Claudio Lolli – Primo Maggio di festa

 

*

Primo maggio di festa oggi nel Viet-Nam
e forse in tutto il mondo,
primo maggio di morte oggi a casa mia
ma forse mi confondo.
E che titolo rosso oggi sul Viet-Nam
e che sangue negli occhi della mia gente,
e che cosa da niente oggi essere lì
e morire senza il sole del Viet-Nam.
Che sapore di morte oggi dal Viet-Nam
ma forse è mio padre, mi confondo.

Che sapore di sole oggi dal Viet-Nam
ma forse è proprio il sole, qui, mi confondo.
E confondo la testa col mondo e col Viet-Nam
e confondo i miei occhi con i tuoi,
e che titolo rosso oggi sul Viet-Nam
ma forse è il tuo sangue,
mi confondo.

 

continua a leggere qui

Advertisements

13 pensieri su “Claudio Lolli – Primo Maggio di festa

  1. Un primo maggio da ricordare, uno dei tanti, anche per chi quando ascoltava per la prima volta le canzoni di Lolli poco sapeva del Vietnam, come del mondo, della vita. Ma alla forza dei testi di Lolli non era possibile sottrarsi e ascoltavamo in un silenzio religioso.
    La mia preferita, Quanto amore.
    Abele

    1. Quanto amore, quanto amore che ho cercato.
      Quante ore, quante ore che ho passato,
      accanto a un termosifone per avere un poco di calore.
      Quanto amore, quanto amore che ho cercato.
      Quanti oggetti, quanti oggetti che ho rubato,
      mentre nessuno vedeva, mentre, nessuno mi guardava.

      Quanto amore, quanto amore che ho cercato.
      Dietro i vetri gialli e sporchi di una stanza,
      che aprono una città di ferro, senza voce, e senza una parola.
      Quanto amore, quanto amore ho riversato.
      Nelle cose più impensate e più banali,
      facendo collezione di farfalle o di vecchi giornali.

      Le persone che ho fermato per la strada,
      sinceramente possono testimoniare,
      quanto amore ho cercato, ieri, prima, di essermi impiccato,
      ieri, prima di essermi impiccato.
      Quanto amore, quanto amore, quanto amore, che ho cercato …
      c.l.

      un testo che lascia impietriti
      solo l’amore ci può salvare
      grazie.
      ciao antonella

  2. Ciao Abele, anche io ho tanto amato e cantato le canzoni di Lolli nei primi anni ’70, questa fa parte dell’album Ho visto degli zingari felici pubblicato qualche anno più tardi. Anche la canzone postata da Antonella Pizzo è molto bella ma quella che preferisco in assoluto di Lolli è Un bel mattino.
    Buon primo maggio a tutti.

  3. Ciao Fausto,
    visto che ci siamo propiniamoci un bel revival di Lolli
    buon primo maggio anche a te
    Abele

    Un bel mattino ci sveglieremo e capiremo che siamo morti. O che non siamo ancora nati e non nasceremo mai.
    Stropicceremo gli occhi assonnati e con sollievo, ci accorgeremo. Che le sofferenze, legate ai giorni, legate alle ore, sono svanite.
    Che le veglie paurose tra mostri assillanti, le corse affannose su strade giganti, sono svanite e rideremo, ormai tranquilli, prendendoci in giro per la paura che abbiamo avuto, il sogno di vivere sarà finito.
    Ma oggi amore dobbiamo andare, giù nella strada, dobbiamo lottare, perchè il sogno che ancora vediamo, che annega i nostri visi in un dolore ormai quotidiano, sia meno triste mentre aspettiamo, quel bel mattino in cui il Sole gonfi le vele verso la morte, in cui ci guidi verso il nulla, verso il nulla, verso il nulla.

  4. a me, piccolo ribelle nell’intimo più profondo, educato alle buone maniere, faceva impazzire “Borghesia”:

    Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
    non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

    Sei contenta se un ladro muore o se si arresta una puttana
    se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana.
    Sei soddisfatta dei danni altrui ti tieni stretta i denari tuoi
    assillata dal gran tormento che un giorno se li riprenda il vento.
    E la domenica vestita a festa con i capi famiglia in testa
    ti raduni nelle tue Chiese in ogni città, in ogni paese.
    Presti ascolto all’omelia rinunciando all’osteria
    così grigia così per bene, ti porti a spasso le tue catene.

    Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
    io non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

    Godi quando gli anormali son trattati da criminali
    chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali.
    Ami ordine e disciplina, adori la tua Polizia
    tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare.
    Sai rubare con discrezione meschinità e moderazione
    alterando bilanci e conti fatture e bolle di commissione.
    Sai mentire con cortesia con cinismo e vigliaccheria
    hai fatto dell’ipocrisia la tua formula di poesia.

    Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia
    io non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.

    Non sopporti chi fa l’amore più di una volta alla settimana
    chi lo fa per più di due ore o chi lo fa in maniera strana.
    Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista
    oppure un figlio non commerciante, o peggio ancora uno comunista … ex
    Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto
    sempre fissa lì a scrutare un orizzonte che si ferma al tetto.
    Sempre pronta a pestar le mani a chi arranca dentro a una fossa
    e sempre pronta a leccar le ossa al più ricco ed ai suoi cani.

    Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia
    per piccina che tu sia il vento un giorno, forse, ti spazzerà via.

  5. Mi riporta agli anni 70, anch’io ero un estimatore di Lolli, poi è come se fosse sparito, ho ancora qualche vecchia cassetta,
    l’ultima che ricordo era ‘disoccupate le strade dai sogni’.

  6. Ciao Giancarlo, se ricordo bene Analfabetizzazione faceva parte di quell’album…

    Più del vento sarà,
    la mia bandiera forte.
    Più del vento sarà,
    più del vento.
    La mia madre l’ho chiamata sasso,
    perché fosse duratura sì,
    ma non viva.
    I miei amici li ho chiamati piedi,
    perché ero felice solo
    quando si partiva.
    Ed il mio mare l’ho chiamato cielo,
    perché le mie onde arrivavano
    troppo lontano.
    Ed il mio cielo l’ho chiamato cuore,
    perché mi piaceva toccarci dentro il sole
    con la mano.
    Non ho mai avuto un alfabeto tranquillo, servile,
    le pagine le giravo sempre con il fuoco.
    Nessun maestro è stato mai talmente bravo,
    da respirarsi il mio ossigeno ed il mio gioco.
    Ed il lavoro l’ho chiamato piacere,
    perché la semantica è violenza
    oppure è un’opinione.
    Ma non è colpa mia, non saltatemi addosso,
    se la mia voglia di libertà oggi è anche bisogno
    di confusione.
    Ed il piacere l’ho chiamato dovere,
    perché la primavera mi scoppiava dentro
    come una carezza.
    Fondere, confondere, rifondere
    infine rifondare
    L’alfabeto della vita
    sulle pietre di miele
    della bellezza.
    Ed il potere
    nella sua immensa intelligenza
    nella sua complessità.
    Non mi ha mai commosso
    con la sua solitudine
    non l’ho mai salutato come tale.
    Però ho raccolto la sfida,
    con molta eleganza e molta sicurezza,
    da quando ho chiamato prigione la sua felicità.
    Ed il potere da quel giorno m’insegue,
    con le sue scarpe chiodate di paura.
    M’insegue sulle sue montagne,
    quelle montagne che io chiamo pianure.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...