Scritte sugli angoli: Filippo Nigro – Esistenza

Ragazzina quel limone
non l’ho avuto col fioraio
d’un vivaio a Cefalù
o ad Amalfi né attenzione
per talea in semenzaio
da margotta o che vuoi tu
ma da un seme di limone
che gettai un bel dì gaio
di Gennaio su per giù.

cliccare sul titolo qui di seguito:

Filippo Nigro- ESISTENZA

 

da Scritte sugli angoli – un’antologia di poesie di autori gay a cura di Vincenzo Errico

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7 pensieri su “Scritte sugli angoli: Filippo Nigro – Esistenza

  1. Continuiamo con le proposte dall’antologia a cura di Vincenzo Errico, Scritte negli angoli. Esistenza, di Filippo Nigro, ci offre, a partire dalla sua introduzione, diversi punti di riflessione. Sono convinto che ogni discorso sulla poesia è infine valido se, come in questo caso, si fa anche strumento di lavoro da parte dell’autore. E quando Filippo dice che il nuovo consiste nel ritorno alla metrica e alla rima, avverto il fascino di questa dichiarazione di intenti, visto che per gusti miei personali leggo Pascoli e a autori come Vivian Lamarque. Naturalmente neanche il verso libero è stato mai “libero”. Ma l’esigenza di Filippo di darsi una struttura è comprensibilissima e corrisponde a un’esigenza di ricerca di autenticità, non è certo casuale la scelta dell’immagine del Piccolo principe, che permetta alla vita di farsi in-canto.
    Grazie a Filippo e a Vincenzo.
    Abele

  2. Ho conosciuto Filippo per le poesie pubblicate su “Aut”, qualche bell’anno fa.
    Dei suoi versi apprezzo la canzone e la canzonatura. L’ilarità rende tutto più leggero anche i sassi che si vorrebbero tirare a una suora.
    L’ho apprezzato come cantore e musico, in tempi di ritmi convulsi, attento a scorgere tra le pieghe del vestito (s)cuciture dell’esistenza, appunto.
    Bello, come dice anche Abele, questo suo interesse per la rima, nonostante i versi liberi.

    “Una volta i poeti …
    Ci si ribellava alla presunzione di voler creare un mondo perfetto e si sentiva l’esigenza di rappresentarlo per quello che era; (…), ricco di disarmonie, frantumato, violento, illusorio, dolce e terribile.
    Oggi, l’esigenza è invece opposta; tutti scrivono e tutti si ritrovano vittime del verso libero come se fossero i tempi a decidere per noi.”
    A questa conclusione giunge Filippo e non può fare altro che “seguirla e migliorarla ma sempre con la consapevolezza di chi scrive oggi; la consapevolezza che non c’è più nulla da dire né da inventare.”

    “E’ stato già tutto creato e creato così bene che dinnanzi ai miei occhi, a patto che esistano, non ho niente.”

    “Un tramonto immobile di Zacinto, io già addormentato ai miei occhi. Di una nave che portava clandestina sigarette… Solo il vento che la mia barca attraversa è più freddo del nero su cui ora naufrago…”

    “Questa volta l’angelo non scese a consolarmi e a chinarmi la testa tra le gambe quando chiese cosa fosse più bianco dell’oro risposi di essere solo…
    Ma ho allenato la rima, ignorato poesie! …
    andata è la spinta che spinse a dipingere inchiostro per questo mio foglio…”

    “Cosa importa Se alla riva
    Arriva morta O arriva viva?”

    “Là sulla stazione d’argento
    Nel letto del fiume Fra bottiglie e piume L’amore ha il sapore Di zucchero e bitume…”

    “Riemerga dai ricordi lo stagno.. c’era un cigno.. io strimpellavo accordi e lei su un bel macigno, si, lei, mio dolce amore, mia lucciola, mio buio,”

    1. Che vergogna Vincè… pare che m’hai studiato!!!!!!!
      Ma perchè non organizzi come ai vecchi tempi????
      Grazie Fil

      p.s. quando mi hai scritto “ma li hai letti i commenti?” pensavo di incontrar parolacce… ahahaha!!!!!

  3. “Non c’è più niente da inventare” …

    Car tout est presque déjà dit
    et dans les chambres de nos gènes déplacé
    c’est le néant qui cache à mon désir
    son paradoxe à croître sans histoire.
    Les véritables joies et les jardins
    des crépuscules d’images altérées
    dévoilent du sommet des inquiétudes
    le but de deux pareilles exploitations.
    Dès qu’aux principes vont perdus en larmes
    les héritages d’un aveugle espoir
    font leur entrée parmi des lois-à-plâtre
    les racinages à boucles de la fin.

  4. La preoccupazione metrica di queste fresche poesie-canzoni è anche una preoccupazione grafica, che i versi mi sembra seguano una loro simmetria visuale, come totem o meglio cestini di frutta fresca. La prima poesia la prendo come una poetica, ogni istante è sempre un punto di partenza.

    1. Ammazza!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
      Leggo ora i commenti e sono senza parole!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
      Ragazzi tocca incontrarsi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
      i commenti son molto piu belli di quello che ho scritto, ora li faccio leggere a tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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