(An Apple a Day) Malos Mannaja: quand’anche ancora fosse

 

quand’anche ancora fosse

sottotitolo esplicativo: tra l’udire e il fare, c’è di mezzo il mare

(con dedica a nina maroccolo e a luca di bérghem)

 

appoggio il padiglione auricolare

al tronco incartapecorito

e ascolto la corteccia ruvida

graffiarmi le intenzioni

 

i rami sono secchi, ma dal tronco

riecheggia traboccante il ribollire

di frutti in-in terrotti

cullati nell’addome della vita

 

è allora che l’incanto appare nudo

e dio argomento onestamente:

“adesso calcoliamo senza errori

tutti i prodotti della terra

svolgendo la seguente operazione!” 

 

pronto brandisco le tronchesi

e avanzo tra i filari del frutteto

poiché per esperienza so di

*potere potare*

 

subito, di tralcio in tralcio

(la fronte ostacolante di sudore)

mi sperdo rincuorato nella nebbia

e in caglio ogni pensiero orzando

il mare lattescente

fino a che…

 

– “nave fantasma! nave fantasma all’orizzonteeee!”

 

vengo abbordato da un relitto alla deriva

e il capo degli spettri

è un caro vecchio amico bergamasco

passato a farmi un po’ di compagnia:

il volto è bianco, ma paffuto

com’era quando ancora sorrideva…

 

prima che inciampino le lacrime

mi strizza l’occhio e dice “pota! pota!”

.poi scompare

 

io resto lì stranito, ma svelato

tendendo ambo le orecchie verso terra

ascolto e melo sento… ecco:

se nasce ancora verdefresca l’erba

sopra le forse un giorno

mela

caverò

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9 pensieri su “(An Apple a Day) Malos Mannaja: quand’anche ancora fosse

  1. portentoso tentatore delle parole Malos che le inebria le in canta folleggia fa il verso al verso sopratut a la mode de la mort e potapota qui a berghem a la furcheta en ghe dis el pirù!

    Maloschefaibuchialvuoto
    e ci infila il vuoto che era pirma. ma al rovescio.
    spettacolare sempre! cioè spettacolare sì!

    ciao Nina!

  2. Immagino malos potare di tralcio in tralcio… l’intima corrispondenza tra agricoltura e scrittura, vieppiù (come dice lui) che pagina è vocabolo di origine rurale (da pangere = piantare), e a chi lavorava la terra i righi apparivano come filari.
    un abrazo
    abele

  3. L’agricoltura viene giustamente definita come settore primario, ben l’ha capito il Malos e anche lo spettro di Berghèm che incita a svolgere quest’attività primaria. L’alba pratalia è l’anello di congiunzione tra l’agricoltura e la letteratura, ma la prima è più efficiente perchè bustrofedica, e anche più divertente come dimostra l’attaccamento anche da fantasmi all’atto del po(e)tare.

  4. una mela così poteva spiccarla (pota pota :)) solo il malos contadino!
    E bello anche l’anello di congiunzione osservato da Giancarlo.

    Di mio solo un grande abbraccio a Nina e a te,
    e che nostalgia acuta mi solleva la parte della nave con quel vecchio bianco tondo “com’era quando ancora sorrideva”…

  5. Semplicemente geniale questa poesia! Terra, mare, fantasma, udito sono variabili dipendenti dalla potatura degli alberi, atto prodigioso che permette di “calcolare tutti i prodotti della terra”, di produrre nuovi frutti e rinnovare. “melo sento” e “mela caverò”: così in questa mela succosa anche la poesia si rinnova e si reinventa.
    monica

  6. “e avanzo tra i filari del frutteto
    poiché per esperienza so di
    *potere potare*”

    *
    Una vera e propria dichiarazione tra i “filari di frutteto”. E ancora prima, un’altra dichiarazione d’intenti: ascoltare la parola dell’albero totemico, con orecchio teso verso il ruvido esemplare di vita.
    All’altezza dell’addome c’è una culla che Tutto contiene…

    Taglia, taglia, Malos! Asciugati il sudore, ché sta arrivando la Visione.
    La nave è un drakar avvolto dalla nebbia nordica. Lo guida un tuo caro amico che sta venendo a trovarti nella marelatteo orzato. Ti vuole senza lacrime, mentre dice: “L’intenzione è come l’intuito, l’uno sostiene l’altro… Entrambi sono infinita tempesta, ma anche profetica certezza… Quindi, vai! Torna nel tuo mondo: *potere potare* dev’esserti gioia, come i graffi sul viso lasciati dal nostro vecchio… albero.
    Malos! Non smettere mai di ascoltare – nel vuoto o nel pieno, ascolta…”

    Il drakar tornò indietro.
    “Vivere l’inverno vivo. Io vivo viandante molte vite…”. E con queste ultime parole, mangiate dalla nebbia, il mare e il vento, il caro amico tornò ai suoi passi certi.
    Malos, l’erba continuerà a crescere, il vecchio ti consiglierà ancora, la culla sarà piena di altri frutti, e te la caverai. Eccome se te la caverai…
    Dillo con me:

    “mela
    caverò”

    così mela caverò anch’io…

    *
    Ogni Bene, geniaccio!
    Apple Ninette per Malos (con baci per tutti!!!)

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