Don Tonino Bello: La carezza di Dio

Mentre il re è nel suo recinto,/ il mio nardo spande il suo profumo./ Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,/ riposa sul mio petto./Il mio diletto è per me un grappolo di cipro/ nelle vigne di Engàddi./ Come sei bella, amica mia, come sei bella!/ I tuoi occhi sono colombe./ Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!/ Anche il nostro letto è verdeggiante./ Le travi della nostra casa sono i cedri,/ nostro soffitto sono i cipressi. – Cantico dei Cantici, Capitolo 1- Primo poema-Duetto.

Mario Iral

*

“Ma se oggi qui da noi le botteghe artigiane sono pressoché sparite non è solo perché non si genera più e neppure perché non si ripara più nulla. È perché non c’è più tempo per la carezza. Vedi Giuseppe, da quando sono entrato nella tua bottega, quante carezze non hai fatto su quel legno denudato dalla pialla! Tutte le volte che l’hai strisciato con il ferro, subito vi sei passato sopra con la mano, leggera come per compensare con un gesto di tenerezza il trauma della violenza. E anche ora, mentre ti parlo, passi e ripassi con le dita sugli spigoli smussati dallo scalpello. Quante carezze: con le palme della mano, con i pennelli, con le spatole, con gli occhi. Sì, anche con gli occhi, perché, ora che hai finito una culla, sei tu che non ti stanchi di cullarla con lo sguardo. Oggi purtroppo da noi, non si carezza più, si consuma solo, anzi si concupisce. Le mani incapaci di dono, sono divenute artigli, gli occhi prosciugati di lacrime ed inabili alla contemplazione, si sono fatti rapaci, il dogma dell’usa e getta è divenuto il cardine di un cinico sistema. Perciò si violenta tutto! E non soltanto le cose Ma anche le persone! Il corpo, degradato a merce di scambio, è divenuto spazio pubblicitario e manichino per prodotti di consumo! L’eros mercantile corrode alla radice i rapporti interumani, sgretola la comunione, frantuma l’intimità, irride la famiglia, commercializza la donna. E con i postulati di marketing degli spot televisivi, spersonalizza irrimediabilmente la sessualità, riducendola ad una variabile della cupidigia di potere”.

Don Tonino Bello
tratto da La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe, La Meridiana.

Mario Iral
Advertisements

23 pensieri su “Don Tonino Bello: La carezza di Dio

  1. Ho avuto la fortuna di incontrare Don Tonino sulla mia strada, di averlo come docente al liceo. Questi suoi pensieri, di una bellezza cristallina, li trovo ora ancora più attuali e veritieri.
    Abele

  2. vedi, caro abele, ciò che trovavo in face con la tua presenza, era una carezza in un mare di apparenza. e non trovarti più là, stamane, è sentire ancora di più il vuoto di mani di cui il caro don tonino dice qui.
    sono credente, e la carezza di Dio la sento, e la sento anche negli incontri che gli occhi, da dietro uno schermo, vedono.
    la mia malattia ultimamente divampa, e mi sto cancellando la mente dall’attuale, perché è tutto così materiale e squallido intorno a me. mi metto in continua discussione, e se, cosa che non ho mai fatto, devo dar ragione ad una persona che mi dice spesso ” il mondo è dei culi fiche e soldi” allora vuol dire che il mio tempo è finito. ora io ci aggiungo “anche dei cazzi”, visto lo squallore in cui il mondo femminile si è gettato. ed io, che non ho nulla di bello da “vendere” (ho i brividi al solo scriverlo) che serva a questa società, non posso che soccombere. e morirò col desiderio di una carezza. assurdo, eh?. vabbè.
    grazie, per questo amore che hai pubblicato. e perdonami, come sempre.
    ciao
    simy

  3. Cara Simy, chi soccombe e’ chi fa tutto una questione di “culi e di cazzi” e non abbiamo certo bisogno di dire che i riferimenti sono casuali. E mi angoscia pensare al futuro, ai nostri figli in un mondo sempre piu’ cinico, governato dalle leggi del mercato e dal tornaconto di caste. Questa casta puo’ essere composta da sciagurati industrialotti (come li definiva Pasolini) o da gentlmen educati in scuole prestigiose (come nel Paese in cui vivo in cui stanno chiudendo le biblioteche e l’istruzione sta diventando privilegio di pochi). Il “bello” e’ in quello che tu scrivi, il malessere, che e’ poi di tutti, che riesci a esprimere con una carezza (quella stessa carezza che ho sentito con Don Tonino pur non essendo un credente). Questo per dirti di quanto sia utile e importante per tutti noi la tua scrittura.

    un abbraccio
    Abele

  4. una chicca Abele questo pezzo! Bellissimo:
    “perché, ora che hai finito una culla, sei tu che non ti stanchi di cullarla con lo sguardo”

    elogio della carezza e della lentezza. il tutto con uno sguardo al sociale tagliente e lucido di lame.
    perfetto.

    grazie Abele!

  5. Oramai parole quali: semplicità, autenticità, bellezza cosa vogliono dire?!
    Non saprei rispondere neanche io, però Dio può illuminare la vita di ognuno.
    Forse se spegnessimo tutti i riflettori potremmo trovare il sentiero che conduce nella giusta direzione.

    Rosaria

  6. La “lentezza”, Margherita, e “lo spegnere i riflettori” ,Rosaria, sono senz’altro degli ottimi antidoti.Rileggere questi pensieri e rivedere il filmato mi ha riportato a un tempo in cui, nonostante tutto (perché bene non lo siamo mai stati), le parole avevano ancora un loro significato. D’accoro quindi con Rosaria quando dice che le parole sono state svuotate di senso. E forse un po’ tutto quel che facciamo, post incluso, e’ il tentativo di non soccombere a questa verità. Grazie anche a Pasquale, compagno di strada.

  7. http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/11/culla-fuc.jpg?w=400&h=546

    è opera di un mio caro amico e scultore, Mario Iral, al quale ho dedicato una breve presentazione in cartesensibili.Il titolo è indicativo:culla,perchè nel morire l’albero come pianta,ramifica nell’artista un’opera, che rinasce l’essenza. E’ in questa meravigliosa relazione comune che uno prende l’anima dell’altro… e se non è amore questo, cos’è?
    ferni

    1. E’ un’opera che sprigiona calore e armonia, in sintonia perfetta con il testo di Don Tonino. Mi piacerebbe includerla nel post, se sei d’accordo, Ferni.
      abele

    1. da quell’articolo, in cui presentavo il catalogo di Mario c’è questa parte che particolarmente riprende il senso del tuo post:

      M e l a

      http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/11/img081.jpg?w=363&h=229

      Mentre il re è nel suo recinto,/ il mio nardo spande il suo profumo./ Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,/ riposa sul mio petto./Il mio diletto è per me un grappolo di cipro/ nelle vigne di Engàddi./ Come sei bella, amica mia, come sei bella!/ I tuoi occhi sono colombe./ Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!/ Anche il nostro letto è verdeggiante./ Le travi della nostra casa sono i cedri,/ nostro soffitto sono i cipressi. – Cantico dei Cantici, Capitolo 1- Primo poema-Duetto.

      http://cartesensibili.wordpress.com/2009/11/08/eros-e-thanatos-due-battenti-della-stessa-soglia/

      1. Grazie di cuore Ferni, e ringrazia anche Mario Iral da parte mia per la luce delle sue opere.
        un abbraccio
        abele

  8. Mi sembrano le stesse considerazioni, mutatis mutandis, che fa Marx nei manoscritti economico filosofici, la divisione del lavoro (ovvero il prevalere dei soldi su tutto) estranea il faber dal frutto carezzevole del suo lavoro, rendendo questo un mero oggetto di compravendita.
    Il mondo come una collezione di oggetti neutri etichettati con un prezzo.
    Un bel grido quello di Don Tonino che urla nel deserto.
    Molto belle anche le sculture.

  9. Le parole di don Tonino Bello sono una carezza e un pungolo allo stesso tempo, per questo sono molto grata ad Abele Longo che le ha riproposte qui . Ascoltando e leggendo questo passaggio memorabile, non ho potuto fare a meno di pensare a un altro brano straordinario di don Tonino Bello. Si parla di parresia, del dono e della scelta del “parlar chiaro, senza paura, senza tentennare di fronte alle minacce del potere, quando bisogna rendere testimonianza alla verità”:
    ” E poi, oltre che per le nostre chiese, dovremmo implorare il dono della parresia per tutti gli uomini che amano la verità. Perché con i loro silenzi pretestuosi non interrompano gli esiti della giustizia. Perché non vestano di apparente virtù il loro pauroso tacere. Perché usino la lingua come spada a doppio taglio, quando si tratta di recidere i legami adulterini con i poteri mafiosi. Perché comprendano che l’omertà, oltre che connotare di vigliaccheria colui che non parla, consolida quelle sotterranee strutture di peccato che avviliscono la storia e rallentano il cammino della pace. Perché si rendano conto che la connivenza di chi tace di fronte a un delitto di cui conosce le trame genetiche, ha la stessa gravità morale di chi quel delitto stesso ha architettato ed eseguito. Perché le madri coraggio infittiscano dei loro nomi i calendari laici, così come i santi infittiscono della loro testimonianza cristiana il martirologio romano. Perché chi viene taglieggiato dai rackettari si renda conto che possiede un’arma di difesa più potente di qualsiasi bomba al plastico che metta in pericolo la sua azienda: la parola. Perché chi, per un triste destino o per solidarietà di parentela, ha conosciuto l’oscena economia sommersa della droga, sappia che una parola di denuncia pareggia i benefici di dieci case di accoglienza per tossicodipendenti. Perché la verità deposta nei segreti del cuore e impedita di esplodere nella pienezza della luce apra finalmente crateri improvvisi sulle fiancate del silenzio, e sgorghi come colata lavica fino a bruciare tutte le resistenze dettate dalla paura.
    È vero: c’è un tempo per tacere e c’è un tempo per parlare.
    Quello che oggi stiamo vivendo è il tempo per parlare. E voglia il cielo che tutti ci persuadiamo di questa verità: che delle nostre parole dobbiamo rendere conto davanti al tribunale della storia, ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto davanti al tribunale di Dio.“

    (Tonino Bello, Scrivo a voi… Lettere di un vescovo ai catechisti, EDB, Bologna 1992, 58-59)

  10. Grazie Anna Maria per questo tuo contributo prezioso. Sono parole tremendamente vere e sempre piu’ attuali. Uno dei doni di Don Tonino, oltre alla lucidità del pensiero, era quello di saper leggere i tempi, di vivere a contatto con la realtà.
    un caro saluto
    Abele

  11. Trovo che la voce di Tonino Bello sia quella vera dei cristiani, di coloro cioè che credono e sentono il messaggio di Cristo come unico e vero, come solo comandamento alla giustizia, alla fraternità, all’amore.
    Oggi che appunto vediamo soltanto sguardi che denudano cose e persone, sguardi rapaci per mani altrettanto rapaci, quella carezza è quanto di più soprendente possa toccare il cuore.
    Uomini così, hanno già la poesia dentro, perché vedono in ogni uomo un essere da confortare e spronare all’armonia, in ogni oggetto una superficie da rispettare, in ogni azione un abbraccio possibile.
    Ho molto apprezzato la sua voce, senza enfasi, nel porgere versi poetici come semplice comunicazione.
    E la sua parola, chiara, che nella poesia trova un altro e alto strumento per comunicare un pensiero quasi francescano, risuona consolatrice, portatrice di speranza, in questo nostro mondo in cui ogni valore spirituale sembra essere perduto.
    Bellissime le sculture.
    Grazie, Abele.
    Cristina

  12. Quando l’altro ieri Cristina Bove mi ha parlato di questa iniziativa mi sono sentita entusiasta. Se lo diceva lei mi fidavo: conosco il suo pensiero per quanto è dato ad un’amica. Poi ho visto il video e letto il testo di don Tonino, è mia consuetudine dapprima leggere molto rapidamente, per avere subito una visione di sintesi, subito dopo, se la cosa mi piace, rileggo con maggiori approfondimenti. In quel momento avevo appena eseguito la prima operazione, ero stanca e sono andata a dormire.
    Inaspettatamente stamattina, appena sveglia, ho afferrato il quaderno che tengo sempre accanto al letto per i momenti di ispirazione e ho scritto il mio trittico ispirato da lui, io non ho affatto badato alla lunghezza poiché i testi fluivano liberamente, eppure alla fine erano perfetti come richiesti. Li manderò allo stato brado, semplici e naturali. Soprattutto sono rimasta favorevolmente colpita dalla massima libertà lasciata agli autori e dalla finezza di tutta l’iniziativa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...