Monica Martinelli: “Angel Dust”, ovvero oltre la musica – Gil Scott-Heron

Gil Scott-Heron

27 maggio 2011 – Gil Scott- Heron, poeta, scrittore, musicista e cantante se ne è andato inseguendo i suoi fantasmi e i suoi incubi, ma ci ha lasciato i suoi sogni, segni dei tanti anni di esperienza e di vita artistica.

Un piccolo omaggio a una grande persona. 

“ANGEL DUST” OVVERO OLTRE LA MUSICA

          “La poesia è il jazz della letteratura e il jazz è la poesia della musica”

            Gil Scott Heron.

Nel negozio dove andavo abitualmente, guardando i dischi in offerta, catturò la mia attenzione un CD dal titolo Spirits di un certo Gil Scott-Heron, artista di colore che non conoscevo. Mi incuriosii e chiesi a Claudio, il mio consulente musicale del negozio, notizie su di lui.  All’istante gli s’illuminò lo sguardo, neanche a farlo apposta avevo scovato uno dei suoi musicisti preferiti.

–   Scott-Heron è un artista a tutto tondo, ma è un personaggio scomodo che o piace molto o non piace affatto; non esistono mezze misure. Nei testi delle sue canzoni ci sono la rabbia, la protesta per i diritti dei neri, l’amore per la libertà e la democrazia, concetti che sosteneva anche nei suoi romanzi e nelle sue poesie.

Cocainomane e alcolizzato, è stato condannato e incarcerato per violenza e percosse e poi è finito a fare il barbone per le strade di New York. Ma in anni recenti è stato curato in una clinica per disintossicarsi e si è ripreso al punto che a gennaio 2010 è uscito il suo ultimo disco (molto “parlato” e “rappato”) “I’m new here”, un ritorno alle origini per lui, e una vera gemma per gli appassionati del genere che li riconduce al Gil rivoluzionario, contestatore, quello degli anni ’70 di “Revolution will be televised”. Ma il cd è anche un omaggio ai suoi maestri di sempre, Miles Davis e John Coltrane, che hanno sempre animato la sua musica, dagli esordi fino al disco “Spirits”, in cui la sua parte di anima jazz prende il sopravvento.  –

Claudio continuava entusiasta a parlarmi di lui: 

–        Un personaggio eclettico e fuori da ogni schema: scrittore, poeta, musicista, attivista politico ma soprattutto un genio. Così come la sua musica non è jazz, non è rock, non è blues, né rap né funky, ma è tutto questo insieme. Gil riesce a fonderli alla perfezione dando vita a capolavori espressivi e interpretativi come il brano “The bottle” ed il relativo disco Winter in America, del 1974; qui la perfetta tessitura dei diversi contrappunti melodici e dei bruschi passaggi armonici all’interno di uno stesso brano non può lasciare indifferenti. Proprio questa contaminazione di stili differenti conferisce maggiore intensità ai brani. La stessa canzone “Winter in America”, pubblicata nel successivo album The first minute of a new day (ovvero mezzanotte), rappresenta una metafora del freddo, e guarda con occhio critico il passato di una nazione, gli USA, che ha perso l’anima e i valori in cui credere. Canta così “…Ain’t nobody fighting because nobody knows what to save…”. 

In un altro brano dello stesso album, arriva invece un messaggio di speranza: la musica come imperitura ancora di salvezza “..Seasons may change and feelings may change but music remains.”  –

Claudio era un fiume in piena di parole:

–  Questi pezzi fantastici sono stati il risultato del suo sodalizio artistico, a fine anni ’60,  con Brian Jackson pianista e compositore che suonerà con lui per svariati anni. –

–  Mi piacciono tutti – diceva ancora – ma il brano che amo di più si intitola “Angel Dust” (che pare si riferisca alla polvere bianca, ossia la droga). Nella versione live del CD Tales of Gil Scott-Heron registrato nel 1992 con il suo gruppo del momento, gli Amnesia Express, dopo un monologo in cui Gil si sbizzarrisce per più di venti minuti ccon la sua voce suadente e profonda, il pezzo esplode con strepitosi assolo di sassofono, basso e pianoforte in un crescendo di ritmo sempre più incalzante che a colpi di energia e sensualità ti acchiappano fino a dentro le viscere, per poi ritornare su toni e suoni più pacati.  –

Claudio non smetteva di parlare:

–  La musica di Gil non la si può identificare o etichettare, soprattutto non la si può circoscrivere. Va oltre. Ed è bello andare oltre, non accettare confini.  –

–  Ma i confini te li impongono gli altri, la società, non siamo noi a sceglierli – replicavo io.

–  Questo è quello che ti fanno credere, una sorta di alibi, ma in realtà siamo noi stessi a rinchiuderci dentro. La musica ha il potere magico di farti superare qualunque ostacolo, oltrepassare ogni confine. E la sua musica ancora di più perché lui è uno autentico, libero, uno che ha scritto e composto per passione, non per il mercato discografico, né per il successo. Ed ha anche pagato un prezzo per le sue scelte ardite e scomode.  –

Ero completamente assorta ad ascoltarlo che in cresceva l’urgenza e la curiosità di far girare quei solchi in un lettore cd, ma Claudio non aveva ancora finito la sua lezione quando la conversazione scivolò su temi più esistenziali.

–  Se avessi la possibilità di scegliere la colonna sonora al momento della morte, vorrei proprio Angel Dust, un brano vigoroso ma al tempo stesso profondamente drammatico. Secondo me più dell’Adagio per archi e organo di Albinoni, o dell’adagio della sinfonia n. 5 di Mahler (quella della colonna sonora del film di Visconti “Morte a Venezia”, per intenderci).  – 

Lo guardai perplessa chiedendomi cosa diamine c’entrava quella considerazione. Lo scambiai per un eccesso di confidenza e niente più. Me ne andai con il disco appena comprato e con la sensazione di avere scoperto qualcosa di nuovo e importante quel giorno.

Un paio di mesi dopo scoprii che Claudio il confine lo aveva oltrepassato davvero, tanto che aveva deciso di liquidare l’esperienza della sua vita.

Forse proprio per sperimentare cosa c’è oltre quel confine…E so pure quale musica avrebbe scelto per gli ultimi istanti.

Non riuscivo a credere che si fosse suicidato. Sembrava così entusiasta della vita, come della musica di cui parlava. Ma la sorpresa consiste proprio nello scacco.

I suoi compagni di lavoro al negozio erano sconcertati. Nessuno si sarebbe aspettato un gesto del genere: inusitato e straordinario, proprio come non sembrava lui, apparentemente così tranquillo e prevedibile.  Forse era stato influenzato dai suoi miti di sempre: i grandi giovani del rock che si erano suicidati, come Ian Curtis, leader e voce dei Joy Division, Jim Morisson, Kurt Cobain dei Nirvana, o Adrian Borland dei Sound. Ricordo che discutevamo spesso dei suoi idoli, che poi erano gli stessi miei, a cominciare da David Bowie, fino a Faust’o. Quando andavo al negozio (in genere con cadenza settimanale) parlavamo di vari argomenti, non solo di  musica. Eravamo diventati quasi amici, o lo saremmo diventati presto.

– Devo cambiare negozio – pensai. Ormai non ha più senso andare in quel posto. Lo identifico troppo con Claudio, senza di lui è come se non esistesse.

Così, un giorno passeggiando per il centro vidi un piccolo negozio di dischi dove non ero mai stata. Tra i CD in esposizione, uno fra tutti mi colpì: era “I’m new here” di Gil Scott-Heron. 

E rividi Claudio davanti a me che ne parlava con passione, mentre gli s’illuminava lo sguardo di quella sua profonda intensità.

Ora la sua euforia sarà all’apice. Perché ora Gil è con lui. Lo ha raggiunto nel posto dove non c’è più bisogno di sperare e di attendere, neanche le rivoluzioni. Lì si sta e basta… Gil con la sua musica e le sue idee, Gil come Claudio, con le loro musiche e le loro idee…in o senza grazia di Dio.

***

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12 pensieri su “Monica Martinelli: “Angel Dust”, ovvero oltre la musica – Gil Scott-Heron

  1. Grazie a te Abele per avermi accolta e pubblicata. E grazie a Dick, Marco e Francesco.
    Nella speranza che gli incontri, anche quelli apprantemente insignificanti, abbiano un senso in questa vita o da qualche altra parte…
    Un saluto
    monica

  2. Quello scacco è la chiave di volta di Claudio e di Gil, ma anche di chi sente vibrare dentro le radici, sfidando la propria linfa…Meravigliosa linfa in Monica, grazie!

  3. E’ bello leggere questi commenti così sentiti e affettuosi.
    Grazie Cristiana, credo che per ognuno di noi ci sia un momento (o anche più d’uno) di svolta nella vita, una sfida o uno scacco, qualcosa di dirompente insomma, per cui non si è più quello di prima.
    Grazie per le tue parole Lucianna, sì questo infatti vuole essere oltre che un omaggio a Gil Scott-Heron, un canto alla musica – e ad ogni espressione artistica – e alla libertà, che in questo caso si esprime con un gesto di libertà estremo.
    Grazie a Francesco Forlani, che riesce sempre a trovare le parole giuste e sa che la vita non finisce mai di stupire…
    monica

  4. Che profonda emozione leggerti Monica. Mi hai fatto vivere ogni momento, mi hai fatto sentire la passione di Claudio, la sua intensa anima; mi hai fatto ascoltare la musica di Gil, quel ritmo tanto travolgente da rapirti.
    Due vite, la tua e quella di Claudio, che rimarranno unite grazie alla musica, oltre il tempo e lo spazio.
    E’ vero che certi luoghi cessano di esistere in noi se mancano le persone, o la persona, che li ha animati. Così come è vero che certe persone tornano a vivere grazie ad un particolare che ce li ha resi cari. In questo scritto, che assume anche l’aspetto del racconto, ci sono racchiusi molti sentimenti in un intreccio tematico che riassume aspetti importanti (l’amicizia, la musica, Gil, Claudio e la sua vita di sogni e di inquietudine… ).
    Grazie Monica, grazie davvero.
    Cinzia

  5. Grazie a Roberto per la sua ironia e la sua lungimiranza.
    Grazie a Cinzia e alla sua emozione. Spesso c’è una soglia molto labile tra realtà e finzione-racconto, che a volte non si distinguono più, e tra dove finiamo noi e dove cominciano gli altri: ci si incrocia e si condividono emozioni, sensazioni, sogni e vita…
    Un caro saluto
    monica

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