Pasquale Esposito: Un solo pegno

Jean Beraud
*

un solo pegno

Devo pur riporre le infinite attese
che restano al limitar del giorno
pie ad aspettare cenni e intese.

Devo pur ridurre al silenzio muto
tutto questo vociare greve e iroso
che sobolle in ogni mio insoluto.

Devo pur adagiare questo corpo
sciogliere spasmi, rimarne tratti
semmai convincerlo a lenire il morbo.

Devo pur vedere ancora gli occhi
che silenti serbano la sola luce
venuti a ridare vita ai recessi vecchi.

Devo pur sentire chiamare il nome
a ridestare sensi rassegnati e vinti
a ridare la vita senza sapere come.

Devo pur capire quanto è profondo
questo dolce mistero sì tanto noto
che reca l’amore a me immondo.

Devo pur essere alla fine degno
di lei che senza alcun dovere
mi donò il cuore quale solo pegno.
————-

la vita folle

Così ti amerò in ogni sacello
affetto dalla tua mancanza
in ogni recesso nascosto
di questa perduta esistenza.
Assai lieve è il peccato
quando il recondito senso
l’asperge di umore bagnato.
L’attesa voluttuosa e molle
irrora le carni di sangue,
sento la vita farsi folle.
Ora dammi la bella morte
agognata preda fugace
e tornano gli anni impudichi
le corse, le immagini ardite.
Solleva le vesti, sciogli i capelli
danza con me al centro del cerchio
siamo oltre il giudizio, più belli.
Sovescio di passioni rubate
le ceneri spente orme di fuga
lontano da tristi dita puntate.
Mi accingo a predare una idea
la sola con grazia a lungo serbata.
————-

la mia poesia

Al tuo arrivo tutto si gonfia
il vento nella vela e l’onda
si dà la chiglia al mare, tronfia.

Al tuo sguardo tutto si accende
si ritrae il buio da fiamma offeso
nessuna stella giammai risplende.

Al tuo passaggio tutto fiorisce
nessun seme indugia in alcun sonno
si protende, già germina e cresce.

Nessuna morta stagione più ritorna
perchè governa sul cuore la vita
rimuove di ogni triste passo l’orma.

Sento dentro il pensiero farsi carne
depongo nudo penna, parola e rima
torna la voce a latrare verso animale.

Nei tuoi occhi ogni mia idea di bellezza
nelle tue mani per l’anima mia ogni carezza.

Così tanto nei passati intenti a lungo l’amai
da sapere che sei tu la mia poesia ormai.
————-

un altro corpo

Ogni volta che ho pensato il tuo nome il pensiero si è fatto carne donandomi un altro corpo, quello che vedevo unirsi al tuo. Vorrei che tu vedessi cosa penso quando ti penso. Vedresti che è possibile recitare versi d’amore come una litania, come una preghiera. Vedresti che il miracolo si compie, che un dio ascolta. Vedresti che tu puoi arrivare se solo lo chiedo. Io prego e tu assecondi la preghiera. Io sacrifico sull’altare il mio corpo perchè il dio dell’amore richiede carne viva per sfamare tutti coloro che lo invocano. Il coltello affonda a lacerare ogni convenzione sociale. Quello che rimane è il corpo che ti aspetta e trascrive tutte le parole necessarie a descrivere l’attesa perchè saranno esse a riempire il prossimo sussurro. Nessuna luce rischiara questo corpo giacchè solo il tuo sguardo porterà la luce. In esso batte un cuore unicamente per tenere vivo il ritmo del viaggio shamanico che mi condurrà a te. Il futuro è nel viaggio della nostra congiunzione e il corpo nuovo avrà vita. Quello morto indossera ogni giorno la sua divisa e andrà nella sua caserma a ubbidire e funzionare. Quello nuovo sarà complemento al tuo godendo di quella dolce morte che solo il patimento dell’amore riesce a dare. Un altro corpo per accogliere il tuo. Non invecchierà perchè vive solo negli istanti nei quali risuona il tuo nome. Un fiore è nato dalla carne morta e custodisce nei suoi petali la mia poesia, la pulsione vitale che il mondo chiama passione.
————

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3 pensieri su “Pasquale Esposito: Un solo pegno

  1. I versi di Pasquale Esposito suonano sicuri, nitidi come un rintocco attraverso la vallata, sapienti come chi non ha altro che se stesso a cui versare il proprio “mondo” tra le parole, certo d’essere ad attendersi, a viversi, nell’ascolto. Mi piace la dimensione – isolata – di queste poesie, che non chiedono, non cercano altrove, la propria dimostrazione, si consumano semplicemente attraverso il suono espresso, tinto dalla personalità profonda dell’autore. Complimenti, Doris

  2. Pasquale mi ha parlato di una nuova stagione della sua poesia e della sua vita, di certo sono versi che rivelano uno stato di grande ispirazione. Un piacere anche ludico, anche se mai fine a se stesso, nella scrittura che rivisita la tradizione e si fa puntuale nel suo oggetto, l’esperienza amorosa accolta con luminosa consapevolezza.
    Abele

  3. Devo confessarmi di non essermi mai sentito meno solo di oggi. Anzi, a ben dire, riesco a far arrivare i miei versi a chi li a coglie con gioia. E tanto basta per essere felici. D’altro canto cos’e la poesia se non una risonanza ? Abele mi ha accolto in casa sua qui e su FB e gli sono grato perche’ mi ha donato un po’ del suo spazio e, soprattutto del suo tempo, cio’ che meno mi e’ capitato in passato di ricevere. Il futuro lo scrivero’, ma non solo per me. Non potrei.
    Un abbraccio e grazie per l’attenzione.
    Pasquale

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