(An Apple a Day…) Monica Martinelli: SONO CIANOTICO E ME NE VANTO

Leah Saulnier
Non so quale sia il tuo colore preferito…ma io ti vedo in blu!

A Nina con grande affetto

 

 

SONO CIANOTICO E ME NE VANTO

 

–   Quale è il tuo colore preferito?

–   Il blu.

–   Ma va,  proprio il blu?

–   Sì, perché? Che c’è di strano?

–   Perché è un colore poco significativo, una sorta di limbo. Non è né carne né pesce. E’ scuro ma non ha la seduttività del nero. E’ un colore senza colore e consistenza. Anche gli antichi greci e romani non lo consideravano un colore vero e proprio ma il risultato di variazioni di bianco, verde e nero. Non solo in greco cyanos significa cianotico, ossia pallido, sofferente, ma anche in inglese feeling blue e being blue vuol dire sentirsi giù, essere triste o malinconico.

–   Quello che affermi non è esatto. Il blu esprime profondità e produce un effetto di quiete e di armonia. E’ tranquillizzante e rassicurante. Anche i battiti cardiaci diminuiscono quando si guarda il blu, o si soggiorna in un luogo dove esso è dominante.

Il blu è un colore solido, affidabile. E’ volare in libertà. Sputa sull’abbandono e dimora in spazi a perdiocchio. Un triplo salto mortale nel cuore, dove si dirigono i vasi.

E’ il colore della creatività e di chi ha classe. Anzi, è esso stesso creatività e classe.  E perché dovrei accontentarmi di una miniatura se posso avere una pinacoteca? Sarebbe come aver trovato un ago nel pagliaio ma continuare a cercare la pagliuzza più bella.

Poi pensa al cielo e al mare; il mare risulta blu perché la luce blu ha un     maggiore potere di penetrazione. Nel poker le fiches di colore blu hanno un valore più alto.  E persino i sogni sono in blu. 

–   In blu? Ma lo sanno tutti che i sogni sono in bianco e nero. Ci sono eminenti studi che lo hanno dimostrato.

–    Lascia perdere gli esperti che non ci capiscono niente loro per primi. Prova ad immaginare dei suoni che non smettono mai. E ti ritrovi a progettare il silenzio come destinazione, macerato nell’attesa di non udire più nulla.

Lo stesso vale per un colore, se ovunque giri lo sguardo ti si staglia davanti.  Non esiste altro. Ti avvolge, ti sommerge. E’ una sensazione ripugnante  ma rassegnata in quanto puoi solo subirla.

Vedere significa esperire quello che ci circonda attraverso i nostri occhi. Un’attività che facciamo meccanicamente senza dargli peso. Eppure ciò che la vista ci trasmette può essere traumatico o persino violento. Perché guardiamo a prescindere dalla nostra volontà. E’ un’imposizione della realtà che ci fa caracollare.

Una lunga ombra che sovrasta senza possibilità di scampo. Come quando da bambino immaginavi che un orco cattivo ti venisse a prendere perché eri stato disubbidiente, e ti facevi piccolo piccolo per nasconderti nel posto più recondito della casa.  

Però niente succussioni allo stomaco. Non interferisce con l’ingurgitare. Invece sul pensiero sì: nel posare idee una accanto all’altra in ordine sparso. La scatola nera del nostro cervello ha una morfologia molto complessa; non si può darne per scontato il funzionamento.  Così ceneri di memoria si trasformano in visioni in blu.

–   Ma il blu non colora tutto questo. Non ci può essere nulla di nitido.

–   Il blu è tutto questo. E’ un colore che filtra tutti gli altri. Ed è grazie a lui che esistono gli altri colori. Se vuoi salvarti gli devi appartenere, ti ci devi mescolare per forza.

E quando le pagine dell’agenda scorrono rapidamente verso la fine, ti rendi conto che un altro anno sta per terminare. E i tempi di bilancio, si sa, sono sempre grami.

–   Che c’entra ora il tempo che passa? Le cose che dici non hanno senso.

–   Perché, secondo te c’è qualcosa in questa vita che abbia un senso?

–   Ho capito. Cambiamo argomento, mi sa che è meglio.  Qual è il tuo tipo di donna?

–   Una donna con gli occhi blu.

–   Ah ma allora è una fissazione la tua!  Stiamo qui a parlare da più di due ore e ancora non conosco il tuo nome. Non ci siamo neppure presentati.

–   Mi chiamo Blu e non ho conti in sospeso con gli altri colori. E tu?

–   Io mi chiamo Verde. Sono un colore “primario additivo” come te.

E sia tu che io possiamo essere sottratti o aggiunti a piacimento delle combinazioni delle nostre lunghezze d’onda.

Caro compagno, impurità e purezza sono concetti circoscritti. Ogni cosa che esiste è in relazione a qualcosa d’altro. Pacificati.

 

 

8 pensieri su “(An Apple a Day…) Monica Martinelli: SONO CIANOTICO E ME NE VANTO

  1. Bellissimo questo racconto Monica, è veramente originale l’idea di dare voce e anima ai colori! Nina lo apprezzerà sicuramente!
    Cinzia

  2. “OGNI COSA ESISTE IN RELAZIONE A QUALCOSALTRO”, SPESSO GLI ESSERI UMANI è PROPRIO QUESTO CHE DIMENTICANO CREDENDOSI ONNIPOTENTI, GRAZIE MONICA IL TUO RACCONTO APPARENTEMENTE FUORVIANTE ANALIZZA LE DINAMICHE INTERPERSONALI.

  3. Monica, é un bellissimo racconto, ironico e poetico. L’ho letto tutto d’un fiato e m’ha fatto sorridere a quest’ora del mattino. Un bacio. Marzia

    Mando un bacio grande anche a Nina in attesa di rivederla presto.

  4. Grazie di cuore Paolo, Cinzia, Anita, Cristina, e grazie ai “like”! Sicuramente Nina ci sente e ci vede…in tutti i colori del mondo.
    W le mele!
    Un abbraccio

  5. Mi piace questo racconto in cui sono protagonisti i colori. Ricordo che per i futuristi il blu e il nero sono colori metafisici: quelli che rappresentano l’introspezione,,l’interiorità, la chiusura verso l’esterno, ma l’apertura a dimensioni più profonde.
    Il colore parla sulle tele, intorno a noi, nel racconto di Monica! L’importante è che non prevalga il grigio: mi rattrista troppo!!!

    Un caro saluto a Monica e Nina,

    Rosaria

  6. Hai ragione Rosaria, il blu è anche un colore metafisico!
    Un colorato grazie e un caro saluto a Marzia Spinelli e a Rosaria di Donato
    monica

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