Plinio Perilli: HOLLYWOOD ODIOSAMATA (6) – Il “Codice della Moralità” di William Hays

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6 – Il “Codice della Moralità” di William Hays

    “Ritengo che giustamente si possa sostenere che l’originalità del cinema del dopoguerra in rapporto a quello del 1939” – arringa André Bazin in un bel saggio su “L’evoluzione del linguaggio cinematografico” – “sta nel promovimento di certe produzioni nazionali e in particolare nel sorgere sfolgorante del cinema italiano e nell’apparizione di un cinema britannico originale e svincolato dalle influenze hollywoodiane, e che si possa concludere da ciò che il fenomeno veramente importante degli anni 1940-50 è l’introduzione nel cinema di un sangue nuovo, di una materia ancora inesplorata; in breve, che la vera rivoluzione è avvenuta molto più al livello dei soggetti che a quello dello stile, di ciò che il cinema ha da dire al mondo piuttosto che della maniera di dirlo. Non è forse il ‘neorealismo’ un umanesimo prima di essere uno stile di regia? E questo stesso stile non è definito essenzialmente dal suo cancellarsi di fronte alla realtà?”

Del resto, come giustamente afferma il Brancati del Diario romano (nel febbraio ’53), “Luci della ribalta, appartiene al cinema inglese, non a quello americano. Come tutto il cinema inglese, è innestato nella cultura. Gli echi shakespeariani risuonano fin dentro le casse d’imballaggio della stanza depositi.”

Quando Ingrid Bergman, stanca dello star system e dello Sguardo hollywoodiano (insomma di Casablanca e Notorius, cioè perfino del genio di Hitchcock e degli altri illustri maestri degli studios) e viceversa commossa dalla visione di Roma, città aperta, scrive l’ormai famosa lettera a Rossellini in cui si propone come possibile, sentita interprete di queste nuove storie – cambia ancora lo sguardo, e parve davvero, a tutti, riplasmarsi l’anima.

Fu anzi uno scandalo… Cambiava l’etica pubblica, se non quella privata… Adesso c’era il “Codice della Moralità” di William Hays, promulgato nel ’30, e rimasto all’inizio inapplicato. “Ma dopo il 1935 il controllo della finanza sull’industria cinematografica si rafforzò” – rievoca Sadoul, non senza una sottile, tagliente ironia – “e la Legione della Decenza (Decency Legion), che i vescovi americani avevano fondato su richiesta del Papa, condusse una violenta campagna che portò all’applicazione rigorosa del codice. Il gangster divenne moralista e accanto a ogni mitra fu posta una Bibbia. Le sfilate di belle ragazze furono contingentate, come il loro déshabillage e la durata dei baci cinematografici. L’erotismo venne trasformato in feticismo, sostituendo il sex appeal con la pin up girl.”

Ma quando nel settembre 1927 Charlie Chaplin fu accusato dalla giovane moglie Lita Grey, addirittura i Surrealisti intervennero schierati con una lettera/saggio, stilata da Aragon, ma pubblicamente sottoscritta da tutto il gruppo de “Le Révolution surréaliste”, nel numero del successivo 1 ottobre … Era in gioco in fondo la libertà, non meno pubblica che privata, contro e alla faccia di ogni qualsivoglia regime e/o individuo… “In  Hands off Love” – cioè, letteralmente, Giù le mani dall’amore, rievoca Paola Dècina Lombardi – “Charlot è preso a modello di ‘difensore dell’amore’ perché rifiuta di svilire l’amore a un contratto giuridico, il matrimonio a una pratica d’accoppiamento per la procreazione.”

© Plinio Perilli, casa editrice Mancosu (Roma), 2009
® Vietata ogni riproduzione e/o uso del testo se non previa autorizzazione dell’autore.

puntate precedenti:

1 – L’inseguimento degli indiani alla diligenza

2 – Frank Capra: duro spaccato sociale e commedia rosa

3 – Topolino, il più grande attore di film sonoro…

4 – Hollywood Città Proibita

5 – “Più stelle che in cielo…”

 

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