Sebastiano Patanè – da “Gli angoli aprono i loro acuti per ingoiarci”

Julio Romero de Torres
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Sebastiano Patanè – da Gli angoli aprono i loro acuti per ingoiarci

17 pensieri su “Sebastiano Patanè – da “Gli angoli aprono i loro acuti per ingoiarci”

  1. Assenze passate come grani sulle mani in un tempo che si dipana, con le sue pause e i respiri, a permeare ogni parola di luci e ombre. Come chi torna sui propri passi portandosi in dono domande irrisolte. Uno scorrere che si fa onirico, svela le proprie illusioni, e assapora in ogni istante la profondità dell’essere.
    Grazie Sebastiano.
    Abele

  2. Conosco alcuni di questi testi per averli già letti su fb e, a volte, anche ascoltati dalla fine lettura di Sebastiano. Che dire? si avverte il piacere della scrittura percorsa come un sentiero ritrovato dopo l’abbandono di anni; si sente la gioia e la malinconia per il fascino della scrittura e del verso forgiato come un respiro.

    Un saluto,

    Rosaria

  3. Questa è una pietra miliare di grande importanza nel percorso che mi vede attento osservatore e azzardato proponitore della parola scritta. Lo ritengo un dono ma è anche lo sprone per raggiungere il prossimo gradino. Sono davvero lusingato di trovarmi in questo luogo di poesia vera, alta, assieme a nomi che, non dico mettono soggezione, ma ti fanno pensare: ma è veramente così?
    Grazie Abele, per tutto!

  4. Ti ringrazio Rosaria per questo tuo seguirmi e ti garantisco che è reciproco.
    E’ proprio vero, dopo anni di abbandono, mi piace, e mi piace anche nel dolore, nell’assenza oltre che nell’amore e nella vita che si vive!
    Grazie davvero.

  5. Caro Sebastiano, è una grande gioia averti in questo “rifugio”. Non so, e non importa, quanto la nostra poesia sia alta, di certo è “vera”, nel senso che ce ne stiamo qui tranquilli senza sbraitare o sbandierare e prendiamo il tempo che ci vuole…
    un grande grazie e un caro saluto anche a Rosaria, attenta e cara come sempre.
    Abele

  6. Mi sono piaciute molto queste poesie, straordinariamente intense e dolorose. Mi ha colpito il titolo del libro, un pò inquietante e che appare quasi profetico in questo pieno d’assenza, di solitudine e separazione dove c’è in gioco il percorso della vita, l’esserci. La prima poesia “Tutto qui..” la trovo bellissima ed è essa stessa una dichiarazione di poetica: “E’ sulle trame delle assenze che si arrampicano tutte le apatie..”, “…datemi un pianto da incastrare in tutto quel niente…nel tutto qui/dell’ultimo guardarsi”. Come i versi di (devo tornarci ogni giorno): “…ed i bambini cresciuti sono già altra miseria sulla strada/ mentre una luna di stagno mi segue passo passo”. E tutto questo passare di acque e di facce…non sono solo un verso…se questi versi sanno regalare sensazioni e stati d’animo empaticamente avvolgenti.
    Un saluto
    monica

    1. Ti ringrazio tantissimo Monica per il tuo intervento così attento. Del titolo del libro non dico niente al momento, aspettiamo che esce :)))
      Grazie veramente per questa tua analisi che decisamente mi da gioia.
      sebastiano

  7. Sebastiano, mi sono piaciute moltissimo e aspetto con impazienza di avere in mano il libro.

    Ciao, un abbraccio – ma solo se togli quella parentesi dal tuo precedente commento :)

    fm

  8. Conosco da poco i versi di Sebastiano Patanè. C’è una dolce malinconia di fondo nel suo osservarsi attraverso lo sguardo posto sul mondo fuori, a trovarsi nei dettagli su cui posa gli occhi, dicendoli poi nella delicatezza o la passionalità di una stagione, una scena descritta senza giudizio alcuno, contemplata, spesso in tutte le gradazioni che la natura (la vita) offre, a volte in un più dimesso bianconero. Una lettura che merita, che sa donarsi con sincerità, emozione.

    Doris

  9. Prima ancora delle parole, è Sebastiano che sa donarsi in modo aperto e amorevole.
    Dolcissimo e pieno di incertezze, porta la poesia dentro i nostri cuori attenti che, attentamente, si prendono cura di lui.

    Scrittura portentosa, dal mio punto di vista, e tanta tanta tristezza tra i versi che ci attraversano. “Datemi un pianto… ” da incastonare nel “nulla”… Splendida metafora. L’accettazione del dolore come parte integrante della vita, o “piena”, o “vuota”. Un funambolismo del pensiero e dell’azione, perché su quella fune se c’è da cadere – si cade…
    Grande Sebastiano! Felice che tu sia qui!
    Lo sai…

    Con affetto,
    Apple Ninette***

  10. Doris, mi scuso, intanto, per il ritardo e ti ringrazio per l’analisi profonda sui miei testi. E’ davvero un posarsi sui dettagli, non solo la poesia, ma tutta la mia vita che non si è mai fermata nell’osservare l’intero solamente, ma nello sviscerare ogni particolare e rimandarlo poi attraverso la parola mi padrona! Ti abbraccio Doris Emilia, forte!

    Sebastiano

  11. Nina, mia Ninette, mi scuso anche con te, per questo ritardo nel rispondere.
    Tu parli di me, dolce Nina, e parli da antica conoscente eppure… qualche ora un pò così… ma è bastata per incidere, attraverso la voce, la parola e un brillio degli occhi, è bastata per decidere una grande amicizia ed una immensa stima. Ti voglio bene Maroccolo, con tutte le parole del mondo. Grazie.

    Sebastiano

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