Domenico Defelice: Alberi?

Dentro “Alberi?”, l’ultimo lavoro poetico di Domenico Defelice, si intercettano le coordinate di una moderna cosmogonia, declinata attraverso le forme di un’istanza spirituale visionaria e creativa.
Soprattutto nella lirica diegetica L’orto-giardino, il primo segmento poematico ed esoterico che si distende lungo i territori di un nuovo Genesi, elemento fondante di una visione profetica dell’esistenza. Profetica, in quanto detta per sempre e rivolta a tutti gli uomini: almeno a quelli per i quali la poesia resta l’ultima carta, atta a penetrare le insondabili ragioni dell’esistenza.
I passaggi dal reale al visionario sono continui e spiazzanti. Le metafore oscillano su precarie impalcature, in bilico tra esistente e utopia. Così un giardino diviene simbolo di un terreno Eden in cui rinserrarsi, disgustati dal frastuono della città. Dove la mente può inebriarsi “nel lavacro di verde e di profumi”. Un medievale e intellettualizzato hortus conclusus, iniziatico e simbolico, al riparo dal male del mondo, fitto di intrecci e nascondimenti. Una Jerusalem terrena e celeste coi suoi pomaria, herbaria, viridaria, tra fiori e frutti, tra erbe-medicamento per l’anima e virenti energie. Bernardo poteva a buon diritto sostenere: “Troverai più nei boschi che nei libri, alberi e rocce ti insegneranno ciò che nessun maestro ti dirà”…
…E poi tutta la teoria di sodali, còlti nella loro precisa identità umana, artistica e letteraria. È quasi una rassegna, non un bilancio, ma l’esigenza di fare il punto. Tra citazioni letterarie e connotazioni di carattere. Uomini e donne di prolifica parola, simili alla terra alma mater, in un panismo universale, in una sorta di panteismo naturalistico che avvince e soggioga.
Prima Maria, che vince il Male schiacciandogli la testa, poi tutti gli altri e le altre. Ciascuno messo a fuoco con una mimesis poetica, talvolta citazionale, che va oltre il consunto “à la manière de”. Così spiazza ed incanta ritrovare l’erotismo valoriale di Maria Grazia Lenisa, o la scrittura “orchestrale” di Marina Caracciolo. Per non parlare dei tanti altri…
…Allora ha forse senso piantare alberi, come nella Foresta dei Mille Poeti, per tornare a coglierne i frutti. Alberi paragonabili ad un nuovo Messia, annunciatore di una generazione di poeti onesti, che scacceranno quanti violentano il linguaggio e le coscienze, irridendo alla bellezza e al canto purissimo di amore e fratellanza…
…In simbiosi inscindibile con l’albero: donne virenti, succose da suggere, da arroventare il sangue e far sciogliere dalla dolcezza. Frutti succosi e barbagli di luce, conturbanti presenze ed as¬senze evocative, erotismo e vertigine, seduttive e sfuggenti, capaci di stimolare follia e delirio, coi loro seni aguzzi e i duri capezzoli. Quasi un’esaltazione del sangue e della carne, non senza giocosità satiresche. Corpi e carni che – barberianamente – si mostrano capaci di esaltare la purezza dell’anima, finalmente scoperta mediante l’attraversamento della fisicità.
E poi il ricordo della mamma, straziante e dolcissimo, perché evoca la nostalgia di un impossibile dialogo. Le sue parole si perdono nell’eco della memoria.
Ma in questo libro complesso e completo c’è spazio per tutte le forme della poesia, comprese quelle giocose del Tanka. Alberi e arbusti, quercus frondosae e humiles myricae, riflessioni esistenziali e minimalia. In un’armonia tra poematico ed epigrammatico che sconfina nell’Haiku, fulminante ed evocativo (“Il melo pena / stracarico di frutti / nella calura”).
C’è tutto in questo libro, lungamente accarezzato da Defelice. Fogli e foglie che traducono le vertigini dell’anima. Tra poema omerico e Antologia Palatina. Tra rabbia e tenerezza. Tra cervello e
cuore. Tra letteratura e vita.
 dalla prefazione di Sandro Allegrini

                                                                                                                             
…Il canto è sovente intonato in due lingue, nel senso che all’originale in italiano è giustapposta quasi sempre una splendida versione in francese curata dal compianto Paul Courget… si tratta di una poesia geoepica nel più nobile e pieno significato del neologismo in quanto la storia del regno floreale è connaturata e consustanziata con la storia civile degli uomini, cantata dai poeti, che danno voce all’umanità e contestualmente alla natura stessa. L’ultima lezione che Domenico Defelice intende impartirci è, infine, quella della pluriespressività della poesia, il cui canto si manifesta in forme sia poematiche di scrittura narrativa sia lapidarie e quasi puntiformi di scrittura breve, realizzata per haiku ovvero per tanka…
dalla postfazione di  Sandro Gros-Pietro

***

dalla sezione L’orto-giardino

Danza per l’aria la bambagia di pioppi.
Le fanciulle si tolgono i calzari.
Dolce per loro è camminare
su tappeti di bianche margherite
che danno ai piedi carezze sensuali.
Rosaria  nel chiaro d’una vasca
specchia il suo viso d’ambra.
Nel panico silenzio
ode il sussurro
dei fili d’erba
e l’alitare di foglie
pendule rigonfie
di vita in boccio.
Il profumo l’avvolge e si commuove.
–    Potermi sentire felice ognora
      Come mi sento adesso
–    Sospira Sandro -, ignorare per sempre
La guerra che ci incalza senza tregua!

Sotto il noce di ciclamini e rose
i suoi biondi capelli orna Lucianna .
Dolce è il suo profilo tizianesco,
ma il canto è duro còltro
che lascia solchi profondi
dove germoglia l’attesa
e la gramigna dell’essenza
attecchisce ma non pregiudica
la qualità del raccolto.

Maria Grazia  s’inerpica sul poggio
con un vincastro in mano.
Ha paura del serpe.
Il vento la corteggia,
l’incorona con petali di ibisco
l’avvolge nel profumo delle acacie,
s’allontana, ritorna, l’accarezza.
Lei ride e si schernisce
e già pensa a un amore profano.
Ogni pianta ha del fallico
come la terra e come l’aria.
Alza le braccia volta verso il mare
e intona un inno ambiguo
che copre pure il divino d’ironia.
Il vento le frulla in seno lieve,
teneramente, quasi la possiede.

(D. Defelice, Alberi?, Genesi Editrice,  281 Le Scommesse, pagg. 19, 21).

***

Perdonate amici di Neobar se nel proporre questo poemetto ho voluto riportare i versi in cui l’autore omaggia Maria Grazia Lenisa, Lucianna Argentino, Sandro Angelucci e me: è stata una sorpresa trovare questo testo del mio primo editore alla Fiera della Piccola Editoria di Roma e con gioia e gratitudine lo accolgo e lo diffondo confidando che la chiara fama di Domenico Defelice e le parole di Sandro Allegrini e di Sandro Gros-Pietro che accompagnano l’opera possano rallegrare anche voi nella calura estiva e nel gelido inverno.

Rosaria Di Donato

***

  Domenico Defelice

Domenico Defelice è nato ad Anoia nel 1936, ma risiede a Pomezia, nei pressi di Roma.
Collaboratore di numerose testate, tra cui Nuova Antologia, Pietraserena, La Voce di Calabria, La Voce Pugliese, Il Corriere di Reggio, e per quindici anni del quotidiano Avvenire, attualmente dirige il mensile Pomezia-Notizie, riconosciuto dalla IWA (International Writers Association, USA), nella votazione del 31 dicembre 1999, come “The Best News Magazine of the Year”. Tra le tante sue opere si ricordano: Con le mani in croce, 1962; La mania del coltello, dramma in prosa, 1963; Un paese e una ragazza, 1964; 12 mesi con la ragazza, 1964; Un silenzio che grida, saggio critico, 1968; Geppo Tedeschi, saggio critico, 1969; La morte e il Sud, 1971; Andare a quadri, critica d’arte, 1975; Canti d’amore dell’uomo feroce, 1977; Franco Saccà poeta ecologico, saggio critico, 1980; Pittura di Eleuterio Gazzetti, critica d’arte, 1980; Sicilianità nella poesia di Ada Capuana, saggio critico, 1983; Eleuterio Gazzetti, critica letteraria e d’arte, 1984; Arturo dei colori, racconti, 1987; Saverio Scutellà, critica d’arte, Gran Premio Città di Roma, 1988; Dialoghi all’esca, prosa, 1989; To erase, please?, poemetto, 1990; L’orto del poeta, prosa, 1991; Nenie ballate e canti, 1994; Meditazioni sulla morte della Prima Repubblica, prosa, 1994; Le poetesse e l’amanuense, critica letteraria, 1996; Dialettica e miti in Partita Doppia di Giulietta Livragi Verdesca Zain, saggio critico, 1997; Temi umani e sociali in Carmine Manzi, saggio critico, 1998; Alpomo, poema satirico, 2000; Francesco Fiumara, saggio critico, 2000; Un artista del mosaico “Michele Frenna”, 2001; Resurrectio, poemetto, 2004.
È stato tradotto in francese, inglese, spagnolo, rumeno e coreano e inserito in prestigiose antologie, tra le quali Azimut, Urania, World Poetry, L’Altro Novecento, Calabria Italia Prima.

Roma, 29 giugno 2011

10 pensieri su “Domenico Defelice: Alberi?

  1. Grazie a Rosaria per questa sua proposta. Dalle osservazioni di Sandro Allegrini e Sandro Gros-Pietro emerge un autore degno di grande attenzione come confermano i versi scelti da Rosaria. Il “rinserrarsi”, come lo definisce Allegrini, si articola in tante sfaccettature e nei versi proposti si fa Arcadia di spiriti belli, ciò che infondo la poesia permette, la condivisione di un mondo in cui lo spirito si libera e la vita ritrova nuova luce.
    Abele

  2. Molto bello il titolo “Alberi” interrogativo e interessante la prefazione, soprattutto nel richiamo a Bernardo (concordo con l’influsso e l’insegnamento del bosco), al “rinserrarsi” ben ripreso dal commento di Abele
    e, last but not least :),
    nel passo (poi celebrato nella “sezione orto-giardino”) “…In simbiosi inscindibile con l’albero: donne virenti, succose da suggere, da arroventare il sangue e far sciogliere dalla dolcezza. Frutti succosi e barbagli di luce, conturbanti presenze ed as¬senze evocative, erotismo e vertigine, seduttive e sfuggenti, capaci di stimolare follia e delirio, coi loro seni aguzzi e i duri capezzoli. Quasi un’esaltazione del sangue e della carne, non senza giocosità satiresche. Corpi e carni che – barberianamente – si mostrano capaci di esaltare la purezza dell’anima, finalmente scoperta mediante l’attraversamento della fisicità.”

    Un carissimo saluto a Rosaria e ad Abele e un grazie!
    ciao

    1. Grazie Margherita per la tua attenzione! devo dire che cogli nel segno perché Defelice è un autore concreto che sa essere elegiaco, satirico ed ironico al tempo stesso. Il realismo lo contraddistingue e rende efficace il suo dire animato anche da sentimenti forti ed intensi e di grande passionalità.

      Un abbraccio,

      Rosaria

  3. La cifra interpretativa dei versi di Domenico Defelice è l’apertura, sia essa intesa come capacità di spaziare, orientarsi fra le varie esperienze della letteratura, e sia come interesse nei confronti del mondo che circonda il poeta. I paesaggi intensi delle sue poesie, che in alcuni casi riportano l’attenzione anche al sud amato e sempre attuale, e le riflessioni sulla realtà confluiscono in un coerente esito poetico per cui è impossibile dimenticarci dell’uomo, del suo retaggio, e nello stesso tempo pretendere di fare cultura convivere con la bellezza e la parola pregnante di significati. Da qui l’interesse che spesso si riscontra nei suoi lettori / commentatori, essi sono coinvolti e partecipi, l’autore non li respinge a margine, piuttosto incoraggia una loro attiva presenza per aderire a quel progetto umano, fisico-metafisico, che si chiama poesia. Il confronto con la realtà non è scontato per Defelice, costa gettare le basi di una testimonianza autentica, è sempre più difficile occuparsi, da vero poeta, del mondo senza lasciarsene dominare o percorre le strade già tracciate da altri. Ecco allora versi notevoli come:
    “…Potermi sentire felice ognora /
    Come mi sento adesso /
    – Sospira Sandro -, ignorare per sempre/
    La guerra che ci incalza senza tregua! …”
    Quella felicità così umana è in contrasto con l’incalzare della guerra che si vorrebbe (ma non è lecito) ignorare. Uno sguardo a questa poesia, per concludere, non basta è necessario dunque farsene conquistare ed entrare in rapporto con la sua semplice e viva complessità. Marzia Alunni

  4. Ritorno sui miei discorsi per esprimere, in particolare, il mio apprezzamento ad Abele Longo e Rosaria Di Donato per questo post: “Domenico Defelice: Alberi?”. La lettura rivela un approccio competente e curato alla testualità di Domenico Defelice. Si tratta perciò di un lavoro quanto mai opportuno per chi s’interessa di poesia. Marzia Alunni

  5. Davvero una sorpresa questa. Sorpresa di trovare qui proposto un lavoro di Domenico Defelice che conosco e stimo da tempo come poeta dai tanti volti, proprio come lo è la realtà che lui è sempre attento ad indagare e ad esprimerne le infinite fisionomie. E generoso è da parte sua inserire tra gli alberi – questi “esseri” così preziosi- gli amici poeti tratteggiandone in versi efficaci e puntuali un brevissimo, ma appunto efficace, ritratto. Grazie, dunque, a Domenico per la sua fedeltà alla poesia, a Rosaria per averlo proposto e ad Abele per averlo ospitato. Un abbraccio, Lucianna

  6. Grazie a voi, carissime Lucianna e Marzia! Defelice è un autore meritevole sia sotto il profilo intellettuale e stilistico sia rispetto a quello umano. Di grande sensibilità ed impegno ha sempre curato e cura tutt’ora le relazioni con gli altri autori privilegiando il rapporto amicale ed incoraggiando i giovani esordienti. Scopritore di molti talenti ha intrattenuto con Maria Grazia Lenisa un rapporto profondo e proficuo sotto il profilo letterario e della critica. Sono sicura che sarà molto felice delle testimonianze lasciate dai lettori su “Alberi?” in queso blog e grato per l’ospitalità ad Abele.

    Vi abbraccio fortemente,

    Rosaria

  7. Cari amici,
    grazie a tutti per l’inserzione del mio “Alberi?” (copertina, brani della prefazione e della postfazione, commenti…). Io che non sono pratico di queste belle diavolerie di internet, sono frastornato e commosso. Se posso essere utile a qualcuno, ricordo che, chiedendo e inviando il proprio indirizzo postale, posso inviare in omaggio qualche copia di “Pomezia-Notizie”, alla quale, sempre volendo, si può collaborare. Ma essa è solo una creatura di carta, nata nel 1973 e che, perciò, fra poco compirà ben 40 anni!
    Ecco anche il mio indirizzo di posta elettronica: defelice.d@tiscali.it
    Un grazie ancora e un fraterno abbraccio a tutti.
    Domenico Defelice

  8. Un grande grazie a te, Domenico. Niente di più prezioso di una creatura di carta che ha visto la luce nel 1973! Ti scriverò.
    un caro saluto
    Abele

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