando di sviare i digospia, e calcola l’importo del prelievo in (banca)rotta, di modo che, col conto in rosso, il toro 3D possa caricare più velocemente. Quindi continua a darci dentro in coupled device, fidando il doppio sull’impegno assunto dall’istituto di credit di mettere a disposizione del padre una ciambella somma, nel caso si fosse trovato in acque agitate al momento di bruciare le ali della butterfly col sol dell’avvenir.
Tuttavia non è tranquilla, per cui mentre si scaccola con l’indice Nikkey-gen, grattandosi le borse sotto gli occhi, pensa: “papà, I care, cerca concretamente di accadere in piedi… e coi piedi per terra”.

*

Una ragazza sorridente prese sottobraccio Sandro, mentre una voce flautata fuori campo notificava: “Marina ha detto no al colesterolo!”.
All’orizzonte, una lancia channel della marina con evidenti militare genetiche, sparò due colpi a salve.

– Salveee! Da Moscaaaa! Vi parlaaaa!! Il vostro Ruggero Urlandooooo!!

*

Obliata ormai ogni prurigine, Processore Tonante suda freddo e calcolatore.

– Porca ontas! Guarda tu che sfarfallio per una breve tempesta di scabbia.
– Onta, ontas… ci vuole l’olio santo lenitivo, ormai, porca troia, pota pota.
– Hanno troncato non solo i rovi, ma anche i birds del sistema.
– Chiamo il curato per l’estrema unzione?
– Curato un cazzo, Rospo. Qui ci hanno *oscurato*!

> lampade salvalavista beghelli, la luce calibrata amica dei tuoi occhi, da oggi disponibile anche nel nuovo pratico formato in collirio monodose!

*

Ma c’è poco da collimare: ecco in monoculare un loculo di pioggia sull’arenile. Tic, tic, tac, le prime gocce.
Poi, in un lampo, la tempesta di sabbia esonda la clessidra chiudendo il gap generazionale e il maestrale Perboni spazza l’aula, facendo l’appello.

– Sandro Gulmini.
– Presente!
– Aldo Martini.
– Um!

Nonostante l’emiparesi e l’afasia, Aldo c’è. Sorride storto, la bocca piegata a vagheggiare albe pascenti paradisi, dopo tutti i tremonti subiti. Sandro dà di gomito al compagno di sventura: ce l’hanno fatta?

*

> domandona: quali pennuti, se sono in due, allora il nome è sbagliato? le anatre!

– Non c’è più scampo!
– MMmmm… forse no. Aspetta, Rospo…
– …
– O forse… passami quella graffetta, presto!!
– Questa?

Con millimetrica precisione, Processore Tonante pianta la graffetta tra lo spint’erogeno dell’hard-ware e la valvola pneumatica dell’opene source.

> cossxxx, crrrrrrr, crrttt. crt.

*

Grippace e silenzio in ogni anfratto dello spazio-tempo: le root dentate dell’ingranaggio s’irretiscono. Fisse inchiodate.

*

– Ce l’hai fatta, Pro!! Cazzo, ce l’hai fatta!!!
– Forza, Rospo, ora un doveroso giro di vite umane, da sacrificare sull’altare d’una opportuna rappresaglia.

Sul cordless d’un time division, Cio-cio-san fiuta il putrefarsi del sogno, ma ancora rifiuta d’arrendersi all’evidenza dello strappo nella maglia della vecchina dell’Ace Gentile, a strangolare ogni magia. Invoca e pena, ché si è fatta il culo, ma c’è poco di che pararsi il backup. Cerca di aprire la graffa nel Java, sperando di riattivare la colonia dei trojan, ma il papillon riproduce una Guyana , piuttosto che un built-in di fortuna. Reijetta! È che non tutti i tori vengono col buco. In un battilampo i virus circuiti, restano inceppati “tamburo battente” dall’antivirus che a briglia sciolta cavalca la propaganda, permeando a macchia d’olio l’intero oceanomare della realtà virtuale.
Così, in ultima battuta Cio-cio-san viene risucchiata in una spirale e stordita con effetto immediato e balistico. Prima d’accavallarsi a *l’otto d’infinito* tenta una serpentina di reazione, ma Processore s’affretta a processarla per direttissima, finché è ancora incosciente. Terribile la condanna.

> ora e sempre, sarai lemniscata per “grave insubordinazione muti-dimensionale”.
> noooooooo….

Così la sventurata sovversiva, imbrigliata in lingua d’oca e con un nastro di Moebius a incatenarla, è subito deportata in un lentissimo Guantanamodem 56k nonché torturata per l’eternità.

*

Ad un tiro di iato, intanto, un byte pass-erotto becca Sandro e lo getta nelle foci del programma antropomorfo Polifemo, un canale interattivo di scolo capace di chiudere un occhio verso le discariche abusive di informazioni istituzionali, mentre attiva multipoli per triturare chi vorrebbe dare aria alla bocca, portandola via a chi vanta natali con tanto di digital-pulse e Bios enviroment. D’altra parte il bestione è un activeX mica da ridere, che crocetta vivi e abstract, e con un carbon copy di mascella si cracca tutto Sandro, senza specifiche locali. Altro che aureole su tette open source! “Morning is broken” fa in tempo a pensare il vecchio, prima di passare dall’abend a vita migliore.

*

> ehi? c’è nessuno?

Processore Tonante sputa in terra.

– E adesso chiccazzo c’è ancora??
– Non lo so. Chiediglielo.

> chi sei?
> sono Dio, figlioli.

– Ok, questo lo resettiamo e poi lo mandiamo al centro per i collegamenti forzati
– Intendi al link, “do the real thing?”
– Sì, vediamo se si riesce a cavare un ragno dal buco d’una stimmate, provando a rieducarlo. Alcuni immigrati li selezioniamo: ci servono mistificati e abbiamo visto che la fica entra in testa più velocemente in chi ha un background mistico con stati d’erezione verso l’alto.
– Mi sembra un po’ su cogli anni, forse.
– Fa niente, in questi casi usiamo l’high transfer protocol verso il “Dalla via agra”, un sito dove chimeretrici annoiate e acerbe si concedono ai geronti una botta e via senza menarla per il lungo.
– Guarda, qui ce n’è un altro. E’ mezzo paralizzato.
– Lo stesso trattamento?
– Mmm… ci servono nuovi secondini su second life.

*

So erasabled, Aldo è felice. Di quella felicità che muta le giornate all’arenile, con indolenza e sole. Infatti suole passare la ROM crogiolandosi gli slot d’animo aperti in global position. Certo, la vita marina in bianco, ma così con sesso d’angelo partecipa all’Epia (Eden Pushing In the Ass) e trascinando l’arto inferiore destro fa l’ispettore gadget costiero. Oltre a segnalare gli GNU che migrano e la caduta dei gruppi di continuità, raccoglie all’ultima spiaggia i broadcasting lasciati in giro dai villeggianti. Più tardi a sera con il DCT li trasforma in Discrete Cosine: panta rei, buffer collant e altri digital equipment per le manipolazioni dei socket. Insomma, dots per inch al sexy top. End of block, questo ridare una second life agli oggetti di piacere lo fa sentire potente e non un misero commerciante.
Questo è ciò che avanza al vento e ad Aldo passa sul volto, lo rapisce e basta.
Intanto al largo della costa transita un aereo pubblicitario che reca uno striscione fosforescente: “finché la barca va lasciala andare, possibilmente a fondo!”
Poco dopo, scritta in bianco sopra il cielo sempre più blu, appare la scritta: bossi-FIN.

*

Jonas, accoccolato assieme ai suoi 20 anni sulla sua poltrona ergonomica, si rilassa le gambe appollaiate.
I terminator innestati alle braccia emettono una sottile scossa, così che il ragazzo scarica direttamente potenziali sinaptici dalle azioni del videogioco. Il casco-visore d’immersione nella realtà virtuale, inizia a farlo sudare, ma è felice: ne ha fatti fuori un sacco, oggi… e quelli di ieri il sacco nero ce l’hanno già calzato addosso, eh.
Per la prima volta, è riuscito a battere sul tempo altri della community. Il punteggio troneggia sullo schermo: un record di tutto rispetto, tenuto conto che “La guerra dei due mondi” è indubbiamente il gioco di ruolo più in voga e più complesso del momento, consentendo un grado di interazione a 360 gradi e un impianto temporale spaziante dalla storia dal paleolitico ad oggi.
Un’efficace palestra di vita, visto che i giocatori più capaci segnalati dal sensore di domotica, entro pochi mesi possono essere insigniti del titolo di Kapò e prendere il comando di una divisione di controllo, sempre che abbiano nervi saldi e capacità reattiva superiore alla media.

*

Eccone un altro.
Jonas lo punta agile. L’obiettivo, ignaro, continua a mimare un mezzo sorriso ebete, quindi, trascinando l’arto paraplegico, s’incammina lentamente. Troppo lentamente.
Resetta-ta-ta-ta!

*

Tic. Tac. Time access from clock: tempus fugit e uscendo dal binario, circola alla lontana.
Jonas si tolse il casco: la stanza era immersa nell’eterna penombra dell’advanced distance embedding.
Non faceva né caldo, né freddo. Tutti i rumori erano perfettamente schermati: non si sentiva volare anima viva. Solo il quit quit della tastiera.

*****

http://www.ormembarscritture.it/?p=335

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7 pensieri su “Malos Mannaja e Margherita Ealla: Habitat naturali e antroPC

  1. lunga navigazione tra le maglie di una rete che ha denti mentali, e caspule e impianti nei sogni, piantati su rive di layout come ghiere del tempo che vira, secondo bande larghe, medie o mutazioni dei segnali. Viaggiato e disegnato la mappa…ma era luce il segno e ora che è giorno l’ho perso. Al prossimo viaggio, alla prossima alta marea. ferni

  2. Grazie anzitutto ad Abele per avere ripescato questa quadrumania e per la nostalgia che mi sovviene (tempo, tempo fa – bei tempi- e malos da quanto manchi ! batti un colpo! fra un po’ ti evoco :)), quanto divertimento!

    grazie a ferni per averne colta la navigazione e i dettagli, nonché rete di appigli.

    un abbraccio a tutti

  3. sapendo, posso dire.
    Posso dire, sapendo il divertimento, che il Malos fa passare le situazioni di stress (degenerative per l’apparato digerente)…Lessi (!), a tempo debito, la stupenda creatura di questi due geniacci…ancora la mastico e non me ne sazio…
    Ah, il Malos alla Margherita…ci allunga la vita!…:-D

  4. Sì, nostalgia del malos, ma quanto è brava la nostra ealla, così come nel precedente stefanogiorgio. Non facile viaggiare alle velocità supersoniche (si dice ancora? Credo di no, cavernicolo come sono …) di malos che ogni volta che gli scappa una parola la sotterra e la resuscita come niente fosse … Un grande divertissement, Madama Butterfly ai tempi di internet.
    Abele

  5. Ho riletto volentieri questo pezzo, che è come un rubinetto aperto dal quale sgorgano catenarie di parole, come un domino ironico e infinito che cade su un futuro dalle estreme conseguenze. E’ sempre un piacere leggere il Malos e Margherita .

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