Fernando Della Posta: Ballata per Carlo Levi e altre storie

 

Schiavo vostro

 

La goccia che cade.

La foglia che rimbalza in alto.

Il ramo che sussulta.

 

Le stalattiti sono grani di zucchero

– a volte acre, a volte dolce …

Un millimetro? Il peso di un sacco di sale

sulla schiena bruna e secca

dei vecchi di salina. Ci fu una linea

che disegnò per prima il fiato

e la civetta che calcò la prima sillaba

era scritta sulla sabbia, fu tracciata

da due dita.

 

Ci fu un uomo, si chiamava Tal

– ‘o siòr Tal

che dicendosi per primo schiavo,

per cortesia dovuta ad un amico

ad un parente, inventò la nostra

parola del saluto. Rimase intesa

tal dichiarazione di servizio anche

fra chi era padrone. Sparì col tempo

la lor maniera a malaffare:

i vossignoria, i lorsignori,

i baciamo le mani. “Gradisce

la signoria vostra una partita di … ?”

 

Prima ancora quello sciavo

– da calle e ponte veneziano –

conteneva una civetta un gufo,

forse un daino, e tanti rii

di sabbia smossa e semovente

filtrata in tante bocche,

in tante fibre di tessuto prima grezzo,

poi più fine, a maglie sempre più tornite

per grumi granuli e farine,

ancor di più, raffinate e rifinite.

Ora è più semplice – meno una vù

e senza esse … – ciao. :-)

 

Fernando Della Posta – 20/07/2011

 

 

Ballata per Carlo Levi

 

Secche e vaste e sparse

piantagioni malariche.

Poveri e vani filari

di fichi pruni e vespai

di cespi e piante arse

come polveri e scarse.

 

                  (Perso nel giorno è lo sguardo

                  sui colli.)


Se la pittura amplia e riduce

la fotografia cattura.

Lo scrivere pone

argomenti elenchi storie.

Ma chi guarda o legge ascolta,

apre mondi, di fuga …

 

Intravisto dagli usci di greto

il guardo dai gelsi di vetro

è argilla che digrada

oltre e dopo il salto.

Qui una Madre, miracolosa,

ha il viso e gli occhi di legno

scolpiti di eco e di segno

di una Cerere scura; vi si chiede

in grazia un’abbondanza

di braccia di uomo e di garza,

di America e fatica – chinino!

 

                  (E gli spiritelli Suoi sodali hanno

                  l’assemblaggio dello specchio quando,

                  tale umanità difforme

                  – sua natura di malanno –

                  si ritrae a far di conto,

                  negli antri bui del sonno

                  coi brutti sogni suoi …

                  dando vita ai Pan ed ai Satìri

                  con le vesti bianche dei bambini

                  mai nati o che cresciuti malandatati,

                  cacciati a via raminga,

                  a passi solitari)

 

Così scrisse l’uomo

– almeno per me –

ch’ebbe di sventura un dono

di streghe un cane un libro

– unico coro.

 

Fernando Della Posta – 15/06/2011

 

 

Sul Cane

 

Mi fido più del cane perché usa la bocca,

sia per aggredire che per accarezzare.

Non ha armi segrete.

Il muso da lontano è il più carino e dolce

ma le fauci da vicino, son le più feroci,

son presagi di razzia.

 

Perché portano condensa di opposti

in contrarsi e distendersi

di membrane sottili e nere e dentellate

sul palato a coste susseguenti

e dure sulla volta, e rosse vermiglie

sotto i denti bianchi. Lunghi e storti

i canini, se giovani, e la lingua è lunga

a cucchiaio nell’acqua, a carezza molle

sulla faccia degli amici.

Gli occhi sono sempre rivelatori

sorridenti affranti o tristi

più del contrarsi delle palpebre

e delle sopracciglia umane.

 

Perché il cane più dell’uomo vive l’attimo.

Se soddisfatto e ricambiato poi dimentica.

Per sempre. Non trama.

Se avrà qualche rimostranza da farti

non la rivolgerà mai da solo al mondo

e non a te.

 

Fernando Della Posta – 07/07/2011

 

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8 pensieri su “Fernando Della Posta: Ballata per Carlo Levi e altre storie

  1. Poesia che sa farsi sintesi, quadro, esposizione, oppure tradurre, con freschezza e puntualità, il proprio vissuto, gli affetti e le vicende del quotidiano. La ballata per Carlo Levi mi riporta tutto un mondo (la pittura e i monachicchi di Cristo si è fermato a Eboli) che per molti di noi è come un’infanzia. E poi la deliziosa poesia sul cane, che molto dice degli umani; la capacità di Fernando di misurarsi con soggetti insidiosi.
    abele

  2. Grazie Abele! Sono contento che la Ballata per Carlo Levi ti ha trasmesso le stesse emozioni che provavo mentre leggevo “Cristo si è fermato a Eboli”. I Monachicchi appunto, hai detto bene! Ci sarebbe da scrivere di tutto e di più sulla immensità di immagini e storie che quel libro evoca e contiene. Un vero capolavoro.

    Ciao :-)

    Fernando

  3. Mi piace di Fernando la capacità di rinnovata e spontanea espressività (ma non inconsapevole, piuttosto, fiduciosa delle proprie parole da non temersi), tale da apparirmi nuovo ogni volta che lo leggo; invidio la sua capacità curiosa di scoperta, qualunque sia il tema lui lo avvicina tendendogli la mano per poi raccontarlo da vicino senza timori, dandosi.

    Doris

    1. Grazie anche a te Cristina. Sono molto contento della tua attenzione verso la mia poesia. Il mare-mondo, bellissima espressione… Grazie! :-)

  4. Queste tue ultime poesie mi richiamano le odi elementari di Neruda, che estraggono una narrazione da qualcosa di molto semplice, qui un cane, il ciao, là una cipolla. In particolare ho apprezzato la ballata per Carlo Levi, anche perchè qualche settimana fa ho visitato il pioccolo museo di Alassio (era la sua residenza estiva) con le foto cimeli e i dipinti del paesaggio boschivo e collinare alassino, al quale si addice bene la tua prima stofa.

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