Poetry Lab: Clelia Pierangela Pieri

 

Clelia Pierangela Pieri

Da dove viene la tua poesia?
Non credo che la poesia possa arrivare da un punto preciso, ritengo impossibile identificarne il percorso e, se devo essere onesta, non credo neppure che sia così semplice individuarla.
Spesso è la lettura altrui che trasforma delle semplici parole in versi, quando sanno arrivare ai sensi. Anche uno sguardo può cambiare la “normalità” traducendola in ciò che usiamo chiamare “poesia”.
Io sono certa che la poesia non possa giungerci da nessuna parte, semplicemente perché lei è, esiste malgrado chi non sa coglierla, è parte della vita tutta.
Lei è con noi, tutti noi, dal nostro primo respiro; spesso la guardiamo, nutrendocene, senza neppure riconoscerla.

Per chi scrivi, come immagini il tuo lettore?
Non scrivo per nessuno in particolare, ma ciò non mi farà mai affermare di scrivere per me. Se così fosse, mi basterebbe farlo su un libriccino da conservare in un cassetto.
Scrivo per essere letta, per trasferire quelle sensazioni spesso così difficili da manifestare. La sintesi poetica mi aiuta a dire meglio di me, di altri e altro, in un modo che trovo assolutamente dignitoso e soprattutto non invasivo.
Mi piace pensare al mio lettore mentre, forse, si ritrova in questo o quel passaggio. Mi piace immaginare il suo sorriso nel pensiero “quante volte, io” o lo stupore del “proprio così”.
Mi piace sentirlo fratello, amico e amante, e poco importa che sia donna o uomo.

Come vivi, con te stessa e con gli altri, il tuo essere poeta?
Il più delle volte segretamente. Non mi riconosco particolarmente in veste di poeta quanto, invece, in quella di osservatrice.
Scrivo immedesimandomi in un pensiero che non sempre e non per forza deve essere pensiero femminile, mi piace esprimere lo spirito poetico anche dal punto di vista maschile.
L’immaginario femminile e quello maschile dovrebbero incontrarsi, interpretarsi l’un l’altro anche in poesia e fondersi, almeno di tanto in tanto, in un unico e condiviso linguaggio.
Non mi preoccupa che in lettura io possa apparire ambigua, preferisco puntare al superamento delle differenze che ogni giorno scavano in noi, piuttosto che sforzarmi di rassicurare il lettore.
Elaboro le mie sensazioni senza perdere di vista quanto in realtà ogni sentimento appartenga a tutti e non resti solo appannaggio della mia persona o di un mio momento. Mi sforzo di non tralasciare la possibilità d’identificazione in lettura e la certezza di un sentire comune ai più, perciò scrivo non solo di quanto vivo ma anche, e forse soprattutto, di quanto osservo.

Come hai iniziato?
Scrivevo parecchio e di tutto già da bambina e ho continuato da adolescente.
Mi sono fermata quando considerarmi adulta m’indusse a credere di dovermi staccare da ciò che sembrava un vezzo piuttosto che una necessità.
Non molti anni fa, immobile di fronte a una lapide, mi resi conto di quanto mi fosse naturale piangere in parole più che in lacrime. Ripresi a scrivere e mi sembrò come non avessi mai smesso.
In seguito, quelle stesse parole m’insegnarono anche a piangere.

Come ti veniva insegnata a scuola la poesia, che ricordi hai?
Pessimi ricordi, l’ordine era: “imparate a memoria e fate la versione in prosa”.
Odiavo imparare a memoria, ma amavo fare la versione in prosa e mi ci dedicavo con tutto l’impegno possibile. Peccato che, sistematicamente, il lavoro svolto non venisse neppure letto,  quasi che il compito dell’insegnante si fosse esaurito nell’assegnarci  l’incarico in questione, e come se con quel compito assegnato si fosse esaurito  (almeno per qualche giorno o settimana) l’interesse per la poesia in particolare e per la letteratura in generale.
Sarò incappata negli insegnati sbagliati? Forse.

A chi fai leggere per primo i tuoi versi?
A nessuno.
Per l’esattezza, appena scritti quasi li nascondo e non li rileggo neppure io.  Li lascio riposare per poi riprenderli in un secondo tempo e non so mai quale tempo sarà.
A volte, ma solo a lavoro ultimato, mi concedo il lusso e la ricchezza di farli leggere a un’amica impietosa, non tanto per avere un parere, quanto per condividere una nuova scintilla inaspettata.
Già, perché io considero ogni mia poesia con grande stupore e gioia, un regalo inatteso.

Usi la penna e/o il computer?
Nella mia casa esclusivamente il computer.
In viaggio o in altre case, invece, solo la penna, matita (comprese quelle per truccare gli occhi o le labbra) e tutto ciò che mi capita a portata di mano, malgrado abbia sempre il portatile con me.

Quanto viene di getto o è frutto di lunghe elaborazioni?
La maggior parte dei miei lavori sono scritti di getto, solo in un secondo momento ne acconcio la forma, ne sistemo il respiro e, soprattutto, taglio. Taglio… e caccio via. Quest’ultima operazione è la più difficoltosa, perché mi affeziono ai versi, anche quelli che poi riconosco superflui, se non addirittura stonati, nel contesto in cui li ho inseriti. Spesso m’innamoro talmente tanto di alcuni passaggi, da conservarli in una cartella che ho battezzato “orfani” e qualche volta li vado a rileggere perché sappiano che non sono stati inutili e che mi sono cari malgrado non li abbia ancora utilizzati.

A parte le tue, quante poesie di altri pensi di ricordare a memoria?
Non sono mai riuscita a memorizzare neppure una delle mie poesie e, interamente, neppure quelle di altri.  Conservo a mente solo versi sparsi di tantissime poesie (mai le mie), quelli che più mi hanno emozionato e ne ho memorizzato il senso e l’insegnamento.

Un consiglio prezioso da passare agli altri.
Questo mio non è un consiglio, solo un parere: prima di decidere di scrivere in poesia o narrativa che sia, è necessario chiedersi cosa e di chi scrivere o come, per poterlo determinare è indispensabile decidere chi e cosa si vuole essere nella vita. Occorre avere ben chiaro da che parte stare e di che colore essere in termini generali.
Non credo si possa scrivere senza avere prima chiarito il sé e poco importa se poi la vita a scorrere non realizzerà tutti i nostri progetti, né se non si riuscirà a mantenere tutti i buoni o cattivi proponimenti.
Conta ciò che si vuole essere e verso dove ci si vuole incamminare.
Diversamente, cosa mai avremmo da trasmettere scrivendo? La scrittura è il mezzo per meglio potere esprimere ciò che siamo e ciò che pensiamo rapportato a tutto quello che ci circonda, come potremmo riuscirci se ancora non conosciamo i nostri stessi occhi e verso quale direzione stanno andando i nostri passi? 

Un poeta su tutti
Mi avvalgo della facoltà di non rispondere, mi è impossibile farlo.
Ho letto versi emozionanti di poeti sconosciuti, o poesie preziose di persone che si vergognano alla sola idea di essere chiamati Poeti.
Anche per loro, che profumano di umiltà e pudore, preferisco non citare nessuno.

***

Missiva

Il freddo qui stenta a farsi avanti,
saranno gli argini del mio sorriso
o i caustici dinieghi abbandonati.
Vorrei dirti che la vita zoppica
invece corre svelta e ostinata,
esalta il punto che ben intendo.

Non ridere se ballo d’improvviso
o quando in solitudine ipotizzo.
Quest’ora macina un risveglio
per noi che divaghiamo esangui
trascinando passi sghembi,
fintamente insolenti. Incompresi.

A volte stringo gli occhi. E’ deserto,
ne avverto l’incredibile frastuono.

*

Ripensando

Non cerca parole né le troverebbe
questa corsa a stridere sull’incredulità.
Vorticare stravagante di un mattino,
autunno di strada abusato ai passi
ed io.
Sola, e ancor più perché così mi so
nell’indugiare goffo al marciapiede,
condensa d’alito senza colore,
momento poetico di nessun canto.

Isolata e ridicola intuizione
della saggezza che non dice
né concede spazio ai verbi maturati
e dietro la collina respira la nebbia,
insolita scolatura di sere ubriache
del silenzio che non perdona,
del fiato che ti ritrovi.
E poi mancante.

*

Essenze

Vivranno questi roghi
a lampeggiare al cuore
serrando parole e pensamenti,
saranno forse gli anni ad agitarsi
sprecando gli occhi
dalla pioggia al nulla.
Rincaseranno i giochi di una stanza
le urla a ridere e i silenzi lacrimosi.
Cosa sarà
resta il pensiero che non vuol dire
giudicare, crescere e lasciarmi.
Cosa sarà, spesso mi chiedo
e vorrei chiederlo a te
vorrei esserti e così sapere.
Cosa sarà non so
e penso,
penso che mi sei.

*

Osservanza

E’ pianto antico
poi tutto torna al medesimo silenzio,
cade una rosa ma è fuoco d’apparenza,
un semplice addio.

Muta, la voce dell’assenza
lascia lo spazio
all’ignoranza
su ciottoli ormai piagati e consumati
dall’usura, forse dolore.

A ben guardarti, signora oscura,
non sei che uno stupido pagliaccio
che a salti avanti mostra il culo
e noi feroci, spudorati osservatori.
Ci sentiremo santi
e tu sorriderai.

Ti guardo e ti accarezzo,
ti scanso.
Non vi è morte
ma solo quel che resta.

Il giorno nuovo.

*

Riferimenti

Si è trattato di un inverno freddo
e dita sottili che perdevano vita
a congelare il pianto e ritrovarlo
a lato o solo avanti ad aspettarmi
dove la mente pareva svecchiare.

Lì, proprio lì al giovane pensiero
smarrisco proponimenti e forza,
un margine dove mi hai lasciata
silenziosa come passero al gelo.
Forse potremo per una volta sola
bruciare ancora una sigaretta in due
e poi sorridere dei nostri mondi
diseguali e ripetuti nuovamente.

Compunta, mi scalderai il caffè
che io ridendo appellerò defunto
e lo berrò. Profumo ritrovato.

Le mie dita scavano senza sosta
all’intimo battito mancante
ad ogni sole o pioggia avrò sete
e di sale non potrò che bere.

Advertisements

24 pensieri su “Poetry Lab: Clelia Pierangela Pieri

  1. “Pienezza” e “consapevolezza” emergono dall’intervista e dai versi di Clelia. Pienezza perché la vita va vissuta in fondo, senza fronzoli e paure: A ben guardarti, signora oscura,/ non sei che uno stupido pagliaccio/; la consapevolezza è quella del continuo affannarsi, di un cercare senza requie quando a volte basta “stringere gli occhi” per avvertire il “deserto”, “l’incredibile frastuono”.
    “Non molti anni fa, immobile di fronte a una lapide, mi resi conto di quanto mi fosse naturale piangere in parole più che in lacrime. Ripresi a scrivere e mi sembrò come non avessi mai smesso.
    In seguito, quelle stesse parole m’insegnarono anche a piangere.”
    Si manifesta così la poesia, non tanto o non solo in funzione consolatoria, ma come mappa dei nostri sentimenti.

  2. da tempo seguo ed apprezzo la crescita artistica di Clelia. Non mi viene difficile immaginarne le dita che, scavando febbrilmente, edificano le sue preziose narrazioni. V’è coerenza nella limpidezza trasmessa dall’immagine che impreziosisce la sua parola e la limpidezza della parola stessa…Il ritratto che, di se stessa, delinea non banalizza la sua definizione di “poetica” ne il lavoro preciso di cesello che tanti orfanelli genera…
    Ha, nelle dita e nello sguardo, la musicalità della parola…
    Applaudo.

  3. E’ scrittura che fluisce limpida, odorosa di profumi e intrisa di sinestesie: “scolatura di sere ubriache”, “argini del mio sorriso”, “le urla a ridere”…tutto compone “Riferimenti” di senso, ma i giorni vivono di momenti isolati, di un passo che avverte la mancanza.

    Rosaria Di Donato

  4. Seguo da tempo Clelia, aspettando quasi le sue poesie, tanto femminili quanto capaci di andare oltre il genere, tanto intime quanto attente al mondo.
    Le sue risposte all’intervista sono una sorpresa e una conferma. Sorpresa conoscendo la sua riservatezza, conferma perché perfettamente coerenti con quanto scrive, sia in versi sia in prosa.
    Un insegnamento per chi davvero ama scrivere.
    Grazie Abele. E grazie a te, Clelia.

    elisabetta

  5. Ho apprezzato molto l’intervista perchè è bello sentire (o leggere) il pensiero del poeta anche fuori dalla sua parola poetica, ci porta ad una dimensione umana, vicina. Ed è questa la sensazione che ho avuto, di una persona a me già familiare, come se conoscessi Clelia da tempo malgrado, invece, sia la prima volta che la leggo.
    Le sue poesie mi hanno confermato questa sensazione. Sono bellissime! Sono intense, profonde, ma nello stesso tempo sono intrise di chiarezza e d’amore.
    Complimenti! E grazie per questo dono bellissimo.
    Cinzia

  6. Mallarmé – ad un suo amico che gli chiedeva come mai non riuscisse a scrivere poesie nonostante avesse delle bellissime idee – disse che “le poesie si fanno con le parole, non con le idee”.

    Freddo – deserto – autunno – senza colore – nebbia – silenzio – urla – silenzi lacrimosi – Pianto – silenzio – addio – dolore – morte – inverno freddo – pianto – gelo – defunto

    Se non ora, quando la gioia?

    art

  7. schiettezza e chiarezza in questi passaggi di mano in mano, da foglio a foglio
    una certezza tra tutte il sapere che ogni poesia è un regalo inatteso. Ciò porta sostanza al lavoro, spesso faticoso, di scrivere e lo connota di personale dignità

    grazie
    Elina

  8. “La poesia non giunge da nessuna parte”… Bello. I versi “orfani”… Molto bello.

    Vivranno questi roghi

    a lampeggiare al cuore

    serrando parole e pensamenti,

    saranno forse gli anni ad agitarsi

    sprecando gli occhi

    dalla pioggia al nulla.

    Bellissimi.

  9. Grazie, grazie a voi, Romolo, Elina e Pasquale per il tempo che mi avete regalato.

    A Romolo, che conclude il suo commento con un punto interrogativo, rispondo: è già qui, la gioia.
    E’ parte della consapevolezza della quale accennava Abele.
    I termini che hai riportato in sequenza, sono parti di osservazioni maturate in cammino, inevitabili per tutti, estrapolarli in quel modo non rende giustizia al concetto stesso.
    Ciao Romolo (e ancora grazzzissime a te e a tutti!)
    c.

  10. Leggere Clelia in questo spazio è emozionante. E’ inutile dire che la ritengo una delle più belle penne contemporanee.
    Il suo modo di scrivere mi ha sempre appassionato perché riesce ad unire la maestria della forma alla potenza della sostanza.
    Concordo pienamente con lei, quando asserisce che i suoi versi non hanno radici prettamente femminili ma spaziano nei quesiti dell’umana specie, scavando nel profondo dell’anima.
    Complimenti a lei e Abele per averla ospitata.

  11. non conosco la Poeta da te intervistata ma ho seguito con attenzione il senso di quanto sostiene con verve e classe, poeta di razza mi sembra! poi una conferma da queste belle e intense liriche; brava, educata, disciplinata, i miei complimenti alla dott.ssa Clelia Pierangela Pieri
    r.m.

  12. Testi bellissimi, perché vissuti.
    Vita vissuta in ogni dettaglio.
    Dettaglio d'”Osservanza”.

    Amo la poesia quando “si fa” [gesto]; quando “è” [voce] – sintesi di un viaggio che nulla esclude [cuore]. Infine l’approdo, se mai vi sarà, dopo il sale che bevi.
    Il lessico particolare, l’uso di parole desuete – a me tanto care – emergono lievemente e recano spesso, all’intero scritto, una chiave di lettura.
    Grande umanità, prima della poesia.

    La Consapevolezza conduce.

    Grazie Clelia,
    Nina***

  13. “Scrivo immedesimandomi in un pensiero che non sempre e non per forza deve essere pensiero femminile”
    Bella questa intervista che mi ha dato modo di conoscere meglio e condividere i punti sottolineati da Clelia, una bella poesia la sua!

  14. Noto un aspetto particolare di questa poesia,
    che riesce ad essere di una limpidezza classica, che raggiunge tutti direttamente, e nello stesso tempo usa un lessico non ‘semplice’, ma che lascia trasparire la ricerca e lo scavo originale della lingua, come per unificare due aspetti che sembrerebbero inconciliabili.

  15. Con ritardo, ma ancora in tempo, sono sicura, perché per la poesia esiste soltanto il tempo presente.
    e la voce poetica di Clelia è una delle più belle di oggi.
    Leggo sempre con immenso piacere i suoi versi, armoniosi, nitidi, inconfondibili.
    Grazie
    cb

  16. “Mi sforzo di non tralasciare la possibilità d’identificazione in lettura e la certezza di un sentire comune ai più”
    “Mi piace pensare al mio lettore mentre, forse, si ritrova in questo o quel passaggio.[…]
    Mi piace sentirlo fratello, amico e amante”

    mi piace molto questo senso di condivisione ( stando a Baudelaire “Hypocrite lecteur,—mon semblable,—mon frère! “…)
    e lo si avverte, anche nei temi, quotidiani, ma non banali, l’utilizzo di un linguaggio, assolutamente non pretenzioso, epperciò molto preciso ed elegante, una musicalità non enfatica, ma persistente.
    una bella lettura!

    ciao

  17. Generalmente non ho l’abitudine d’intrufolarmi continuamente in un post per ringraziare, mi pare quasi di disturbare (soprattutto quando il post riguarda la mia scrittura), ma non tutti conoscono questo mio modo e quindi non voglio restarmene silenziosa, certa di essere compresa.
    E poi, e poi… voi tutti siete arrivati a leggermi e lasciarmi un vostro pensiero proprio in un momento in cui ne avevo fame e urgenza. Sì, di tanto in tanto gli occhi altrui sanno restituirti un poco della fiducia che a volte sembra involarsi per non si sa dove.
    Grazie, grazie a tutti.
    Grazie in particolare ad Abele oltre che per l’ospitalità, per l’attenzione e l’interesse con cui mi ha letta.
    Grazie a Giancarlo, e ringrazio anche Cristina che arriva sempre con la sua carezza.
    Grazie a Margherita, che mi giunge anche dove non l’aspetto.
    Grazie Vincenzo, spero di meritare la tua affermazione.

    Ho letto il commento di persone che già stimavo, e la considero una fortuna.
    Ho letto commenti di persone che non conoscevo, e mi propongo di approfondirne la conoscenza.

    A tutti un abbraccio (e sorrido, ovviamente).
    clelia

  18. Giungo tardissimo a questo bell’appuntamento ma insieme ad altre cose a cui tengo molto è rimasto nella lista delle cose dove non volevo mancare. Credo d’aver riconosciuto immediatamente nella scrittura di Clelia qualcosa capace di farmi sentire, come ha detto bene lei, sorella, amica, amante. Il suo scrivere possiede il raro dono di arrivare in modo così naturale, efficace, pur nella particolarità delle metafore, nuove e mai forzate, così convincente, da imporre un senso di appartenenza. Amo la pulizia delle sue atmosfere così come ne avverto la veritiera densità che sta alla base del gesto poetico: non fine a una retribuzione di forma artistica ma soprattutto la complicità tra il dirsi e il – leggersi -. Anch’io la considero una delle voci più belle, precise e limpide nel panorama di versi che ho incontrato, emozionante. Anche nell’intervista.

    Un carissimo saluto, Doris

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...