Giancarlo Locarno: Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri.

Tempio Shiva (Giancarlo Locarno)

Questo scritto introduce alla traduzione di una poesia sulla traduzione: Satu (Uno) di Sutardji Calzoum Bachri, questa poesia ha un gusto particolare, sento che ci parla direttamente, e contemporaneamente parla di di sé e dell’altro, indica una strada verso altre presenze; sostiene che bisogna provare ad agglutinarsi col poeta tradotto, precipitare nelle sue sensazioni organolettiche come se si passasse dallo spioncino di una scatola prospettica, o dalla cruna dell’ago, per finire in un altro mondo, attraversare lentamente una jungla di alberi e fiori esotici per raggiungere finalmente la radura, dove pascola nel corpo la liberà vastità della poesia che a sua volta è una delle possibili traduzioni del mondo.

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3 pensieri su “Giancarlo Locarno: Tradurrò. Sutardji Calzoum Bachri.

  1. Quali sono i confini tra il traduttore e l’autore? Cosa comporta il passaggio, il portare oltre, “traducere”, soprattutto quando si tratta di poesia? Molto bella l’immagine della cruna dell’ago, che rende efficacemente la sfida di chi traduce, soprattutto da lingue e culture a noi lontane. Per tradurre poesia ci vuole soprattutto una grande dose di coraggio e di incoscenza, e se lo fa un poeta la cosa diventa ancora più ammirabile. Un poeta sa che tradurre prende più tempo ed energie dello scrivere le proprie cose, ma anche che niente è più rischioso di quel viaggio di per sé “trasgressivo”, attraverso l’altro.
    Mi affascina il lavoro di Giancarlo sulla poesia indonesiana, interessante anche osservare il contrasto tra questo tipo di poesia, minima ed essenziale, che nasce per sottrazioni, e quella che di solito leggiamo di Giancarlo, dal grande respiro, “sinfonica” e “contrappuntistica”.
    Grazie
    Abele

  2. Strepitoso questo “Tradurrò” di Giancarlo, affascinante lavoro come dice bene Abele.
    qui ritrovo ancora più affinata la lima e la vena di Giancarlo al servizio della Poesia in toto: non più mia-tua-ecc..-ma espressione umana, anzi come dice bene ad un certo punto, come vastità varietà, possibile “traduzione del mondo”.
    La scelta del testo “Sapu – Uno” è esemplare, il futuro di quel “traducere” messo in evidenza da Abele, apre il tempo (non posticipa l’azione, ma la rende continua), lo rende come il sangue “vegetale”, (ricco che scorre come il termine sangue che è bellissimo comprenda anche la linfa vegetale), perfetta perciò la definizione meta di Giancarlo che si immerge a sua volta nel testo e nella traduzione per esaltarne e rendere possibile “quindi la ricchezza di crescita vegetale del testo”

    Con grande stima, come maestro di orchestra, non solo come solista :)

    un caro saluto a tutti, in primis ad Abele

  3. Molto interessante il lavoro di Giancarlo. Penso anch’io che le traduzioni siano particolarmente difficili. Spesso tradurre per cercare di riportare il significato vero dell’autore produce degli scritti sonoricamente e ritmicamente illegibili. Inoltre molto si perde, proprio perchè, come dice Giancarlo, si modifica il perimetro dei significati delle parole usate, e tante connessioni, costruzioni e ricostruzioni di senso, giochi e rimandi linguistici o simbolici finiscono irrimediabilmente distrutti. Il bravo traduttore è colui che miscela la sua arte linguistica con quella dell’autore, con la sua cultura linguistica e con quella della sua etnia/nazione. Il lavoro di Giancarlo mi sembra riuscito, soprattutto per quanto riguarda ciò che arriva a noi lettori “stranieri” della figura e degli scritti di Bachri. Con “Sepisaupi – Esorcismo per coltello solo” mi è arrivata la percezione di una passione irriducibile per la vita dell’autore, che non ha paura di mostrarsi con immagini che evocano il “cruento”, il dolore lacerante e la lotta, sia di spirito che di carne, evocata sapientemente da Giancarlo con l’uso della parola “Esorcismo”. Con “Satu – Uno”, invece ho visto l’ansia e il bisogno della comunicazione sincera dell’autore verso chi usa e pratica mondi sconosciuti. Si intuisce una concezione religiosa della comunicazione, una sacralità della comunicazione che deve avvenire attraverso la condivisione viscerale di se stessi con l’interezza della “persona” dell’autore tradotto e con il mondo che con i suoi scritti dovrebbe rappresentarci. Da ciò si evince un grande sentimento di bontà e di generosità verso il prossimo, nonchè un’apertura culturale di Bachri fuori dal comune. Un vero uomo moderno.
    Grazie Giancarlo per il tuo lavoro, abbiamo scoperto Bachri e uno spicchio piccolissimo ma comunque significativo della cultura indonesiana. Veramente bravo!

    Ciao, con stima!

    Fernando

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