Giancarlo Locarno: Sulju (neve) Centhini – tre poesie

Gemelli Toraja - © Giancarlo Locarno

 Un viaggio nella cultura indonesiana

 

Più passa il tempo e più rimpicciolisce il bosco quando un temporale passeggia per strada a braccetto con una sera di primavera e noi li guardiamo dall’oblò del decollo. Da Malpensa la brughiera si abbassa in una strisciolina di nebbia ad un metro di altezza tra le ombre di robinie sulla luce del Rosa che vira nel viola manifestando le bellezze del ciglione.

 

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Giancarlo Locarno. Sulju (neve) Centhini – tre poesie

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5 pensieri su “Giancarlo Locarno: Sulju (neve) Centhini – tre poesie

  1. “Piccole casse toraciche le mani che racchiudono qualcosa nascondendolo, da bambini facevamo così a trasportare il mistero. Si evitava la rabbia e la delusione di chi non poteva vedere il nulla nascosto, la voglia di forzare le mani alla rivelazione, e quando qualcuno riusciva tutto si manifestava per quello che era, lo scherzo del vuoto.”
    In questo guscio di parole una possibile chiave di lettura a questo racconto poetico, che del suo essere racconto deve ricordarcelo, in cui tre poesie misteriosamente si annunciano disseminando le loro tracce, “tre poesie a piacimento come navette anarchiche di un’ordito che infila la trama di uno shiraz”
    Ho parlato già altre volte di eleganza e raffinatezza a proposito della poesia di Giancarlo, voglio anche questa volta sottolineare il sottile gioco contrappuntistico della sua scrittura con i tanti richiami a culture lontane e diverse nella sintesi di un Pensiero che si fa partecipe del tutto.
    Vi segnalo, oltre ai testi di Giancarlo che potete trovare su neobar, altri suoi omaggi alla poesia e alla cultura indonesiana:
    http://viadellebelledonne.wordpress.com/2011/03/24/sitor-situmorang-di-giancarlo-locarno/
    http://viadellebelledonne.wordpress.com/2011/01/26/tre-aku-di-giancarlo-locarno-2/

    Abele

  2. Lettura straordinaria e lo è ancor di più per chi certi luoghi li ha visitati e ha cercato di capire quanta cultura vi è celata tra risaie e templi d’acqua. Un grosso complimento anche per aver svegliato certi ricordi ormai sopiti da tempo.

  3. Apprezzo molto questa realizzazione di Giancarlo Locarno sospesa tra narrazione e poesia e perciò lieve, ma anche misteriosa e criptica per chi non ha familiarità con la cultura indonesiana. Oltre che dalla bellezza delle immagini vengo rapita dalla grande musicalità che anima il testo, dall’ornitogala…e da tanti altri altri elementi. E’ come compiere un viaggio in un paese sconosciuto e lontano e tornare poi a casa portando con sé colori, suoni, ricordi.

    Grazie per la proposta!

    Rosaria Di Donato

  4. che io abbia un debole per i tappeti fini, musicali e corali di Giancarlo, magari percorrerli, anzi sui quali sdraiarsi e percorrere i viaggi è cosa nota (e se non lo fosse la attesto di nuovo),
    perciò queste “tre poesie” “a piacimento” dentro “questo racconto” che ” purtroppo non considera se stesso come appunto un racconto” (!!), lasciate libere di ordito, misteriosamente, come dice Abele, seducono-conducono la trama
    mandala
    che “i cerchi sull’acqua diventano” oltre che “quadrati”(tra i ricchissimi riferimenti dei quali è percorso il testo, quadrati anche di Mondrian, o quelli di suddivisione “centuriazione”)
    le sfoglie setose e sottili di quel poema (“Sureq Galigo”) che sfugge alla rincorsa degli studiosi e degli antiquari, perchè le sue sfoglie sono le miriadi di lingue di coloro che lo raccontano nella sua sfuggenza e infinitezza di “nastro infinito,”, di ” cuore” il cui “nucleo centrale sia solo orale, può solo essere recitato.”

    Un poema libero e ambiguo per il poema umano che”Dentro di loro però pensano però come sia bello che un poema abbia il suo inconscio che corre per per tutta l’isola come una gazzella, che ha una vita propria come da noi i gerani alla finestra o le fughe notturne dei gatti”

    Grazie Giancarlo e grazie Abele (post stupendo!)

    saluto anche Gianluca e Rosaria (sì bello il giro sul lago di Costanza e poi ritorno dalla Svizzera, in un qualche modo il museo Rietberg di Zurigo chiama molto questo post di Giancarlo, per questo qui lo scrivo :))
    un saluto a tutti
    .

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