Plinio Perilli: HOLLYWOOD ODIOSAMATA (11) – Le ninfette di Griffith e Chaplin

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11 – Le ninfette di Griffith e Chaplin

   Lo schermo velato (1995), intrigante film-documentario a cura di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, raccoglie scene di malcelata omosessualità, maschile e femminile, nel regno delle Majors… Una bizzarra, lussuriosa, perfino autoironica antologia di clip tratte da molti film famosi, in un sapiente, college di gags, destini, immagini, volti, pose e movenze. Sintomatico e rivelatore mette giustamente a nudo proprio l’ipocrisia di Hollywood, che per decenni occultò, velò, censurò. Il fenomeno, certo, è scontato, ma la valenza è soprattutto di costume

   In due preziosi volumi profusi e lussureggianti di foto rare, personaggi arcinoti o minimi, dense cronache sia mondane che giudiziarie legate ad Hollywood Babilonia (usciti rispettivamente nel ’75 e nell’86) , Kenneth Anger, chroniqueur amaro e felice, abbraccia e testimonia – nell’arco di svariati decenni – tutto il peso immane, gli umori briosi, i neri drammi, le chioccie risate, le seduzioni volgari o eleganti che siano, della macchina Cinema e del pianeta Hollywood; ed ora finalmente la tendenza ad aprirsi, a svelarsi, così come prima s’arroccava, si velava fra stretta censura e rigide convenzioni: “Pettegolezzi se ne facevano, come sempre tra gente di spettacolo, ma non assurgevano ai fastigi delle stampe: Louella O. Parsons non aveva ancora aperto bottega. Dietro le scene, in privato, la minuscola colomia cinematografica osava perfino spettegolare sul conto del Dio di Hollywood, Griffith e la sua ossessione, sullo schermo e nella vita, per le quasi-bambine. Ma allora, le ‘scoperte’ del regista, quelle iperminorenni così devote all’arte e al lavoro, erano proprio tutte illibate? Era possibile? E, osando pensare l’impensabile, Lillian Gish era o non era l’amante di sua sorella Dorothy?”…

   Ed ecco, tra i tanti coinvolti dal vento infausto e maligno dello ius murmurandi (o dalle inchieste di polizia, spesso da processi ostili e feroci), i volti e le carriere di Fatty ed Hearst, Chaplin, l’abbiamo visto, e Valentino, von Stroheim e Mae West, Errol Flynn e Marlene Dietrich, Lupe Velez e Robert Mitchum, Lana Turner e Judy Garland, con tantissimi altri.

   Mentre nella vecchia Europa, altrettanto ipocrita ma non moralista, e quanto più navigata, diciamocelo, ben diverso era lo scenario! Un enorme circo di suggestioni e denudamenti, segreti o confessioni, capace ad esempio nei difficili anni ’50 della ricostruzione di ruotare – tanto per dire – dalla delicata storia adolescenziale di Giochi proibiti (1951), orchestrata da René Clément, dove i bambini diffidano dei grandi e si rintanano in un mondo loro – ai ben più chiassosi e impertinenti Peccatori in blue-jeans (1958) dell’ormai anziano Marcel Carné, sulla “gioventù bruciata” parigina di Saint-Germain-des-Prés – o ancora alla vispa incursione estiva a Saint-Tropez di …Et Dieu créa la femme (insulso titolo italiano: Piace a troppi, del ‘56), con cui Roger Vadim “creò” il non effimero mito di Brigitte Bardot, e soprattutto, come rileva il Morandini, “seppe esprimere l’aria del tempo, i cambiamenti del costume in atto: emancipazione della donna, liberazione sessuale, rivolta giovanile contro le ipocrisie”…

   Tutto il massimo dello scandalo, insomma, stava ancora ne I peccati di Playton Place, nel Peyrefitte de Le amicizie particolari, nella Françoise Sagan di Bonjour Tristesse, nel moraviano affresco sensualpopolare de La Romana… E che vergogna i due Tropici di Henry Miller, o i servizi più arditi della Marilyn – da calendario erotico – immortalata, profilata distesa nuda su sfondo cremisi dal fotografo Tom Kelley!… Sì, codesti e cotali pruriti insidiavano, agitavano anche l’Europa! E perfino un’Italia in cui il fuggevole, lampeggiante seno nudo della Clara Calamai ne La cena delle beffe, 1939, fece ancora notizia! (I romanzi di Alberto Moravia, attenzione, rimasero iscritti all’Indice fino ad anni recenti…).

   Ma tutto il sesso e lo scandalo delle vamp americane, poi cos’era? Sulla Rita Hayworth, vamp dalla rossa chioma, vera bomba all’idrogeno di Gilda, 1946 (e infatti il suo “esplosivo” ritratto fu scherzosamente incollato sulla bomba atomica sperimentale lanciata sull’atollo del Bikini!), parla – col fido Bogdanovich – il suo ex marito Orson Welles, che la diresse due anni dopo ne La signora di Shangai: “Rita è bravissima in quel film, non trovi? E all’epoca, la gente neanche se n’è accorta, era troppo famosa come personaggio da copertina. Oh, i francesi l’amavano, ma i francesi non presumono che se una ragazza è bellissima dev’essere per forza un’attrice schifosa.”

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© Plinio Perilli, casa editrice Mancosu (Roma), 2009
® Vietata ogni riproduzione e/o uso del testo se non previa autorizzazione dell’autore.

puntate precedenti:

1 – L’inseguimento degli indiani alla diligenza

2 – Frank Capra: duro spaccato sociale e commedia rosa

3 – Topolino, il più grande attore di film sonoro…

4 – Hollywood Città Proibita

5 – “Più stelle che in cielo…”

6 – Il “Codice della Moralità” di William Hays

 
 
 
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2 pensieri su “Plinio Perilli: HOLLYWOOD ODIOSAMATA (11) – Le ninfette di Griffith e Chaplin

  1. Hollywood era, soprattutto agli inizi, una colonia di attrici e a attori giovanissimi che venivano scelti anche per soddisfare le voglie di registi e produttori che non brilavano certo per valori morali o per spessore intellettuale (Griffith era quello, per intenderci, che inneggiava al Ku Klux Klan).
    Grazie Plinio
    abele

  2. Davvero interessante questo post, mi ha fatto nascere la voglia di approfondire l’argomento. Curiosamente sono uno scarso fruitore di cinema, ma mi interessa molto la storia che c’è dietro allo schermo (oltre a subire il fascino del cinema muto molto più di quello sonoro). Grazie per le informazioni così stimolanti.

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