Ippolito Chiarello: Fanculopensiero – Stanza 510 (2)

 

Ippolito Chiarello

 

 IN BARBONAGGIO TEATRALE CON

FANCULOPENSIERO STANZA 510

(liberamente ispirato al romanzo (Fanculopensiero) di Maksim Cristan) 

UNA COPRODUZIONE FESTIVAL CASTEL DEI MONDI, NASCA TEATRI DI TERRA, CERCHIO DI GESSO, ITALGEST

con Ippolito Chiarello

drammaturgia Michele Santeramo regia Simona Gonella spazio e luci Vincent Longuemare

 

E siamo giunti all’ultimo atto della lunga cavalcata tra Italia ed Europa del Progetto di Barbonaggio teatrale. Dopo quasi 100 città/luoghi toccati in Italia dal 7 aprile 2010 al 20 marzo 2011, con lo spettacolo FANCULOPENSIERO STANZA 510 e la sua PROPAGINE OFF, dal 13 maggio al 5 giugno 2011, il viaggio farà tappa a BARCELLONA, MADRID, PARIGI, LONDRA E BERLINO, con prologo a Roma ed epilogo al Festival di Vimercate. Il tutto si concluderà a Lecce il 18 giugno con una grande notte di barbonaggio collettivo, che chiamerà a raccolta attori da ogni parte d’Italia e dall’estero.

Una tournée che ha preso la forma di un viaggio-maratona low cost, un barbonaggio teatrale, per approdare anche nei non luoghi della cultura e del teatro e che porta con se uno spettacolo e una protesta, un tentativo di lanciare una discussione per una nuova possibilità di distribuzione delle opere e degli attori e una riflessione sul carrozzone cultura e teatro di ricerca in particolare. Un unico grande obiettivo: riavvicinare il pubblico e quindi le istituzioni agli artisti, all’arte, in tutte le sue forme, come atto collettivo quotidiano e necessario.

Un viaggio che ha scavato nella realtà culturale e teatrale in particolare, italiana e che nel viaggio all’estero, indagherà quali sono i meccanismi che regolano i rapporti tra il teatro e le istituzioni straniere e la risposta e la presenza del pubblico negli “edifici” teatrali. Il tutto sarà documentato in un film e messo nero su bianco in un libro.

Non faccio nulla di nuovo, – racconta Chiarello – ritorno alle origini, l’arte pagata direttamente dallo spettatore, i valori che ritornano reali. Ormai non c’è più un reale ‘circuito’ così io me lo creo da solo…un circuito low cost (ospitalità, cachet bassi e spettacolo tutti i giorni). Il teatro e l’arte in genere può vivere e non sopravvivere, solo se salvaguardiamo le radici di questo mestiere e quindi anche e soprattutto i piccoli spazi, gli spettatori, le piccole opere. Vorrei ritornare ad essere attore e non installazione scenografica.

Fondamenta di questo lungo ed entusiasmante viaggio, un insolito e stravagante spettacolo, Fanculopensiero – Stanza 510 (liberamente ispirato al romanzo Fanculopensiero di Maksim Cristan).

Uno spettacolo coprodotto dal Festival Castel dei Mondi, Nasca Teatri di Terra, Cerchio di Gesso e Italgest, per la drammaturgia di Michele Santeramo, la regia di Simona Gonella e lo spazio e le luci del Premio Ubu Vincent Longuemar.

Uno spettacolo che ha il sapore di un esperimento sull’anima, con tratti di commedia e con punte di amarezza e sofferenza. Lo spettacolo nasce dal forte desiderio di parlare del disagio cui spesso ci si trova a far fronte quando ci sembra di aver perso la capacità di distinguere ciò che realmente si desidera essere e si vuole fare da ciò che, in qualche modo, si fa perché imposto o perché conseguenza di una incapacità di dire i no giusti al momento giusto. E’ una sorta di imbuto in cui ci si sveglia una mattina e ci si accorge che “no” così come è la nostra vita non ci corrisponde più.

Ogni tappa di questo viaggio sarà caratterizzata dallo spettacolo serale e/o dalla sua propagine Fanculopensier’off, che precede lo spettacolo vero e proprio a teatro, o diventa un evento autonomo, per strada, nelle piazze, librerie, musei, in luoghi non teatrali, compresi anche locali notturni, nel quale lo spettacolo viene venduto a pezzi ai passanti o agli avventori. Ogni piccolo pezzo di fanculo sarà un piccolo pezzo di cultura s-venduta dai 3 ai 15 euro, per un totale di 65,00 euro, minimo sindacale giornaliero per un attore.

Spogliarsi di ruoli, di sé stesso, per rivelarsi al pubblico in una nuova veste, scendendo dai fasti e gli allestimenti dei palcoscenici, continuando ad interrogarsi sui temi dello spettacolo e quindi sul senso di una vita trascorsa a rincorrersi senza mai fermarsi. Un’altra possibilità di incontrare e ritrovare il pubblico, una ricerca viva ai margini dell’”edificio teatrale”, una sfida, un modo per protestare contro il gioco al massacro degli scambi, un modo per protestare contro l’abitudine della politica a svendere a pezzi la cultura, senza un progetto, schiava dell’evento, prolifica di tagli “fus se ca nu fus se”, un modo per promuovere lo spettacolo e invitare il pubblico a venire a vederlo a teatro.

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Lo spettacolo nasce dal forte desiderio di parlare del disagio cui spesso ci si trova a far fronte quando ci sembra di aver perso la capacità di distinguere ciò che realmente si desidera essere e si vuole fare da ciò che, in qualche modo, si fa perché imposto o perché conseguenza di una incapacità di dire i no giusti al momento giusto. E’ una sorta di imbuto in cui ci si sveglia una mattina e ci si accorge che “no” così come è la nostra vita non ci corrisponde più. Le strategie per uscire dall’imbuto sono molte, non ultima lo stringere i denti ed andare avanti aspettando che passi. Ma cosa accade se questo “pensiero” non basta più, se si vuole agire, se si vuole pronunciare il fatidico “fanculo” e provare a “mettere in scena” un’altra vita possibile? Nel libro da cui lo spettacolo trae ispirazione, edito da Feltrinelli, il ricco imprenditore croato Maksim Cristan (anche autore del libro stesso) prende un giorno una decisione senza possibilità di ritorno: molla tutto – casa, lavoro, macchina, amici, soldi – e parte in direzione Milano per condurre una vita da “scrittore” di strada.

Quella sua scelta ci lascia un romanzo che a me – ma in particolare al protagonista dello spettacolo, l’attore Ippolito Chiarello – ha  fatto nascere il desiderio di provare ad usare in teatro le sue intuizioni ed a tradurre in linguaggio drammatico parte dell’esperienza vissuta da Cristan. Fondamentale la collaborazione con il drammaturgo Michele Santeramo che ha dato alla regia e all’attore un forte punto di vista da cui partire: ha collocato cioè l’azione all’interno della camera d’albergo che è stato il primo “rifugio” di Cristan. La regia e l’interpretazione si sono mosse per vivere questa “stanza 510” come un’invenzione del protagonista che agisce in uno spazio delimitato, costruendo via via sia l’azione che lo spazio per capire, se mai un giorno deciderà anche lui di pronunciare il fatidico “fanculo”, quali sono le emozioni, i dolori, le inevitabili ironie cui andrà incontro. Uno spettacolo che ha il sapore di un esperimento sull’anima, con tratti di commedia e con punte di amarezza e sofferenza e che può esistere grazie alla grande prova di attore di Ippolito Chiarello. (Simona Gonella)

Il progetto poi ha prodotto FanculopensieroffFanculo a se stessi, fanculo al proprio personaggio, fanculo al ruolo! All’improvviso, dove non ti aspetti… uno spettacolo, una protesta, un urlo… che, ove sia possibile, precede lo spettacolo vero e proprio a teatro o diventa un evento autonomo, per strada, nelle piazze, librerie, musei, in luoghi non teatrali, compresi anche locali notturni, nel quale lo spettacolo viene venduto a pezzi ai passanti o agli avventori. Ogni piccolo pezzo di fanculo sarà un piccolo pezzo di cultura s-venduta dai 3 ai 15 euro, per un totale di 65,00 euro, minimo sindacale giornaliero per un attore.

Nasce per questo spettacolo l’idea di un viaggio-maratona un barbonaggio teatrale per mandare tutto… a quel paese. Approdare nei non luoghi della cultura, nei luoghi della notte, per spogliarsi di ruoli, di sé stesso, per rivelarsi al pubblico in una nuova veste, scendendo dai fasti e gli allestimenti dei palcoscenici, continuando ad interrogarsi sui temi dello spettacolo e quindi sul senso di una vita trascorsa a rincorrersi senza mai fermarsi. 

“Se non la so raccontare a me, se non ho io l’onestà di guardare più in fondo del fondo del fondo, allora, a chi cazzo la racconto?”

“C’è un momento in cui a tutti è capitato di pensare che valesse la pena lasciar perdere, smettere di far le cose, cambiare vita, cambiare tutto”

…un’altra possibilità di incontrare il pubblico:…una ricerca viva ai margini dell’”edificio teatrale”. …una sfida …un modo per protestare contro il gioco al massacro degli scambi,…un modo per protestare contro l’abitudine della politica a svendere a pezzi la cultura, senza un progetto, schiava dell’evento, prolifica di tagli “fus se ca nu fus se”….un modo per promuovere lo spettacolo e invitare il pubblico a venire a vederlo a teatro.

 “Cercare di ritrovarsi è difficile, e cercare di ritrovarsi oggi è addirittura un gioco al massacro.”

Il viaggio sarà documentato e cercherò di dare fiato alle “voci teatrali” dei luoghi che toccherò con questo tour. Il tutto potrà arricchirsi di un laboratorio teatrale legato ai temi dello spettacolo, la possibilità di fare una parte di questo viaggio con vari miei colleghi e la eventuale presenza e testimonianza e presentazione del libro di Maksim Cristan.

Non faccio nulla di nuovo: …ritorno alle origini, l’arte pagata dallo spettatore; …i valori che ritornano reali; …non c’è un “reale circuito”, me lo creo da solo…un circuito low cost; …il teatro e l’arte in genere può vivere e non sopravvivere, solo se salvaguardiamo le radici di questo mestiere e quindi anche e soprattutto i piccoli spazi, gli spettatori, le piccole opere; …ritorno a essere attore e non installazione scenografica;

E sia chiaro che il teatro si fa a “teatro”

RASSEGNA STAMPA

 

“….personaggio così ironico e tragico al tempo stesso, quasi alla maniera di una icona di Almodovar. In fondo un flusso di pensiero è un pensiero e basta.

Un uomo in fuga, chiuso nella sua camera d’albergo (immaginata), continuamente in bilico tra i suoi stessi pensieri che scorrono, spesso sussurrati al microfono quasi fosse uno strumento più introspettivo che meccanico, bombardato da stimoli esterni che lo riportano a quel quotidiano da cui sta scappando, e la madre lo chiama al telefono, e fanculo a lei, e il portiere dell’albergo gli citofona ininterrottamente, e fanculo anche a lui. Non ci si può nemmeno suicidare in pace, fanculo a tutti! Ippolito regge la scena per tutto il tempo, con quella naturalezza e quella vis recitativa che gli è propria, per la verità affiancato da un vero e proprio secondo personaggio, unico presente in scena oltre a un secchio d’acqua: la musica.” CANNIBALI.IT – GIANLUIGI BELSITO

“…peduto in mezzo a panni, scarpe e cellulari disseminati sul nudo palcoscenico egli dà vita ad un arcipelago del naufragio, l’habitat di un pensiero in fuga da se stesso. L’innominato fuggitivo dialoga (e litiga) con se stesso, con la compagna, con una madre ossessiva. Ne viene un soliloquio agitato e dalle aperture comico-paradossali (tentativi assortiti di suicidio, gustosi break coreutici) che un’audace colonna sonora sottolinea con successo… Il che, realizzato da un attore professionista – il molto bravo Ippolito Chiarello – induce a riflettere sulla valenza della messa in scena (sia il suo palcoscenico quello d’un teatro o della vita). Il contrasto tra il dover fare e il voler essere (a condizione d’aver chiare le idee in proposito) può trovare una risposta nella nebulosa linea di confine tra realtà e finzione; attenzione però, dal momento che in questo limbo esiste il rischio che il pensiero, senza bisogno d’essere mandato, se ne vada con le sue gambe “a quel paese”. In conclusione, questa produzione Nasca Teatri Di Terra è allestimento corposo di un testo lacerante, affidato all’intelligenza in primo luogo d’un interprete capace.” QUOTIDIANO DI BARI – ITALO INTERESSE

“…L’arrivo di Fanculopensiero sugli scaffali delle librerie è stato, per Cristan, la fine della sua vita di scrittore da strada; per Chiarello, forse, l’inizio di una missione per l’umanità; per lo spettatore, che siederà sulla poltrona del Teatro, un momento per entrare in contatto con i propri pensieri più nascosti, cercando la cura migliore per provare meno dolore possibile dopo il lancio del sasso di un Ippolito Chiarello che con il suo indiscutibile talento, regge la scena per 55 minuti nascondendo la mano!” COOL CLUB – ELEONORA LEILA MOSCARA

“Solitudine, disagio esistenziale nel disarmante “gioco di ruoli” della quotidianità, insopportabili mura claustrofobiche alla Sartre. Intuizioni registiche ed espressive “proiettate” (a mo’ di metaforico “tiro a segno” in se stessi) a valorizzare l’essenziale (a dispetto della ridondanza delle odierne sovrastrutture “on stage”, con prosopopea e presunzione), la parola, il movimento (dall’ironico al pathos), in una sorta di performance da “urlo” (iconograficamente alla Munch), da pubblico “j’accuse” introspettivo (in apparente antinomia), in una “personale” (con uno stile degno di menzione) discesa negli inferi…In un caleidoscopio di spunti riflessivi, onestà nella resa generale, pulizia formale e molteplici chiavi di lettura (con virate nei registri in un’apoteosi polisemica), Ippolito Chiarello (salentino ad hoc, originario di Corsano, oltre 25 anni d’attività, formulando puntualmente scelte oculate nella selezione dei testi, fondatore della sui generis compagnia “Nasca Teatri di Terra”, geniale e folle in alcune trovate) ha offerto una credibile (e sincera) prova nella pièce “Fanculopensiero – Stanza 510”   PUGLIA – GIANLUCA D’ORONZO

IPPOLITO CHIARELLO27.01.1967 Corsano (LE) Artista pugliese eclettico, che spazia dal teatro al cinema, alla musica. In questi campi si è cimentato principalmente come attore, ma ha praticato anche la strada della regia e della formazione anche in ambito di disagio sociale.

Ha lavorato per circa dieci anni con la Compagnia Koreja di Lecce e ha partecipato, tra gli altri, agli spettacoli: “Acido Fenico – ballata per Mimmo Carunchio camorrista”, monologo su testo di Giancarlo De Cataldo, con i Sud Sound System, regia di Salvatore Tramacere (2000); Brecht’s Dance regia di Salvatore Tramacere e Gigi Gherzi con Raiz di Almamegretta (2001).

Con l’Oda Teatro-Cerchio di Gesso di Foggia in “Sacco e Vanzetti” ispirata alle vicende di  Sacco e Vanzetti per la regia di Simona Gonella.

Con  Teatro Minimo di Andria ne “Il sogno degli artigiani” di Michele Santeramo, regia di Michele Sinisi, Produzione Festival Internazionale Castel dei Mondi.

Con la Compagnia LA PECORA NERA in co-produzione con Mittelfest 2008 – Castel dei Mondi 2008 – Teatro Minimo – Teatro Curci – Teatro Rossini – Bam Teatro, con il sostegno di Teatro Pubblico Pugliese  e Regione Puglia è impegnato anche ne “I Reduci”  – drammaturgia di Michele Santeramo, Michele Bia, Carlo Bruni, la regia di Carlo Bruni, spazio e luci di Vincent Longuemar.

Con la sua Compagnia, Nasca Teatri di Terra, ha prodotto, scritto e interpreta da sette anni con successo lo spettacolo “Oggi Sposi”, con la regia di Maria Cassi (ex Aringa e Verdurini) e sua ultima produzione, nel 2008, “Fanculopensiero – stanza 510”, coprodotto dal Festival Internazionale di Andria Castel Dei Mondi, Cerchio di Gesso e Italgest, per la regia di Simona Gonella, drammaturgia di Michele Santeramo e spazio e luci di Vincent Longuemar .

Nel 2010 ha debuttato come attore nel Reading “Metti il diavolo a Ballare” di e con Teresa De Sio.

Al cinema come attore ha partecipato, tra gli altri, ai film: “Italian Sud-est”, (in concorso a Venezia 60 – sez. Nuovi territori, ed. 2003) di Fluid Video crew; “Il miracolo”, (in concorso a Venezia 60 – ed. 2003), regia Edoardo Weaspeare; “I Galantuomini”, regia di Edoardo Winspeare, con Fabrizio Gifuni, Donatella Finocchiaro, Beppe Fiorello, Giorgio Col angeli (2007); “Fine pena mai”, un film di Fluid Video Crew con Claudio Santamaria e Valentina Cervi (2007). come regista, firma, tra gli altri: “Fumo” – cortometraggio (15’) soggetto-sceneggiatura e regia – Taranto-Lecce (2005); “Sound Res – I giorni del suono ”,  docu-film 57’ regia e sceneggiatura, (2006);

Ho incontrato/lavorato tra gli altri  Laura Curino, Richard Fowler, Cesar Brie, Andrea De Luca, Alfonso Santagata, Domenico Castaldo, Roberto Secchi, Marco Baliani, Roberto Corona, Giorgio Barberio Corsetti, Silvia Lodi, Maria Grazia Mandruzzato, Lucio Diana, Vanja Pucci, Renata Molinari, Barbara Toma, Claudio Santamaria, Valentina Cervi, Beppe Fiorello, Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Giorgio Col angeli, Teresa De Sio.

LA PARTENZA http://www.youtube.com/watch?v=FU5KCgmQDRU 

TUTTI I VIDEO DEL VIAGGIO http://www.youtube.com/user/nasino23#grid/user/393F1611B4A0C2AF 

TUTTI I MIEI VIDEO http://www.youtube.com/user/nasino23

 

Trailer Fanculopensiero stanza 510 http://www.youtube.com/watch?v=vyGp-rFbKWY 

L’EVENTO FACEBOOK DOVE E’ DOCUMENTATO TUTTO IL VIAGGIO

http://www.facebook.com/event.php?eid=108493632505420&ref=mf 

NASCA teatri di terra
Via San Nicola, 47 – 73100 LECCE
tel/fax 0832.520532 cel. 347.47.41.759
nasca@ippolitochiarello.itwww.ippolitochiarello.it

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Un pensiero su “Ippolito Chiarello: Fanculopensiero – Stanza 510 (2)

  1. Torno a parlare di Ippolito Chiarello e del suo Fanculopensiero che, come anticipato nel post dell’estate scorsa, si accinge a un tour che lo porterà in giro per l’Europa. Invito chi è interessato allo spettacolo, e pensa di poter essere di aiuto anche dal punto di vista logistico, di mettersi in contatto. Torno anche a dire che Ippolito è grande uomo di cultura, che quanto racconta nel monologo si fa metafora della sua concezione di teatro come ricerca continua di una dimensione più autentica e “vera” dell’essere artista.
    buon viaggio!
    Abele

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