Monica Martinelli: Lucianna Argentino – La vita in dissolvenza

 

Lucianna Argentino – La vita in dissolvenza

Sabato 14 maggio ore 19

L’emozione che proviene dall’ascolto e dalla messa in scena dei poemetti de “La vita in dissolvenza” di Lucianna Argentino è forte e densa di immagini, sensazioni, ricordi, evocazioni, suoni, ma più che messa in scena direi “messa in vita”.  E’ poesia che grida, ed è un grido, un dolore che si fa poesia.

L’autrice si muove molto a suo agio in questa dimensione metateatrale, e ad ascoltare i suoi versi nello spettatore cresce una tensione che lo porta ad immedesimarsi e a farsi trasportare emotivamente dalle vicende e dalle malesorti delle protagoniste femminili che l’autrice descrive in modo così vigoroso e suggestivo. Lucianna nella sua espressione poetica non ha mezze misure: urla la disperazione, il disappunto per l’impotenza di fronte al mistero della morte, e le fa vibrare attraverso le corde della sua sensibilità e della sua indiscussa vocazione poetica.

Per lei la poesia è vita ed è dono come lo è la maternità. In questi tre poemetti-monologhi che si intitolano (nell’ordine) Madre, Gestazione dell’addio, Aurora/Sara si offre generosa nei palpiti della propria sofferenza interiore e la rappresenta come simbolo di sofferenza dell’umanità, in particolare quella delle persone più deboli, le donne, i bambini e tutti coloro che “hanno dentro un mare in tempesta”.

Le sue liriche sono capaci di dare parola a chi parola non ha (più) – come dice l’autrice stessa – e di entrare nelle carni di chi le ascolta o le legge, per farsi largo all’interno di un tracciato di quasi risposte a quesiti insolubili e all’apparente assenza di speranze. Sono versi che non possono lasciare indifferenti e non farci trasalire dalla commozione.

Poesia che mai si slabbra, si perde o si sfilaccia mentre rimane, al contrario, coesa e solida nel suo trasmettere emozioni reali e vivide. Lo stile è energico, asciutto, mai ridondante; non ci sono cadute di tono e l’intensità lirica permane sempre a sostenere la lungimirante sensibilità di Lucianna. Ogni verso ha un suo perché, ogni concetto una sua metafora.

Il terzo monologo, Aurora/Sara, è vita-poesia che diventa teatro…Qui l’autrice rappresenta in maniera profonda e fotografa, anche da un punto di vista psicologico, il malessere e il disagio infantili che spesso vengono ignorati, o comunque non compresi, dal mondo degli adulti e li rende veri, palpabili.

Mi soffermo ora sul secondo monologo (“Gestazione dell’addio”), che mi ha particolarmente colpito perché prende spunto da un drammatico fatto di cronaca tristemente accaduto: il suicidio di una giovane donna, Valentina Cavalli, che non è riuscita a cancellare l’incubo di uno stupro subito sei anni prima. Questo poemetto è un commosso e doveroso omaggio alla sua memoria e alla sua femminilità violata. E a questo punto non posso fare a meno di soffermarmi anche su un altro poemetto inedito scritto da Lucianna dal titolo 1941 (pubblicato recentemente sul blog letterario La poesia e lo spirito, e che fa sempre parte del lavoro “La vita in dissolvenza”) dedicato a due grandi scrittrici, Virginia Woolf e Marina Cvetaeva, e in particolare al suicidio della poetessa russa. E da quest’ultimmo vorrei citare alcuni versi.

Tutto è perso, è freddo, fame, bombe, miseria,/ tutto è disordine e pure il cielo è genuflesso/ sul nostro cuore sbeffeggiato dal male/ chiuso nella dissimetria tra la cassa toracica/ e l’orbita infinita attorno ai corpi terrestri/ umanamente dediti all’infelicità.

Mentre in Gestazione dell’addio scrive: “Tutto, senza amore, si fa lontano/ e invivibile, tutto è guerra/ e odora di finitudine.”

E se tutto è disordine, guerra, male, e siamo destinati all’infelicità e al provvisorio, si è già trovata la risposta alla sofferenza – non la soluzione, in quanto ricerca vana – quella che permette di recalcitrare, rifiutarsi e dire: “Ecco settembre scalpitare irrequieto [….] come una fiera in agguato/ che mi fa preda e si nutre della mia fame…

…Eppure come una bambina/ serro le labbra, non voglio più mangiare/ questo tempo che non mi sfama/ anzi, mi consuma, fa di me pasto…

Nutrirsi della poesia, così come del tempo che a sua volta la fagocita, e attraverso il ricordo trasforma la vita che, scriveva G. Garcìa Marquez: “non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda, e come la si ricorda per raccontarla”.

E sempre da 1941: “Per questo da tempo cerco un gancio,/ un corrispondente esterno al gancio/ che dentro batte contro le pareti dell’anima/ fa del mio corpo una zattera alla deriva…

Ed ecco il gancio a cui appendersi, quello fisico, solido da cui lasciarsi ciondolare o quello del forse, del tempo e dei ricordi? Perché può avere un significato ambivalente il gancio di cui parla Lucianna, gancio inteso non solo come strumento di morte, ma anche come strumento salvifico, àncora di salvezza a cui aggrapparsi ammesso che una salvezza sia possibile…

Ma procedendo man mano nella lettura di entrambi i monologhi diventa molto esplicito il significato di quel gancio, come il concetto di nascita-morte per Valentina: “La nascita è distacco,/ la vita un maldestro rammendo/ ma questo nuovo strappo/ come lo posso ricucire?” – e ancora: “Al mondo non c’è più un luogo per me/ spodestata, giorno dopo giorno/ spinta un poco più in là/ dove non c’è gesto, né strada/ che possa ridarmi il viaggio.. […]Per questo non sono vile/ se è da tanto che penso di restituirla/ perché non so farmela nuova la vita,/ perché non fa più per me né io per lei…[…]

Un ciclo naturale che si trasforma in verticalità, in spietata e brusca spinta verso l’alto; un gioco che si tramuta in sacrificio, un regressus ad infantiam che non trova eco.

..Oltrepasso il dubbio/ raccolgo il tempo mietuto/ stacco i piedi da terra e dondolo/ motum/ pensilem/ amant/ al ritmo spezzato del fiato:/ altalena naviglio che conduce al cielo/ rito propizio al rinnovarmi altrove a nuova infanzia./ Culla, dondolio e ninna nanna al mio sogno d’addio/ ai lombi tesi al balzo, alla spinta…

La musica contribuisce certamente ad accrescere la suggestione della rappresentazione. E’ un incontro decisamente felice quello del recitativo con le melodie soffuse e intense della chitarra classica di Stefano Oliva, che accompagna e interpreta perfettamente la lettura dei testi poetici, insieme alle fotografie e ai disegni significativi che fanno da sfondo e suggellano un esperimento ben riuscito e pieno di suggestioni.

E suggerisco di andare a vedere questo spettacolo sia per l’energia poetica e umana che pervade i testi, sia perché alla fine della rappresentazione ci si sente smossi e arricchiti nell’anima.

Monica Martinelli

http://www.facebook.com/home.php#!/pages/LA-VITA-IN-DISSOLVENZA-di-Lucianna-
Argentino-e-Stefano-Oliva/102021286548366

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9 pensieri su “Monica Martinelli: Lucianna Argentino – La vita in dissolvenza

  1. Grazie a Monica per la recensione dello spettacolo di Lucianna Argentino, dedicato a due grandissime autrici, che si preannuncia suggestivo e ricco di poesia.
    Abele

  2. E’ un lavoro che ho già avuto modo di apprezzare dato che Lucianna e Stefano lo stanno replicando, con successo, in vari teatri di Roma e con allestimenti diversi. “La vita in dissolvenza” è denso e leggero come la poesia e la musica: realizza un perfetto equilibrio tra parola, gestualità ed accompagnamento. Lucianna narra storie di donne, la vita e la morte in un susseguirsi di emozioni. Non sono sicura se stavolta ci saranno anche le tele di Mariagrazia Benvenuti sullo sfondo.

    Complimenti!!!

    Rosaria di Donato

  3. Grazie ad Abele per aver ospitato lo scritto di Monica Martinelli così preciso e sentito. E’ sempre gratificante per chi scrive sentire di essere riuscito a trasmettere emozioni, pensieri… La proiezione delle opere di Mariagrazia Benvenuti e delle fotografie di Davide Simiele ci sarà anche se i teatri non sono attrezzati alla perfezione per queste cose, ma immagino che sarà suggestivo e forse di più anche senza l’ausilio della tecnologia! Ringrazio di nuovo Monica e Abele. Un saluto a Rosaria e a voi tutti. Lucianna Argentino

  4. Ho assistito all’evento poetico realizzato da Lucianna Argentino e dal suo amico musicista Stefano Oliva e trovo la recensione di Monica veramente attenta e sensibile. Infatti nulla è trascurato, sia l’aspetto emozionale che quello contenutistico (se mai poi si è possibile separarli!) sono evidenziati con dovizia e con giustizia.
    Ne “La vita in dissolvenza” la voce poetica di Lucianna Argentino diventa la voce corale non solo delle donne, ma anche degli uomini in un’unione che genera umanitas. E’ una voce forte e lieve allo stesso tempo che penetra nel profondo come la lama di un bisturi, ma non lascia ferite bensì consapevolezze e, a volte, pietas.
    Devo ammettere (e lo faccio con umiltà ed orgoglio) che ho pianto dalla commozione e dall’emozione durante la lettura poetica di Lucianna. Le sue parole mi hanno sferzato come un vento siderale lasciandomi sospesa in una condizione di incantamento poetico.
    I miei più sinceri e cari complimenti quindi a Lucianna e a Monica che ha saputo ri-trasmettermi tali emozioni e commozioni.
    Cinzia

  5. Ringrazio molto Abele che mi ha ospitata, quello che ho scritto è stato totalmente ispirato dall’intensità della poesia di Lucianna Argentino. Ringrazio Rosaria per il suo commento e Cinzia per le sue affettuose parole, che certamente hanno ben compreso l’intento di quanto ho scritto avendo visto lo spettacolo e recepito le emozioni trasmesse.
    Un grazie e complimenti a Mariagrazia Benvenuti e Davide Simiele che contribuiscono col loro lavoro al compiuto risultato de “La vita in dissolvenza”.
    Monica Martinelli

  6. Mi complimento con Lucianna Argentino e Stefano Oliva per la messa in scena dei poemetti de “La vita in dissolvenza” e sarò lieta di ospitare il loro spettacolo nel calendario del prossimo ciclo di incontri da me curati al Caffè dell’ Ussero di Pisa e all’ Ussero di Corliano(www.valeriaserofilli.it; http://www.corliano.it). Ebbi già modo di apprezzare la poesia di Lucianna in occasione della scorsa edizione del Premio Astrolabio Poesia da me diretto e questo nuovo lavoro si pone a ulteriore conferma del work in progress dell’ autrice
    Ancora congratulazioni dunque, e auguri di buona poesia.
    Valeria

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