Lustrante d’acqua – Nota critica di Giovanni Dino

Koi Pond
*

Lustrante d’acqua, Rosaria Di Donato, Genesi Editrice, TO, 2008, pagg. 66

Rosaria Di Donato scrive poesie da molti anni.  Ha già pubblicato diverse opere poetiche ed è anche una attiva collaboratrice di diverse testate letterarie. Una donna dinamica, attiva a contatto continuo coi giovani per via della scuola dove insegna ma anche col mondo maturo per via delle sue attività culturali. “nelle mani dei bambini/ la preghiera del mondo” pag. 16.

 La poesia che l’Autrice scrive nei suoi versi viene da un mondo vissuto, non sono forzature mentali o frutto  di un ampolloso gioco retorico, ma è sangue dalle esperienze dirette col mondo che frequenta. In Lustrante d’acqua ci accostiamo a una poesia pulita, scarna ed essenziale, ma ricca di musicalità e ritmo.  In molti casi troviamo una poesia lapidaria e aforistica. Una poesia che si domanda e che mira a ottenere risposte. Una poesia libera e liberante che si allontana da scatole ermetiche o lirismi comuni, una poesia solare, frizzante e incisiva anche se non mancano parentesi di lirismo o annotazioni di francescana visione del bello e del buono.    La totale mancanza di punteggiatura, che Rosaria Di Donato ha scelto di omettere e le maiuscole volutamente dissacrate sembrano dare un’aria nuova ai  versi i quali par trovare lontane simpatie nella poesia  futurista.

Una poesia civile e di impegno umanitario troviamo in Lustrante d’acqua ma anche una poesia spirituale  che cerca consolazioni e stimoli in chiare manifestazioni al mondo dell’anima. Molto presente il Divino nella poesia della Nostra autrice. “L’uomo che non prega mai, non avverte il sentimento di alzare gli occhi e il cuore ad altre direzioni, al di sopra  di sé stesso”  scriveva in un  suo saggio padre  Silvano Troncarelli ed il poeta credente vede con gli occhi della fede i fatti della vita e li estrinseca con la visione dello spirito e della poesia, virtù non permesse ai molti. “costa fatica la poesia/ fatica d’essere/ fatica d’esistere ogni giorno/ rannicchiati alla vita/ sospinti dall’inquieto sentire/ illuminati da una luce/che altri non vedono/ eppure c’è…. ” da pag. 34.

Rosaria Di Donato  ha il dono di fare una poesie delicata, con versi teneri e cristallini,  ma capaci di suscitare forti emozioni. Le sue esplorazioni vanno molto in profondo, dove l’umano ed il divino sono sempre partecipi  nella sua visione di poeta. La sua poesia non è sognatrice né idealista ma è pura materia che nasce dal vivo rapporto col quotidiano. “la cronaca non aiuta a vivere/ altro ci vuole” da pag. 23.

 Infatti non perde mai d’occhio attimi di illuminazione o il raccontare folgorazioni spirituali o emozioni e tensioni che la scuotono che lei mette bene in risalto nelle sue poesie, tenendo sempre un tono di riflessione. Sopravvive nelle sue poesie un’amorevole voglia di lasciare significati e buoni propositi e questo senso viene dilatato sia dall’ufficio di poeta che dalla sua professione di insegnante 

“se la guerra genera altra guerra/ chi erediterà il mondo// nessuno nessuno/ niente sopravviverà/ solo il cielo resterà/ immobile a fissare/ le macerie ” da Pag. 19.

“perché incontriamo le tenebre/ perché/ perché il muro ci separa/ perché l’azzurro non ci invade l’anima/ del suo peregrinare stanca/ perché il procedere costa fatica/ ed il compenso è scarso/ perché” da pag. 41

Molto bella e significativa la poesia al Padre Nostro, resa teologicamente nuova e luminosa con i colori della sua fede: “padre nostro che sei nei cuori/ rendici santi grazie al tuo nome/ fa che possiamo entrare nel tuo regno/ la tua volontà sua con noi/ ovunque e per sempre/ sii il nostro cibo quotidiano/ perdona le nostre mancanze/ affinché noi perdoniamo / quelle altrui/ rendici forti contro il male / immuni dalla tentazione/ liberi di pregare/ amen ” da pag.  29

D G

 ***

vedi che vedi non vedi

.

laggiù  il canto ha il dolce sapore di un tempo

e non si avverte  quell’afono vuoto d’essere

che incombe d’intorno crepe e dirupi invadendo

di sé ma non l’anima che preme d’amore

di grazia rinata rifulgente al mattino e dimora

diviene del nuovo e tempio d’inviolato futuro 
.

vedi che vedi non vedi
.

è dio che ti ha preso per mano ti ha portato

in un paese lucente dove non costa il perdono

è fatto di alberi e terra e mille leprotti affannati

saltellano intorno le orecchie appuntite drizzando

prestando attenzione e giocando a sentire l’odore

del mondo profumo di semi calore di corpi vicini

.
 vedi che vedi non vedi
.

è sull’orlo di un cratere che l’uomo cammina

eppur danzando  riesce a star fuori dal baratro

abbraccia i vicini e acclama alla vita che grida

con stormo di uccelli festosi che lesto si posa

di spazio vitale in cerca di riparo e di  feconda

radura in cui nuovi nidi  porre a dimora

.
vedi che vedi non vedi

.
Rosaria Di Donato

 

(da Lustrante D’Acqua, pag. 44).

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32 pensieri su “Lustrante d’acqua – Nota critica di Giovanni Dino

  1. Grazie a Giovanni Dino per la sua lettura di ‘Lustrante d’acqua’, di cui ha colto molte delle tematiche, degli intenti e delle caratteristiche. Poetessa autentica, Rosaria, nel seguire il suo percorso lontano dalle mode e dalle “scuole”, mirato a un dialogo con se stessa e con gli altri e basato sulla trasparenza, su di una limpidezza espressiva che fa suoi dubbi e contraddizioni di un’umanità alla deriva.
    Abele

  2. molto bella e attenta alla ispirata poesia di Rosaria questa lettura critica di G. Dino, capace di cogliere le linee essenziali di questa poetica “autentica” (come dice Abele), limpida e che sa coniugare uno sguardo attento e partecipe all’uomo (comprese le sue miserie, e il suo “baratro) ad un tensione oltre che, pur non esimendo dalle responsabilità, non schiaccia, non condanna, anzi, semmai rappresenta un alito di leggerezza e di speranza (bellissima quella “danza” sul baratro, con il ritornello, altrettanto bello e profondo, insieme giocoso e riflessivo).

    Ritrovo ottimamente rappresentate le mie considerazioni in questo passaggio di G.Dino: “una poesia libera e liberante che si allontana da scatole ermetiche o lirismi comuni, una poesia solare, frizzante e incisiva anche se non mancano parentesi di lirismo o annotazioni di francescana visione del bello e del buono”
    con particolare rilievo a quell’aspetto “sguardo francescano” che anche Dominica ha colto.

    Grazie della proposta.
    un abbraccio a entrambi, un saluto a tutti

  3. La poesia di Rosaria è pacificante, non ingenua.
    Va oltre il disincanto, si propone come visione nitida, spogliata e consegnata alla vita, perché non può essere altrimenti.

  4. Il senso del Paradiso è quello evocato dalla penna di Rosaria, acuta e sensibile ai richiami della testualità e della natura. Le due dimensioni, legate alla bellezza, si rapportano al vissuto, alle convinzioni personali e collettive, in senso etico e assiologico. Commuove, dunque, la poesia che accomuna il destino dell’uomo a quello dei “mille leprotti affamati” e si apprezza l’apertura verso un mondo, certamente vasto, ma, nell’intenzione poetica, liberato dalla paura e dal dolore. La poetessa non indietreggia davanti ad alcuni sottotemi del linguaggio favolistico, se ne appropria infatti per comunicare, attraverso la metafora del wonderland, i sogni, le aspirazioni più profonde dell’animo umano. Accade al lettore dunque di ammirare una natura sciolta da vincoli, gioiosa, senza vortici e spire di avidità, pacata, nella sua intima essenza. L’uomo si guarda vivere sospeso, in un clima di contemplazione, non è più oppresso dal “fare”, dalla fretta, può librarsi nel bello e condividerlo.
    Come potrebbero a questo punto i versi creare una distonia? il ritmo e la musicalità rispecchiano perfettamente il percorso poetico, nascono apparentemente liberi, in realtà ispirati ad una solida formazione classica, intesa in senso tuttavia moderno. Rosaria Di Donato esplora “le cose della natura” con l’esperienza e lo sguardo disincantato dell’uomo contemporaneo, e propone un salto nel sovrammondo della serenità. Da questa contrapposizione: ideale ( ossia di valore), reale e quindi fializzata al superamento della precarità nostra, eppure stilistica , con l’assunzione del concetto allargato di classico fino a comprendere varie esperienze (tra cui il futurismo, secondo Dino), nasce in modo schietto la sua poesia. Marzia Alunni

  5. Sono grata a Giovanni Dino per questa sua nota critica così puntuale e così veritiera sulla mia scrittura: è illuminante ed ho ritrovato molto di me stessa nelle sue parole.
    Saluto Abele e tutti gli amici che sono passati di qui sino ad ora: grazie per avermi dedicato la vostra attenzione!

    Un abbraccio,

    Rosaria

  6. vedi che vedi non vedi.
    una musicalità che invidio, di un’invidia buona che è ammirazione.
    anche per la speranza che trasmette e che sa di vivo e non di banale.

    francesco t.

    1. un cammino limpido e denso, una scrittura che cerca il proprio senso con onestà, senza traccia di artificiosa ricerca . è con questa incauta specie d’ innocenza che Rosaria “pone a dimora nuovi nidi” di poesia.
      annamaria

  7. Grazie Francesco e Marzia per avere notato il ritmo di questo testo! Sì ho cercato una musicalità particolare, un timbro appropriato alla visione messianica che propongo che fosse insieme antico e nuovo.
    Non è che mi rifugi nei sogni, ma paragonare l’umanità a “leprotti affannati” che drizzano le orecchie per prestare attenzione alla vita mi è sembrato bellissimo!!!

    Un saluto,

    Rosaria

  8. leggo un frammento “…vedi che vedi non vedi…” e ne resto colpito come l’insieme del suo poetare colpisce per intelligenza ideativa, sarei onoratissimo se rosaria volesse aderire alla follia ex libris..

  9. Ho il piacere di conoscere da lunghi anni Giovanni Dino e ho l’onore che egli mi faccia dono del suo affetto e della sua stima. Non mi stupisce pertanto che, da poeta e da credente quale è, egli abbia ben apprezzato la poesia e la persona di Rosaria Di Donato. Sul volume LUSTRANTE D’ACQUA ho avuto modo, qualche mese fa, di scrivere, proprio su questo blog tramite la generosità dell’anfitrione Abele Longo, talune mie brevi impressioni. Rileggere oggi, a distanza di qualche tempo, questo testo me ne conferma la bontà e d’altronde, versi quali “l’anima che preme d’amore / di grazia rinata rifulgente al mattino” , “dio che ti ha preso per mano ti ha portato / in un paese lucente”, non possono che destare l’apprezzamento di chi legge. Un caro saluto a Rosaria, a Giovanni, ad Abele e a tutti, Marco Scalabrino.

  10. Saluto Roberto con la promessa di aderire presto alla positiva follia di ex-libris.
    Saluto Marco con l’augurio che le parole dei poeti e dei sostenitori della poesia possano costruire oggi, come già è stato in passato, un Italia unita e libera, rispettosa di tutti coloro che vi abitano e che vi giungono.

    Buona Unità!

    Rosaria

  11. Vedi che vedi non vedi… è il dramma della nostra epoca, probabilmente di ogni epoca, sicuramente della vita di ognuno, dei sentimenti che si svelano e si rivelano, complice la trasparenza dell’acqua, se è veramente trasparente o un vetro inaccessibile, se riusciamo ad aprirci agli altri o sono gli attori di un teatro domestico, se ci muoviamo verso loro o li racchiudiamo in un verso, se sappiamo vivere di cose semplici o ci facciamo travolgere dalla paura… Grazie Rosaria.

  12. Gli esiti del lavoro di Rosaria Di Donato stanno sempre più raggiungendo quella sicurezza di tocco, in una limpidezza densa, composita, un’eleganza sempre sobria ed essenziale, che possono essere presi come esempio di alto, onesto artigianato della scrittura poetica, di un’onestà e di un garbo ormai sempre più rari.
    Un caro saluto. Francesco

  13. Solo chi sa di “camminare sull’orlo di un cratere” arriva a fare vera poesia. Brava Rosaria. E grazie Abele per questa proposta.
    PVita

  14. Grazie a Roraria Di Donato per il libro Lustrante d’acqua che mi ha donato permettendomni di farsi leggere nell’anima donando a me e agli altri
    lo stupore e le meraviglie che lei sperimenta attraverso il silenzio e la sua riflessione. E grazie ancora nell’avermi telefonato per avvisarmi di questo meraviglioso sito di cui non conoscevo. Colgo l’occasione per salutare tutti gli amici che hanno scritto per Rosaria Di Donato, molti anche amici miei Giovanni Dino

  15. Commenti molto sentiti nei quali riconosco anche il mio pensiero, specialmente in quello di Loredana Savelli; è proprio ciò che ho pensato la prima volta che ho letto Rosaria Di Donato, che i suoi versi fossero capaci di portare in una bolla di significato. Complimenti all’autrice, un saluto a tutti

    Doris

  16. Carissimi amici, colgo l’occasione per esprimere apertamente il mio consenso ai blog letterari, agli ebook, al web. Sono consapevole che alcuni muovono delle critiche a questo modo di diffusione e promozione della scrittura per vari motivi. Io, però, sono favorevole perché è un mezzo rapido, economico affidato all’ impegno dei partecipanti e dei redattori che mette in contatto persone che difficilmente potrebbero conoscersi nel quotidiano, sia che vivano nella stessa città sia che risiedano in luoghi molto distanti tra loro.

    Saluto PVita e Doris e sono lieta che Giovanni Dino sia passato su NEOBAR apprezzandone la raffinatezza e lo stile!

    Rosaria

  17. Cara Rosaria, condivido ogni punto; e del resto i blog letterari, sia personali che collettivi, prendono sempre più consapevolezza del proprio ruolo di scambio e di confronto. Vista anche la situazione in cui versa l’editoria, è in rete spesso che si scoprono gli autori migliori.
    Di nuovo grazie a tutti e a Giovanni Dino per i suoi apprezzamenti, con l’augurio di ospitare presto altri suoi testi.
    Abele

  18. leggo nei versi di Rosaria sempre un’apertura, uno sguardo concreto e significativo, un’intima e luminosa condivisione
    luce, vi è luce nella sua scrittura
    Elina

  19. Cara Rosaria,
    “vedi che vedi non vedi” diventerà un leit-motiv, oltre che un’espressione filosofica.
    E’ il nucleo del testo, una “dichiarazione di poetica”: arriva potente, divinando un apparente senso di pacificazione, o di chiarità pacificante.

    Mi ricorda tanto l’inizio del film di Wenders, “Il cielo sopra Berlino”: “Quando ero bambino… “, con la stessa cantilena di fanciulla.
    Quanto dolore dovrà attraversare l’angelo Bruno Ganz per divenire Uomo. Quanto fatichiamo, Noi tutti, per aspirare alla Bellezza ascensionale, tutta verticale! La trasparenza, la cristallinità, sono processi spirituali che non si possono vedere né toccare. L’angelo è trasparente. La scrittura di Donata s’incammina verso la trasparenza angelicata.
    Ne ricavo il simbolo. Annuso. Scavo.

    Per esprimersi con purezza, concetto diverso da “ingenuità” – la purezza va conquistata. E la mia impressione è che Rosaria l’abbia acquisita con estrema fatica e con l’azzardo: “incauta avventuriera dell’incerto” è un’autodefinizione meravigliosa!
    Questa è la grandezza della Poesia che si fa Arte attraverso la Vita. Un amore così vasto è quello di Donata, lo vive pienamente, e ce lo dona con i suoi versi…

    Trovo molto molto forte la struttura del testo: è studiata nei minimi dettagli.
    Personalmente esulto quando forma&contenuto si eguagliano. E’ una felicità per chi scrive e per chi legge. Di fatto non c’è una sbavatura, niente è lasciato al caso.
    D’altronde Rosaria vanta anni di esperienza letteraria in cui la ricerca della “perfezione” si fa ulteriore meta.
    Mi rendo conto di non aver aggiunto molto che non sia stato già scritto:-)
    Grazie, Donata! E complimenti a Giovanni Dino per l’introduzione.
    Un saluto carissimo a tutti,

    Nina

  20. Gentile Nina Maroccolo, ti ringrazio per quanto hai scritto e per il richiamo a Wim Wenders.
    E’ vero, nel titolo “vedi che vedi non vedi” che poi funge anche da ritornello, intendevo riprodurre un ritmo cantilenante pascoliano: insomma legato all’infanzia, allo stupore, alla purezza di uno sguardo vergine. Hai colto nel segno!
    Sai che anche la Lenisa mi chiamava Donata?!

    Un caro saluto,

    Rosaria

  21. Cara Rosaria-Donata: bel lapsus!*

    L’idea della filastrocca-canto-cantilena è un aspetto profondo – per non dire “ancestrale” – sia nel bambino che nell’adulto (anche se mantenerlo intatto, crescendo, è una virtù di pochi); la filastrocca, dicevo, spesso emerge senza una precisa volontà razionale.
    La portiamo dentro perché ci veniva cantata dalle nostre madri. Il legame, in tal senso, delinea anche il profilo di un inconscio che ri-emerge benevolmente.
    Il ricordo lievemente si presenta; “l’incerto” diventa una carezzevole certezza.

    La fanciulla che è in te – E’. Non perderla mai.
    Possiedi un altro grande dono, poiché la Musica universa con noi – sempre: bisogna tendere l’orecchio interiore. Essa è un’arte sottile, penetrante, muove lustranti acque…
    In ultimo: Pascoli è immenso! Aveva compreso tutto!
    Peccato che a scuola lo insegnino – nella maggior parte dei casi – maluccio. Stesso destino il Manzoni… Ma questa è un’altra storia.

    A presto! Caramente,

    Nina

  22. “Una poesia libera e liberante che si allontana da scatole ermetiche o lirismi comuni, una poesia solare, frizzante e incisiva anche se non mancano parentesi di lirismo o annotazioni di francescana visione del bello e del buono”.

    E ancora:

    “Sopravvive nelle sue poesie un’amorevole voglia di lasciare significati e buoni propositi e questo senso viene dilatato sia dall’ufficio di poeta che dalla sua professione di insegnante”.

    Sono in totale sintonia con queste parole. Secondo me colgono le motivazioni di Rosaria nello scrivere. Bellissimi questi versi:

    “costa fatica la poesia/ fatica d’essere/ fatica d’esistere ogni giorno/ rannicchiati alla vita/ sospinti dall’inquieto sentire/ illuminati da una luce/che altri non vedono/ eppure c’è…. ”

    “Vedi che vedi non vedi”. Un capolavoro. Tutti dovrebbero leggerlo.

    Complimenti Rosaria!!! :-)

    Ciao

    Fernando

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