Teresa Ferri: In ricordo di Andrea Zanzotto

18 ottobre 2011

Oggi è morto Andrea Zanzotto.

Oggi, mi sembra morta la Poesia.

Mi guardo intorno e questi soffi delicati di tramontana gelida sputati dal sole sulla pelle mi fanno pensare agli ultimi faticosi fiati del poeta, fiati già olezzanti di morte.

Morte della Parola e delle riflessioni poetiche sulla parola.

Il freddo lima le sue unghie acuminate e tenta di raschiare ogni parola tra i cui tremori Zanzotto avrebbe voluto ripararsi dal freddo. Riscaldano le parole e, prima di portare beneficio all’anima di chi legge, sono un tepore irrinunciabile per chi scrive, battendo i denti sotto le sferzate del vento.

Le parole riscaldano.

E quelle di Andrea Zanzotto, pur cadendo dalla sua penna travestite da fiocchi di neve, una volta che si posano sugli occhi di un lettore, immediatamente si sciolgono in fiammelle e ne raggiungono le vene, dove si fanno sangue, vita, calore, respiro armonico di un mondo trasformato alchemicamente in musica, in perfezione geometrica del dire, in coro polifonico di suoni echeggianti dall’antro di un amore, che, pur gemmando con tonalità private e narcisistiche, solo attraverso la poesia si trasforma in Logos corale, in abbraccio alle sinapsi di ogni cuore, di ogni sentire profondamente umano, dalle radici più nascoste fino al sole.

Ho avuto la grande fortuna di conoscere Andrea Zanzotto, la sua poesia, i suoi deliri orgiastici, il suo solipsismo che apriva teoremi e trigonometrie comportamentali a chi si trovava a interagire con lui. Sembrava di parlare da un finestrino di un treno in corsa con un viaggiatore seduto in un vagone di un altro treno che correva in senso esattamente contrario. Accadeva però che c’era un attimo, breve e luminoso, in cui gli occhi, dietro i vetri, si incontravano e le parole raggiungevano entrambi i viaggiatori e andavano a ferirgli l’anima. Come un fulmine che apriva uno squarcio di luce parlante. Sì, perché i silenzi di Zanzotto erano anch’essi poesia, luce, disperato tentativo di chiudersi tra le spine del suo rosaio privato per staccarne boccioli di fiori preziosi che spargeva ovunque e, avvicinati al naso, arrivano a profumarti l’anima.

Parole discarnate da quell’albero chiomato di grigio saettavano luminose e scoppiettanti, ossimori acuminati e graffianti, balbettii rubati alla sacralità delle radici. Parole sonore, funambole, post futuriste che, lette, rotolano nell’anima, la scavano, la dissodano, ramificano e rinascono come fiori dopo una tempesta, freschi di rugiada odorosa di lune e di vagiti.

Parole primordiali, lallazioni di infante novantenne che cerca instancabile il grembo della grande madre, l’utero di un mondo innocente accecato di silenzi.

Il suo petel, la sua minestrina panacea di ogni male, urgenza e bisogno, il suo indefesso aggirarsi tra teoremi e contro teoremi, che poi riusciva a coniugare in riflessioni teoriche di grande spessore. L’infante eterno della poesia novecentesca me ne ricorda un altro, Zvanì: entrambi giocolieri della parola, sperimentalisti senza volerlo, ma per esigenza, entrambi innamorati della linguamadre o della MadreLingua. I due fanciullini bizzosi della nostra letteratura si saranno incontrati e forse, oltre a rincorrere le nuvole, forse continuano a girotondare intorno all’ombelico delle parole, a estrapolarle dal grande Grembo della letteratura, manipolarle e sublimarle in canto. L’asemanticismo come grande mantica del Senso originario, thalassale, infinito.

Teresa Ferri

7 pensieri su “Teresa Ferri: In ricordo di Andrea Zanzotto

  1. ti ascolto con grande interesse Teresa e mi sembra che la poesia continui anche oltre e dopo e fuori da ogni suo grande interprete che ci lascia, anche solo così, raccontandolo con poesia.
    romeo

  2. Fortunatamente, “sembra” che la poesia sia morta, ma è stato soltanto un mancamento dinanzi alla grandezza di un poeta con cui non potremo più scambiare un lampo di sguardo fisico nemmeno nell’attimo d’incontro fra due treni che corrono in senso opposto, ma che continua a parlarci più intensamente attraverso i suoi scritti. Quest’esempio è efficacee e mi è molto piaciuto.

  3. Lo diceva lui stesso, senza abbagli verso “i grandi” esistiti e morti prima di lui. Gli uomini cadono, cedono la scorza sfatta, la poesia resta e non sparirà poiché ha arti lunghissimi, fili, trame e or-di-tu-re di parola che sono luoghi, vasti, quanto lo è un uomo continuo, che vive di tutti quelli che sono prima e saranno dopo di lui. fernanda f.

  4. Oggi, mi sembra morta la Poesia.
    …….
    una delle sensazioni iniziali…ciò che ti assale…
    ma poi pensi che oggi la Poesia
    si è fatta pietra
    e lui sughero* in balia delle acque…trasportato…

    Bel pezzo Teresa.

    mm

    *.…Ma ritengo che per la poesia occorra
    lasciarsi trasportare come sugheri dalle acque. …
    (frase rilasciata in un’intervista…)

  5. Grazie, Teresa, per questo spendido omaggio. L’immagine del parlare “da un finestrino di un treno in corsa” coglie molto efficacemente gli “infiniti punti di fuga” dell’opera di Zanzotto, autore che ho imparato ad amare con il tempo. Ho ripreso a leggerlo in questi giorni e mi sono ritrovato ad apprezzare molto le poesie in dialetto, forse perché per un attimo il treno si ferma e il finestrino diventa uno schermo su un mondo di cui avvertiamo una nostalgia struggente (grande la delicatezza con cui dipinge l’universo femminile):
    Femene che le lava

    Tute le femene le va do’ al lavador:
    no l’è ‘n mistier ‘sto qua
    ma l’è ‘n destin, cofà l’amor
    o ‘n fiol, o la só ora co la vien.
    La va dó l’ora e la lava
    co l’aqua che la fila via,
    l’aqua che anca de ‘sta vita
    e non sol de ‘ste poche nostre robe
    la ne fa pulizhia.

    (Tutte le donne si recano al lavatoio: non è un lavoro questo, è un destino, come l’amore o un figlio, o come l’ora nostra quando viene. Va giú l’ora e lava con l’acqua che fila via, l’acqua che anche di questa vita e non solo di questi nostri pochi panni fa pulizia.)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...