Andrea Zanzotto: Assenzio

Assenzio

La deserta stagione
nell’acqua dei cortili
le sue gioie scompone
precipita dai clivi.

Verso i monti delle alpi
torna azzurro ed assenzio
di venti, torna ai campi
la sagra del silenzio.

E il tuo freddo rimpianto
sta sui vacui confini
contro il porpureo vanto
dei mosti e dei giardini

mentre l’astro crudele
dalle attardate sfere
rigèrmina e fedele
cresce nel suo potere.

Sigillo augusto, degna
fine, voto profondo,
spada che a morte segna
per sempre il cielo e il mondo,

delle tenebre alunno
che impietrisci l’aurora!
Nell’ombra dell’autunno
il chiuso bosco odora.

5 pensieri su “Andrea Zanzotto: Assenzio

  1. Pace per voi per me
    buona gente senza più dialetto,
    senza pallide grandini
    di ieri, senza luce di vendemmie,
    pace propone e supremo torpore
    l’alone dei prati la cinta
    originaria dei colli la rosa
    dispersa il sole
    che morde tra le tombe.
    Ah la cicuta e il poco
    formicolio, non più, colà sepolto.
    Ah l’acqua troppo tenue che mi cola
    oltre la gola e gli occhi e di là di là s’invischia
    in tiepidi miseri specchi
    su cui l’ortica insuperbisce.
    Ed ah, ah soltanto, nei modi
    obsoleti di umili
    virgili, di pastori castamente
    avvizziti nei libri, nella conscia
    terrena polvere,
    ah ripeto io versato nel duemila.
    – Ah – risuona il colloquio
    in eterno sventato,
    dovunque io passi, ovunque
    l’aria mai sfebbrata mi sospinga,
    la selva m’accompagni
    e impari la vicenda non umana
    del mio fuisse umano.

    Futura età, urto di pietra
    sulfureo sangue che escludi
    che inintelligibili fai questi
    fiori e gridi ed amori,
    non-uomo mi depongo
    ad attenderti senza nulla attendere,
    già domani con me nel mio fuisse,
    pieghe tra pieghe della terra
    cieca ad ogni tentazione d’alba.

    *****
    Grazie Abele, per aver ricordato questo grandissimo…che finalmente è stato accolto dalla sua “selva” tanto amata e aspettata…
    un abbraccio, Anna

  2. Anch’io penso che sia paesaggio, quello di cui ha ha scritto per esteso tutta la vita, come ne fosse completamente salvato e malato allo stesso tempo. “Dentro il paesaggio”, lo stesso che coglieva dentro, senza prevaricarlo, come in molti tentano di fare in Veneto come altrove, in un mondo che è davvero paese, cercando di “legarlo” a false memorie, che invece di pietre del monte sono cementificazioni nella carne viva della terra e della gente.
    fernanda

  3. Amici, incontro i vostri nomi in navigazione (ma sono un pessimo internauta).
    Vi trascrivo ciò che ho scritto per Andrea Zanzotto ieri:

    Bar Mokafè – Lioni, 19 ottobre 2011, ore 12:39, scontrino fiscale 57-

    Omaggio ad Andrea Zanzotto – Poesia improvvisata – 40 versi liberi –

    C’é un accapo lieto…

    1 C’è un accapo lieto
    nella quiete
    di un sonno bambino,
    nel ritorno dei fiori…
    5 C’è un dentro e un fuori
    del mondo circoscritto
    in ognuno di noi
    dove l’attesa,il volere, il poi
    sono il nodo contratto
    del paesaggio che ci accoglie,
    che ci annota i passi
    e da dove nessuno
    può sfuggire
    per geo-storia e memoria…
    15 Bisognerebbe avere
    il coraggio di morire
    nella beatitudine dei colori
    delle nuvole,
    esseri felici della sorte
    di un passero
    che esplora rami e foglie
    con l’istinto di volare
    sicuro della gioia
    nella sua ignara giornata
    25 appesa all’interrogativo
    di altre vite
    affamate di vita,
    alla mercé del vento,
    sovrastate dal cielo,
    avvolte nel velo del tempo
    che modella le stelle
    e ci permette di essere voce,
    meno mistero pensante
    armonia e pace
    35 fino all’incontro sereno
    della morte,
    fino allo stupore
    della parola coniata,
    sottesa all’innocente
    40 parlata del cuore… =FINE=

    = Memo Archivio Orig. – Redaz .9° Q, pag.15 =
    DIRITTI RISERVATI per AUTOS EDIZIONI

    Con affetto, come sempre, Gaetano Calabrese – poeta errante dell’Irpinia.
    E-mail: gaetanocalabrese@tin.it

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