Rina Accardo

tamara de lempicka

*

DI AUTORE IGNOTO

A mo’ di biglie
decori
a suggello di versi
nella notte.

Oh sapessi chi ne ha scritto!
Tanta bellezza mi sfugge,
scavo nel mio sogno,
ne aguzzo il ricordo.

So adesso che esiste
l’ancòra più puro,
e vorrei vorrei vorrei
– lo stupore è stato grande-
vorrei aver luce negli occhi
in misura minore
per poter riflettere cotanti versi.

*

PERCORSO

Raggiere sospinte
nell’arco di uno spazio definito.
Per ognuno è l’uguale,
eppure…
…eppure lo sguardo
distingue ogni vita.

*

DISTACCO

Ho amato e, nel distacco, ogni cosa ha un senso.
Una sublime follia mi vive, addosso. Veste il grigiore di fumi alterati.
Io non voglio esserci se non di soppiatto.
Elucubrazioni si annidano, sento di non essere sola.
Tutto mi avvolge senza reprimermi.
Un fase nuova mi accoglie. Non faccio domande.
Un rifugio mi attende. Sarà lì che dormirò e, quando di luce saranno gli occhi, la distesa sarà senza orizzonte.
E quando andrò, un unico rimpianto: aver capito tardi.

*

HO VISTO VIOLE OGGI IN GIARDINO

Allorché io andai
approdi futuri
inermi garriti.
Il mondo intero labbra non ha,
perso è l’arco ridente.
Flaccido cascame di ottusa chiusura.

Ho visto viole oggi in giardino,
tu non esisti in nessuna stagione.

Vile fine di un approccio ostile.
Fermenti sfilacciati non hanno requie,
candelabri spenti i tuoi ammanchi di vita.

*

IO VIVO

Unica fonte un rigagnolo sotteso.
Mi inabisso nel ventre più profondo,
spruzzi di vita addosso.
Disincanto le tue spoglie
alla foce di un flusso di memorie.
Solo poche spighe nelle mie mani.

Arruffati pensieri si dispongono ad archi.
Nello sfondo è musica,
sconfina ciò che provo.
Lo sguardo non tace,
un sogno riveste umide labbra.

Seppur rincantucciata
come fòlaga ferita,
volli vivere,
tuffarmi ancora
e di sorriso inondarmi.

*

I MORTI NON PARLANO NÉ SCRIVONO

Il mio orecchio vuole ascolto,
nei miei occhi
scaglie diffondersi auree
nel solco fuggente
di un aristocratico annichilimento.
E purpuree fronde alzarsi leggere,
un vento amico a cullarle.
Colorati colli
ormeggiano dinanzi al mio sguardo,
un canto muto s’eleva
e quasi soffoca.
Un pungente richiamo alla vita
spinge il nulla che avanza.
Sottesi entusiasmi cantano
e giungono alti nell’immenso,
ad ogni svolta dell’attimo
ala sicura.

I morti non parlano né scrivono,
ma sanno amare.

*

TU NON MI VEDRAI INVECCHIARE

Tu non mi vedrai invecchiare
nell’astante vacillare
di un soffio di vita.
E ruggiti nel fondo
di un’isterìa consunta.
Non valgono saette di occhiate,
alla base cartocci aggrumati.
Nel sangue tuo
quel che hai lasciato.

Acquasantiere gorgoglianti lacrime,
posatesi là
direttamente dal cuore.

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21 pensieri su “Rina Accardo

  1. Rina suggerisce l’incanto per la vita e per la parola poetica che si fa luce. Percorso di ricerca di un senso che non si consuma e che tutto accoglie conoscendone l’unicità e l’importanza. Non l’indistinto, ma l’insieme delle cose del mondo e le persone formano un abbondante raccolto di spighe, un duraturo frutto.

    Rosaria

    1. Rosaria, tu sottolinei l’incanto della vita …nella sua finitezza. ‘Solo poche spighe nelle mie mani.’, così infatti mi sono espressa.
      Grazie di cuore.

  2. ‘Io non voglio esserci se non di soppiatto’

    ‘Ho visto viole oggi in giardino,
    tu non esisti in nessuna stagione’

    ‘Lo sguardo non tace,
    un sogno riveste umide labbra’

    ‘I morti non parlano né scrivono
    ma sanno amare’

    cosa potrei dire di queste poesie di Rina Accardo, se non bene. Un approccio alla poesia diretto, luminoso, senza mediazioni, senza filtri, senza veli. Solo una sobria attenzione alla resa finale, un’unica, forse, rispettosa rilettura prima della consegna definitiva delle parole. Una poesia che offre anche picchi improvvisi di grande qualità, che ho istintivamente appuntato alla mia e vostra attenzione.

    Complimenti e cari saluti
    Antonio

  3. “volli vivere e tuffarmi ancora e di sorriso inondarmi” le tue poesie sono profondo conflitto e la mia non è una spiegazione. Nei versi di cui sopra ho citato sono positivi e mi emozionano.
    Grazie e tiu mando un mio saluto. Anche se nell’ultimo dialogo non ho ricevuto il tuo.

    1. “volli vivere e tuffarmi ancora e di sorriso inondarmi” Emozionano anche me… il perché è presto detto, mi riguardano da vicino.
      Scusa per il mancato saluto, che adesso diventa doppio da parte mia, e grazie di essere qui.

  4. Antonio, con cui spessissimo mi trovo d’accordo, ha già citato alcuni punti topici tra quelli che piacciono anche a me. La cifra di Rina, insieme a una levità soave, è la delicatezza, intendendo in questo però niente di fragile o di esposto, perchè espressione di un ascolto convinto dei sentimenti, che in fondo non ammette repliche ma chiede solo di essere condiviso.
    un saluto a Rina, Antonio, Abele e tutti gli altri

    1. Ciao, Cristina. Io con la scrittura ho un rapporto di assoluta apertura, talvolta devo impedirmi di scrivere …fosse solo per non ferirmi. Ti ringrazio di cuore

    1. Attimi di vita direi… perché le parole in poesia sono vive oltre l’immaginario, ed è magia se si riesce a vedere l’invisibile agli occhi. Cara Blumy, grazie! A presto

  5. Poesia intimista, delicata come dev’essere la persona che scrive.
    Sottesa da un forte sentire. Sono daccordo con Antonio e Giacomo, molto belli i versi citati. Una piccola osservazione, eviterei termini comne purpureo e aureo ; ovviamente è una questione di gusto, nient’altro. Lo dico solo perchè a me piacerebbe mi dicessero se qualcosa non convince, a torto o a ragione :)
    Un abbraccio, Rina
    ciao a tutti
    Liliana Z.

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