(An Apple a Day…) Charles Simic: Late September

 

Edward Hopper
Fine settembre

Il furgone della posta

viene giù lungo la costa,

porta una sola lettera.

Il gabbiano in fondo al molo

dimentica una zampa sospesa in su.  

C’è nell’aria come una minaccia,

come se dovesse accadere qualcosa.

 

La notte scorsa pensavi di aver sentito

il televisore della casa accanto

parlare di nuove sciagure

e ti sei precipitato fuori

in mutande e a piedi nudi.

Era il mare che risuonava stanco,

dopo una vita a pretendere

di battere chissà dove,

senza mai finire in nessun posto.

 

Questa mattina sembrava domenica.

Il cielo ha fatto la sua parte

spazzando via ogni ombra dal lungomare

e lungo una strada di villette vuote

dove c’è una chiesetta con delle tombe,

l’una contro l’altra rannicchiate,

come se anch’esse avessero i brividi.

 

 Traduzione Abele Longo

da ‘The Voice at 3:00 a.m.’

***

 

Late September

The mail truck goes down the coast

Carrying a single letter.

At the end of a long pier

The bored seagull lifts a leg now and then

And forgets to put it down.

There is a menace in the air

Of tragedies in the making.

 

Last night you thought you heard television

In the house next door.

You were sure it was some new

Horror they were reporting,

So you went out to find out.

Barefoot, wearing just shorts.

It was only the sea sounding weary

After so many lifetimes

Of pretending to be rushing off somewhere

And never getting anywhere.

 

This morning, it felt like Sunday.

The heavens did their part

By casting no shadow along the boardwalk

Or the row of vacant cottages,

Among them a small church

With a dozen gray tombstones huddled close

As if they, too, had the shivers.

 

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10 pensieri su “(An Apple a Day…) Charles Simic: Late September

  1. nella realtà ne mangio una al giorno, mi concilia il sonno e mi tiene in un eden di benessere…anche se poi c’è sempre quella scorbutica e impicciona della biscia, che se ne viene fuori ovunque, striscia nella scrittura e nella mente affonda tra i semni buoni. Questa tua nuova offerta di frutta fresca mi piace, gustata, appena l’ho scoperta. Grazie,ferni

  2. Questa poesia di Charles Simic che hai tradotto Abele, parte dall’osservazione di una realtà apparentemente tranquilla (il gabbiano, il mare, il furgone della posta) sottolineando la sua semplicità quasi deludente, e arriva alla contemplazione di paure che l’uomo di oggi porta con sè quasi innate. La paura del disastro, la paura dell’uncino feroce della natura e degli uomini stessi, che può arrivare senza preavvisi e scompaginare tutto. Tale paura è così forte e pienamente radicata in noi, che scambiamo cose normali come lo stanco mormorio del mare, il gabbiano che nel riposo si lascia andare, cose che si muovono solo perchè esistono, con sciagure di proporzioni gigantesche. Sembrano quasi dei risvegli inaspettati dei nostri istinti primigenei, ormai latenti. Queste indagini sulla natura degli uomini, trasposte nel linguaggio e nel pensiero privo di preconcetti scientifici e tecnici della poesia, mi piacciono particolarmente.
    Questa la mia lettura, bellissima proposta Abele!

    Ciao, con stima

    Fernando

  3. Abele! questa è davvero una mela squisita, soprattutto perché ho potuto gustarla grazie alla tua bella tradizione.
    ma squisita è tutta l’iniziativa e lascio qui un grazie a te e …sgranocchiando le mele (croccanti) di tutti coloro che già le hanno donate, un caro saluto a Nina e a tutti!

  4. carissima, l’estate appena passata non è stata tra le più belle. Dopo un bell’inizio, una piccola vacanza in Galles, tutto all’improvviso è sembrato precipitare. Ti risparmio i dettagli a parte quello del rischio di perdere il lavoro che si è risolto positivamente (ma non si può essere contenti quando sai che altri sono stati fatti fuori). A questo si sono aggiunte le tragiche vicende in Norvegia e a Londra (nei luoghi che conosco bene, dove mi era facile immaginare le facce dei ragazzi che si nascondevano sotto il capuccio). Questo per dirti che ogni mattina mi sono alzato con dei brutti presentimenti e naturalmente ho pensato a te, alla tua estate, e la mela era anche per me e in fondo per noi tutti.
    La poesia di Simic è tutto questo…
    un abbraccio
    abele

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