Faraòn Meteosès: Leaf Branch’s Project

 

L’ensemble mette in scena performances che integrano le letture del poeta Faraòn Meteosès (alias Stefano Amorese) con musica improvvisata di derivazione jazzistica. Nato per iniziativa del batterista e didatta Massimo Frasca, che ha voluto unire le esperienze nate dall’incontro con il poeta a quelle maturate nelle numerose collaborazioni con il sassofonista Marco Tocilj, il gruppo è completato dalla contrabbassista Cristina Patrizi.

(riprese e montaggio di Brunello Alò)

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4 pensieri su “Faraòn Meteosès: Leaf Branch’s Project

  1. Che bello! Sono felicissima di trovare questo video perchè sarei dovuta andare all’evento, ma per problemi familiari, all’ultimo momento, ho dovuto rinunciare. Faraon è meraviglioso, l’oralità della sua parola si sparge potente. Trovo che l’incontro tra l’improvvisazione musicale e la “parola poetica” sia suggestivo e, spesso, evocativo. Sono spesso approcci difficili, ma in questo caso il risultato mi sembra molto buono.
    Complimenti ai musici e a Faraon Meteosos che stimo moltissimo!
    Cinzia

  2. Grandissimo Stefano,
    anch’io non c’ero, lo sai. Che lo spettacolo si sarebbe rivelato “rivelatorio”, ne avevo assoluta certezza. Ti conosco, ti ho visto, abbiamo condiviso diverse esperienze insieme.
    Sai cosa vuol dire stare su un palco, con paure, timori, eventualità di errori. Sei un perfomer che non si ferma alla “perfomance”, ed è una benedizione!
    Porti il pubblico – attraverso la potenza dei tuoi versi e della tua voce – in una dimensione che richiede profonda attenzione e “ipnotica” concentrazione.
    E quando il pubblico manifesta il suo stupore, quando riesci a portarlo a far parte di te, in te – rendendolo “attivo”, e non “passivo” spettatore, ecco il miracolo: indescrivibile…
    La musica è un veicolo importante, qualora ogni intreccio con la parola abbia un senso compiuto – senza cedere all’abbellimento o alla semplicità del “sottofondo” musicale.

    Mi sembra che l’esperimento condiviso con i musicisti, sia riuscito!
    Non è facile l’arte dell’improvvisazione… Lo studio che precede uno spettacolo di certa complessità, raccoglie una partitura definita, sulla quale – poi – muoversi all’interno.
    Improvvisazione non significa “casualità”. E così rammento, per l’ennesima volta, il grande Grotowski. La sua perenne lezione.
    Per me, e per molti, è padre di un teatro povero, tuttavia “ricchissimo” di rischi e incognite. Grotowski studiava molto. Al contempo entrava in scena tenendo saldi alcuni passaggi. Poi, il dono immenso nel “darsi-consegnarsi-affidarsi” agli altri, attraverso l’immersione nel Sé più profondo, sconosciuto – per tornare, con l’inevitabile incontro dei nostri demoni, più autentici.
    Ma sto semplificando. Per comprendere meglio Grotowski e l’Arte povera, bisognerebbe scrivere un intero post – e non basterebbe…

    Grazie Faraone… Alla grande!
    Bravi, bravi tutti!

    Nina

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