Rossella Tempesta: Cinque poesie

Rossella Tempesta

*

Punkromantica n.8

Circumvesuviana Napoli

   

Che consolazione Signora

porta a due mani e con delicatezza?

 

La sportina di plastica avvolta intorno

a una pietanza buona,

un non so cosa che sua madre o sua suocera

le hanno preparato, mentre era al lavoro,

per la cena sua e dei figli, del marito…

 

Ecco oscilli un poco, brava,

nel mezzo del vagone circumvesuviano,

preveda la frenata, il sussulto ad ogni stazione

e preservi stretto al petto il frigoverre

 

Ah Signora come siamo tutti affamati qui

e cupidi di casa e delizie di focolare,

noi pendolari sporchi stropicciati

noi impiegatucci, studentelli,

pensionati traslucidi.

 

Persino la ragazzina col visetto pulito,

la pelle bianca bianca, gli occhialini da vista – ma vezzosi-

persino lei e la sua improvvisa cresta verdazzurro

sulla testa rasata ai lati, e con treccia azzurra e verde laterale

 

persino lei, la piccola

punk romantica scommetto

che ci affonderebbe il dito intero

nel suo gateau di patate (o che so io )

 

E’ una che vuol spaventare, si capisce,

ma solo perché è fragile e così spaventata.

Fa la cresta per le lotte e per gli amori,

come l’urogallo.

 

Lei, Signora, che ha il paradiso in braccio,

come si dice: “signora ancora giovane”

lei dal rassicurante sedere un po’ allargato

da figli e vita quotidiana, lei non le creda

 

lei che è perfetta, maglietta blu

blu jeans a pinocchietto

zoccolo basso argenteo.

 

Quella piccolina da ancora

il bacio alla mamma, per la buonanotte

e inzuppa latte e biscotti la mattina.

 

No, neanche io lo so perché

porti un collare da cane

e come ciondolo la pallina da biliardo n.8

appesa al collo.

 

Ha proprio paura di noi.

Facciamo paura.

 

***

 

La sala da pranzo dell’una affaccia

dirimpetto alla sala da pranzo dell’altra, per questo

nota subito il giorno delle persiane chiuse

e qualcosa le si chiude dentro, come un buco

che resta aperto e murato, diviene

una bolla di dolore sospeso.

 

Immediatamente prepara

un buonissimo dolce decorato

per suoi marito dagli occhi neri

per i suoi tre piccoli dai denti bianchi

 

la ricetta sarà inglese

tramandata dalla madre quando erano

emigrati in Inghilterra

o francese quando emigrati erano

loro, giovani sposi, nella tedesca  ……….

dieci minuti soli dalla Francia.

 

***

 

Mette ordine la notte,

la notte del nostro spavento

del sonno che non restituisce il bel sogno

 

La giovinezza così fraintesa

scambiata più volte e a lungo in per sempre

la smania che ora si volge a ritroso

a riafferrare, a dire aspetta, abbiamo capito, ora sì.

 

Ma ancora è nulla.

Ancora verrà la notte a mettere ordine.

Incasellare altre certezze al nostro dispetto.

 

 

 

 

***

 Avrà avuto refrigerio

l’anima purgante,

si saranno abbracciate tra di loro

tutte le anime chiamate a fare

un passo avanti

dalle nostre incongrue preghiere?

 

La casa della sua giovane vicina

ha di frequente le persiane serrate

questo vuol dire che loro sono ancora

nella grande città, il piccolo

ricoverato di nuovo.

 

Combatte le metastasi

con ognuno dei suoi quattro anni;

è ferito, non certo vinto.

Alla battaglia

ha già sacrificato un rene

ma senza rimpianti.

 

***

 

Così piena di questo e di quello, così persa la ragazzina

col destino nel nome

con quella voce che apriva le orecchie

come fossero scatole di sardine.

 

La ragazza Amy Casadelvino

aveva troppo male al mondo

le pulsava alle tempie

ché non poteva pensare alla nostra obesa ricchezza

e ai già sedici bambini somali

morti di fame in questa frase, morti di guerra

ancora cinque

– uno ogni 2 secondi, uno ogni sillaba, questa

è l’unità di misura, la metrica –

 

Lei pure, la magra Amyna

mangiava poco, solo

un’insalata d’ectasy con un filo d’olio e d’acido.

E un bel bicchiere di vino, certo.

Anche più d’uno ne era necessario.

 

Così se n’è andata a ventisette anni,

bevendo per dimenticarci.

 

 (23/07/11 In morte di Amy Winehouse)

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12 pensieri su “Rossella Tempesta: Cinque poesie

  1. Sono delle belle poesie, e mi ricordano la “prosopopea del viaggiatore cerimonioso” di Caproni, una sorta di telecamera che registra il vissuto della gente anche oltre le apparenze, con una leggerezza fatta di cose ‘pesanti’.

  2. Poesia che trasuda umanità in istantanee che si muovono al ritmo degli affanni quotidiani. Nella conta di cosa si lascia dietro, di cosa ci sfugge o non abbiamo saputo apprezzare. Di un’ironia che si fa sempre più amara, con la leggerezza che sfiora la morte e le incongruenze dei tempi.
    Grazie a Rossella e a Pasquale.
    Abele

  3. Come dice Abele, “poesia che trasuda umanità in istantanee che si muovono al ritmo degli affanni quotidiani”. Mi è piaciuta particolarmente la prima. Descrive particolarmente bene lo stato di smarrimento tipico dei giovani, amplificato a dismisura nei tempi odierni. Ci si ribella senza sapere bene contro cosa, senza sapere bene quali mezzi usare e a quali ideali aggrapparsi. Amore odio per chi ci ha dato la vita, le generazioni precedenti che adesso sembrano toglierci tutto quanto esse stesse hanno conquistato. La paura delle incertezze della vita che si sfoga contro le generazioni precedenti ma che poi torna a chiedere conforto proprio a loro.

    Ciao

    Fernando

  4. Aumenta l’amarezza e la dose di bravura. Il tuo percorso è commovente e nello stesso tempo dona fiducia. Tra tutte, mi ritorvo molto in “La notte mette ordine” . Qui c’è veramente qualcuno che fa riposare gli occhi e si tuffa a capofitto nel suo io, con tutto il coraggio e la dignità che ti conosco. Un caro saluto alla mia ottima prefatrice.
    Vera

  5. Le immagini di Weegee e le opere di Carl Andre
    ci raccontano di un arte senza ‘Espedienti’
    (la morte è morte l’oggetto è oggetto).
    Eppure spesso è proprio l’espediente
    uno dei più importanti elementi nella
    realizzazione dell’opera artistica (come
    pure potremmo dire dell’opera poetica).
    Nessun espediente neppure nelle poesie
    di Rossella Tempesta il poeta non aggiunge e non sottrae nulla
    registra impietosamente direi tragicamente
    tutto quello che accade: il niente di nuovo.
    Quel “niente di nuovo che praticamente
    è tutta una vita.

  6. Cara Rossella, sono capitata qui stamattina e ci sono tornata adesso, dopo avere letto la prima poesia ed averla ripresa. È bellissima, intensa, entra nell’animo altrui attraverso i trascurabili particolari esteriori che, è vero, manifestano paura e sono sfide apparenti. La cresta verde e azzurra significa amatemi, per esempio. E quel gateau della signora un po’ ingrossata dalle gravidanze, così tanto mamma, che tutti i poveri pendolari stanchi vorrebbero assaggiare, ma insieme ad un sorriso forse tanto lontano. Sono andata e venuta anch’io infinite volte dalla scuola e so cosa sia il treno. Ricordo che compravo il pane di casa da una signorina che aveva un piccolo forno a legna sotto la scuola, lo portavo in sala professori e lo distribuivo agli affamati, ecco, è la nostra vita. Così piccola, spaurita, irrenunciabile, bisognosa d’amore non soltanto da dare.
    Rossella, leggo e commento soltanto la prima poesia, per ora, mi ha lasciato, da sola, un gusto perfetto e penso che le altre saranno diverse, le leggerò a una ad una, con calma, per assaporarle. Intanto complimenti.

  7. La seconda poesia mi fa immaginare un lutto e una giovane moglie e madre che, dalla finestra, vede le persiane chiuse nella casa di fronte. Allora, per reazione, prepara un dolce per il marito dagli occhi neri e i suoi bambini dai denti bianchi: nero e bianco come il dolore dell’altra e la gioia della propria vita serena.

  8. Terza poesia: so cosa siano le notti agitate, i continui risvegli per il corpo che duole o peggio l’anima, fino a che si arriva ad un certo abbandono che dà pace.
    Ma qui c’è una ” giovinezza fraintesa” che grida le sue ragioni, che la notte sembra incasellare e quasi mettere in ordine. In effetti, comunque sia, al mattino, con la luce, le cose sembrano più trattabili. La saggezza popolare dice: la notte porta consiglio. E meno male!

  9. Quarta poesia, di calda umanità traboccante per il piccolo malato, che combatte le metastasi con ognuno dei suoi quattro anni. E c’è un sottile tocco di ironia per quelle anime del purgatorio portate qualche passo avanti, chissà, dalle nostre incongrue preghiere, mentre il vero purgatorio è in terra, in quel piccino che “alla battaglia ha già sacrificato un rene, ma senza rimpianti”. Che sa un bimbo? Ma quanto amore dolore tutt’intorno e dentro l’anima.

  10. Rossella, stupenda la quinta poesia e la giovane Amina che se ne va così, a ventisette anni, magra senza le nostre oscene diete col dolcificante e il filetto, compagna di tanti innocenti come lei, che bevve per dimenticarci. Sono contentissima di averti conosciuta.

  11. Cara Rossella, che dire oltre quanto già detto? Mi associo, e ringrazio. Di mio, timidamente.
    Ecco una poesia capace, senza alzare la voce, di raccontare lo smarrimento, la solitudine e le insoddisfazioni del nostro tempo, di denunciare la volgarità che lo svilisce, insegnando come la realtà, anche la più dolorosa e inaccettabile, si possa trattare con estrema delicatezza e pacatezza. La tua poesia discorsiva, ma alta, insegna, ancora una volta e con grande efficacia, che le cose più dure, che bruciano dentro, si possono dire con linguaggio piano, il quale, miracolosamente, nel cuore e nella mente del lettore, “urla e e fa male”, per il forte coinvolgimento e l’intensa commozione. Complimenti e un affettuoso saluto. Giovanni

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